Ivan a Lavezzola (Ra) lunedi 15 marzo 2010 – Traduzione di Krizan

Non ci sono le parole per  descrivere la bellezza e l’attesa dell’incontro, per ogni incontro con la Madonna sempre ci prepariamo con la preghiera del Santo Rosario.
Pregando questa sera con voi il rosario e quando si avvicinano le 6 meno venti, io comincio a sentire la sua vicinanza nel mio cuore.
Anche questa sera, posso riferire che questa sera la Madonna  è arrivata prima che io mi sono inginocchiato, è venuta molto felice e gioiosa ed è  venuta con tre angeli.
Ha salutato tutti noi con il suo saluto materno,  sia lodato Gesù  cari figli miei.
Poi ha detto queste parole:

“Cari figli io desidero che anche voi oggi siate il mio fiore.
Innaffiate questo fiore con la preghiera,
innaffiate  la vostra  anima con la preghiera.
Desidero cari figli che pregate anche per tutti quei fiori che sono spenti appassiti e per tutte le anime che stanno morendo.
Pregate cari figli, pregate pregate ”

Poi la Madonna per un lungo tempo ha pregato con le mani distese sopra tutti noi
specialmente sopra i sacerdoti qui presenti.
Ci ha benedetto  tutti con la sua benedizione  materna.
Il veggente ha raccomandato tutti voi i vostri bisogni e le vostre  famiglie
LA Madonna ha continuato a pregare sopra tutti noi.
Ho pregato con lei padre gloria poi è seguita una conversazione  privata con la Vergine.
Dopo questa conversazione la Madonna scompare nel segno della luce e della croce.
Ci ha salutato dicendo “andate in pace cari figli miei”.  Voglio sottolineare in questo messaggio di stasera per esempio l’amore che si vede dai suoi occhi dal suo viso, il suo sorriso, la sua bellezza non si può spiegare.

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Martedì 16 Marzo 2010 si compie il 76° anno dal termine della costruzione della croce sul Križevac e dalla celebrazione della prima Santa Messa sotto quella croce. Dal giorno della decisione di costruire la croce, il 21 Gennaio 1934, in occasione dell’Anno Giubilare della nostra Salvezza, espressa ai parrocchiani dall’allora parroco fra Bernardin Smoljan, al termine della costruzione trascorsero solo 52 giorni. Il progetto per la croce votiva fu realizzato dall’ ing. Šimun Boras di Mostar, mentre la sua esecuzione è stata coordinata da Ante Dugandžić-Redžo di Medjugorje. Il parroco, nel suo rapporto, tra l’altro, scrisse: “Il 16 Marzo alle ore 9:00 è partita dalla Chiesa una imponente processione a cui hanno partecipato i terziari sotto la bandiera della fraternità del Nome di Gesù con lo stendardo, i bambini della scuola, i sacerdoti e un popolo numeroso. Accompagnata dal suono ininterrotto delle campane della Chiesa, dagli spari di mortaio, dalla preghiera del Santo Rosario e dal canto delle litanie e dei lamenti della Madonna, la processione si è mossa a lungo verso la collina la cui cima si era già annerita per la moltitudine di persone  che contemplava l’affluire del popolo da ogni parte e la salita della processione sulla collina. ( ). Alle ore 10:00 sono iniziati i Sacri Riti, Ho tenuto al popolo un discorso per l’occasione, ho letto la lettera dell’Eccellentissimo Vescovo e gli altri saluti ed auguri pervenuti. Dopo questo ho impartito la benedizione solenne alla croce e, con il sonoro consenso del popolo, ho cambiato il nome del monte da Šipovac in Križevac. Dopo la benedizione ho officiato una Santa Messa solenne e l’omelia è stata tenuta dal parroco di Studenci fra Grgo Vasilj”.
Già l’anno seguente, il 12 Aprile, fu organizzata una processione penitenziale sul Križevac e, dopo di essa, venne celebrata la Santa Messa. Nel Settembre del 1935 sul Križevac fu anche organizzata la celebrazione dell’Esaltazione della Santa Croce, in conformità con la direttiva del Vescovo  fra Alojzije Mišić. Negli ultimi tre decenni il Križevac è divenuto una sosta immancabile del pellegrinaggio dei molti ospiti che vengono in pellegrinaggio a Medjugorje ed ogni Venerdì pomeriggio i parrocchiani e i pellegrini vi svolgono la consueta devozione della Via Crucis.

Articolo tratto da Medjugorje.hr

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da Medjugorje si parte ma la meta è la fede. Cercano questo le persone che partecipano al grande raduno mariano che si svolge ogni anno a Lariofiere Erba (Como). E’ stato così anche quest’anno, con almeno seimila pellegrini arrivati in pullman e in treno da tante regioni italiane.
Molti presenti per ascoltare il giornalista Paolo Brosio, rimasto affascinato da un pellegrinaggio a Medjugorje. Pronto ad autografare il suo libro, come ad un evento mondano, ma con la piccola particolarità di voler passare un messaggio di fede o di inizio conversione.

