Un giorno, una delle suore in servizio nell’appartamento pontificio vide Giovanni Paolo II particolarmente affaticato e gli confidò di essere «preoccupata per Sua Santità». «Anch’io sono preoccupato per la mia santità» fu la sorridente e fulminea risposta di Papa Wojtyla. Preoccupazione infondata, ora che la causa di beatificazione si sta concludendo e presto il Pontefice polacco salirà sugli altari. Comincia con questo episodio piccolo eppure illuminante sulla personalità di Karol Wojtyla, il libro che il postulatore della causa Slawomir Oder ha scritto con il giornalista Saverio Gaeta rivelando testimonianze inedite emerse durante il processo. Il libro, Perché è santo (Rizzoli, pp. 200, 18,50 euro), è stato presentato ieri a Roma dal cardinale José Saraiva Martins, Prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi.

Tra gli inediti più interessanti del volume da oggi in libreria, c’è un documento relativo alle dimissioni di Giovanni Paolo II, il quale, con l’approssimarsi dei 75 anni, nel 1994, fece studiare la possibilità di lasciare l’incarico anche in considerazione della malattia dalla quale era stato colpito, il morbo di Parkinson. Alla fine, «dopo aver pregato e riflettuto a lungo», consapevole che nella Chiesa «non c’è posto per un Papa emerito», Wojtyla decise di continuare, informando però il collegio cardinalizio di aver «già messo per iscritto» da tempo la sua volontà di rinunciare «nel caso di infermità che si presuma inguaribile» e che gli impedisca di esercitare le sue funzioni. All’infuori di questa ipotesi, però, scriveva, «avverto come grave obbligo di coscienza il dovere di continuare a svolgere il compito a cui Cristo Signore mi ha chiamato, fino a quando egli, nei misteriosi disegni della sua Provvidenza, vorrà».

La lettera autografa di dimissioni è datata 15 febbraio 1989 ed è significativo che sia stata scritta prima dell’insorgere del Parkinson. Il Papa dichiara di voler rinunciare all’incarico «nel caso di infermità, che si presuma inguaribile, di lunga durata, e che mi impedisca di esercitare sufficientemente le funzioni del mio ministero apostolico, ovvero nel caso che altro grave e prolungato impedimento a ciò sia parimente ostacolo», lasciando al cardinale decano, al Vicario di Roma e ai capi dicastero «la facoltà di accettare e di rendere operanti» le dimissioni.

Nel libro, che riporta il meglio delle 114 testimonianze agli atti della causa, pur omettendo i nomi di chi ha testimoniato, vengono confermati gli aspetti mistici di Giovanni Paolo II e il suo dialogo con Maria: uno dei suoi collaboratori, mentre parlavano delle apparizioni mariane, gli chiese se avesse mai visto la Madonna. La risposta del Papa fu netta: «No, non ho visto la Madonna, ma la sento». E alla luce di queste parole sono destinate a pesare le molteplici testimonianze che attestano come Wojtyla credesse alle apparizioni di Medjugorje. Nel libro si riportano, accreditandole, le parole da lui pronunciate nel 1987, durante un breve colloquio, con la veggente Mirjana Dragicevic, alla quale confidò: «Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare». Un’intenzione che trova conferma nella testimonianza del cardinale Frantisek Tomasek, arcivescovo emerito di Praga, il quale gli sentì dire che, se non fosse stato Papa, avrebbe voluto andare nel piccolo paese dell’Erzegovina per offrire aiuto nell’assistenza dei pellegrini.

Anche il rapporto mistico con Padre Pio trova nuove conferme. Un testimone, che ebbe un’udienza con Giovanni Paolo II dopo aver preso parte alla sua messa nella cappella privata, a un certo punto del colloquio «ebbe l’impressione di veder sfumare il volto del Pontefice e apparire al suo posto l’immagine benevola del volto di Padre Pio. Quando rivelò la sua esperienza al Papa, si sentì rispondere con semplicità: “Anch’io lo vedo”».

Viene fatta anche chiarezza sulle sue mortificazioni corporali alle quali Wojtyla si sottoponeva. «Era lui stesso a infliggere al proprio corpo disagi e mortificazioni… Non di rado passava la notte coricato sul nudo pavimento». Ma non si limitava a questo. Come hanno potuto sentire con le proprie orecchie alcuni membri del suo stretto entourage, «in Polonia come in Vaticano, Karol Wojtyla si flagellava. Nel suo armadio, in mezzo alle tonache, era appesa sull’attaccapanni una particolare cintura per i pantaloni, che lui utilizzava come frusta e che faceva portare sempre anche a Castel Gandolfo».

Un altro inedito reso noto è il testo di una «lettera aperta» ad Ali Agca, con parole di perdono, che il Papa avrebbe voluto leggere durante l’udienza generale del 21 ottobre 1981. Come pure la segnalazione da parte dei servizi segreti italiani al Vaticano, di un progetto di sequestro del Papa da parte delle Brigate rosse, che giunse Oltretevere poco prima dell’attentato di Agca e per questo, appena colpito, il Papa disse al suo segretario: «Come per Bachelet», riferendosi al vicepresidente del Csm assassinato a Roma dai brigatisti nel febbraio 1980. Non manca infine una testimonianza relativa alla politica che coinvolge la Lega Nord. Giovanni Paolo II guardava infatti con particolare preoccupazione alle spinte secessionistiche che minavano l’unità del Paese.

Come ha raccontato un testimone diretto di quei giorni: «Ricordo ancora vivamente lo sconcerto del Papa nell’estate del 1996, quando la Lega Nord andò alle fonti del fiume Po. Sentiva questo gesto come un crimine contro l’unità del Paese e mi chiedeva perché non intervenivano i carabinieri e il presidente della Repubblica non facesse nulla. Aveva ben presente il bene prezioso che l’Italia rappresentava anche per la Santa Sede e per il Papa. A questa convinzione si deve anche la decisione di unire nella persona del vicario di Roma la carica di presidente della Conferenza episcopale italiana».

