Dar credito
alle profezie di sventure? - articolo tratto dall'Eco di Maria
“Sono da prendere alla lettera le predizioni
di catastrofi imminenti di cui sono pieni molti
messaggi arrivati a noi attraverso veggenti?
Come Giovanni XXIII, non amo i profeti di
“sventure”: perché non sono infallibili, offuscano
la verità e, infine, possono creare fenomeni
psicologici di massa, inibizioni o eccessive
precauzioni inutili e costose. Eccone un
esempio: qualche tempo fa, alcuni gruppi carismatici,
diedero troppa credibilità a un “profeta”
che aveva annunciato la distruzione di una
grande città del Quebec, Sherbrook. La profezia
ebbe una grande influenza, provocando un crollo
dei prezzi immobiliari, permettendo a veri e
propri “sciacalli” di comprare case e appartamenti
a basso prezzo. Altri, impauriti, prepararono
tutto per la fuga; tutto questo per niente.
Siamo chiari: una profezia non è mai fatale!
Il Libro di Giona ce lo insegna. Il profeta dice:
Ninive sarà distrutta. Ma gli abitanti fecero
penitenza e Ninive si salvò. Il profeta si adirò,
racconta ironicamente l’epilogo del libro, perché
la sua parola era stata smentita.
I tre giorni di tenebre - Molti parlano di tre
giorni di tenebre assolute che oscureranno la
terra. Questa predizione non è nuova, ma è stata
largamente diffusa in Canada all’inizio del 1990,
quando un giornale di Quebec, il Michael
Journal riferiva la profezia che avrebbe ricevuto
a Medjugorje il 15 agosto ’87 un religioso
dell’eremo di Ternora nel Texas, David Lopez:
“Durante i tre giorni di tenebre non ci saranno
più demoni all’inferno, saranno tutti sulla terra.
Alcuni popoli saranno martirizzati. Ci sarà così
buio che non vedremo più le nostre mani.
Chiudete le finestre e non ascoltate nessun
richiamo esterno in quei giorni... Ma non dovranno
temere nulla quelli che sono nelle mani
di Dio. Poi ritornerà il sereno, l’acqua pura e
vita nuova nei popoli...”. I veggenti di Medugorje.,
in particolare Ivan a cui si attribuiva la profezia,
hanno escluso categoricamente che partisse da
loro.
Di questo fatto hanno parlato la veggente
Annamaria Taigi (morta nel 1837) e moltissimi
altri (elencati dal Grande libro delle Profezie,
ed.Segno) in questi due secoli, ma nessuno
precisava quando sarebbe avvenuto. Molti hanno
aggiunto che solo le candele benedette in
quei giorni potranno dare luce ai credenti protetti
da Maria! Quindi Maria proteggerebbe solo
una parte di uomini: quelli che avranno acquistato
candele benedette! Ma questo è ridicolo e
sommamente egoistico.
Se tenebre verranno, secondo l’immagine
biblica della nona piaga d’Egitto, saranno anzitutto
le tenebre dell’oscuramento della fede,
dei peccati e dei disordini dell’umanità, da cui
ci difenderemo solo con la luce della fede
custodita nel nostro cuore.
Sappiamo che il vero male è il peccato e la
perdita di Dio. Tutto il resto, compresi i castighi
materiali minacciati, sono conseguenza di
questo vero male o sono figure che ce lo rappresentano
o avvertimenti perché abbiamo a
fuggirlo. Dio difatti ci ha ammoniti fin dall’inizio:
Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la
benedizione e la maledizione: scegli dunque la
vita perché viva tu e la tua discendenza, osservando
le mie leggi e i miei comandi (Deut
30,15-20). Tutto serve a provocarci più intensamente
alla conversione, alla preghiera e ai
sacrifici personali e collettivi per la salvezza di
tutti, oltre che invitarci ad essere vigilanti.
Conosciamo anche il posto della Croce e
delle sofferenze umane nell’opera della redenzione
e della nostra purificazione; ma Gesù ci
invita alla fiducia, alla gioia, alla speranza. Il
fissarci sulle profezie di sventura ci fa perdere
tanto tempo, perché ci distrae dall’unico impegno
a una condotta santa secondo i precetti del
Signore e dalla preghiera fiduciosa dei figli
nella bontà e provvidenza del Padre, il quale
non lascerà cadere neppure un capello del
nostro capo: a Lui appartiene il futuro.
“Altra cosa da ricordare: una profezia non
è mai certa e nella migliore delle ipotesi non è
che una finestra aperta sulle problematiche dell’avvenire.
L’avvenire appartiene solo a Dio e
il nostro atteggiamento può mutare le sue scelte.
Una vera profezia è generalmente incomprensibile
prima della sua realizzazione; spesso confonde
il profeta, perché si può realizzare in un
contesto diverso da ciò che si può immaginare”.
Così Laurentin (Stella Maris, febbraio’95).
E i segreti di Fatima? Papa Giovanni li aprì
nel 1960, ma credette bene di non svelarli: non
era compito di un Papa rendere pubblica una
rivelazione privata; poteva farlo semmai il Vescovo
di Leiria. Ma questo segreto non svelato
divenne per molti una leggenda, per altri uno
spauracchio. Probabilmente avvertiva delle
sventure che si sarebbero abbattute sulla Chiesa
dopo il Concilio per una sua sbagliata interpretazione:
caduta della fede e della pratica ed
educazione cristiane, crisi del clero (abbandono
di 40 mila preti) e crollo dei valori morali. La
conoscenza anticipata di tale pericolo poteva
aprire gli occhi e suscitare nelle anime un
impegno di preghiera e di vigilanza, che avrebbero
impedito al principe delle tenebre di compiere
tanta devastazione. Ma c’era il pericolo
che ci si limitasse a vedere l’aspetto materiale
delle previsioni catastrofiche, e quindi suscitare
scomposti allarmismi, senza coglierne il messaggio
spirituale in ordine alla conversione.
“Noi viviamo tempi molto gravi, conclude
Laurentin. Dio ha bisogno, non delle nostre
divinazioni o di pronostici illusori, ma della
nostra preghiera, generosità e vigilanza per
realizzare l’esplosione di cui il mondo ha bisogno:
l’opera della grazia nell’ascolto dello Spirito
Santo”.