Il popolo dei fedeli ha partecipato ai diversi momenti di preghiera mantenendo ordine e assistito da una sessantina di volontari pronti ad intervenire per qualsiasi necessità. Assiduo il servizio d’ordine, che ha predisposto spazi per le confessioni ai lati della sala e un traduttore simultaneo per i sordomuti presenti.

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Che si sia trattato di un “miracolo” della Madonna di Medjugorje o del tremendo potere evocativo della televisione non è dato saperlo. Fatto sta che lunedì scorso l’Aula magna della facoltà di Psicologia a Cesena era stracolma di persone, 400 a sedere e oltre un centinaio in piedi, accorse per ascoltare Paolo Brosio, giornalista, uomo di spettacolo e scrittore.

Un fiume di gente tale che già mezz’ora prima dell’evento gli organizzatori sono stati costretti a chiudere le porte d’accesso per questioni di sicurezza, lasciando a bocca asciutta altre centinaia di persone.

Un successo, quello riscosso da Brosio impegnato a girare l’Italia presentando il suo libro “A un passo dal baratro” (edizioni Piemme), che il giornalista toscano sa spiegare in un solo modo: “Ci dev’essere qualcosa che va al di là dell’umano, al di là delle mie capacità di comunicatore. In passato ho scritto altri due libri, uno sulla mia esperienza di inviato del Tg4 per Tangentopoli e un altro, ironico, ai tempi di “Quelli che il calcio”. Entrambi hanno venduto bene, 50-60mila copie, ma mai quanto questo libro che, in appena due mesi, ha già toccato 145mila copie”.

Continua sul Corriere di Cesenate

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Grosseto, 15 marzo 2010 – «NON CI SONO parole nel mondo per descrivere la bellezza dell’incontro con la Madonna. Ogni parola è povera». Ivan Dragicevic, veggente di Medjugorje, ha detto di aver avuto l’apparizione della Madonna a Nomadelfia. Come ogni giorno anche ieri verso le 17.40, Ivan ha potuto vederla, pregare e parlare con lei. Il contesto, però, non era quello di sempre. Nel teatro tenda di Nomadelfia, in una seconda tensostruttura e fuori sui prati si sono radunate 2.500 persone per prendere parte all’incontro organizzato dal gruppo di preghiera Regina della pace di Grosseto e dalla parrocchia del Santissimo Crocifisso, «con il permesso del vescovo». Un particolare pomeriggio di preghiera e spiritualità. Durante la recita collettiva del Rosario, tra il secondo e il terzo mistero glorioso, Ivan si è alzato e si è inginocchiato davanti alla statua della Madonna. Tutta la platea si è inginocchiata e stretta nella preghiera. Tra l’emozione di essere parte di un evento tanto straordinario e la concentrazione sulle proprie intenzioni, le sofferenze da cui voler essere sollevati, le richieste per una grazia. Nello schermo sistemato sopra l’altare, è apparso il viso di Ivan, le sue labbra che si muovono.

Tutto è iniziato il 24 maggio del 1981 quando a Medjugorje, piccolo villaggio della Bosnia-Erzegovina, sei ragazzi (Ivan Dragicevic, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic) videro la Madonna, in una zona detta Podbrdo. «Avevo soltanto 16 anni — ricorda Ivan — e non ero un fedele particolarmente devoto. Con i miei amici ho vissuto un’esperienza sconvolgente. Tanto che dopo l’apparizione scappai e andai a rinchiudermi in casa. Ma il giorno successivo, il 25 giugno 1981, tornammo nello stesso posto. La Madonna ci aspettava tenendo Gesù con il braccio sinistro, mentre con il destro faceva cenno di avvicinarci. Da allora le apparizioni sono continuate e non so per quanto ancora dureranno».

«NON VORREI che mi vedeste come un santo. Mi impegno ad essere migliore ogni giorno, perché la conversione è un processo, un programma di vita in cui perseverare con costanza. Ventinove anni fa la Madonna mi ha scelto per entrare nella sua scuola della pace, della preghiera e dell’amore. Voglio essere un buon alunno. Mi è stato dato un grande dono. Ma è anche una grande responsabilità. Non è semplice poter vedere ogni giorno la Madonna, poter provare un pezzettino di Paradiso e poi ritornare nella realtà di questo mondo. Rimango sempre incantato dalla sua bellezza e dalla profondità del suo amore».
Anche ieri sera la Madonna ha visitato il veggente e la comunità raccolta nella preghiera. «Prima del suo arrivo — spiega Ivan — vedo una luce che però non è paragonabile a quella terrestre. Quando Lei viene non vedo più niente intorno a me, non sento lo spazio né il tempo. Vi saluta tutti. Era gioiosa e felice. Ha pregato con le sue mani su tutte le nostre teste. Ci ha benedetto con la sua benedizione materna. In preghiera se n’è andata, nel segno della luce e della pace».

Tratto dalla Nazione

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