Tratto da il Giornale

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Marin Cilic, l’uomo nuovissimo del tennis mondiale, ha 21 anni, viene dalla mistica Medjugorje, si allena a Sanremo, e lo manda Ivanisevic. Stesso fisico, stesso coach del campione di Wimbledon 2001 – l’australiano Bob Brett, specializzato in croati, che fu anche il pigmalione di Becker – ma carattere e braccio (destro, non mancino) opposto a Cavallo Pazzo. «Marin è un tipo calmissimo: sembra un vigile che dirige il traffico sulla linea di fondo», dice di lui Andy Roddick, che ieri ci ha perso nei quarti a Melbourne. «Al primo set e al quinto aveva sempre la stessa espressione. E nel gioco mi ricorda Agassi». Un Agassi lungo 198 cm: stessa altezza e stessa età di Del Potro, il vincitore degli ultimi Us Open. I prototipi del tennista del futuro? «Essere alti e servire forte aiuta», spiega Marin, ragazzino gentile, educatissimo e affilato, quasi bidimensionale nei suoi 82 chili. «Ma non basta per vincere. Io, Del Potro, Querrey sappiamo anche muoverci con grande agilità. Sappiamo rispondere bene, non solo picchiare il servizio. E abbiamo talento: per questo sorprendiamo gli avversari».

Lei li sorprende anche con una freddezza da veterano: qui ha vinto tre volte al quinto set, ed è stato in campo più di tutti, oltre 18 ore, quasi il doppio del suo prossimo avversario Andy Murray.
«Sono tranquillo di natura, non faccio sforzi: Goran diceva di avere tre personalità, a me ne basta una. È una qualità che in campo aiuta molto. Quando me la vedo brutta mi concentro sul mio gioco e non penso al punteggio. Però tutti questi match così lunghi sono stati stancanti, e anche il prossimo con Murray richiederà molte energie. Vediamo se sarò capace di sopravvivere anche a quello…».

Parliamo di Sanremo: quando ci è arrivato?
«Nel 2004. Ivanisevic mi aveva segnalato a Bob Brett, che aveva già allenato lui e Mario Ancic e ha un’accademia lì. Rimasi una settimana, poi vinsi gli europei U16 a Orbetello. Bob capì che ero un bravo ragazzo e avevo stoffa, e mi tenne con lui».

Dell’Italia cosa le piace?
«Tante cose. Il club dove ha l’accademia Bob, il Solaro, è un posto tranquillo, come piace a me. Il calcio: la mia squadra preferita è il Milan, e in una vita futura mi piacerebbe essere un calciatore. Quello per cui tifo Milan è Boban, con cui ho palleggiato tante volte a Zagabria da ragazzino, bravissimo anche con la racchetta. Poi il cibo, a Sanremo vivo con mia madre e mangio soprattutto la pasta e l’agnello che cucina lei».

Primi ricordi tennistici?
«Un’esibizione fra Muster e Ivanisevic vicino a casa mia. E la prima finale persa da Goran a Londra, nel ’98: che tristezza. A 14 anni mi sono ritrovato ad allenarmi con l’eroe che aveva appena vinto Wimbledon: un sogno. Goran è stato importantissimo per me, mi ha sempre aiutato».

Come Bob Brett…
«Bob sa guidarmi in ogni dettaglio. Conosce il tennis alla perfezione. Ascoltando le sue storie ho capito che Goran era veramente matto!».

Infine c’è Mile, il minore dei suoi tre fratelli.
«Ha 15 anni, gioca anche lui a tennis, ogni tanto viene a Sanremo, anche se nei tornei mi accompagna il mio fratello maggiore. Una volta persi tre match di fila e per scherzo gli chiesi un consiglio. Mi rispose: okay, ma devi pagarmi».

Sveglio il fratellino. Fuori dal tennis cosa le piace?
«Vado al cinema, sto con gli amici. Poi dormo molto e cerco di migliorare il mio italiano».

Lei è nato a Medjugorje, in Bosnia, ma gioca per la Croazia: come mai?
«Ho sempre avuto il passaporto croato, la mia famiglia viene da lì. A 14 anni mi sono trasferito a Zagabria per allenarmi meglio, e quando ho dovuto scegliere per chi giocare non ho esitato».

Medjugorje nel mondo è famosa soprattutto per le apparizioni della Madonna. Lei è religioso?
«Sì, sono cattolico, mio padre e mia madre mi hanno cresciuto così, come del resto tutti».

Crede anche alle apparizioni della Madonna?
«Ovvio che sì. Ho anche parlato con le persone a cui è apparsa. Sono persone pure di cuore. Se li conosci capisci che i miracoli possono accadere».

Tratto da La Stampa

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Dal “Vercernji List”, quotidiano della Croazia e della Bosnia Erzegovina:
“Medjugorje è di nuovo al centro dell’attenzione della Chiesa, come dell’opinione pubblica. Anche se la visita del Card. Schonborn era privata, non ha lasciato nessuno indifferente perché egli è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede. Abbiamo parlato col Cardinale durante la sua visita a Medjugorje.

“Noi siamo venuti qui per essere vicini alla Madre di Dio”, Lei ha detto durante la Messa di mezzanotte. Vostra Eminenza, queste parole hanno avuto una grande eco. Vorremmo che le spiegasse.

Cardinale: “Non possiamo negare che i pellegrini sono venuti qui nei 20 anni passati, così come non possiamo negare ciò che sperimentano a Medjugorje e quanta vicinanza alla Madre di Dio sentano. Questa è la mia prima visita, ma da quando sono Vescovo, dal 1991, ho semplicemente notato i frutti di Medjugorje”.

