FATTI CONNESSI ALL’EVENTO DELLE LACRIMAZIONI
Il fatto delle lacrimazioni suscita una serie di reazioni e di
eventi che cerchiamo di esporre in maniera ordinata e sintetica.
Il giorno immediatamente seguente la prima lacrimazione il
parroco di S. Agostino, don Pablo Martín, informa dell’evento il
Vescovo, e il giorno dopo (4 febbraio) gli consegna una lunga e
dettagliata relazione.
Comincia un grande afflusso di curiosi e visitatori.
Una donna scalmanata tenta con violenza di levare con le dita
il sangue della statua e di romperla; le viene impedito, ma di
fronte a questa situazione si fanno intervenire le Forze
dell’Ordine e si cerca di proteggere la statuina con un vetro. Il
gesto di questa donna è come una premonizione di quanto accadrà
in seguito. Da diverse parti si cercherà di distruggere la statuina,
di negare la verità dell’evento, di perseguitare i protagonisti,
di far tacere in qualche modo la portata spirituale del
«segno».
Il 5 febbraio (domenica) sono presenti molti giornalisti. La
notizia viene data anche dalla Radio e dalla Televisione. Le persone
che accorrono per vedere l’evento ormai sono migliaia.
Il Vescovo chiede a don Pablo di contattare qualche medico di
fiducia per verificare se il liquido sia effettivamente sangue o
altro. Viene contattato il Dott. Umberto Natalini, il quale con il
Dott. Graziano Marsili, ematologo del Centro Diagnostico
Europa, verso mezzogiorno, si reca in casa Gregori. Alla presenza
delle Forze dell’Ordine viene effettuato un primo prelievo del
rivolo più lungo sul petto e sul posto stesso si effettuano le prime
analisi e controanalisi. Il risultato è: «Liquido biologico», cioè
sangue. Durante queste operazioni i funzionari della Pubblica
Sicurezza Giudiziaria redigono un verbale.
La mattina del 6 febbraio, all’alba, Fabio vuole portare la statuina
in chiesa perché sostiene di aver udito una voce che gli
diceva: «Portala in chiesa, vuole andare da suo figlio». Don
Pablo in un primo tempo si oppone, perché accoglierla in chiesa
sarebbe come dare un riconoscimento ufficiale che ancora non
c’è, ma in un secondo momento accetta di prenderla e di tenerla
in casa. Fabio prende la statuina e scortato dalla Polizia la porta
a S.Agostino e la consegna a don Pablo.
Il Vescovo, avvertito, ordina al parroco di non tenere presso di
sé la Madonnina e di restituirla ai proprietari. La statuina viene
affidata a Gregori Enrico il quale accetta l’incarico di custodirla
solo a patto che nessuno dei familiari venisse a conoscenza del
fatto. La cosa rimase segreta fra il parroco ed Enrico che conservò
la statuina prima nella soffitta della propria abitazione e poi
in una carrozzina per bambini all’interno dello sgabuzzino di
casa.
Il 7 febbraio, alle ore 18.00, i coniugi Fabio e Annamaria,
insieme ad Enrico e Don Pablo, si recano dal Vescovo. Si parla
di «analisi». I Gregori fanno presente che essendo la statuina di
proprietà della famiglia, alle analisi doveva essere presente uno
dei familiari e che avrebbero dovuto essere svolte da una
Università laica.
Il 9 febbraio, nel pomeriggio, i Gregori consultano un legale
per vedere che cosa fare, ma la sera Fabio sente ancora una voce
misteriosa ed imperiosa che gli dice: «Mi stai tradendo, la devi
portare in chiesa». Si reca tutto agitato dal parroco e gli dice:
«Dobbiamo consegnarla al Vescovo, dobbiamo portarla alla
Chiesa». Viene fissato un appuntamento con il Vescovo per l’indomani
mattina.
Il 10 febbraio, alle ore 8,30, la statuina viene consegnata al
Vescovo, il quale la sottopone ad un breve rito esorcistico accertando
l’assenza di presenze demoniache. Nel pomeriggio mons.
Grillo con il Dott. Marco Di Gennaro, Primario cardiologo
dell’Ospedale di Civitavecchia, porta la statuina al Policlinico
Gemelli di Roma per l’esame radiografico e il prelievo del sangue.
In serata la Madonnina viene riportata a Civitavecchia nella
casa del Vescovo.
L’11 febbraio, in mattinata, il Vescovo telefona a don Pablo
per dirgli di comunicare che ai primi esami i Professori avevano
escluso che vi fossero strumenti o marchingegni all’interno della
statuina. Il liquido era veramente sangue umano e non poteva
essere prodotto dal materiale della statua. Quindi sarebbero
andati oltre con gli esami. Don Pablo comunica immediatamente
la notizia ai Gregori.
Il 28 febbraio dai Professori Angelo Fiori e Giancarlo Umani
Ronchi vengono consegnati a mons. Grillo i risultati delle analisi
effettuate sul sangue della statuina. Dopo una descrizione
minuziosa degli esami effettuati e delle tecniche usate vengono
presentate le seguenti conclusioni:
Le tracce di apparenza ematica riscontrate sul volto e sul collo della
statua della Madonna sottoposte al nostro esame sono risultate
TRACCE DI SANGUE UMANO MASCHILE. L’esame macroscopico
e radiologico della statua non ha evidenziato la presenza di
anomalie all’infuori delle tracce ematiche.
