Messaggio del 14 marzo 1984:Pregate e digiunate affinchè il regno di Dio venga in mezzo a voi. Mio figlio vi accenda del fuoco dello Spirito Santo.
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COME SI PREGA IL ROSARIO
La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario
con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro
assimilazione. È il metodo basato sulla ripetizione. Qualcuno
pensa che questa pratica sia arida e noiosa, soprattutto quando
l'abitudine rischia di farla diventare "meccanica". Ma per
comprendere il Rosario "bisogna entrare nella dinamica
psicologica che è propria dell'amore" ci spiega il Papa.
Infatti, chi ama non si stanca mai di ripetere le stesse cose
all'amato con effusioni che "pur simili nella manifestazione,
sono sempre nuove per il sentimento che le pervade".
In
Cristo Dio ha assunto davvero un cuore di carne, un cuore capace "di
tutte le vibrazioni dell'affetto". Attraverso la preghiera a
Maria il nostro atto d'amore va direttamente a Gesù che non si
stanca mai di ricevere le nostre carezze amorose. È quindi
evidente che per Lui la nostra ripetizione non può essere né
arida né noiosa, a condizione che ogni nostra parola sia
pronunciata con il cuore.
UN METODO VALIDO... CHE TUTTAVIA PUÒ ESSERE MIGLIORATO
In occidente esiste oggi una rinnovata esigenza di meditazione
che, come afferma la lettera: "trova a volte in altre religioni
modalità piuttosto accattivanti". Si è tuttavia
allettati da tali proposte perché non si conosce abbastanza la
tradizione contemplativa cristiana.
Queste tecniche di meditazione
orientali "pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili
con l'esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico
inaccettabile", ci avverte il Papa. In questa prospettiva, il
Rosario ci offre un ottimo metodo per contemplare, "senza
necessariamente dover ricorrere a tecniche di carattere psico-fisico
per ottenere un'alta concentrazione spirituale".
L'ENUNCIAZIONE DEL MISTERO
È di fondamentale importanza enunciare bene il mistero,
perché in realtà è "come aprire uno
scenario su cui concentrare l'attenzione".
È noto che
le immagini ci aiutano a comprendere più facilmente qualsiasi
messaggio, non per niente la nostra società si orienta in
misura sempre maggiore verso una comunicazione visiva più che
verbale. Questa metodologia, del resto, corrisponde alla logica
stessa dell'Incarnazione: "Dio ha voluto prendere, in Gesù,
lineamenti umani. È attraverso la sua realtà corporea
che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero
divino". Dare la giusta importanza all'enunciazione dei misteri
del Rosario corrisponde quindi a questa esigenza di concretezza.
L'ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO
"Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l'enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente" scrive Giovanni Paolo II, confermando la buona abitudine di chi solitamente accompagna la riflessione con un passo della Scrittura. Se pensiamo infatti che la Parola di Dio è viva e non solamente un semplice racconto di fatti, inserendola nella meditazione del mistero permetteremo a Dio di parlarci in prima persona.
IL SILENZIO
"L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio". Allora, dopo aver aperto lo scenario del mistero arricchendolo con la Parola di Dio è opportuno creare uno spazio interiore dove lo Spirito Santo ci possa comunicare il pensiero di Dio per noi. Ma per far parlare Lui è necessario che noi taciamo: "La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e mass-mediatica, c'è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile", commenta il Papa con il suo consueto tono realistico.
IL "PADRE NOSTRO"
"Dopo l'ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l'animo si innalzi verso il Padre". È con questa preghiera infatti che si aprono le decine e non può che essere così. In ciascuno dei suoi misteri Gesù infatti ci porta sempre al Padre: "Nell'intimità del Padre Egli ci vuole introdurre, perché diciamo con Lui "Abbà, Padre" (Rm 8, 15; Gal 4, 6).
LE DIECI "AVE MARIA"
"È questo l'elemento più corposo del Rosario e
insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza"
leggiamo nella lettera. Ma questo continuo rivolgerci a Maria non
esclude, come già ribadito, la centralità di Cristo,
"ma anzi la sottolinea e la esalta". Il nome di Gesù
si trova per l'appunto al centro della preghiera, come ci fa
giustamente notare il Papa: "Il baricentro dell'Ave Maria, quasi
cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù.
Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e
con esso anche l'aggancio al mistero di Cristo che si sta
contemplando. Ma è proprio dall'accento che si dà al
nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una
significativa e fruttuosa recita del Rosario".
Ripetere
quindi questo nome, l'unico nome nel quale ci è dato di
sperare salvezza (cfr At 4, 12) &emdash; intrecciato con quello
della Madre Santissima, ci fa penetrare sempre più la sua vita
assimilandoci a Lui.
IL "GLORIA"
"La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana". Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. Questa breve ma preziosa preghiera non può quindi essere pronunciata frettolosamente, quasi come una rapida conclusione, perché se ci siamo lasciati coinvolgere dalla contemplazione del mistero e dal susseguirsi dell'Ave Maria, il Gloria "acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare l'animo all'altezza del Paradiso".
LA 'CORONA'
"Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona". Tante volte l'abbiamo vista tra le mani delle statue raffiguranti Maria e anche noi l'afferriamo volentieri, come ci invita la Madonna stessa nei suoi messaggi, ma le attribuiamo unicamente una funzione di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. In realtà la corona del Rosario ha un valore molto più profondo, perché "evoca l'incessante cammino della contemplazione e della perfezione cristiana". Inoltre, iniziando e finendo con il crocifisso ci ricorda che "In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti".
LA VIA DI MARIA
Se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso
spirituale, "in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e
sostiene il fedele con la sua intercessione potente", ci ricorda
infine il Santo Padre. Esso è veramente "la via di Maria.
È la via dell'esempio della Vergine di Nazareth, donna di
fede, di silenzio e di ascolto".
Pregando quindi i "misteri
di Cristo" ci troveremo contemporaneamente a pregare "i
misteri della Madre". Della nostra Madre, che non mancherà
di farci comprendere, attraverso la preghiera, anche il grande
mistero della nostra vita.