Maria a Medjugorje Messaggio del 6 febbraio 1986:Cari figli, questa parrocchia che ho scelto è una parrocchia speciale, che si distingue dalle altre. Io do grandi grazie a tutti quelli che pregano con il cuore. Cari figli, io do i messaggi prima ai parrocchiani, poi a tutti gli altri. Spetta a voi per primi accogliere i messaggi, e poi agli altri. Voi ne sarete responsabili davanti a me e davanti a mio Figlio Gesù.


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La Regina della Pace,oscurantista col passo con i tempi? di don Nicolino Mori

Mi ha colpito in modo particolare il tema della recente Giornata delle Comunicazioni Sociali, voluta dal Santo Padre, alla sua 23° edizione, con il titolo stimolante: “I media in famiglia, un rischio e una ricchezza”. Mi sono venuti in mente i messaggi della Regina della Pace a Medjugorje, in cui invita le famiglie a spegnere il televisore per far posto al dialogo e alla preghiera: “Cari figli, questa Quaresima è per voi uno stimolo al cambiamento di vita. Cominciate subito: spegnete il televisore, rinunciate a tutte le cose inutili” (mess. 13.2.86).
Questi messaggi, in un primo momento mi avevano meravigliato: possibile che la Madonna venga dal cielo per dirci di spegnere il televisore? Possibile che questo mezzo ormai comune e presente in tutte le case, conquista della nostra civiltà, sia così dannoso da doverlo oscurare? Non sanno un po’ di “oscurantismo” questi messaggi? C’è bisogno di arrivare a questi punti estremi? Ma quando leggo il messaggio del Papa per la Giornata della Comunicazioni Sociali di quest’anno, mi rendo conto di quanto abbia ragione la Vergine Maria. Anzi, anche da questo punto di vista, la sua è una presenza profetica, che ci aiuta a leggere i fenomeni del nostro tempo e ci offre le soluzioni più adeguate. Il Papa riconosce che grazie alla televisione e ai nuovi sistemi di comunicazione, le famiglie di oggi, anche le più modeste possono accedere dalla loro casa “alle opportunità pressoché illimitate dell’informazione, a nuove forme di educazione e di arricchimento culturale e perfino di crescita spirituale”. Io stesso posso attestare l’utilità della televisione, che mi consente da molti anni, su un’emittente privata, di commentare il Vangelo della domenica. Ma il Santo Padre dice anche chiaramente, senza paura di sembrare oscurantista, che “questi stessi mezzi hanno la capacità di arrecare grave danno alle famiglie, presentando una visione inadeguata e perfino distorta della vita, della famiglia, della religione e della moralità”.
Ma cosa hanno di tanto pericoloso questi mezzi di comunicazione? Certo la colpa non è degli strumenti, ma dell’uso che se ne fa. Oggi le comunicazioni sociali, i cosiddetti Mass media, sono diventati un’occasione ghiotta per far soldi o per dare la scalata al potere; cose che, sappiamo, non appartengono a Dio, ma al mondo e, in ultima analisi, al diavolo. E lui, come ha fatto sin dal principio con i nostri progenitori, si è inserito nel ciclo della comunicazione per spargere le sue menzogne e i suoi inganni. Oggi, attraverso la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, il mondo e il demonio fanno la loro “catechesi” ventiquattro ore su ventiquattro, giorno e notte; e la media di coloro che si fanno catechizzare, credenti compresi, è di tre o quattro ore al giorno.
Cosa volete che faccia la predichetta domenicale o la catechesi parrocchiale, abitualmente disertata dai più, a fronte di questo “verbo” menzognero che entra pian piano negli occhi, nella mente e nel cuore? Il danno più grave dei media è proprio questo, se non sono usati con spirito critico o, meglio, con spirito di fede: al pensiero di Dio sostituiscono il pensiero dell’uomo o le suggestioni del demonio e creano una mentalità diffusa senza o contro Dio stesso. Questo non toglie alcun valore alla Parola di Dio vera ed eterna, non sminuisce la necessità della “stoltezza” e della debolezza della predicazione; ma piuttosto chiede a tutti, specialmente alle famiglie, un nuovo tipo di vigilanza e apre un nuovo fronte di lotta contro le insidie del Maligno. Nessuno, poi, può sentirsi al sicuro e chi sta in piedi guardi di non cadere.
Perché noi non conosciamo tutti i meccanismi della comunicazione; non siamo sempre sufficientemente informati per sapere quale sia davvero la verità. Per di più la TV è una specie di cavallo di Troia; entra furtivamente in casa e ne diventa facilmente padrona: impedisce di dialogare, ti distrae e ti fa perdere tempo, ti fa suo dipendente e proprio nei momenti di stanchezza, quando pensi di rilassarti, invece, diventi più vulnerabile. Così capita a tutti, preti compresi, se è vera l’amara testimonianza del vecchio parroco che, dopo una vita in cui aveva lottato per la purezza e la castità sacerdotale, si sentiva minacciato da quel mezzo, che portava con facilità dentro la canonica tante cose che, fino allora, lui aveva cercato di tenere lontane. Allora che bisogna fare? Credo che non ci sia una regola per tutti i casi. Il Papa ci dà qualche criterio: “La comunicazione, in ogni sua forma, deve ispirarsi al criterio etico del rispetto della verità e della persona umana”, oppure “la statura morale delle persone cresce o si riduce a secondo delle parole e dei messaggi che scelgono di ascoltare”. Parole e messaggi che entrano nel cuore o escono dal cuore: per cui risultano sacrosante le parole di Gesù: “L’uomo buono dal suo tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive” (Mt 12,35); o la sua raccomandazione più generale, buona per tutti, anche in questo caso, riguardo al messaggio del suo Vicario: chi ha orecchi per intendere, intenda!