Messaggio del 17 dicembre 1985: Non importa che vi siano tanti che non credono che io sia venuta qui, ma č necessario che si convertano a mio figlio Gesų. Home :: Altri documenti su Medjugorje
CIO' CHE NON VA RIGUARDO MEDIUGORJE di P. Barnaba HECHICH
A Medjugorje e nell’ambito della pietà che nel mondo
si sta sviluppando alla luce del messaggio di Medjugorje, sto notando
da un po di tempo in qua, alcune forme negative di comportamento che
vorrei mettere in evidenza allo scopo di provocare utili riflessioni
e positive correzioni.
1. QUANTO AI MESSAGGI
TERRIFICANTI
In primo luogo, sempre più frequentemente
vengono diffusi opuscoli e volantini, ciclostilati o stampati, in cui
si parla di presunte apparizioni, rivelazioni e locuzioni celesti
(più o meno collegate con Medjugorje), che annunciano
imminenti castighi ed eventi catastrofici, in punizione dei delitti e
dei peccati che si commettono nel mondo. Quali portavoce di tali
“messaggi” terrificanti vengono genericamente indicate
persone di varia estrazione mistica, “una persona pia”,
“un’anima devota’, “una religiosa di santa
vita”, “una veggente che vuole conservare l’anonimato”,
ecc.
Il più delle volte si tratta di individui
psichicamente deboli, magari sinceramente mossi da religioso sdegno
contro i disordini morali che affliggono la società moderna e
la chiesa di Dio. Nel loro zelo e nel loro desiderio di estirpare i
mali queste persone ricorrono allo stile “apocalittico”,
alle minacce, allo spauracchio. Si tratta ovviamente di invenzioni
fantasiose, ma talvolta questi scritti sono frutto di una inconscia e
malata persuasione - lentamente maturata nei più reconditi
anfratti della psiche - di essere destinatari e portavoce di
locuzioni dall’alto (da Dio, dalla Madonna, a angeli o da
santi.
In presenza di tali fenomeni della coscienza umana,
bisogna osservare che il nostro Dio è il Dio della pace, della
gioia, della serenità, dell’amore. Dio non ci vuole
vedere nell'inquietudine; Egli ispira fiducia, non terrore. La
rivelazione neotestamentaria ci ha fatto conoscere un Dio che, con
cuore di padre e di madre ci ama e ci vuole salvi. Gesù ci
chiama, sì, alla conversione; ci attira però a se non
con le minacce, ma con l’amore, dall’alto della sua croce
(cfr.Gv 12,32). Egli suscita in tutti confidenze e abbandono
totale.
Coloro che, sia pure con intenzione retta, pretendono di
convertire il mondo inventando visioni o messaggi celesti,
minacciando cataclismi, e con ciò seminando panico tra la
gente, sono “falsi profeti”, non ispirati da Dio, ma
subdolamente ingannati da Satana. E se Dio, nella Bibbia, ha ispirato
agli autori sacri lo stile apocalittico, se in via eccezionale Dio lo
può usare ancora, con ciò non siamo autorizzati noi ad
usarlo. Con le minacce nostre, incautamente attribuite a Dio o a
qualche rivelazione, la gente non si converte, ma perde la fede
perché è portata a pensare a un Dio tiranno e cattivo’
Le minacce da noi inventate non producono amore, ma terrore,
delusione, sfiducia, rabbia, ribellione.
S. Paolo stesso ci esorta
“a non lasciarci facilmente confondere e turbare da pretese
ispirazioni. Nessuno - Egli dice - vi inganni in alcun modo! (2Tess
2,2). Infatti “Dio non ci ha donati alla sua collera, ma
all’acquisto della salvezza per mazzo del Signore Nostro Gesù
Cristo, il quale è morto per noi, per che, sia che vegliamo
sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui” (1 Tess
5,9-10).
Frasi come questa: “In questi giorni il Signore,
apparendo a un anima devota, Le ha detto...” o altre simili, in
cui,sotto pseudonimi o dietro l’anonimato,vengono propagandati
come voci del cielo i propri convincimenti, non meritano attenzione,e
i volantini che le contengono vanno cestinati senza esitazione.
2.NON MASSACRARE I VEGGENTI
Un secondo tipo di
comportamento, che -a dir poco— vorrei chiamare sconcertante, è
quello di alcuni pellegrini, specialmente italiani, che si recano a
fare visita ai veggenti nelle loro case. Si tratta di quei pellegrini
petulanti, che non hanno nessun rispetto per la capacità di
resistenza fisica e umana dei veggenti, per la “privacy”
delle loro famiglie, per la loro stessa personalità.
Accanto
a domande legittime e giuste su ciò che è la sostanza
dei messaggi e sull’esperienza personale dei veggenti si fanno
domande assurde ed incredibili: sembra quasi che qualcuno abbia
scambiato la Madonna per un’impiegata che stia allo sportello
di un ufficio informazioni.