Intervistatore: “Di che tipo di frutti sta parlando?”.

Cardinale: “Le fornirò alcuni esempi. Le vocazioni al sacerdozio. Molti dei nostri giovani sacerdoti hanno ricevuto la loro vocazione qui, non strettamente a Medjugorje, ma a causa di Medjugorje. La seconda cosa sono le conversioni. Sono impressionato dal fatto che questo accade in ogni livello della società, dalle famiglie nobili, agli industriali, fino alle persone comuni. Volando da Vienna a Spalato via Zagabria, un addetto della sicurezza mi ha chiesto dove stessi andando e io gli ho detto che stavo andando a Medjugorje. All’improvviso il suo volto ha cominciato ad essere raggiante e mi ha detto che anche lui aveva avuto la sua conversione a Medjugorje. Un paio di settimane fa, in una piccola stazione ferroviaria, un lavoratore mi ha raccontato la sua storia. Sua moglie è morta di cancro e lui era disperato e i suoi amici lo hanno portato a Medjugorje. Lui ha ricevuto una fede forte e viva qui. La terza prova sono le guarigioni. Un giovane dedito alle droghe mi ha detto di essere stato quasi forzato dai suoi amici a venire qui. Mi ha detto che mentre l’autobus stava entrando a Medjugorje gli è accaduto qualcosa. E’ particolare il fatto che è stato guarito immediatamente, anche se tutti sappiamo che la disintossicazione dura a lungo. La quarta cosa significativa sono i gruppi di preghiera. Io conosco il gruppo di preghiera di Medjugorje di Vienna, fin dal tempo in cui non ero Vescovo. Li ho conosciuti già negli anni ottanta. In particolare per noi Domenicani è stato molto significativo che quelle persone pregavano per ore e che la Chiesa era sempre piena. La Chiesa dei Domenicani a Vienna raramente è piena, ma il Giovedì sera era sempre gremita. Essi sono rimasti fedeli nella preghiera fino ad oggi. Gesù ha detto che un albero cattivo non porta frutti buoni. Ciò significa che, se i frutti sono buoni, allora anche l’albero è buono”.

Intervistatore: “Per i pellegrini Medjugorje è un miracolo ed essi attendono un messaggio della Santa Sede finché la Chiesa non riconosca la soprannaturalità degli eventi di Medjugorje. Recentemente anche l’Arcivescovo di Vrhbosna, il Cardinale Vinko Puljić, ha annunciato la fondazione di una commissione internazionale che dovrebbe esaminare il fenomeno di Medjugorje. Cosa sa di questo e come vede le richieste di un riconoscimento degli eventi di Medjugorje?”.

Cardinale: “Non ho informazioni dettagliate su tale commissione, né questo è il mio compito. Ma mi attengo alla Dichiarazione dell’allora Conferenza Episcopale Jugoslava e della Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Questa posizione per me è sempre stata sensata e ragionevole. Ricorderò tre dichiarazioni su Medjugorje. Una prima sono i fenomeni. Io sono un dogmatico e sono stato professore di Teologia Dogmatica. «Non constat de supernaturalitate», ciò significa che la Chiesa non ha ancora dato il suo giudizio definitivo sulla soprannaturalità del fenomeno, né lo ha dichiarato. Non ha negato la soprannaturalità, ma non l’ha neppure confermata”.

Intervistatore: “Suona come una risposta diplomatica, ma cosa significa nella prassi?”

Cardinale: Ciò significa semplicemente che la Chiesa non ha dato il suo giudizio e la sua decisione definitiva. Personalmente sono convinto che sia corretto che la Chiesa non l’abbia fatto. Finché questi fenomeni accadono ancora, difficilmente la Chiesa darà un giudizio e una decisione definitiva. Questi fenomeni sono il punto di partenza di Medjugorje. E’ iniziato con questo, con le dichiarazioni dei bambini che hanno detto di aver visto la Madonna e con i messaggi che i bambini hanno ricevuto. Quello che poi si è sviluppato è un altro fenomeno di cui la Chiesa si occuperà in secondo grado. Un enorme numero di pellegrini viene dall’inizio a Medjugorje. Qui si è sviluppata una intensa vita di preghiera, sono nati molti enti umanitari.

Intervistatore: “La chiesa ha separato la questione di Medjugorje dal lavoro pastorale. Ma ancora tantissimi pellegrini vengono qui. Che posizione dovremmo prendere su questa questione?”

Cardinale: “Si sono creati modi concreti di pellegrinaggio ed è una sfida molto pratica per la chiesa. Ecco perché i Vescovi dell’ex Iugoslavia hanno detto nel 1991 che non si possono organizzare pellegrinaggi ufficiali. Non desidero e non posso organizzare pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje a livello diocesano come abbiamo fatto per Roma o la Terra Santa. Ma né la Conferenza Episcopale né Roma hanno mai proibito ai pellegrini di venire a Medjugorje, che è poi la parte principale della terza dichiarazione. Per me questo è molto importante, per noi vescovi. I fedeli devono ottenere una cura pastorale. Come Arcivescovo di Vienna vedo in questo il mio compito. Se io, come vescovo, vedo che nella mia diocesi centinaia, migliaia di persone si convertono, pregano e vengono guariti allora io, come vescovo, devo preoccuparmi che tutti loro ricevano una buona cura pastorale. Per questo in tutti questi anni ho sostenuto tutte queste realtà come ad esempio la Comunità “Oasi della Pace”, nata grazie a Medjugorje. Penso che tutto questo riguardi tutti noi vescovi, particolarmente in quelle diocesi i cui pellegrini vengono a Medjugorje e devono ottenere una buona cura pastorale. Così in tutte le conversazioni che ho avuto con altri vescovi a riguardo di Medjugorje ho consigliato loro di sostenere i propri pellegrini.”

