Messaggio del 11 novembre 1983:Desidero che teniate sempre una immagine dei Cuori di Gesł e Maria nelle vostre case. Home :: Altri documenti sulla preghiera
Rose per Maria (Tratto dall'Eco di Maria nr.171)
È necessario richiamare brevemente la genesi e i componenti del Rosario, perché noi non siamo i primi discepoli del Signore né i primi devoti di sua Madre.UN PO’ DI STORIA…
I SEMI
I semi che si svilupperanno a poco a poco per schiudersi nel
Rosario, sono stati seminati nei secoli XII-XIII, soprattutto dai
monaci cistercensi, frutto di una devozione a Maria particolarmente
sentita e praticata. L’impegno del monaco - il servizio a Dio -
è diviso tra il culto e il lavoro manuale.
Nel lavoro dei
campi i monaci venivano aiutati dai braccianti, con un lavoro che
unisce religiosi e laici e che si fa preghiera e lode perenne: la
preghiera continua, vocale, che accompagna la fatica dell’artigiano
e del contadino, preghiera che per ragioni ovvie doveva essere
semplice e ripetitiva perché serviva come colonna sonora al
lavoro di gente pressoché analfabeta. E le preghiere più
semplici per i semplici erano il Pater, l’Ave e il Credo,
preghiera che tutti dovevano sapere a memoria per poterle recitare,
oltre che in chiesa, sul lavoro e in cammino.
LA DIFFUSIONE
È principalmente opera degli Ordini mendicanti e in
particolare dei Domenicani, chiamati e mandati a predicare al popolo,
posti al servizio della Parola per la conversione del cuore:
penitenza e preghiera sono sempre i frutti richiesti.
C’era
quindi bisogno di una preghiera semplice, ripetitiva, recitabile da
tutti in ogni momento e in ogni ambiente, adatta ad ogni cultura, che
impegna la persona e mette in moto la lingua, che possiede aperture
continue di meditazione, o ancora meglio, di contemplazione.
LA PREGHIERA DI TUTTI
Il Rosario diviene preghiera di tutti, principi e mendicanti,
dottori e analfabeti, con una diffusione accelerata dall’incombere
della peste, della fame, della guerra, i tre grandi servitori della
morte e quindi della paura.
Da san Pio V a Paolo VI, tutti i papi
hanno insistito sulla recita del Rosario, soprattutto nei momenti
difficili, quando la storia sembra ingarbugliarsi talmente da
chiudere ogni speranza.
ROSARIO - ROSAIO - ROSETO
Non so chi sia stato il primo che ha trasformato le Ave Maria in rose per comporre un rosario - rosaio - roseto, una corona di rose per la Madre del Signore. Certo deve essere stato un poeta. Il nome specifica il tipo di incontro con la Madre del Signore: un dovere, un obbligo, una pratica noiosa, una pietà obsoleta… No: è l’offerta di una corona di rose, laddove la rosa è sinonimo di cortesia, affetto, amore, rispetto, offerta di servizio, dono gratuito, riconoscimento e riconoscenza verso la propria Madre e Madre del Signore.
UN CORPO CHE PREGA
Il Rosario è infatti una persona-corpo che prega: in
ginocchio, seduto, in ufficio o tra le faccende di casa, in cammino,
mentre guida la macchina o è strizzato in un tram appeso al
corrimano… Sono parole dette, ripetute, ridette, ripetute
ancora sul filo della memoria che si dipana, anche distratti, mentre
in città si scansano le macchine, o si lavora in campagna e si
fatica e pure si gode del prodigio della natura che si rinnova, o in
vacanza sui monti mentre si suda per un’erta salita e l’Ave
Maria segna il passo, o al mare quando l’Ave Maria s’accorda
col fievole sciacquio della risacca…
Certo, il nostro
Rosario è pieno di distrazioni-attenzioni, con ricuperi
improvvisi e profondi; o solamente avvinto dal ritmo dell’Ave
Maria fino ad arrivare allo stupore e alla gioia. E nella civiltà
dei tranquillanti rinasce l’esichìa, la
tranquillità-serenità: l’anima prima trattenuta e
costretta con violenza dalle tenaglie del corpo, a poco a poco si
distende e si mette comoda. È la pace.
UN’ANIMA CHE PREGA
E la persona-anima ne gode. Gode di distrazioni-riflessioni,
splendide, dove maturano pensieri e progetti, e problemi si
risolvono, e verità a lungo ricercate si aprono in tutto il
loro splendore.
È veramente e in pienezza il vacare Deo,
l’otium che si apre a Dio, il tempo libero pronto ad essere
riempito di Lui; quando l’anima si svuota per ricevere e vivere
e godere la sua presenza.
E il susseguirsi dei Rosari, per giorni,
mesi e anni, con la loro martellante ripetitività, porta a
poco a poco, ad immedesimarsi, come spettatori-attori, nei misteri
della redenzione.
È FEDELE CHE PREGA
Ed è contemplazione. Non meditazione: la meditazione richiede silenzio e concentrazione per penetrare verità e valori. Ora i misteri del Rosario non parlano di verità o di virtù, ma sono memoria dei fatti della storia della salvezza che hanno la loro pienezza nel Padre che manda il Figlio fatto da donna per riscattare i suoi fratelli e condurli all’adozione a figli; e manda lo Spirito del Figlio che in noi chiama il Padre Abbà (Gal 4,4s.). "Nel primo mistero si contempla…". È contemplazione di fatti, scene, episodi che richiamano alla memoria; fatti antichi che ci vedono spettatori-attori perché misteriosamente resi presenti in noi dal Battesimo nella Morte e Risurrezione del Signore Gesù (Rm 6,3): è questo il memoriale che ci pone accanto e in comunione con i personaggi che hanno operato la nostra salvezza e che danno fondamento alla nostra speranza…
LA PREGHIERA PER ECCELLENZA
Una preghiera che ha costituito e formato generazioni di fedeli:
la preghiera per i vivi e per i morti. La preghiera della povera
gente, che ci mette dentro con fiducia tutte le tribolazione del
presente e le attese del futuro, e la preghiera di gente ricca e
colta, di laici, di vescovi e di presbiteri, la preghiera
raccomandata dei papi almeno di mezzo millennio, e recitata in tutto
il mondo cattolico. Tutti accomunati nella dimensione dei "poverelli
di Dio", coloro che non sono arroganti di fronte a Dio e alla
Madre del Signore.
(liberamente tratto da: il Rosario - di
Serafino Zardoni)