"E' lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla" (Gv 6,63) - Eco di Maria nr.141
Lo Spirito, dono di Gesù - Tutta la vita di Gesù si snoda sotto l'azione dello Spirito Santo: dalla sua
incarnazione nel grembo di Maria, al battesimo, alle tentazioni del deserto, alla sua predicazione con
autorità, ai miracoli compiuti con il dito di Dio, fino a quando con uno Spirito eterno offrì se stesso
Immacolato a Dio (Eb 9,14). Ma con la sua morte e resurrezione, Gesù effonde il suo Spirito promesso
sugli uomini che credono in Lui.
Diceva S.Ireneo: "Gli uomini non erano abituati a vivere con lo Spirito, che è "totalmente altro",
completamente fuori dalla nostra esperienza. Perciò era necessario che Egli prima si abituasse a vivere
con noi, come in un vaso di alabastro purissimo. Questo vaso è stata l'umanità di Gesù, totalmente piena
del suo profumo. Ma al momento della morte il vaso è stato rotto. Anche fisicamente il suo petto è stato
trafitto. Allora lo Spirito Santo è stato effuso sul mondo e ha inondato di profumo la sua Chiesa". E'
l'irruzione del Divino nell'umano.
Giovanni annota che Gesù sulla Croce emise lo spirito. Queste parole non significano solo che "spirò",
ma che "diede lo spirito". Gesù risorto venne ancora tra i suoi discepoli, la sera di Pasqua. Alitò su di
loro, quasi evocando il soffio creativo delle origini, e disse: Ricevete lo Spirito Santo.
Poi viene la Pentecoste, il momento solenne dell'effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa. Mentre il
giorno di Pentecoste (la festa giudaica) stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (Atti
2). Quest'ultima è una notizia importante: erano insieme. Non solo fisicamente, geograficamente. Poco
prima si trova scritto che erano nel cenacolo unanimi e perseveranti nella preghiera. E' una costante. Lo
Spirito Santo viene quando i credenti sono unanimi e perseveranti nella preghiera.
Gesù l'aveva detto: "Il Padre dà lo Spirito a chi lo prega, a chi glielo chiede". Dunque, mentre tutti erano
riuniti, si sente un rombo come di vento gagliardo. Gli apostoli sanno che il vento ha lo stesso nome dello
spirito, perché in ebraico e in greco "vento" e "spirito" si esprimono con la stessa parola. Si videro delle
lingue di fuoco. Poi, finalmente, la realtà misteriosa: Tutti furono pieni di Spirito Santo, la realtà
invisibile che ha cambiato la faccia della terra.
La nostra Pentecoste - La Pentecoste non è semplicemente un avvenimento storico, accaduto una volta
per sempre, senza conseguenze per noi e per la nostra vita. E' un avvenimento di famiglia. Qualcosa
attraverso cui ogni cristiano deve passare. Una vita cristiana senza una Pentecoste, è come una Messa
senza la Consacrazione. Esteriormente tutto può essere perfetto: stessi riti, stesse preghiere, stesse
invocazioni...ma non avviene nulla. La Pentecoste è lo Spirito di Gesù in noi, che rinnova tutto il nostro
modo di pensare, di sentire, di scegliere, di parlare. E' lo Spirito di Gesù che guida il nostro vivere:
diventiamo come Gesù nel mondo.
Che cosa significò per i primi discepoli essere pieni di Spirito Santo? Si sentono improvvisamente
trasformati. Fanno cose strane, che prima non avrebbero mai fatto. Perdono la faccia. Si lasciano passare
per ubriachi. E' successo che hanno fatto un'esperienza travolgente dell'amore di Dio. Dove arriva, lo
Spirito Santo porta sempre l'amore di Dio. Lo dice Paolo: l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
mediante lo Spirito Santo che ci è stato donato (Rom 5,5). La stessa cosa si verifica ogni volta che nella
vita di un cristiano avviene una Pentecoste: l'effetto, a volte improvviso, altre volte più lento, è che la
persona si scopre amata da Dio. E, scoprendosi amata da Dio, non può che amare come Lui.
Ecco cos'è la rinascita nello Spirito. Non è una cosa astratta, ideologica, che avviene nel cervello. E'
un'esperienza di vita.
Secondo Luca, l'effetto immediato della venuta dello Spirito nella Pentecoste è la missione della Chiesa.
Persone timorose, sbarrate dietro le porte, improvvisamente si sentono animate da un desiderio
dirompente di evangelizzazione e scendono in piazza a parlare. A Gerusalemme -riferisce Luca- in quel
momento c'erano rappresentanti di tutti i popoli allora conosciuti. Voleva dimostrare così che la Chiesa si
rivolge a tutto il mondo, non è legata a un solo popolo, ma proiettata fino ai confini della terra. Lo Spirito
è la sua forza, che le consentirà di arrivare ai confini della terra. Prima dell'ascensione Gesù aveva detto:
Avrete forza dallo Spirito S. che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la
Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (At 1,8).
Diceva il patriarca ortodosso di Antiochia: Senza lo Spirito Santo: Dio, è lontano; Cristo, una memoria
del passato; l'autorità, una dominazione; la missione, una propaganda; l'agire cristiano, una morale da
schiavi.
Con lo Spirito Santo: Dio è presente; Cristo, vive oggi; l'autorità, servizio liberatore; la missione, una
Pentecoste; l'agire dei cristiani, l'agire dei figli di Dio.
Aggiunge uno scrittore francese: "Non c'è comunità cristiana senza lo Spirito Santo, e senza lo Spirito
Santo non c'è Chiesa. Un cristiano che non ha lo Spirito non serve a nulla. Può darsi che si agiti qua o là,
in parrocchia o in una comunità, ma la sua azione è chiassosa, penosa, piena di se stessa: vi domina lo
spirito del mondo con le sue ambizioni, arrivismi, gelosie. Una comunità cristiana che non è portatrice
dello Spirito Santo non serve a nulla: è una struttura in mezzo a tante altre, che aggiunge una vana pietà
ai modi del mondo, un corpo senza anima. Ciò che è attività materiale, esteriore non ha alcun senso senza
lo Spirito che la porta e la anima. E' lo Spirito che dà vita, la carne non giova a nulla (Gv 6,63)".
Ma dove c'è lo Spirito Santo si serve e si ama nel nome di Gesù, si sopporta, si accetta la Croce nel
silenzio, si lavora ma si crede nella potenza divina e non nelle nostre opere, la preghiera e le pratiche
religiose sono incontri d'amore dove lo Spirito intercede per noi. Allora le anime crescono nell'ascolto
della Parola di Dio, nella sottomissione, nell'amore fatto di opere, nella correzione fraterna e nella
imitazione reciproca e dei santi che ci hanno preceduto. Questa è la Chiesa che vive, nella pace, il frutto
dello Spirito Santo (Gal 5,22).