Intervistatore: “Ha incontrato i veggenti, è salito sulla collina dell’apparizione. Di cosa ha parlato con loro?”

Cardinale: “Direi un po’ ironicamente che Nostra Signora non ha scelto proprio le colline più semplici. Sono affascinato per la coerenza di Medjugorje con altri santuari Mariani, luoghi di apparizione. Dico sempre che c’è una grammatica nelle apparizioni di Maria. Quello stile speciale di Nostra Signora.”

Intervistatore: “In che modo è collegato?”

Cardinale: “Ci sono 3 elementi collegati a questo fenomeno. Nostra Signora appare quasi sempre ai bambini. Non bambini particolarmente intelligenti o santi, ma normali. Bernadette non sapeva neppure scrivere. Era 14enne quasi come ragazzi di qui. Secondariamente Maria dà i messaggi attraverso i bambini. Ciò è offensivo per un vescovo. Perché Nostra Signora non viene a casa di un vescovo? Perché viene su una collina piena di pietre o in una grotta presso un fiume? Ciò non è pratico. A Fatima è apparsa tra i cespugli. Dà i messaggi attraverso i bambini perché i bambini non sono complicati. Il terzo elemento: sembra che Nostra Signora abbia un proprio programma. A Fatima è apparsa prima della rivoluzione russa ed ha dato un messaggio. Quando il razionalismo era al livello più elevato è apparsa a Lourdes. È apparsa a Medjugorje quando nessuno immaginava che la Iugoslavia sarebbe caduta a pezzi nel periodo comunista in cui i cattolici, i musulmani e gli ortodossi vivevano ancora insieme. Appare col nome di Regina della Pace. Esattamente 10 anni dopo scoppia la prima delle 4 guerre nella penisola dei Balcani. Ed il suo messaggio riguardava la pace attraverso la conversione, la preghiera e questo primo messaggio ha peso, consistenza, e credibilità. Forse potremmo andare avanti con Guadalupe, in Messico. Quando l’Europa ha iniziato l’invasione dell’America, Nostra Signora è apparsa ad un indio che ha dovuto andare dal suo vescovo a dirgli che cosa fare. Penso che i teologi debbano studiare meglio la sintassi delle apparizioni di Maria ed in quel contesto studiare i fenomeni di Medjugorje.”

Intervistatore: “Si prega sempre per la pace a Medjugorje ma la pace politica non è così giusta, lo stato ha dei problemi ed i cattolici croati sono in una posizione ancora peggiore. Che cosa suggerirebbe alla Comunità Internazionale ora che è governata dal suo connazionale Valentin Inzko?”

Cardinale: “Il problema è che molte nazioni sono coinvolte in questo paese così piccolo che in questo modo non può risolvere i suoi i problemi. La pace duratura ci può essere soltanto se c’è giustizia per ognuno. Ciò è una sfida per la politica europea. Sono felice che Valentin Inzko sia l’incaricato della Bosnia-Herzegovina ed io mi aspetto che ottenga grande supporto dalla Comunità Europea. Sono sicuro che ciò che sta accadendo a Medjugorje contribuisce la pace. E gente da ogni dove viene in questo piccolo villaggio dell’Herzegovina sconosciuto al mondo, parlando ironicamente. Osservate quanti Coreani vengono a Medjugorje! Ciò è una speranza, che queste persone saranno apostoli di pace nei loro paesi, pace che viene da Medjugorje. Se si prega per la pace nel mondo in un luogo, questa è una benedizione speciale per un paese. E Nostra Signora viene venerata in tutte e tre le religioni. I credenti ortodossi onorano da sempre Nostra Signora, l’Islam non rispetta così tanto altre persone, come Maria. Per i cattolici croati, che sono in minoranza in questo paese, le apparizioni in mezzo a loro sono una grande consolazione. Maria è una realtà impareggiabile”

Tratto da Medjugorje.hr

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Secondo il card. Christoph Shönborn di Vienna, “i fenomeni testimoniati a Medjugorje dal 1981 hanno forti similitudini con altre apparizioni mariane”, in particolare Lourdes e Fatima.
L’arcivescovo di Vienna, grande amico di papa Benedetto XVI, ha compiuto un viaggio nella cittadina della Bosnia Erzegovina dove da decenni la Madonna appare quasi quotidianamente ad alcuni veggenti. L’attuale vescovo di Mostar, come pure il suo predecessore, rimane molto scettico sulle apparizioni.

Il card. Shönborn si è recato a Medjugorje dal 28 al 31 dicembre, precisando che la sua era una “visita privata”, che il suo viaggio era teso a “vedere il luogo all’origine di molti frutti positivi” e a pregare.

In una lunga intervista al Tagesblatt (dell’8/1/2010), il porporato precisa che egli non vuole “anticipare alcun giudizio definitivo della Chiesa” sulle apparizioni, ma che i fenomeni lì rilevati “hanno forti similitudini con altre apparizioni mariane”.

Nella lunga intervista in lingua tedesca, il cardinale afferma che ancora più importante dei messaggi di Medjugorje sono la preghiera vissuta in quel luogo, compresa l’adorazione eucaristica, la Via crucis, la confessione, ecc. praticati da decine di migliaia di pellegrini ogni anno.

“Per dubitare che a Medjugorje scorre una corrente di grazia – ha detto il card. Shönborn – uno dovrebbe chiudere gli occhi per non vedere”.

