Il Rosario culla l’anima - Eco di Maria nr.162
Il noto teolologo Card. JOSEPH RATZINGER - prefetto per la Congregazione per la
dottrina della fede - intervistato sulle diverse realtà della nostra fede, racconta il suo
rapporto personale con la preghiera del rosario sottolineando come quest’espressione della
"pietà popolare" sia fondamentale per l’anima che da essa attinge serenità e pace.
L’origine storica del rosario risale al Medio Evo. Era un tempo in cui i Salmi
rappresentavano il punto di riferimento principale per chi pregava. Ma i Salmi biblici
rappresentavano un ostacolo insuperabile per tutti coloro che all’epoca non sapevano
leggere, che erano i più. Si è così cercato un Salterio adeguato alle loro esigenze e lo si è
trovato nella preghiera mariana cui si aggiungevano i misteri della vita di Gesù Cristo,
allineati uno dopo l’altro, come grani di una collana. Queste preghiere toccano la corda della
meditazione; il ritmo ripetitivo culla l’anima e le trasmette serenità, mentre il concentrarsi
sulla parola di e in particolare sulla figura di Maria e sulle immagini di Cristo, che si
sgranano davanti ai nostri occhi, calmano l’anima e la liberano da preoccupazioni e le
consentono di sollevare lo sguardo verso Dio.
In effetti il rosario ci restituisce quella sapienza originaria che sa bene come la ripetizione
sia una componente importante della preghiera e della meditazione, sia un modo per
cullarsi in un ritmo sempre uguale che ci trasmette la serenità. Non è così importante seguire
con razionale concentrazione ogni singola parola, ma al contrario lasciarsi cullare dalla
calma che induce la ripetizione, l’uniformità del ritmo. Tanto più che questa parola non è
vuota di contenuto, propone ai nostri occhi e alla nostra anima grandi immagini e visioni,
innanzitutto, la figura di Maria &emdash; e attraverso di lei anche la figura di Cristo.
Coloro che recitavano il rosario avevano duramente lavorato tutto il giorno. Non erano in
grado, pregando, di compiere grandi percorsi intellettuali. Al contrario, avevano bisogno di
una preghiera che restituisse loro la serenità, che li distraesse anche, che li liberasse dalle
preoccupazioni e offrisse loro consolazione e ristoro. L’esperienza della ripetizione, del
ritmo, della parola collettiva e della coralità personalmente mi trascina e mi culla e riempie
di sé lo spazio, che non mi tormenta, ma mi trasmette la calma, mi consola e mi libera.
Questa esperienza arcaica è stata assunta pienamente dal cristianesimo e ispira la preghiera e
l’interiorizzazione della preghiera nel contesto mariano e nella riproposizione della figura di
Cristo agli uomini &emdash;scavalcando l’intellettualismo a favore di una
valorizzazione dell’effetto rasserenante che produce il cullarsi dell’anima nelle parole
della preghiera.