LA NOSTRA VITA È UN ROSARIO (Tratto dall'Eco di Maria nr.171)
Mi trovavo in un piccolo paese a celebrare la S. Messa e, parlando del Rosario, chiesi alla
gente: Ma secondo voi, cos’è il Rosario? Nessuno mi rispose.
Insistetti aiutandoli: con il Rosario cosa contempliamo? Dopo un breve silenzio una
bambina di sei o sette anni mi rispose: con il Rosario contempliamo la vita di Gesù.
Rimasi stupito. E come Gesù quando esultò nello spirito, anch’io dissi: ti magnifico o
Padre Signore del cielo e della terra poiché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei
cieli e li hai nascosti ai sapienti. Sì, Padre perché cosi è piaciuto a Te (Mt 11,25-26).
Svolgo il mio ministero sacerdotale presso il Santuario della Madonna del Rosario a
Pompei, fondato da un laico, il beato Bartolo Longo.
Era questi un avvocato napoletano, segnato da un esperienza negativa dovuta all’essersi
trovato immerso nello spiritismo. Un giorno, in preda all’angoscia, mentre avvertiva una
grande afflizione interiore perché preoccupato per la salvezza della sua anima, sentì
chiaramente un voce nel cuore: "Se cerchi salvezza propaga il Rosario".
Era la Madonna che gli parlava. Le campane di un piccola chiesetta suonavano in quel
momento il mezzogiorno. Inginocchiatisi dopo la preghiera dell’Angelus rispose con
grande decisione: se è promessa di Maria che chi propaga il Rosario è salvo, io non
lascerò questa terra senza aver propagato il Rosario. Cosa comportava tutto ciò?
Comportava che da quel momento il beato iniziava un vero e proprio processo di
assimilazione del Rosario…Cosa vuol dire assimilare il Rosario? Vuol dire assimilare
Cristo, poiché il Rosario è la vita stessa di Cristo.
Qualche tempo fa facevamo fatica a comprendere questa preghiera considerata di poca
importanza da tanti, ma oggi, grazie anche al Santo Padre che ci ha fatto dono di un
documento autorevole - la lettera Rosarium, Virginis Mariae - ne comprendiamo con
chiarezza il significato. Il Rosario è: Contemplare il volto di Cristo con Maria.
Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria per
sperimentare sempre nuovamente l’amore del Padre e godere della gioia dello Spirito
Santo (RVM 9). Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo
trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello
Spirito del Signore (Cor 3,18). Guidati da Maria, tenendo la nostra mano nella sua mano,
Ella col Rosario svolge il suo compito di trasformare in Cristo la nostra vita.
Così il mistero della vita di Gesù si cala nella nostra vita, e la nostra vita in Cristo
diventa un Rosario. I misteri del Rosario sono i misteri della nostra vita e, mentre
percorriamo il nostro cammino di fede, ci accorgiamo che le fasi della vita di Gesù sono
come le nostre.
Con i Misteri gaudiosi viviamo le grandi gioie delle quali il Signore ci fa partecipi.
La gioia non è una caratteristica primaria del cristiano? Come si può non gioire quando il
Signore ci fa comprendere il suo disegno su ciascuno di noi come accadde a Maria nel
momento dell’Annunciazione? Anche noi, come Maria, riceviamo l’annuncio da Dio di
dover concepire Cristo nelle nostre anime. Ma per concepirlo dobbiamo essere disposti
interiormente ad accoglierlo finché Gesù non si fa carne in noi. Poi non si rende difficile
comunicarlo: lo Spirito Santo comunica la nostra intimità con Gesù.
Con i Misteri della luce contempliamo la sua vita pubblica, il suo rivelare se stesso e il
Padre, in segni, parole e prodigi.
Quale discepolo non è chiamato ad additare Cristo come Giovanni nel momento del
Battesimo: Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati dal mondo (cfr. Gv 1,29), e
rivelare nello stesso tempo il volto misericordioso del Padre?
Con i Misteri dolorosi contempliamo l’infinito amore che Dio ha avuto per ciascuno di
noi, fino a toccare il punto più alto: non c’è infatti amore più grande che dare la vita per i
fratelli. Obbediente al Padre fino alla morte, e alla morte di croce (cfr. Fil 2,8).
Se tu dici che il tuo amore è grande per Dio, come ti viene in mente di fare diversamente?
Come non valorizzare tante sofferenze, tante ingiustizie e oppressioni che esistono intorno
a noi? Tutto il male che c’è nel mondo ci dà la possibilità di essere uniti alla passione di
Cristo.
Con i Misteri gloriosi contempliamo già qui in terra quelle cose che occhio non vide, né
orecchio udì, né mai entrarono nel cuore dell’uomo. (cfr. Is 64,3). La speranza non
delude poiché l’amore di Dio è stato riversato in noi. (Rm5,5).
Si vive in un modo diverso con questa speranza nel cuore. Il santo Curato d’Ars diceva
che anche i dolori si sciolgono come neve al sole.
Il nostro cammino non è diverso da quello di Gesù. Egli per primo ha toccato tutte
queste fasi: è passato dalla afflizione alla gioia, dal fallimento al successo, dalla
disperazione al conforto, dalle tentazioni alla vittoria, dalla nascita alla morte. In tutto
simile a noi eccetto il peccato (cfr. Eb 4,15), anche se ha vissuto tutti gli effetti del
peccato. E, infine, è passato dalla morte alla gloria.
Per questo motivo, in virtù dell’umanità di Cristo assunta dalla Vergine - che è vissuta in
pienezza e glorificata mediante lo Spirito Santo - assimilandola con grande fiducia, siamo
partecipi della sua stessa vita.
Tutto nella nostra vita ha valore. In Cristo nulla è perduto, anche la nostra tragica fragilità,
anche i nostri peccati, anzi sono stati proprio questi a meritarci un grande Redentore.
Quando diciamo il Rosario vogliamo dire tutto questo. Vogliamo dire il vangelo
vissuto in noi. Vogliamo dire la vita di Cristo in noi.
Ecco come lo ha inteso il Beato Bartolo Longo. Ecco come lo hanno inteso tutti gli altri
santi, anche se non ne hanno esplicitamente parlato o lo hanno diffuso, perché si sono
accorti che in realtà la loro stessa vita era diventata un Rosario.
Sac. Andrea Fontanella