L’arcivescovo di Vienna sottolinea pure “la personale credibilità” dei testimoni, il senso di fede dei fedeli e tutto il lavoro caritativo che si svolge a partire da Medjugorje come dei segnali positivi. Le stesse dichiarazioni dei vescovi locali – confermate due volte dalla Congregazione per la dottrina della fede – secondo cui “non è certo che [i fenomeni di Medjugorje] siano soprannaturali”, per il cardinale lasciano aperta la possibilità che invece lo siano.

Secondo il card. Shönborn, ciò che si impara dalla Madre di Dio è “la fede nella vita quotidiana. Per me Medjugorje è una scuola di normale vita cristiana”. Dal 1981, almeno 30 milioni di pellegrini hanno visitato Medjugorje.

Tratto da Asianews

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Il Cardinale di Vienna al “Tagespost”: Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di Grazia. Per me questa è una cosa evidente, la Chiesa sicuramente non la può trascurare.
(nostra traduzione)

DT: Eminenza, perché ha passato il capodanno a Medjugorje?

Schönborn: E’ piuttosto inconsueto che un Cardinale vada a Medjugorje come pellegrino. All’inizio non ne ero così consapevole, ma l’ho constatato in seguito. Avevo sentito che erano stati là molti cardinali e vescovi, ma soprattutto in forma molto privata. Anche il mio pellegrinaggio era del tutto personale: un pellegrinaggio di supplica e di ringraziamento in un luogo dal quale in 28 anni ho visto provenire molti frutti impressionanti. Quindi era per me importante andare di persona in questo luogo che è diventato uno dei più grandi luoghi di pellegrinaggio nel mondo. Il primo grande gruppo di preghiera a Vienna si era raccolto nei primi anni ’80 presso i domenicani. Noi domenicani notavamo che la chiesa era sempre piena, e che queste veglie di preghiera avvenivano anche durante tutta l’estate, che molti giovani venivano e pregavano con una costanza impressionante. Quando sono diventato vescovo, ho notato come molti dei nostri sacerdoti più giovani erano fortemente ispirati da Medjugorje, e come questo fenomeno avesse giocato un ruolo nel loro personale cammino al sacerdozio. Un terzo fenomeno sono le conversioni. Non c’è, oltre a Taizé, nessun incontro che metta insieme tante persone giovani come il Festival dei Giovani di Medjugorje. Da questo deriva l’importanza a livello mondiale del fenomeno.

DT: Impressionante a Medjugorje è anche la cultura della confessione.

Schönborn: Ho confessato io stesso due ore e mezza. Molti, che da 20 o 30 anni non la facevano, hanno riscoperto lì la confessione. Questa riscoperta del sacramento della penitenza avviene ad ogni livello. Quando si mettono insieme tutte queste cose sorge la domanda: che aspetto ha l’albero che porta tali frutti? Vi è una grammatica teologica delle apparizioni; la Madre di Dio ha chiaramente un approccio “pastorale”. Le apparizioni sono un fenomeno universale. Non c’è quasi nessun paese che non abbia tali manifestazioni che si imprimono in quel paese e al di fuori di esso. Senza pregiudicare un definitivo pronunciamento della Chiesa, faccio notare che dal 1981 si è assistito a Medjugorje a fenomeni aventi una forte somiglianza con altre apparizioni mariane. La questione del perché la cosa duri così a lungo è un altro problema. In questa regione estremamente povera, arida, ma caratterizzata da una profonda, autentica religiosità cattolica, dei bambini sono entrati in contatto con questa apparizione e l’hanno testimoniata. C’è una caratteristica fondamentale che attraversa molte apparizioni: anche a Lourdes era una ragazza di 14 anni, e in un luogo impossibile. Maria non appare quasi in nessun posto ai Vescovi, ma quasi sempre i suoi messaggi sono diretti anche a sacerdoti e vescovi.

DT: Che cosa intende per “grammatica” delle Apparizioni?

Schönborn: Le apparizioni hanno il loro proprio linguaggio: sono rivolte ai piccoli, insignificanti per il mondo. I messaggi sono sempre semplici, non complicati, ma arrivano al nocciolo del Vangelo e del messaggio cristiano. Da questo si ha un criterio distintivo: tutti i messaggi straordinari sono sospetti fin dall’inizio. E’ impressionante che già il secondo giorno delle apparizioni la parola “pace” sia stata centrale e che Maria a Medjugorje sia venerata come “Regina della Pace”. Dieci anni più tardi, scoppia la prima guerra balcanica. Il messaggio di base è la preghiera, e perché la Madre di Dio non dovrebbe continuamente ricordarci questo messaggio? Alla grammatica della Madre di Dio per me appartiene anche il suo chiamarci “figli miei”, senza distinzione fra piccoli o grandi, giovani o vecchi.

DT: Un giudizio definitivo da parte della Chiesa non c’è ancora.

Schönborn: La posizione ufficiale della Conferenza i Vescovi jugoslavi del 1991, che è stata accolta almeno due volte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è per me una linea guida ideale, ed è bene attenersi ad essa. Circa i fenomeni, il Magistero della Chiesa non si esprime in modo definitivo: “Non è accertato che i fenomeni siano soprannaturali.” La scelta di questa formula lascia aperta la possibilità che siano soprannaturali. La chiesa sta procedendo con consapevole prudenza, per non impedire i frutti, ma anche per premunirsi contro le aberrazioni, che sono sempre possibili.


DT: La chiesa deve emettere un verdetto definitivo una volta che i fenomeni siano conclusi?

