Messaggio del 13 febbraio 1984:ĞDigiunate e pregate. Datemi i vostri cuori. Desidero rinnovarli. Desidero che siano puriğ. A Sarajevo e Medjugorje, lungo i sentieri dell’Europa
L'alfabeto di don Carlo Castellini, con una delegazione 80 di
montanari e il Coro Bismantova, di ritorno dal Santuario. E quelle
apparizioni non ancora riconosciute…
Don Carlo "32
frati francescani barbaramente ammazzati dai partigiani comunisti a
Siroki Brieg nel 1945 sono diventati seme di cristiani”
A
come Amore. I veggenti chiesero un giorno alla Regina della
Pace:”Come fai ad essere così bella?” e lei
rispose: “Lo sono perché amo”. L’amore rende
belli… l’importante è intendersi su cosa
significhi per noi, oggi, la parola amore…
B come
Bontà. I 5.500 orfani della guerra civile accuditi da Padre
Jozo, l’ospedale dell’architetto Gardoni che sta sorgendo
nei dintorni di Medjugorje, la comunità per giovani disagiati
di suor Emmanuel: sono i segni reali che a Medjugorje la preghiera si
trasforma in opere di carità; il cristianesimo è,
esiste, ha senso, se opera concretamente per il bene dell’uomo.
C come Convinzione. Convinzione di fede, convinzione di
persone che ci credono davvero: di per sé, le testimonianze
che abbiamo ricevuto da Vicka, suor Emmanuel e Padre Jozo non
esprimevano idee rivoluzionarie, non erano per niente straordinarie o
sconvolgenti, ciò che era sconvolgente era invece la loro
profonda convinzione, la certezza che testimoniavano che lì
Dio si manifesta davvero e che indica a tutti una strada di santità
semplice e accessibile.
D come Disponibilità: quella
dell’infaticabile organizzatore Marco Baroni, quella di suo
fratello Giovanni, nel dirigere il Coro Bismantova nel Teatro di
Sarajevo e nella Cattedrale di Dubrovnik, quella del dr. Calabrese
prezioso fornitore di tante informazioni sulla storia dei veggenti e
sui messaggi di Maria, la pazienza sorridente e la professionalità
di Quinto, la disponibilità di tutti ad accettare le scomodità
del lungo viaggio. In una parola: con la disponibilità si
vincono la pigrizia e gli egoismi individuali e si crea gruppo.
E
come Europa. Le radici cristiane dell’Europa non sono
un’invenzione di Giovanni Paolo II, ma una realtà
storica incontrovertibile: ne abbiamo trovato abbondanti
testimonianze nelle chiese di Dubrovnik, di Mostar, di Sarajevo,
nella fierezza con cui i croati ricordano di essere stati, in nome
della loro fede cristiana, il baluardo a est della civiltà
contro le invasioni dei turchi.
F come Forza: la Forza che
dona la preghiera e il sentirsi nelle mani di un Dio buono e
provvidente, che ha sostenuto la Chiesa croata nella dura prova della
guerra civile del 1991-95.
G come Guerra: l’orrore
della violenza ancor oggi testimoniata dai fori nel cemento sui muri
delle case, lo sterminio di 200.000 civili in tre anni, la
distruzione della biblioteca di Sarajevo, gli stupri e la “pulizia
etnica” operata dai serbi e poi a loro “restituita”
dai croati: davvero i lager e i gulag non sono stati un ammonimento
sufficiente, affinché i popoli europei imparassero il rispetto
per ogni uomo e per ogni diversità!
I come
integrazione. È una bella parola, che riempie la bocca di
tanti politici benpensanti, ma noi non l’abbiamo vista. A
Sarajevo c’è da tanta diffidenza fra le etnìe
(che pure prima della guerra convivevano pacificamente), Mostar è
spaccata in due come una mela: di qua il quartiere cristiano, di là
il quartiere musulmano, Bosnia ed Erzegovina sono due Stati messi
insieme artificiosamente dagli accordi di pace del 1995… è
già tanto che non avvengano scontri di piazza o sommosse
violente come in Occidente, a Parigi o a Milano…
L
come Libertà: è il valore morale fondamentale che la
Chiesa cattolica ha difeso contro la dittatura di Tito, pagando un
prezzo altissimo di persecuzioni, violenze e uccisioni.
M
come Martirio: quello dei 32 frati francescani barbaramente ammazzati
dai partigiani comunisti a Siroki Brieg nel 1945 e diventati “seme
di cristiani” con loro sangue sparso per restare fedeli a Gesù.
Il loro coraggio ha dato alla chiesa croata il dono di numerose
vocazioni sacerdotali e consacrate e ha fatto nascere una Chiesa
molto fervorosa e partecipe.
P come preghiera: la preghiera
individuale, (consigliata almeno tre ore al giorno per tutti, Messa
quotidiana compresa!), la preghiera famigliare (“la famiglia
che prega unita resta unita”, ci ha detto Padre Jozo), la
preghiera nel Santo Sacrificio dell’altare come vertice della
spiritualità cristiana, ben testimoniata dalla serietà
con cui si celebra la Messa nella chiesa parrocchiale di Medjugorje.
Q come Quando ci torniamo? Le apparizioni non sono ancora
state ufficializzate dalla Chiesa, ma che siano una realtà lo
si tocca con mano con i frutti di conversione, di pace, di intima
gioia che tutti hanno sperimentato e con la quale vorremmo contagiare
anche chi non è venuto. Dato che la fede cristiana è
un’esperienza e una testimonianza di vita e non una
ideologia…la realtà della gioia sperimentata vale molto
più di tante parole! Chissà se riusciremo a portarci
degli amici, credenti o non credenti, persone in cerca di Dio e
persone in crisi ?!?
S come Silenzio: il silenzio con cui si
prega assieme alla veggente Vicka, davanti alla sua casa, il silenzio
all’adorazione in chiesa (alle 5 e 45 di giovedì 26
c’era un’ottantina di persone davanti al SS. Sacramento,
dopo turni ininterrotti nella notte!), il silenzio della preghiera di
tanti (a tutte le ore!) davanti alla statua di Maria sul piazzale
della chiesa.
Don Carlo Castellini, parroco di Vetto