I risultati importanti quindi sono due: prima di tutto per quanto
riguarda il sangue si tratta di «sangue umano maschile (XY)»;
in secondo luogo, circa l’esame radiologico della statuina non
sono risultate al suo interno strutture o apparecchiature o cavità,
pertanto viene escluso ogni trucco interno.
La Magistratura, che nel frattempo ha avviato un procedimento
penale nei confronti di Fabio Gregori, non fidandosi dei risultati
già acquisiti dai due scienziati di fama internazionale delle
Università di Roma, affida le indagini alla Criminalpol, la quale,
nella persona del Dott. Spinella, il giorno 28 marzo, effettua un
prelievo del sangue sulla statuetta. È presente il Prof. Umani
Ronchi, invece è assente Prof. Fiori che arriva in ritardo. La
Magistratura incarica il Policlinico Gemelli di controllare la statua
con la T.A.C., a completezza delle indagini radiologiche già
effettuate.
Durante il prelievo di sangue il Prof. Umani Ronchi si accorge
che la situazione del sangue sulla statuina era diversa da come
l’aveva lasciata nel precedente prelievo e costringe quindi il
Vescovo a raccontare il fatto della nuova lacrimazione avvenuta
nella sua casa.
Si viene ben presto a conoscere che la Criminalpol conferma
le precedenti analisi (sangue umano), mentre la T.A.C. effettuata
al Gemelli conferma la non esistenza di alcun marchingegno
all’interno della statua. La relazione asserisce che la statuetta raffigurante
la Madonna trasportata da mons. Girolamo Grillo,
Vescovo di Civitavecchia, è stata sottoposta ad un esame T.A.C.
con n° 43 scansioni con il seguente risultato:
La statua a tutti i livelli è risultata solida, priva di cavità centrale e
analizzata in varie sezioni presenta alcune bolle irrilevanti conseguenza
delle modalità utilizzate nella preparazione della stessa statua.
Il 5 aprile il Vescovo rivela al TG1 delle 20,00 che la statuetta
ha «pianto nelle sue mani» il giorno 15 marzo alle ore 8,15.
Annuncia anche che il Venerdì Santo, alle ore 15,00 si sarebbe
svolta una processione per riportare la statuetta nella chiesa di
S.Agostino. Il perché di questo annuncio si spiega dal fatto che
il Vescovo era venuto a sapere che la Magistratura aveva deciso,
inspiegabilmente, di sequestrare la statua. Per impedire che tutto
questo avvenisse pensa che se avesse confermato pubblicamente
la verità della lacrimazione nelle sue mani e anticipato la restituzione
della statuetta al suo luogo naturale, avrebbe impedito il
sequestro di un oggetto di culto.
Nonostante l’annuncio del Vescovo, il 6 aprile la Magistratura,
con la scusa di procedere a ulteriori sofisticate indagini radiologiche
(dalle quali non vengono riscontrate cavità o trucchi), non
fidandosi neppure della T.A.C. del Gemelli, procede al sequestro
della statuetta la quale viene chiusa in un armadio della casa del
Vescovo e sigillata. L’impressione che questo gesto suscita nei
fedeli e nel mondo è enorme. Una statuina di gesso fa «paura» e
quindi va neutralizzata, arrestata, sottratta alla devozione dei
fedeli. Ma il risultato è che l’immagine della Madonna viene
esaltata e la Magistratura non ci fa certo una bella figura.
Il Vescovo, profondamente addolorato per l’accaduto, invita la
popolazione ad avere pazienza e ad attendere, nella preghiera e
nel silenzio, con fiducia che tutto sarebbe stato chiarito nell’interesse
della verità per il bene della Chiesa e del suo popolo.
Mentre la statuina delle lacrimazioni è tenuta sotto sequestro, il
10 aprile il Cardinale Andrej Maria Deskur, intimo amico del Papa
Giovanni Paolo II, si reca a Civitavecchia, partecipa a una veglia
di preghiera in cattedrale e, tramite don Pablo, regala alla famiglia
Gregori una statuetta identica a quella delle lacrimazioni.
In seguito in questa nuova immagine della Madonna si verificheranno
fenomeni non spiegabili naturalmente e testimoniati da
centinaia di fedeli.
Finalmente, il 18 aprile viene dissequestrata la Madonnina;
tolti i sigilli all’armadio ed effettuati i rilievi fotografici, la statua
viene restituita al Vescovo16. Il dissequestro è avvenuto dopo che
l’Avv. Forestieri aveva presentato, al Tribunale per la libertà,
istanza di revoca del provvedimento di sequestro «perché ingiusto,
palesemente illegittimo e lesivo dei diritti del sig. Gregori
Fabio».
Il 17 giugno (sabato), la Madonnina, con una solenne processione,
alla quale partecipa una grande folla di fedeli, viene portata
nella Parrocchia di S.Agostino e posta in una nicchia appositamente
preparata.
Da questo momento comincia un incessante afflusso di pellegrini.
Si registrano molte conversioni, e vengono segnalate innumerevoli
grazie ricevute per intercessione della Madonna.