Schönborn: Ci sono molti luoghi di apparizioni mariane, dove non c’era per tanto tempo alcun giudizio della Chiesa, ma ciononostante i pellegrinaggi avevano luogo. Per questo la seconda e terza frase della Dichiarazione del 1991 sono così importanti, vale a dire che non sono possibili i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje. Al tempo stesso, tuttavia, è stato sottolineato che dovrebbe essere data ai molti pellegrini la cura spirituale. Ciò include il servizio alle confessioni, perché Medjugorje è diventato uno dei luoghi di confessione più grandi del mondo. Come vescovo diocesano vedo in questo la mia concreta responsabilità verso persone che a Medjugorje cercano e ricevono un impulso spirituale. Medjugorje ha sviluppato una sua dinamica propria, che ha indubbiamente ricevuto l’impulso iniziale da parte dei ragazzi che hanno riferito i messaggi della Madre di Dio. Nel frattempo però, questo fenomeno gioca un ruolo subordinato. Che cosa fanno le migliaia di pellegrini che vengono a Medjugorje oggi? Pregano! Ogni giorno recitano tutto il Salterio, prendono parte all’adorazione eucaristica. Non ci sono attrazioni turistiche ma i pellegrini trascorrono ore in preghiera, e fanno lo sforzo di salire il Monte della Croce recitando la Via Crucis, e col rosario pregano salendo il Podbrdo. La gente ha una nostalgia di tornare incredibile, come a Lourdes. Me lo posso solo spiegare con la vicinanza della Madre di Dio che fa bene alla gente. C’è qualcosa di confortante, che porta aiuto, forza. Confesso: vorrei assolutamente tornare a Medjugorje! Conosco molte persone che si sentono così. E’ la Madre di Dio la miglior guida a suo Figlio.

DT Indipendente dal riconoscimento delle apparizioni, Medjugorje è certamente un luogo di grazia?

Schönborn: per dubitare che a Medjugorje scorrono fiumi di Grazia, dobbiamo chiudere gli occhi. Per me questa è una evidenza che la Chiesa non può certo ignorare. È troppo chiaro che qui agisce la pienezza della Grazia. Per quanto riguarda l’aspetto carismatico, le locuzioni, le parole, faccio riflettere che S. Faustina per anni ha avuto apparizioni di Gesù quasi ogni giorno. Questo fu accuratamente studiato da Roma, inizialmente in modo molto critico, ma gli esami successivi dimostrarono senza alcun dubbio la solidità delle apparizioni. In tema di locuzioni e visioni la Chiesa è sempre stata molto prudente, ed è bene sia così. La cosa importante è che i frutti non vengano ostacolati. Sono particolarmente colpito dal grande numero di opere sociali che sono nate dall’impulso di Medjugorje: per esempio la Comunità Cenacolo, che ha un incredibile successo con i tossicodipendenti, che trovano la guarigione in una forte vita cristiana. Medjugorje è diventata un trampolino di lancio per la Comunità Cenacolo, perché da questo luogo il messaggio di speranza si è diffuso tutto il mondo. Un secondo esempio è il Villaggio della Madre, fondato da Padre Slavko inizialmente per le donne vittime di stupro e della terribile guerra.

DT: Lei ha citato i buoni frutti – le conversioni, vocazioni, confessioni – e i contenuti che non sono in contrasto col Vangelo e con la dottrina. Cosa può esaminare ancora la Chiesa?

Schönborn: Certo è un elemento importante anche la credibilità personale dei testimoni. Può anche essere un segno dei tempi che i veggenti siano sposati e abbiano famiglia. Credo che dovremmo indagare Medjugorje alla luce del Concilio Vaticano II: il famoso “sensus fidelium”, che non cerca tanto lo straordinario, bensì il rafforzamento della fede nella vita quotidiana. Nel messaggio di Medjugorje si tratta sempre della normale vita cristiana di tutti i giorni. Che cosa si impara dalla Madre di Dio? La fede nel quotidiano! Per me Medjugorje è una scuola di normale vita cristiana.

DT: Lei fa una distinzione tra lo slancio iniziale e gli eventi successivi. Perché?

Schönborn: Lo slancio iniziale ha messo in moto l’evento. Il fatto che i messaggi continuano, gioca sicuramente un ruolo importante per i pellegrini che rimangono in contatto con Medjugorje. Senza la spinta iniziale non ci sarebbe Medjugorje. Non voglio speculare sul riconoscimento. Per me, come vescovo, è importante che nei messaggi non ci sia qualcosa che contraddice la fede: che Maria in questo momento si manifesti come “Regina della Pace” è la loro firma; idem l’accento sulla conversione, perché c’è pace con l’altro solo quando c’è pace con Dio.

DT: Molte persone hanno cambiato la loro vita a e attraverso Medjugorje. C’è qualcosa di diverso che vuol fare dopo questa visita?

Schönborn: Se così fosse non lo direi. Ma una cosa ho capito attraverso gli anni di unione con Lourdes: che ci dobbiamo far guidare molto più concretamente dalla Madonna. Come raggiunge Maria il cuore degli uomini? Viviamo in un paese dove il numero di fuoriusciti dalla Chiesa costituisce il secondo più grande “gruppo religioso”. Molte di queste persone però hanno nostalgia di Dio. Vediamo cosa succede alle persone che si recano a Lourdes e a Medjugorje: qui le ferite vengono guarite e il cuore si apre. Come lo fa questo Maria nel nostro tempo? Per me è diventato sempre più evidente, dobbiamo farci ispirare dalla pastorale di Maria. I messaggi contengono pochi appelli morali, ma se i cuori si lasciano toccare da Maria e si rivolgono a Dio, poi le cose si sistemano, allora il “sì” alla vita nasce da una evidenza interiore. Un cuore convertito a Dio trova anche la strada giusta nelle questioni morali.

DT: Il suo viaggio è stato concordato con la Santa Sede? Riferirà alla Santa Sede le sue impressioni in merito?

