LO STRANO MESSAGGIO ELETTRONICO
Parigi, maggio 1994. La mia amica Bernadette P. mi aveva organizzato una conferenza
alla chiesa Saint Léon, nel quartiere in cui avevo abitato prima. Tre
minuti prima di prendere la parola avevo le solite preparazioni: dovevo verificare
l'altezza e l'intensità del microfono, sistemare il leggio, metterci
il libro dei messaggi in modo che non scivolasse, invitare le persone stipate
in fondo alla chiesa a venire avanti, ricordare al parroco la pronuncia esatta
di "Medjugorje" per la sua breve introduzione, sapere che la signora
che doveva occuparsi dei fiori non era arrivata, e consolare l'altra signora
alla quale avevo affidato quel compito, mantenere gli "occhi bassi"
per non riconoscere nell'assemblea tanti cari amici e non correre a salutarli,
preparare nella mia testa l'avvio delle prime parole e nel mio cuore l'unzione
di Maria, senza la quale tutte le parole sarebbero inutili... in breve, è
proprio quello il momento che Francois ha scelto per comparire, per afferrarmi
fortemente per le braccia e dirmi con voce supplichevole: - Suora, suora! Devo
parlarle subito, è incredibile, sorella, devo dirle quello che mi sta
capitando. Lei non mi crederà! Devo raccontarle... - Non l'avevo mai
visto, non lo conoscevo ma non potrò mai più dimenticano, perché
il suo look sorpassava per i colori tutto quello che un teatro avrebbe potuto
mettere in scena. La miseria del mondo, fisica e morale, era concentrata in
questo essere uscito da non so quale film drammatico. Un'angoscia indicibile
traspariva dal suo sguardo allucinato. Mi scusi signore, ma devo cominciare
fra due minuti! - Questo non può aspettare, me lo lasci dire, non capisco
nemmeno quello che sta succedendo, nè perché sono qui questa sera...
- Se lei non lo sa ora, lo saprà presto nel corso della conferenza! -
Di cosa parlerà? - Di Fatima e di Medjugorje. - Cos'è? - E' proprio
quello che lei scoprirà! - Tremava dalla testa ai piedi e impediva a
tutti di avvicinarsi. Aveva tolto di tasca una piccola agenda elettronica e
me la metteva davanti agli occhi perché leggessi quello che era scritto
sullo schermo. - Cosa legge sorella? Le sue mani erano scarnite e livide come
il suo viso. - Le prometto, signore, che leggerò tutto tranquillamente
dopo la conferenza; venga a vedermi di nuovo qui. Ma intanto si sieda là
e ascolti bene ogni parola della conferenza: ci saranno dei messaggi per lei!
- In un attimo i suoi occhi si sono illuminati e io mi sono eclissata rapidamente.
Il mio tempo per parlare era strettamente limitato a un'ora. Che difficile scommessa
per salvare le anime! Sapevo che l'assemblea era piena di gente che non metteva
mai piede in chiesa perché avevo detto ai miei amici: 'Portate i non
credenti, parlerò per loro". In breve, avevo una cortissima ora
per far loro scoprire e amare Dio... Poveramente, ma con gioia, ho fatto del
mio meglio... Naturalmente il piccolo signore mi aspettava all'uscita, brandendo
più che mai la sua agenda elettronica. - Sorella, mi ha promesso... -
Dopo aver parlato brevemente con qualcun altro mi sono seduta con Francois dietro
un pilastro. L’avevo tenuto per ultimo indovinando che la sua storia sarebbe
stata molto, molto speciale... La sua angoscia era visibilmente diminuita, ma
le sue parole affannose mostravano ancora una grande agitazione interiore. -
Ho ascoltato tutto molto bene! Non avrei mai creduto che tutto questo potesse
esistere... La sua storia mi è molto piaciuta e ora capisco bene perché
sono venuto qui... sono completamente sconvolto! Mentre parlava, scrutavo il
suo povero viso disfatto. I suoi capelli mezzoscoloriti e tinti di biondo, arricciati
artificialmente, le sue sopracciglia depilate con cura e il suo anello d'oro
all'orecchio sinistro, non facevano che evidenziare la sua disperazione. Forse
sto parlando con un condannato a morte, mi sono detta, è così
scarno! Trema per la debolezza. Forse ha un virus che lo sta distruggendo. -
Mi è appena successa una grande disgrazia. Vivevo con qualcuno che è
morto di AIDS due settimane fa. Lo amavo talmente tanto da non poter vivere
senza di lui. Mi chiedo continuamente: "Dov'è? Dov'è?"
