Elevati in Cielo con l'Assunta - eco di Maria nr.164
Il primo novembre del 1950, Pio XII proclama il dogma mariano dell'Assunzione, il quarto
della storia, dopo quelli della maternità divina di Maria, della sua perenne verginità, della
sua immacolata concezione. Fu un dogma espresso a motivo di molte richieste, e dopo una
consultazione previa dell'episcopato mondiale, come già avvenne per la proclamazione
dell'Immacolata circa un secolo prima, nel 1854, ad opera di Pio IX. Questi dogmi hanno
entrambi la caratteristica di non avere un esplicito fondamento biblico, ma si poggiano sia
sulla tradizione della Chiesa, che ha creduto e celebrato nei secoli questi prerogative
mariane, sia sul "senso della fede" dei cristiani cattolici, cioè sul comune convenire
riguardo a queste verità di fede da parte della Chiesa nel suo complesso.
Cosa propone alla nostra fede il dogma dell'Assunzione?
Il testo della definizione dogmatica dice: "L'Immacolata Genitrice di Dio sempre Vergine
Maria, completato il corso della vita terrena, fu assunta in corpo e anima alla gloria
celeste. Siamo tenuti a credere, dunque, che Maria, al termine della sua vita, non ha
conosciuto la corruzione della morte ma è stata invece portata in Cielo in carne ed ossa,
ed è entrata nella gloria di Dio nell'unità della sua persona, cioè in corpo e anima. Questa
definizione trova poi un naturale completamento nell'enciclica Ad Coeli Regina,
promulgata sempre da Pio XII quattro anni più tardi, con la quale si proclama la regalità
di Maria, e si afferma in qualche modo la sublimità della gloria a lei concessa.
Il testo del dogma dell'Assunta non ci dice se Maria sia morta o meno, ed usa
un'espressione apposita (completato il corso della vita terrena) per non pronunciarsi sulla
questione. Esiste infatti un'ipotesi teologica che ritiene che Maria non sia morta, ma sia
passata alla gloria celeste senza morire, dopo essersi addormentata. Questo spiega perché,
prima dell'istituzione della solennità dell'Assunta, si celebrasse la festa della Dormizione
(Dormitio) di Maria. Tale convinzione riguardo a Maria poggia su un semplice
ragionamento teologico, come logico sviluppo del dogma dell'Immacolata: se la morte è la
conseguenza del peccato originale, e se Maria è senza peccato, allora Maria non è morta.
Oggi siamo in grado di definire meglio la questione sulla morte di Maria.
È quanto sostiene Gianni Calzani nel suo libro "Maria". L'ipotesi che la Madonna non sia
morta appare ingenua e persino svilente nei confronti della Vergine. Innanzitutto, lo studio
approfondito dei vangeli apocrifi, cioè di quei testi che la Chiesa non ritiene ispirati, ma
che rappresentano comunque antiche testimonianze della fede dei primi secoli, sono tutti
concordi nel riferire che Maria sia realmente morta, di morte naturale, a Gerusalemme, alla
presenza degli apostoli, e che sia stata sepolta presso il Getsemani. A partire dal sec. V-VI,
abbiamo testimonianze sempre più numerose presso i Padri della Chiesa: quasi tutti
ammettono la morte di Maria, o almeno si astengono da precisazioni al riguardo. Fino
all'epoca moderna, si registra una pratica unanimità sul fatto che sia morta. Oggi la
teologia scopre l'importanza della morte di Maria: la fedele discepola del Signore, non
doveva forse seguirlo fino alla fine, ed entrare anche lei, come il Cristo, nel mistero della
morte, per uscirne, come lui, glorificata dalla Resurrezione? Così la morte unisce più
strettamente la Vergine Madre al Figlio suo, in modo che possa partecipare fino in fondo al
mistero pasquale di morte e resurrezione di Cristo.
Che significato ha per la nostra vita di fede il mistero dell'Assunzione di Maria?
Innanzitutto è motivo di speranza nella salvezza di Dio. Maria Assunta è testimone della
gloria finale, di ciò che si compirà alla fine del tempo. Lei è la primizia dei redenti, è
l'attuazione piena della salvezza che Dio vuole per ogni anima. Un grande teologo del
secolo scorso, Karl Rahner, afferma che Maria è l'icona di ciò che Dio voleva fare
dell'uomo in origine, e di ciò che Dio farà dell'uomo alla fine. La Vergine, cioè, è
l'immagine dell'uomo pienamente realizzato in Dio, ci dice ciò che saremo, per grazia,
nel Regno dei Cieli. Maria, certo, ci precede nella gloria sia temporalmente, perché vi è già
entrata, sia qualitativamente, perché non saremo glorificati quanto lei; però, saremo
sicuramente simili a Lei, perché accomunati dalla stessa natura umana e salvati dalla stessa
potenza salvifica di Cristo. L'Assunzione di Maria è un lieto presagio della gloria che
anche a noi verrà concessa, è un segno che sostiene la nostra speranza di essere noi pure,
un giorno, completamente realizzati e trasfigurati in Dio.
L'Assunzione di Maria è anche motivo di fiducia nel futuro.
Il tempo non corre in avanti ciecamente, ma proteso verso il compimento della gloria di
Dio. Questo mondo che sembra rotolare verso l'abisso, è invincibilmente segnato dalla
salvezza divina, che si manifesterà pienamente, alla fine, come si è manifestata in Maria.
La storia non finisce nel baratro della mancanza di senso, nella tenebra del nichilismo; alla
fine della storia c'è già una donna glorificata, c'è già l'umanità redenta, c'è già il
compimento di ogni vicenda umana in Cristo, che ricapitola in sé tutte le cose.
L'atteggiamento cristiano verso il futuro non può che essere segnato da un radicale
ottimismo.
Non dobbiamo temere ciò che ci riserverà il futuro, ma anzi andiamo incontro al futuro con
atteggiamento costruttivo e fiducioso, andiamo incontro al Regno di Dio, andiamo verso la
Vergine rivestita di gloria celeste. Maria sia per noi la sicurezza del compimento finale, del
senso della storia; sia l'impulso ad usare bene il tempo in cui Dio ci ha voluto, con
impegno e responsabilità, per rendere più vicino il Regno di Dio.
Maria Assunta è un dono per noi.
È una consolazione per i momenti di sofferenza e di smarrimento, è un sostegno per la
nostra speranza cristiana. Uniamo la nostra vita di fede a lei, che è la nostra Madre
gloriosa, preghiamo con lei e con lei camminiamo lungo le strade del tempo. La Vergine è
con noi, la sua assunzione non la allontana da noi; lei anzi ci accompagna nel nostro
pellegrinaggio terreno e ci attende al suo cospetto, nell'intimità del suo amore materno, per
gioire della sua bellezza, per partecipare della sua gloria, per contemplare e lodare con lei
lo splendore di Dio, che ha voluto condividere la sua vita divina e la sua santità a tutti i
suoi figli. Maria è la prima tra le creature rivestite di gloria; ma accanto a lei, in stretta
comunione con lei, ciascuno di noi trova il proprio posto nella gloria del Cielo. Dio ci ama,
ci vuole con sé e ci vuole trasfigurati, in maniera simile a come ha amato, ha voluto con sé
ed ha trasfigurato la Vergine di Nazareth. Apriamo il nostro cuore a Dio, viviamo lieti
nella speranza, andiamo incontro all'Assunta, nella gloria celeste.
Massimiliano Curletti