Schönborn: sono andato a compiere questo pellegrinaggio per motivi del tutto personali. Io non nascondo ai miei confratelli il mio atteggiamento verso Medjugorje, che qui si è approfondito. Con molti vescovi ne ho parlato e continuerò a farlo. Anche questa è parte della opinione e del giudizio della Chiesa. Per molti dei pellegrini venuti a Medjugorje per S. Silvestro, era già una consolazione il fatto che c’era anche un cardinale.
Fonte: Kath.net
Tratto dalla M.L. Informazioni da Medjugorje

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Carissimi,
in questi giorni si susseguono notizie più disparate sulla visita del Cardinale di Vienna Christoph Schönborn .
Il Vescovo di Mostar è rimasto molto contrariato e ha pubblicato, sul sito internet della Diocesi di Mostar, una dichiarazione ufficiale in cui critica non poco l’atteggiamento del Cardinale e ribadisce che la visita non significa che la Chiesa abbia approvato le apparizioni (potete trovare il testo integrale in italiano qui http://www.cbismo.com/index.php?mod=vijest&vijest=483 ).

Alla luce di tutto ciò, riportiamo le considerazioni fatte da Padre Livio che è stato anche lui a Medjugorie in queste feste ed ha visto e parlato con il Cardinale.

DAI MICROFONI DI RADIO MARIA www.radiomaria.it : trascrizione di parte del Commento alla stampa di P.Livio del 7-01-2010 (min 19:20)

“…di questo evento ne hanno parlato le agenzie internazionali e i giornali croati, tutti i blog e i siti su Medjugorie sono strapieni di notizie sulla visita del Cardinale Schönborn in questo tempo. Una visita che è durata parecchi giorni, visita che doveva essere privata, cioè non ufficiale, ma che ha assunto contorni pubblici.
La prima agenzia a dare la notizia è stata Vatican.news, collegata al vaticano, e poi ripresa da altre agenzie tra cui l’ANSA.
Dunque, vediamo la personalità di Schönborn. Schönborn non è una personalità qualsiasi, a parte il fatto che è Cardinale Arcivescovo di Vienna, ma è una personalità notevole perchè è uno dei più importanti teologi della Chiesa Cattolica. Con Ratzinger e altri pochissimi ha stilato il Catechismo della Chiesa Cattilica, che è il frutto più importante del Concilio Ecumenico Vaticano II.
E’ una personalità importante perchè è membro di vari dicasteri vaticani, ma soprattutto è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, Congregazione che è deputata a dare giudizi sull’apparizioni di Medjugorie..
Schönborn è venuto a Medjugorie quando sono arrivato io, il giorno dopo è arrivato lui, quindi è stato li parecchio, anche più di me. Comunque siamo stati insieme parecchi giorni. Io conoscevo Schönborn da tempo; è stato qui a Radio Maria a visitarci anni fa, siamo andati insieme a mangiare, è quindi una personalità che noi conosciamo molto bene, ed è venuto qui a Radio Maria perchè voleva che noi andassimo in Austria per fondare Radio Maria lì, e lo abbiamo fatto. Infatti, Schönborn, a Medjugorie è venuto con tantissimi fedeli austiaci e anche una troupe di Radio Maria Austria. E’ una personalità, quindi, amica di Medjugorie ma anche di Radio Maria.
E’ venuto a Medjugorie guidando un grande pellegrinaggio, non ufficiale, ma comunque c’erano tantissimi austriaci, tanti quasi quanto gli italiani.
Ha incontrato i veggenti, ha mangiato anche a casa di alcuni di loro, è salito sulla montagna delle prime apparizioni insieme alla veggente Marija, ha predicato in chiesa, ha fatto una catechesi sulla Divina Misericordia, ha presenziato l’Adorazione e celebrato la messa dell’ultimo dell’anno, ha fatto una bellissima omelia (la cui traduzione italiana la trovate nel sito internet di Radio Maria). Praticamente si è immerso nella realtà di Medjugorie per 5/6 giorni.
Cosa c’è da dire…..c’è da dire che un Cardinale, in quanto collaboratore stretto del Santo Padre, può, a norma di Diritto Canonico, predicare, confessare e celebrare l’Eucarestia in qualsiasi parte della Chiesa Cattolica in tutto il mondo, senza dover chiedere il permesso a nessun Vescovo. quindi lui non era tenuto a chiedere il permesso al Vescovo locale per venire. E’ venuto esercitando il diritto che hanno i Cardinali.
Dove ha dimorato? Ha dimorato nella Comunità Cenacolo di Suor Elvira, e questo anche per un gesto di riconoscenza in quanto la comunità di Suor Elvira ha fondato una comunità di recupero per i tossico-dipendenti vicino Vienna, quindi, in questi giorni, ha dormito e ha mangiato insieme ai drogati. […]
Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che la Chiesa Cattolica non è quella Ortodossa, cioè nella Chiesa Cattolica è il Papa che nomina i Vescovi, e i Vescovi governano la loro diocesi col Papa e sotto il Papa, mai senza il Papa.
La visita del Cardinale ha sicuramente un significato altissimo dal punto di vista spirituale e morale, perchè la parrocchia locale e tutta la gente di Medjugorie e tutti i pellegrini si sono sentiti altamente incoraggiati da questa visita, dato che questo Cardinale è una colonna della Chiesa, uno dei più grandi teologi e una personalità di grandissimo rilievo internazionale.
A riguardo, allora, dobbiamo dire che, naturalmente, la posizione ufficiale della Chiesa NON cambia. La posizione della Chiesa per quanto riguarda le apparizioni rimane IMMUTATA, però certamete la visita del Cardinale ha messo in chiaro quali sono le posizioni della Chiesa, e cioè: la Chiesa lascia liberi di credere o non credere alle apparizioni di Medjugorie; la Chiesa non si è pronunciata ufficialmente sull’origine soprannaturale delle apparizioni, ma lascia che i fedeli, i preti, i Vescovi, i Cardinali siano liberi di credere A TITOLO PERSONALE, perfino il Papa è libero di credere o non credere a titolo personale. D’altra parte sappiamo che Giovanni Paolo II credeva alle apparizioni di Medjugorie, ma lo credeva privatamente. Quindi la posizione della Chiesa non è cambiata, NON HA APPROVATO NULLA, però, evidentemente, il fatto che Schönborn sia andato a Medjugorie ci dice che comunque la Chiesa ha ATTENZIONE per questo evento di grazia, che coinvolge milioni di persone nel mondo (anche nel 2009 i pellegrini sono aumentati rispetto all’anno precedente, hanno superato la soglia dei 2.000.000) oltre che decine di migliaia di sacerdoti. Si evince quindi che la Chiesa prende atto dei frutti di conversione che si concretizzano soprattutto con le file ai confessionali che ci sono non soltanto a Natale, ma in tutto l’anno. La venuta di Schönborn mette in evidenza che la Chiesa permette i pellegrinaggi a Medjugorie, non quelli ufficiali ma quelli personali, privati. La Chiesa permette ai sacerdoti di accompagnare i pellegrini e quindi questa presenza di Schönborn non ha fatto altro che ribadire quella posizione ufficiale della Chiesa che è stata sintetizzata dal Cardinale T. Bertone, Segretario di Stato, nel suo libro ‘L’ultima veggente di Fatima’ . Bertone all’epoca disse: Le dichiarazioni del vescovo di Mostar riflettono un’opinione personale, non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei vescovi della ex Jugoslavia del 10 aprile 1991, che lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti. Nel frattempo sono permessi i pellegrinaggi privati con un accompagnamento pastorale dei fedeli. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile esprimersi con tutte le forme devozionali.