Lo chiamo, so che è assurdo, ma era il mio amico e non ho più
nessuno! Ieri ho preso la mia agenda per cercare un numero e cosa ho visto sullo
schermo? Un messaggio incomprensibile che io non avevo scritto! Leggo, rileggo,
impossibile capire come si siano scritte quelle righe, dato che tengo sempre
l'agenda con me. Prenda, guardi lei stessa. Ho guardato lo schermo e ho letto
: "Martedì 17 maggio, ore 20, Saint Léon". - Ma è
la conferenza di questa sera! - Si, ma come mai la scritta è apparsa
sullo schermo? Lo chiedo a lei! Quando l'ho vista mi sono detto subito "ci
siamo, è il mio amico che mi dà un messaggio, è sicuramente
lui, è un incontro che mi fissa da qualche parte. Ma Saint Léon
non mi diceva niente. Ho cercato, cercato, ho guardato se non ci fosse per caso
una stazione di metro con quel nome, un albergo, un ristorante... niente! Poi
qualcuno mi ha detto: "Forse Saint Léon è una chiesa, è
il nome di un santo..." Nessuno conosceva questa chiesa. Allora sono entrato
nella chiesa del mio quartiere, la persona all'ingresso ha consultato un libretto
e mi ha detto: "E' nel XV° distretto, vicino alla Motte Piquet...".
Ecco come sono arrivato qui questa sera, senza sapere dove andassi a finire...
Deglutisco, cerco di raccogliere le idee, faccio un attimo di silenzio per invocare
il Signore, ma Francois non mi lascia cinque secondi. - E adesso, cosa devo
fare? - Questa domanda mi ricorda qualcosa, negli Atti degli Apostoli, quando
la gente chiede a Pietro il giorno della Pentecoste: "Cosa dobbiamo fare?"
Francois è in ascolto come un bambino affascinato o piuttosto come un
naufrago dell'amore che ha appena trovato l'ancora di salvezza e che aspetta
da una persona la parola chiave che fa cambiare la sua vita dall'inferno al
cielo. E questa sera, sono io quella persona! Bisogna rispondere in fretta qualcosa
di molto semplice. La chiesa è ancora piena, ma si sentono già
rumori di chiavi, le porte saranno chiuse fra poco. - E' molto facile, - gli
dico per confortare lui, e anche me - Compra una Bibbia questa sera stessa allo
stand in fondo e il libro dei Messaggi. Te ne imbevi ogni giorno e comincia
a pregare come ho spiegato questa sera. La Madonna stessa ti guiderà
per mezzo dei suoi messaggi nel libro. Poi, vieni appena puoi a trovarci a Medjugorje.
Là, vedrai, è un posto in cui il tuo cuore si dilaterà
e dove troverai una grande pace. - Ma dov'è, come ci si va? - Vai a parlare
con quella signora in fondo, è la mia amica Geneviève che organizza
pellegrinaggi e ti darà tutti i particolari. - E' pazzesco come mi sento
bene con lei, qui, in mezzo a tutti voi. Si vede che avete la luce. Capisco
adesso... E' sicuramente il mio amico che ha scritto il messaggio perché
venissi qui a scoprire tutto questo. - Il tuo amico, oppure... la Madonna? E'
tua madre, desiderava che tu la conoscessi... Ma devo confessare che è
la prima volta che la vedo trasmettere un messaggio elettronicamente! Sono partita
il giorno dopo per Medjugorje e, tre mesi dopo, ho visto arrivare Francois con
un gruppo di pellegrini. Aveva completamente cambiato testa, non tremava più
e le sua guance si erano un po' riempite. Aveva raggiunto una certa serenità.
Un gruppo di preghiera l'aveva accolto. Aveva trovato la fede e cominciava a
vivere la vita sacramentale a modo suo. Il lavorio della grazia si scavava un
sentiero in lui, attraverso i meandri allucinanti delle sue ferite, attraverso
le stigmate di un'infanzia e di una giovinezza di cui solo la misericordia avrebbe
il diritto di parlare. Non so cosa sia diventato oggi, non so neppure se sia
vivo o morto. Francois, se il Signore ti ha ripreso, aiutaci dall'alto del cielo
a attirare verso il cuore di Dio tutti quelli che hanno sofferto come te. Se
sei vivo, sappi che la tua sorellina di Medjugorje prega per te ogni giorno
e che spera tanto di avere tue notizie.