Grosseto, 15 marzo 2010 – «NON CI SONO parole nel mondo per descrivere la bellezza dell’incontro con la Madonna. Ogni parola è povera». Ivan Dragicevic, veggente di Medjugorje, ha detto di aver avuto l’apparizione della Madonna a Nomadelfia. Come ogni giorno anche ieri verso le 17.40, Ivan ha potuto vederla, pregare e parlare con lei. Il contesto, però, non era quello di sempre. Nel teatro tenda di Nomadelfia, in una seconda tensostruttura e fuori sui prati si sono radunate 2.500 persone per prendere parte all’incontro organizzato dal gruppo di preghiera Regina della pace di Grosseto e dalla parrocchia del Santissimo Crocifisso, «con il permesso del vescovo». Un particolare pomeriggio di preghiera e spiritualità. Durante la recita collettiva del Rosario, tra il secondo e il terzo mistero glorioso, Ivan si è alzato e si è inginocchiato davanti alla statua della Madonna. Tutta la platea si è inginocchiata e stretta nella preghiera. Tra l’emozione di essere parte di un evento tanto straordinario e la concentrazione sulle proprie intenzioni, le sofferenze da cui voler essere sollevati, le richieste per una grazia. Nello schermo sistemato sopra l’altare, è apparso il viso di Ivan, le sue labbra che si muovono.

Tutto è iniziato il 24 maggio del 1981 quando a Medjugorje, piccolo villaggio della Bosnia-Erzegovina, sei ragazzi (Ivan Dragicevic, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic) videro la Madonna, in una zona detta Podbrdo. «Avevo soltanto 16 anni — ricorda Ivan — e non ero un fedele particolarmente devoto. Con i miei amici ho vissuto un’esperienza sconvolgente. Tanto che dopo l’apparizione scappai e andai a rinchiudermi in casa. Ma il giorno successivo, il 25 giugno 1981, tornammo nello stesso posto. La Madonna ci aspettava tenendo Gesù con il braccio sinistro, mentre con il destro faceva cenno di avvicinarci. Da allora le apparizioni sono continuate e non so per quanto ancora dureranno».

«NON VORREI che mi vedeste come un santo. Mi impegno ad essere migliore ogni giorno, perché la conversione è un processo, un programma di vita in cui perseverare con costanza. Ventinove anni fa la Madonna mi ha scelto per entrare nella sua scuola della pace, della preghiera e dell’amore. Voglio essere un buon alunno. Mi è stato dato un grande dono. Ma è anche una grande responsabilità. Non è semplice poter vedere ogni giorno la Madonna, poter provare un pezzettino di Paradiso e poi ritornare nella realtà di questo mondo. Rimango sempre incantato dalla sua bellezza e dalla profondità del suo amore».
Anche ieri sera la Madonna ha visitato il veggente e la comunità raccolta nella preghiera. «Prima del suo arrivo — spiega Ivan — vedo una luce che però non è paragonabile a quella terrestre. Quando Lei viene non vedo più niente intorno a me, non sento lo spazio né il tempo. Vi saluta tutti. Era gioiosa e felice. Ha pregato con le sue mani su tutte le nostre teste. Ci ha benedetto con la sua benedizione materna. In preghiera se n’è andata, nel segno della luce e della pace».

Tratto dalla Nazione

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