Messaggio del 25 aprile 1999: Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, siate portatori gioiosi della pace e dell'amore in questo mondo senza pace. Testimoniate con il digiuno e la preghiera che siete miei e che vivete i miei messaggi. Pregate e cercate! Io prego e intercedo per voi presso Dio affinché vi convertiate e perché la vostra vita e il vostro comportamento siano sempre cristiani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Il segreto di Wojtyla (Antonio Socci 14.05.2005)
Vogliamo tornare ai sacrifici umani? Vogliamo una società
fondata sull’immolazione sacrificale di vittime umane
innocenti? Bisogna porsi queste strane e conturbanti domande, di
sapore etnoantropologico, se vogliamo capire davvero la decisione di
Benedetto XVI di accelerare l’iter della beatificazione di
Karol Wojtyla e di darne notizia proprio nel giorno di ieri. Infatti
la Chiesa proclama dei santi per un motivo pedagogico. Vuole indicare
donne o uomini di Cristo, umanamene affascinanti, come amici,
compagni di viaggio, protettori ai cristiani ancora nella trincea
della milizia terrena.
E perché allora l’urgenza
di indicare l’esempio del grande Karol? Qual è
l’impellenza drammatica dei tempi? E cosa è stato
Wojtyla? Bisogna ricordare prima la natura del cristianesimo. Tutte
le religioni pagane e tutte le forme di potere – prima del
cristianesimo – si sono strutturalmente fondate sui sacrifici
umani. Non solo le religioni (e il potere) degli antichi o degli
Aztechi per cui venivano sgozzati 25 mila poveracci ogni anno (circa
70 al giorno: veniva loro strappato loro il cuore da vivi), ma tutte
le forme di potere – sempre sacralizzate (come ha sottolineato
Ratzinger in una memorabile lezione alla Sorbona) – esigevano
immani olocausti di popoli: per il re, per l’impero, per le
conquiste, per l’economia o per vari fanatismi… Tutte le
società peraltro erano schiavistiche, cioè prosperavano
sul fatto che un certo numero di esseri umani (tanti) venivano
degradati a non-persone e non avevano alcun diritto. Erano cose da
usare. Su cui si poteva esercitare ogni arbitrio.
Il
cristianesimo è la fine di questa notte orrenda. E’ una
storia che inizia con Abramo (cioè con Israele) a cui l’unico
Dio, con l’episodio drammatico di Isacco, svela di aborrire
tutti i sacrifici umani e di volervi metter fine. Dio rivelerà
totalmente la sua natura (che è Amore) incarnandosi e
facendosi Lui stesso, Gesù Cristo, vittima sacrificale:
l’ultima della storia, per redimere tutti. Per questo il
cristianesimo ha messo fine a tutti i sacrifici umani e ha vissuto i
primi due secoli di martirio per rifiutare la divinità
dell’Imperatore-Stato a cui “sacrificare”. Gli
aztechi, ad esempio, seppero cos’era il cristianesimo quando
gli spagnoli, come primo atto, proibirono da subito tutti i sacrifici
umani e sugli altari dove venivano sgozzate le vittime posero
un’icona della Madonna col bambino. Infatti poi la Vergine,
apparendo all’indio Juan Diego, si definì Coatlaxopeuh,
che significa “Colei che schiaccia il serpente” (Satana).
Da qui il nome di quel santuario, Guadalupe, genesi della cristianità
sudamericana.
Con i tempi moderni è tornato il
paganesimo degli dèi sanguinari ed il cristianesimo è
stato perseguitato e messo ai margini. Basta ascoltare il più
acerrimo e lucido nemico della Chiesa, quel Nietzsche che, alla
vigilia del Novecento, traccia questa perfetta diagnosi: “L’individuo
è stato ritenuto dal cristianesimo così importante,
posto in modo così assoluto, che non lo si poté più
sacrificare; ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani (…).
La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie –
è dura, è piena di auto superamento, perché
abbisogna del sacrificio dell’uomo. E questo pseudo umanesimo
che si chiama cristianesimo vuole giungere appunto a far sì
che nessuno venga sacrificato”.
Tutto il Novecento sta
in questo scontro apocalittico. Nietzsche ha proclamato senza
ipocrisia la necessità di abbattere il cristianesimo per
tornare al paganesimo dei sacrifici umani. E purtroppo il nazismo –
come spiega René Girard - ha orrendamente praticato il ritorno
agli dèi della Razza e all’immane olocausto di esseri
umani.
