La Regina della Pace,oscurantista col passo con i tempi? di don Nicolino Mori
Mi ha colpito in modo particolare il
tema della recente Giornata delle
Comunicazioni Sociali, voluta dal Santo
Padre, alla sua 23° edizione, con il titolo stimolante:
“I media in famiglia, un rischio e
una ricchezza”. Mi sono venuti in mente i
messaggi della Regina della Pace a Medjugorje,
in cui invita le famiglie a spegnere il televisore
per far posto al dialogo e alla preghiera:
“Cari figli, questa Quaresima è per voi uno
stimolo al cambiamento di vita. Cominciate
subito: spegnete il televisore, rinunciate a
tutte le cose inutili” (mess. 13.2.86).
Questi messaggi, in un primo momento
mi avevano meravigliato: possibile che la
Madonna venga dal cielo per dirci di spegnere
il televisore? Possibile che questo mezzo
ormai comune e presente in tutte le case, conquista
della nostra civiltà, sia così dannoso da
doverlo oscurare? Non sanno un po’ di
“oscurantismo” questi messaggi? C’è bisogno
di arrivare a questi punti estremi?
Ma quando leggo il messaggio del Papa
per la Giornata della Comunicazioni Sociali
di quest’anno, mi rendo conto di quanto
abbia ragione la Vergine Maria. Anzi, anche
da questo punto di vista, la sua è una presenza
profetica, che ci aiuta a leggere i
fenomeni del nostro tempo e ci offre le soluzioni
più adeguate. Il Papa riconosce che
grazie alla televisione e ai nuovi sistemi di
comunicazione, le famiglie di oggi, anche le
più modeste possono accedere dalla loro
casa “alle opportunità pressoché illimitate
dell’informazione, a nuove forme di educazione
e di arricchimento culturale e perfino
di crescita spirituale”. Io stesso posso attestare
l’utilità della televisione, che mi consente da molti anni, su un’emittente privata,
di commentare il Vangelo della domenica.
Ma il Santo Padre dice anche chiaramente,
senza paura di sembrare oscurantista, che
“questi stessi mezzi hanno la capacità di
arrecare grave danno alle famiglie, presentando
una visione inadeguata e perfino distorta
della vita, della famiglia, della religione
e della moralità”.
Ma cosa hanno di tanto pericoloso questi
mezzi di comunicazione? Certo la colpa
non è degli strumenti, ma dell’uso che se ne
fa. Oggi le comunicazioni sociali, i cosiddetti
Mass media, sono diventati un’occasione
ghiotta per far soldi o per dare la scalata al
potere; cose che, sappiamo, non appartengono
a Dio, ma al mondo e, in ultima analisi, al
diavolo. E lui, come ha fatto sin dal principio
con i nostri progenitori, si è inserito nel ciclo
della comunicazione per spargere le sue menzogne
e i suoi inganni. Oggi, attraverso la
televisione e gli altri mezzi di comunicazione,
il mondo e il demonio fanno la loro
“catechesi” ventiquattro ore su ventiquattro,
giorno e notte; e la media di coloro che si
fanno catechizzare, credenti compresi, è di
tre o quattro ore al giorno.
Cosa volete che faccia la predichetta
domenicale o la catechesi parrocchiale, abitualmente
disertata dai più, a fronte di questo
“verbo” menzognero che entra pian
piano negli occhi, nella mente e nel cuore? Il
danno più grave dei media è proprio questo,
se non sono usati con spirito critico o,
meglio, con spirito di fede: al pensiero di
Dio sostituiscono il pensiero dell’uomo o le
suggestioni del demonio e creano una mentalità
diffusa senza o contro Dio stesso.
Questo non toglie alcun valore alla
Parola di Dio vera ed eterna, non sminuisce
la necessità della “stoltezza” e della debolezza
della predicazione; ma piuttosto chiede
a tutti, specialmente alle famiglie, un
nuovo tipo di vigilanza e apre un nuovo
fronte di lotta contro le insidie del Maligno.
Nessuno, poi, può sentirsi al sicuro e chi sta
in piedi guardi di non cadere.
Perché noi non conosciamo tutti i meccanismi
della comunicazione; non siamo sempre
sufficientemente informati per sapere
quale sia davvero la verità. Per di più la TV è
una specie di cavallo di Troia; entra furtivamente
in casa e ne diventa facilmente padrona:
impedisce di dialogare, ti distrae e ti fa
perdere tempo, ti fa suo dipendente e proprio
nei momenti di stanchezza, quando pensi di
rilassarti, invece, diventi più vulnerabile.
Così capita a tutti, preti compresi, se è vera
l’amara testimonianza del vecchio parroco
che, dopo una vita in cui aveva lottato per la
purezza e la castità sacerdotale, si sentiva
minacciato da quel mezzo, che portava con
facilità dentro la canonica tante cose che, fino
allora, lui aveva cercato di tenere lontane.
Allora che bisogna fare? Credo che non
ci sia una regola per tutti i casi. Il Papa ci dà
qualche criterio: “La comunicazione, in
ogni sua forma, deve ispirarsi al criterio
etico del rispetto della verità e della persona
umana”, oppure “la statura morale delle
persone cresce o si riduce a secondo delle
parole e dei messaggi che scelgono di ascoltare”.
Parole e messaggi che entrano nel
cuore o escono dal cuore: per cui risultano
sacrosante le parole di Gesù: “L’uomo buono
dal suo tesoro trae cose buone, mentre l’uomo
cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose
cattive” (Mt 12,35); o la sua raccomandazione
più generale, buona per tutti, anche in questo
caso, riguardo al messaggio del suo
Vicario: chi ha orecchi per intendere, intenda!