Altri ancora, anziché lasciare
al capo-gruppo il compito di raccomandare il gruppo stesso alle
preghiere dei veggenti e al la protezione della Madonna, vorrebbero
raccontare per filo e per segno ai veggenti tutte le loro sofferenze
e i loro problemi. Quando si pensa che, in una giornata, da Marija e
da Vicka arrivano migliaia di persone, se ognuna raccontasse loro in
dettaglio le proprie situazioni, i veggenti dovrebbero trasformarsi
in super moderni computer per memorizzare tutte le particolarità
che vengono loro raccontate.
La Madonna conosce le necessità
di ognuno. E’ quindi inutile affannarsi a raccontare ai
veggenti quello che la Madonna già sa! Altri pellegrini
scambiano i veggenti con la Madonna stessa: cercano infatti di
toccarli, di baciarli, di accarezzarli, di strofinarsi addosso a
loro, ecc. Ritengono forse che il contatto diretto porti fortuna o
procuri maggiori grazie? Dio non ha bisogno di corpi intermedi per
compiere le sue meraviglie’.
3.NON VOLER LASCIARE IL
SEGNO DEL TUO PASSAGGIO
Un terzo aspetto negativo è
quel diffuso esibizionismo pseudo religioso, che compare
frequentemente anche in altri luoghi di preghiera e di culto, che
induce le persone, desiderose di lasciare un segno della loro
generosità, a pretendere una destinazione precisa delle loro
offerte.
Alcuni arrivano al punto di voler imporre al personale
della parrocchia le loro soluzioni e i loro punti di vista.
Assistiamo così al disgustoso proliferare di tali impronte
personali: immagini, quadri, statue, croci, rosari, scritte, lapidi
vengono collocati da privati nella chiesa, nella canonica, nei
dintorni, sul Podbrdo, sul Kricevac e in altre zone del territorio
parrocchiale, senza alcuna autorizzazione o consultazione coi
responsabili della parrocchia, senza alcun criterio di opportunità
o di pianificazione in vista di futuri sviluppi. I padri sono troppo
occupati, non hanno tempo di pensare a queste cose, non hanno
autorità sui luoghi estranei alla proprietà
parrocchiale; ed ecco che alcuni se ne approfittano per
“immortalarsi” con qualche segno o monumento, collocato a
proprio capriccio nei posti più impensati e più
inopportuni.
4.NON PROFANARE IL LUOGO SACRO NE’ LA
CONFESSIONE.
Un diffuso permissivismo induce alcuni turisti
delle spiagge dalmate, ma anche alcuni pellegrini sconsiderati, a
recarsi a Medjugorje e a circolarvi in abbigliamento assolutamente
sconveniente per un luogo così sacro. Senza voler essere
puritani, bisogna in ogni caso dire che pantaloncini troppo corti,
scollature e minigonne vertiginose non fanno certamente onore alle
persone interessate. I padri della parrocchia il più delle
volte non possono intervenire; ma ognuno dovrebbe avere il buonsenso
e il buongusto di vestirsi secondo le esigenze del luogo e la
modestia cristiana.
5. Vorrei infine rivelare ancora un
aspetto negativo di comportamento che riscontro a Medjugorje.
Ascoltando a più riprese e in varie lingue le confessioni sul
prato accanto ella chiesa e confrontando gli atteggiamenti dei
pellegrini di varie nazionalità, ho fatto nel mio intimo
qualche riflessione sul modo di confessarsi dei medesimi. Ho
constatato che molti italiani non sanno confessarsi. Era una mia
impressione, che per molto tempo non osai comunicare ad altri. Un
giorno se ne parlò in comunità, coi padri di Medjugorje
e con quelli dei conventi vicini che vengono lì per aiutare.
Con mia meraviglia mi resi conto che la stessa impressione l’avevano
avuta anche loro. Le osservazioni più ricorrenti erano queste:
“Gli italiani confessano più volentieri i peccati altrui
che i propri. Molti, anziché riconoscere i propri peccati,
cercano di giustificarli o di attenuarne la responsabilità;
molti dimostrano di aver più bisogno del psicoterapeuta che
del confessore’.
Sono alcuni aspetti di vita, che non vorrei
più vedere a Medjugorje. Capisco: di fronte a milioni di
pellegrini pieni di fede e desiderosi di autentica conversione, i
comportamenti da me registrati sono poca cosa. Ma l’averli
segnalati potrà indurre qualcuno che si reca a Medjugorje, ad
atteggiamenti più consoni alla pietà, all’umiltà
e alla fiducia in Dio.
P. Barnaba Hechich, francescano del Pontificio Ateneo Aritonianum di Roma