Ma – sotto forme ideologiche o sociali diverse –
questa è la notte in cui è sprofondato tutto il
Novecento: iniziato, non a caso, con l’immane olocausto della
Grande guerra (“l’inutile strage”, la definì
Benedetto XV). Poi con l’oceano di vittime sacrificali della
rivoluzione d’ottobre e del comunismo: intere classi sociali e
interi popoli, a milioni, trasformati – a tavolino – in
vittime sacrificali da immolare per il raggiungimento di certi scopi.
Immolati ai nuovi dèi del Partito, della Classe, dello Stato,
del Socialismo.
Karol Wojtyla nasce proprio dentro questo
inferno, nasce da quel popolo polacco che era stato dichiarato
vittima sacrificale da sopprimere dai due demoni alleati, Hitler e
Stalin. E infatti proprio con l’attacco concordato, rossobruno,
alla Polonia, inizia il secondo immane Macello mondiale. E dentro di
esso quell’Olocausto unico nel suo genere che è stato la
Shoah. Tutti gli antichi demoni sono tornati nel Novecento e si sono
scatenati innanzitutto contro i due popoli testimoni del Dio di
Abramo e di Gesù (il popolo ebraico e il popolo cristiano) e
poi contro tutti gli esseri umani deboli, indifesi, considerati
“parassiti” e “inferiori” o sub-umani, contro
le vittime predestinate.
Karol Wojtyla diventa papa venendo
da questo inferno e subito implora di aprire le porte all’unico
difensore della causa dell’uomo: Gesù Cristo. E della
dignità dell’uomo – in Cristo – fa il tratto
di tutto il suo pontificato. Si è consumato per mettere in
guardia dalle forme nuove e più insidiose di barbarie
neopagana. Il suo ultimo libro, “Memoria e identità”,
uscito pochi giorni prima della morte, grandioso affresco del nostro
tempo, è drammatico proprio perché indica le minacce
presenti anche nelle società democratiche.
All’opposto
della dottrina-Zapatero, il papa afferma che i diritti fondamentali
dell’essere umano non sono a disposizione nemmeno dei
parlamenti democraticamente eletti, né di eventuali
maggioranze elettorali: non si vota sulla vita o sulla libertà.
Neanche queste eventuali maggioranze hanno il diritto –
denuncia il papa – di decidere sulla vita e la morte di altri
esseri umani, né hanno il diritto di trasformarli in “cose”,
solo perché certe creature innocenti (come i nascituri) sono
indifese e senza voce. Nessun essere umano può essere
sacrificato, mai, su nessun altare, neanche quello (presunto e
ipocrita) del bene comune o della scienza. Come capì
Nietzsche, Cristo è venuto affinché “nessun
essere umano venga più sacrificato”.
Wojtyla lo
ha gridato con il suo amore appassionato al Redentore, l’ha
gridato a ogni angolo del pianeta, dovunque la dignità
dell’uomo è calpestata, dovunque ci sono creature umane
che soffrono, private dei loro fondamentali diritti, dovunque
l’umanità è offesa e umiliata, o schiavizzata,
degradata, affamata, straziata. E dovunque – il papa “Totus
tuus” - ha chiesto su queste povere creature la protezione di
Colei che arde di compassione per tutti gli esseri umani e che per la
loro salvezza schiaccia il Serpente del Male.
Per questo
Benedetto XVI ha scelto il giorno di ieri per dare l’annuncio
della beatificazione di Wojtyla: era infatti il 13 maggio, festa
della Madonna di Fatima. E’ a Fatima che è iniziato quel
“particolare intervento di Dio”, e quindi di Maria, che
Wojtyla coglieva in “tutto il XX secolo”. E’ a
Fatima infatti che la Madonna ha supplicato l’umanità –
con segni e profezie grandiose – di tornare a Dio, di non darsi
in pasto agli dèi sanguinari.
Ed il 13 maggio è
anche l’anniversario del tentato omicidio di Giovanni Paolo II
in piazza san Pietro, quel crimine che proprio il terzo segreto di
Fatima aveva preannunciato. Perché le ideologie del Male, gli
dèi sanguinari, puntavano al bersaglio massimo, al Vicario di
Cristo, al difensore di tutte le vittime. E la Madonna di Fatima lo
ha salvato. C’è tutto questo nell’annuncio di
ieri. Papa Ratzinger ha urgenza di indicare al mondo la gravità
dei tempi e la speranza.
Fonte: © il Giornale - 14
maggio 2005