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Le apparizioni ci aiutano! - Eco di Maria nr.179
Cosa pensare delle apparizioni a
Medjugorje? La domanda è stata rivolta a
p. Stefano de Fiores, uno tra i più noti e
autorevoli mariologi italiani.
“In generale e brevemente posso dire
questo: quando si seguono delle apparizioni
su cui la Chiesa si è già pronunciata, si
percorre certamente un cammino sicuro.
Dopo un discernimento, sono stati spesso i
Papi stessi a dare esempio di devozione,
come è accaduto con Paolo VI pellegrino a
Fatima nel 1967 e soprattutto con Giovanni
Paolo II che si è recato in pellegrinaggio nei
principali santuari mariani del mondo.
Una volta infatti che le apparizioni sono
state accettate dalla Chiesa, noi le accogliamo
come un segno di Dio nel nostro tempo.
Però devono essere sempre
ricondotte al Vangelo di Gesù,
che è la Rivelazione fondamentale
e normativa per tutte le altre
manifestazioni. Le apparizioni
comunque ci aiutano. Aiutano
non tanto ad illuminare il passato,
ma a preparare la Chiesa ai
tempi futuri, affinché l’avvenire
non la trovi impreparata.
Dobbiamo essere più
coscienti delle difficoltà della
Chiesa in cammino nel tempo e
sempre coinvolta nella lotta
tra il bene e il male. Essa non
può essere lasciata senza aiuto
dall’alto, perché più andiamo
avanti più progrediscono i figli
delle tenebre, che affinano le
loro astuzie e strategie fino alla venuta dell’anticristo.
Come ha previsto s. Luigi
Maria di Montfort, ed ha innalzato un grido
a Dio nella Preghiera infuocata, gli ultimi
tempi vedranno come una nuova
Pentecoste, un’effusione abbondante dello
Spirito Santo sui sacerdoti e sui laici, che
produrrà due effetti: una più elevata santità,
ispirata alla santa Montagna che è Maria, e
uno zelo apostolico che porterà all’evangelizzazione
del mondo.
A questi scopi mirano le apparizioni
della Madonna nei tempi recenti: a provocare
la conversione a Cristo mediante la
consacrazione al Cuore Immacolato di
Maria. Possiamo dunque vedere le apparizioni
come dei segni profetici che giungono
dall’alto per prepararci al futuro.
Però, prima che la Chiesa si pronunci,
che cosa dobbiamo fare? Che cosa pensare
delle migliaia di apparizioni a
Medjugorje? Penso che la passività sia
sempre da condannare: non è bene disinteressarsi
delle apparizioni, non fare niente.
Paolo invita i cristiani a fare il discernimento,
a ritenere ciò che è buono e a respingere
ciò che è male. La gente deve farsi
un’idea a maturare una convinzione secondo
l’esperienza fatta sul luogo o contatto
con i veggenti. Certo nessuno può negare
che a Medjugorje si fa una profonda esperienza
di preghiera, di povertà, di semplicità,
e che tanti cristiani lontani o distratti vi
hanno sentito un appello alla conversione e
ad un’autentica vita cristiana. Per tanti
Medjugorje rappresenta una pre-evangelizzazione
e un modo per ritrovare la giusta
via. Quando si tratta di esperienze, queste
non possono essere negate”.