LA GUERRA! MAJKO MOJA!
Quella sera... La porta si apre con fracasso facendo entrare nella nostra cappella
un'orda spaventata di donne, bambini, vecchi... E' l'ora di compieta, l'ora
in cui l'Inno della sera ci prepara a passare la notte nella grande pace di
Dio, ma urla stridenti e singhiozzi interrompono i nostri canti. In un lampo
i biberon prendono posto accanto ai nostri candelabri, le culle dei bebè
urtano le nostre Bibbie, il pavimento si copre di sacchi di plastica stipati
di mille cose raccolte alla rinfusa e, negli angoli, si stendono coperte per
far sedere i vecchi. Due o tre radio, regolate al massimo, secondo l'abitudine
croata, strillano le notizie. E' il 6 aprile 1992, sono le 21,30, scoppia la
guerra in Bosnia Erzegovina. Bisogna far presto. Bernard e Maurice cambiano
il loro abito monastico per trasportare sacchi di sabbia e ostruire tutte le
aperture della cantina trasformata in cappella. La gente del vicinato sa che
la nostra cantina è la migliore del quartiere di Bijakovici (non per
il vino!), e perciò vi si rifugiano. Esaminano tutti i casi possibili:
- Se le bombe cadono dalla parte sud, è meglio mettere i bambini da questa
parte. - Se i colpi vengono da nord bisogna barricare la porta: ma come si fa
poi a raggiungere i servizi? - Si discute, si litiga un po' alla maniera croata
(molto rumore ma senza male) e tra due cose ci si ricorda della Regina della
Pace e si grida: "Majko moja!", Madre mia.
Alcune "baba" sbalordite recitano silenziosamente il rosario. I bambini
piccoli, che non possono capire, sono piuttosto contenti: dormiranno qui tutti
insieme, è meglio che a casa, e le occasioni di gioco si sono moltiplicate
per dieci.. Tuffi gli uomini validi hanno già raggiunto le loro unità
di combattimento, alcuni partono per il fronte questa sera stessa. l'angoscia
afferra già i cuori delle mogli e delle madri: "Ritornerà?"
Traslochiamo dei materassi per il dormitorio improvvisato e le madri si stendono
con i loro piccoli su un unico materasso, al modo croato. Dettaglio non premeditato:
è una Gospa ortodossa (l'icona della Madre di Dio di Vladimir) che veglia
su questo piccolo mondo terrorizzato da un nemico ortodosso! Profezia vivente
della riconciliazione dei figli di Dio. Nella tarda nottata le campane della
Chiesa si mettono a suonare a distesa: è il segnale dell'allarme aereo.
I nostri ospiti ci raccomandano di dòrmire con loro in cantina, tutti
allineati per terra come soldatini. Noi però sistemiamo i materassi sotto
la scala del seminterrato, pensando così di sfuggire al continuo vociare
della radio. Dopo una bella notte in bianco e un difficile tentativo di recitare
le lodi fuori dalla nostra-cappella-canùna-dormitorio-rifugio, raccomando
ai fratelli di non lasciare la casa e filo dai francescani per avere notizie.
La situazione è chiara: l'armata federale nelle mani dei Serbi ha cominciato
ad attaccare; non è che il principio, bisogna aspettarsi il peggio. A
trenta chilometri da Medjugorje, Siroki-Brijeg è già sotto le
bombe. E trenta chilometri, in aereo, si percorrono in un attimo. Non si deve
uscire di casa. Quelli che hanno vissuto la guerra conoscono questa esperienza:
in un tempo record, bisogna prendere decisioni vitali e molto gravi, con molte
incognite. I neuroni si scontrano nella mia testa ma il mio cuore rimane in
una pace profonda e mi dice che non abbiamo niente di cui avere paura.