UN GIOCATTOLO IRRESISTIBILE
Per girare una mia trasmissione televisiva sui messaggi, Marija e Paolo ci avevano
lasciato la loro casa. Con l'equipe americana super professionale di Mark Chodzo
e di Denis Nolan, avevamo installato lo studio nella cappellina dove Marija
ha le apparizioni quotidiane, quando soggiorna a Medjugorje. La luce accecante
dei faretti ha sostituito momentaneamente la dolce luce celeste e increata che
accompagna Maria quando visita questa "camera alta". Ruzka, la sorella
maggiore di Marija ci aiutava in cucina e noi eravamo diventate molto amiche.
Mi godevo l'intesa perfetta, l'accordo, tra il cineasta di Hollywood che è
Mark e questa ragazza croata che ha passato la sua vita a servire, aiutare e
lavorare duramente per sopravvivere. Una Marta di Betania che aveva in più
il cuore di Maria. Ruzka è per me l'immagine sconvolgente della donna
biblica che sa mantenere lo Shalom in famiglia: il cuore in Dio, i piedi ben
piantati in terra, le mani per la cura dei bambini, e il viso allegro qualsiasi
cosa succeda. Non le scappa niente delle persone o delle cose. Medita tutto
nel suo cuore e qualche volta, quando si sente in confidenza, racconta cose
che valgono oro. Il suo contatto mi guarisce dei virus parigini che sono ancora
in me! Inoltre rappresenta uno dei testimoni più affidabili della Medjugorje
dei primi mesi, vista dalla parte dell'umile gente delle famiglie dei veggenti.
Una sera in cui aveva finito di preparare un bel caffè forte, si è lanciata spontaneamente in alcuni flash-back sui tempi eroici di Medjugorje quando la polizia e quelli che si fingevano fratelli rendevano loro la vita impossibile e quando le grazie più sublimi scendevano sul paesino. "Una sera - racconta - ero in chiesa ed eravamo così numerosi che alcuni hanno dovuto pigiarsi anche nel coro. Mi trovavo a un metro da Padre Jozo. Improvvisamente, durante il rosario, il suo viso è cambiato ed ha espresso la più grande sorpresa. Per qualche minuto ha fissato un punto poco sopra l'assemblea, in direzione della tribuna ed è restato a bocca aperta, come affascinato. Vedevo molto bene la sua espressione e capivo che stava succedendo qualcosa. Poi ha abbassato la testa ed è rimasto pensieroso, assorto. Dopo la preghiera, dato che lo conoscevo bene, gli ho chiesto: "Cos'ha visto?" Mi ha guardato senza dir niente, facendomi capire che non ci sarebbe stata risposta. Quanto a me, sapevo che aveva visto la Gospa. Conosco mia sorella, so come guardava la Gospa. Soltanto in seguito lui ha affermato che la Gospa era presente come una Madre in mezzo ai figli, al suo popolo, e che pregava con noi. Da quel giorno non ha avuto più dubbi e ha difeso i veggenti". Più tardi la conversazione si sposta sul vescovo Mons. Zanic. "Ero là quando è venuto dopo le prime apparizioni. Ha parlato a lungo con i veggenti. La sera, in chiesa, lo rivedo ancora con il pollice e l'indice che formavano un cerchio (mima il gesto) e con fermezza e convinzione diceva alla gente: "I veggenti non mentono, dicono la verità! E ripeteva con insistenza: "Istina, Istina!" (verità, verità!). Gridava persino!". - Ma tu Ruzka, hai creduto subito? - Si, subito! Con il cuore si capisce subito se qualcosa èvero. Io non vedo niente, non sento niente, ma so bene che Lei è là. La mia Ivana, lei, lei l'ha vista. In quei giorni non c'era quasi servizio d'ordine, era impossibile controllare tutta la folla, e i poveri veggenti erano spinti, avevamo paura che finissero schiacciati.
Ero venuta all'apparizione con Ivana che all'epoca aveva solo diciotto mesi.
La tenevo seduta sul braccio, un po' all'aria perché potesse respirare.
Senza volerlo, spinta dalla gente che circondava Marija, mi sono ritrovata praticamente
nel posto dove c'era la Gospa, circa a un metro e cinquanta dai veggenti. Allora
è avvenuta una scena strana. La piccola Ivana si è alzata sul
mio braccio e con le mani cercava di prendere qualcosa di mvisibile che lei
tirava con le sue poche forze ma che non cedeva. Non lontano da lei un prete
di Spalato guardava il movimento, affascinato: è scoppiato in singhiozzi.
Dopo l'apparizione, Marija ha raccontato che la piccola aveva visto anche lei
la Madonna e che giocava con la sua corona di dodici stelle, cercando di prenderla
e questo faceva molto ridere la Madonna. Il prete, poi, ha spiegato: non credeva
alle apparizioni ed era venuto con lo scopo di provare che erano false. La Regina
del Cielo però gli aveva dato un segno incontestabile. - Un bimbo non
può mentire - ripeteva piangendo. Quel prete è diventato un grande
difensore di Medjugorje. Ruzka aggiunse che a quell'epoca la folla era piena
di spie comuniste e che era proibito dire qualsiasi cosa senza rischiare grosso.
Ma la sua piccola Ivana aveva parlato a nome di tutti, più forte di tutte
le dichiarazioni dei vescovi e dei teologi! La Gospa, per convincere, si era
servita di una bimba.