La visita di Schönborn, praticamente, non ha fatto altro che ribadire ciò, si è mossa all’interno di quella che è la posizione ufficiale drlla Chiesa su Medjugorie. Non c’è approvazione della apparizione ne riconoscimento , che comunque non potrebbe esserci perchè le apparizioni sono ancora in atto, ma c’è comunque una libertà molto ampia anche per i sacerdoti ( che possono accompagnare i pellegrini).
Queste sono le direttive della chiesa e i Vescovi locali non possono andare contro queste direttive. […]”

Padre Livio

Tratto dalla ml Informazioni da Medjugorje

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Sarzana (La Spezia), 9 gennaio 2010 – C’era Roberto, ex carcerato, Giulio devoto alla Madonna da sempre e Filippo, 5 anni, bloccato dall’atrofia spinale sin dalla nascita: tutti insieme per ascoltare il messaggio di Ivanka Ivankovic, la 41enne veggente di Medjugorje arrivata ieri a Sarzana per la prima di due conferenze.

«Porto in giro per il mondo il messaggio di pace della Madonna» le sue prime parole all’arrivo a Sarzana. L’attesa era enorme, le aspettative rispettate: esauriti in pochissimo tempo i posti numerati all’auditorium del «Parentucelli», i fedeli hanno riempito l’attigua palestra e la chiesa di San Francesco dove erano stati allestiti due maxischermi. Oltre 1500 persone arrivate dalle province di Spezia e Massa per ascoltare la storia di Ivanka e il suo messaggio di fede.

Prima di iniziare la conferenza, la veggente croata ha incontrato Filippo, un bimbo di 5 anni di Ceparana affetto da atrofia spinale (una malattia che inibisce tutti i movimenti) portato a Sarzana dai genitori Valeria e Carlo. Dentro, nell’auditorium, tanti disabili, anziani, «grandi peccatori» come si autodefinisce Roberto, 63enne spezzino «con un passato di droga e carcere». «Un gruppo di amici mi ha portato a Lourdes — racconta — e lì sono rinato». Vicino a lui Giulio, reduce da un viaggio a Medjugorje dove ha incontrato un’altra veggente, Viska.

In religioso silenzio, dopo il rosario recitato tutti insieme, hanno ascoltato Ivanka che aiutata inizialmente da un’interprete, ha raccontato la sua vita dalla prima apparizione della Madonna sui monti di Medjugorje insieme all’amica Miriana, ai problemi nati subito dopo aver raccontato cosa le era successo. «Gli adulti — ha raccontato — mi hanno tirato le mele addosso, non credevano alla mostra storia così come medici, psicologic e poliziotti. La notte della prima apparizione non la scorderò mai: non capivo se quanto accaduto era realtà o se ero impazzita». Tutto vero invece, come le apparizioni giornaliere fino al 1985 quando «la Madonna mi ha detto che mi sarebbe apparsa ogni anno il 25 giugno: per anni mi sono chiesto perchè abbia scelto me». Particolarmente toccante la parte finale del racconto, fatto da Ivanka in italiano.

«E’ un’emozione vedere qui tanta gente, vuol dire che la gente ha fede nella Madonna e vuole ascoltare il suo messaggio di pace». Ivanka è arrivata a Sarzana pochi giorni dopo l’arrivo a Medjugorje del Cardinale Christoph Schonborn, prima eminenza a celebrare messa nella cittadina croata e ad esprimersi chiaramente a favore dei veggenti. «Persone stupende — ha aggiunto nella sua testimonianza Paolo Brosio — che io difendo a spada tratta». Il giornalista pisano ha raccontato come si è avvicinato alla fede «dopo tre grandi dolori, la morte di mio padre, guai con un’attività imprenditoriale e la fine del mio matrimonio. La mia vita era solo lavoro, donne e soldi: un giorno ho sentito dentro la voglia di pregare la Madonna. E’ stato l’inizio della redenzione» raccontata anche nel suo libro «A un passo dal baratro».

Tratto da La Nazione

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