«Apparizioni in corso» Per questo manca il via libera della Chiesa

Apr 2, 2010

«Se la preghiera è quella sincera del cuore, ben venga»: risuonano all’unisono le voci di don Pierantonio Pavanello e di don Mario Masina. Il primo è il cancelliere della diocesi di Vicenza, a cui appartengono molte parrocchie della nostra provincia, il secondo è il Vicario episcopale della Pastorale in Curia a Verona. Tra integralismo e incoraggiamento c’è, insomma, la via di mezzo, che è la tolleranza: «Organizzare gruppi di preghiera e ritrovarsi per pregare rientra nella libertà dei fedeli a patto che rimanga nell’ortodossia», dice don Pavanello. «La preghiera non fa male a nessuno e dunque più preghiamo e meglio stiamo. A Medjugorje ci sono conversioni e la gente torna trasformata, quindi se la preghiera è vera ben venga», replica don Masina. In ambo i casi, comunque, c’è estrema chiarezza sulle disposizioni della Chiesa, come dire il Vaticano, ma anche la diocesi di Mostar in cui ricade Medjugorje: il riferimento è al fatto che le apparizioni non siano state riconosciute perché ancora in corso. Per questo la Chiesa, e dunque pure le diocesi e le parrocchie, non possono organizzare pellegrinaggi ufficiali, e per questo a Medjugorje la messa può essere celebrata solo in chiesa. Sulle colline, invece, è un coro continuo di mille lingue diverse unite sui grani del Rosario.

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