Messaggio del 25 dicembre 2002:Cari figli! Oggi, nel giorno dell'amore e della pace, con Gesù tra le braccia, vi invito alla preghiera per la pace. Figlioli, senza Dio e la preghiera non potete avere la pace. Per questo, figlioli, aprite il vostro cuore, affinché il Re della pace nasca nel vostro cuore. Solo in questo modo potete testimoniare e portare la pace di Dio a questo mondo inquieto. Io sono con voi e vi benedico con la mia benedizione materna. Home :: Altri documenti sulla preghiera
Edith Stein e la preghiera del cuore - Eco di Maria nr.144
La sua vita di preghiera si basava su due pilastri: la S. Messa e
l'adorazione al Santissimo. Essa scrive: "Le sostanze che
servono allo sviluppo dell'organismo umano, sono trasformate in esso.
E se gli uomini ricevono con fede il Pane eucaristico, sono anch'essi
trasformati, incorporati al Cristo in una unione vitale e ripieni di
vita divina. Il Verbo si è fatto carne per dare la vita che
Egli possiede, per offrire se stesso e la creazione riscattata dalla
sua offerta, in sacrificio di lode al Creatore". A tal scopo
diceva: "Dobbiamo creare in noi uno spazio eucaristico questo è
certamente il mezzo più sicuro per essere e perdurare
continuamente uniti con Dio, per trapiantarci ogni giorno più
saldamente e profondamente nel corpo mistico di Gesù.
E'
necessario creare nella nostra vita uno spazio per il Salvatore
eucaristico, affinché possa trasformare la nostra vita nella
sua vita. E' forse chiedere troppo? Si ha tempo per raccontare ogni
genere di cose inutili da libri, riviste e giornali, per andare
attorno a sedere nei caffè, per sprecare i quarti e le
mezz'ore chiacchierando in strada; tutte dispersioni in cui a poco a
poco si sciupano tempo e forza.
Che non sia proprio possibile
riservarsi un'ora del mattino in cui non distrarsi, ma raccogliersi,
nella quale non ci si disperda, ma si acquisti forza per fronteggiare
l'intera giornata?" E proseguiva: "Veramente a tale scopo
una sola di queste ore non basta: si deve vivere tra l'una e l'altra
di queste ore di raccoglimento in modo che sia facile ritornarvi. Non
è più possibile "lasciarsi andare" anche
soltanto temporaneamente. Con il nostro Signore si acquista una
sensibilità sempre più delicata per ciò che gli
piace o dispiace".
La presenza di Cristo-Dio, alimentata
dalla preghiera diventa fonte di una nuova sensibilità
spirituale ed umana.
Scrive una sua alunna: "Restava ore e
ore davanti al tabernacolo tutta assorta in Dio. Il suo modo di
pregare toccava le anime, più dei più bei discorsi..."
Una giovane professoressa ricorda: "La sua sola presenza era un
invito all'ascesa... ci trascinava al suo seguito senza troppe
parole, unicamente con l'irradiare del suo cuore puro, nobile e
offerto. Le sue ex-allieve testimoniano: "Non ci parlava affatto
di religione: tuttavia sentivamo che viveva la propria fede; al
vederla pregare in cappella ci sembrava di accostarci alla presenza
del mistero di Dio in un'anima". "Per il minimo servigio
manifestava una gratitudine traboccante... eppure lei, a qualsiasi
ora era disponibile, pronta a riceverci e a interrompere i suoi
lavori filosofici più esigenti... Lenta nel giudicare aveva
una pazienza immensa per conoscerci, per andare aldilà delle
apparenze".
Un'amica, che seguiva insieme a lei i riti della
settimana santa, racconta come il venerdì santo Edith passava
l'intera giornata in chiesa, dalle 4 del mattino fino a notte senza
toccare cibo. A chi stupito da quel rigoroso digiuno le chiedeva come
potesse sopportarlo, Edith rispondeva sorridendo: "La mia
vecchia madre, a 84 anni, osserva ancora digiuni di 24 ore. E come
non sopportarlo nel giorno della morte del Signore".
Il suo
pregare non è un egoistico appagamento, ma sorgente di energia
per il compimento del proprio dovere, per portare il mondo a Dio: se
perciò "rientrare in sé significa avvicinarsi
gradualmente a Dio, ... comporta anche la progressiva conquista di un
atteggiamento sempre più puro e più genuinamente
realistico nei confronti del mondo" ... "Tutto dipende in
primo luogo dall'avere, in ogni attività un posticino nel
quale poter trattare con Dio, come se non esistesse nient'altro, e
questo quotidianamente; infine dal considerare noi stessi
esclusivamente come strumenti e le energie particolari, con le quali
si deve lavorare, come qualcosa di cui non noi abbiamo bisogno, ma
Dio in noi". Anche al Carmelo colpiva in modo particolare il suo
fervore nella preghiera: offriva la S. Messa, come fosse il proprio
sacrificio; mostrava grande zelo per l'ufficio corale; molto prima
della sveglia della comunità, era già in preghiera in
ginocchio vicino alla finestra aperta, con le braccia in croce ad
implorare misericordia dal Signore per il suo popolo. Anche durante
il freddo invernale pregava così "per abituarmi -diceva-
ai sacrifici che incontrerò nei lager".
La
partecipazione alla Croce redentrice di Cristo. "Non è
l'attività umana che salva, ma la Passione di Cristo:
partecipare ad essa: ecco la mia aspirazione!" Con queste parole
Edith dà il motivo del suo ingresso al Carmelo. In un
biglietto indirizzato alla priora del Monastero di Echt, il 29 marzo
1939, domenica di Passione, scrive: "Cara Madre, prego Vostra
Reverenza di permettere che io mi offra al Cuore di Gesù come
vittima di espiazione per la vera pace, perché il regno
dell'anticristo crolli, se è possibile, senza una nuova guerra
mondiale, e un nuovo ordine possa essere instaurato. Vorrei farlo
oggi stesso, perché già siamo alla dodicesima ora. So
di essere un niente, ma Gesù lo vuole, e in questi giorni
chiamerà certamente anche molti altri a fare la stessa
cosa".
Con forza sente la fecondità dell'unione con il
Crocifisso: "Unita al Signore, tu sei come Lui Onnipresente. Tu
non potrai venire in aiuto solamente qua e là come il medico,
l'infermiere o il sacerdote. Con la forza della Croce, potrai essere
su tutti i fronti, in tutti i luoghi del dolore. Il tuo amore
misericordioso, l'amore che viene dal Cuore Divino, ti condurrà
ovunque Egli sparge il suo sangue prezioso che monda, sana e
redime.
Nel lager di Auschwitz i testimoni oculari affermano che
sembrava un angelo di carità e di bontà. Al suo fianco
si respirava il soprannaturale. Nell'inferno di quel campo essa
viveva, parlava, pregava tutta trasformata nel suo Cristo. In una
conversazione mi disse: "Il mondo è fatto di contrasti,
ma alla fine quei contrasti non rimarranno, rimarrà solo la
carità, come potrebbe essere diversamente?"
La croce
trionfava in lei, come trionfò in Cristo: "La Croce non è
fine a se stessa... E' il simbolo trionfale con cui Egli -il Cristo-
batte alla porta del cielo e la spalanca. Allora ne erompono i fiotti
della luce divina, sommergendo tutti quelli che marciano al seguito
del Crocifisso" (Scientia Crucis). "Molti nostri
contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più
eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è
una lezione d'amore. L'amore rende fecondo il dolore e il dolore
approfondisce l'amore".