C'E’ UN TEMPO PER ABBRACCIARE
Sono le quattro e sto girando in tondo nella cameretta che i miei amici americani
mi hanno offerto nella loro casa di Notre Dame presso l'università. Sono
esattamente quindici volte che prendo in mano il biocchetto per tentare di scnverci
qualche riga e che lo ripongo tristemente perché la mia testa è
vuota. Non riesco né a pregare, né a leggere, né a scrivere
e nel mio smarrimento non posso fare a meno di ripetere pensando a Maria: "Lei
non mi ha mai abbandonato... Lei non mi ha mai abbandonato... non comincerà
certo domani!" Domani devo parlare davanti a 5000 persone sulla preghiera,
il mio nome è scritto sul programma, niente da fare, bisogna che ci vada.
I miei amici di "Queen of Peace" mi hanno invitata di nuovo perché
avevano molto apprezzato la conferenza dell'anno passato, sono molto contenti
di avermi... se sapessero in che stato sono! Il Signore permette che sia messa
alla prova, che non senta più niente di ciò che è spirituale;
so che è provvisorio, che passerà, ma quando devo salire sul palco
in quello stato... è orrendo! Si avvicina l'ora della cena, scenderà
presto la notte e non ho ancora trovato niente di interessante da dire. Il mio
amico Denis si precipita tutto felice: - Sorella! Ho trovato un magnifico messaggio
sulla preghiera, annotalo, devi citarlo, riassume tutto il cuore della Gospa...
- Il fatto è che sono già dieci volte che mi passa dei messaggi
da citare, uno più bello dell'altro. Li ammucchio con la morte nell'anima
perché mi manca sempre il filo conduttore di quello che devo dire. Scarabocchio
qualche parola che mi sembra di una piattezza impressionante. Il mio cervello
e i miei poveri neuroni, che vi si scontrano miseramente, mi sembrano al limite
dell'elettroencefalogramma piatto. Vado a letto e non dormo, spiando tutta la
notte il momento in cui il mio peggior nemico (il risveglio) mi indicherà
che è suonata l'ora di entrare nell'arena. Le nove. Eccoci, sono nell'arena.
Il mio turno è alle nove e mezza, dopo la preghiera dei misteri gaudiosi.
Un aridità mi stringe senza tregua, come il gelo s'incolla a un albero
sibenano. Tento un ultimo ricatto al Signore: - Se non mi aiuti, 5.000 anime
affamate resteranno con la loro fame. Ma sono i TUOI figli. Se invece mi dai
l'unzione pensa quante anime riuscirai a colmare! - In fondo al cuore, al di
là della mia paura, so che non può rifiutarmi l'unzione.
Quando il presentatore annuncia il mio turno con termini enfatici, all'americana, guardo questa folla scossa dagli applausi, e la loro fiducia mi commuove. Afferro allora il microfono con la fede cieca che la Gospa mi stia tenendo per mano. Le parole scorrono senza troppe difficoltà e dopo una ventina di minuti mi metto a raccontare un avvenimento della mia vita personale che risale all'epoca in cui non ero ancora convertita, per illustrare il primo grado della preghiera. Mentre rievoco la chiamata-sorpresa che Gesù mi ha fatto, a venticinque anni, a seguirlo, il mio cuore di colpo si scioglie, l'amore sensibile che mi afferra mi fa perdere la testa completamente. La mia gola si annoda e non può più uscirne una parola! Le lacrime mi salgono agli occhi, lacri me d'amore certamente, comunque lacrime che mi impediscono di continuare. Passano così lunghi secondi e questo silenzio totalmente imprevedibile non fa che rafforzare l'at tenzione di quei cinquemila cuori in ascolto. Che succede' Lo so: è Dio che passa. La sua unzione d'amore si spande su tutta l'assemblea e il tempo è come sospeso. Ho voglia d mettermi in ginocchio per adorare. Mi aggrappo al banco perché la gioia che mi afferra potrebbe farmi perdere l'e quilibrio. A poco a poco la mia gola si libera e ne escono poche parole insignificanti: "I'm sorry, I'm sorry" Poi riprendo il mio discorso sulla preghiera e lo completo normalmente. Poi naturalmente tutti si precipitano su di me per dirmi che il momento più benedetto è stato quello in cui non potevo parlare! Più tardi mentre mi allontano dalla folla per risistemarmi un po', incrocio una signora tedesca che mi fa dei grandi segni: - Ho pregato per poterla incontrare! Devo dirle qualcosa! Mi racconta che si trovava poco prima nell'assemblea: mentre mi ascoltava tranquillamente ha visto Gesù avvicinarsi molto dolcemente a me e prendermi fra le braccia, qualche tempo, il tempo in cui non potevo più parlare. Poi e più mi stringeva sul cuore più perdevo la testa. E' durato mi ha mostrato la sua Croce e mi ha detto qualche cosa .
Guardo questa donna sconociuta, (solo i miei amici la conoscono), e l'ascolto
con un'orecchia solo perché diffido delle visioni. C'è spesso
di tutto in quello che le persone raccontano, così preferisco non prendere
per oro colato queste rivelazioni private a meno che non confermino quello che
il Signore mi ha mostrato in altro modo. Sono appunto le parole di Gesù
per me quelle che lei mi ha appena detto; sono, parola per parola, quelle che
ha messo nel mio cuore da tre settimane e che mi tornano continuamente nella
preghiera come un'onda continua. Ha veramente detto questo? - Si e sembrava
molto felice.La precisione di questa parola riferita dalla signora mi fa pensare
che il resto della visione sia vero, senza alcun dubbio, dato che non avevo
raccontato a nessuno quello che avevo nel cuore. Quella sera, quando ho potuto
trovarmi finalmente sola davanti al Santissimo Sacramento, ho ringraziato Gesù
ma l'ho anche un po' sgridato: - Per favore non farmi più tiri simili
davanti alla folla! C'è un tempo per abbracciare! - Ma lo so, Dio è
Dio e continuerà a fare quello che vuole, nel momento in cui lo vuole...