GLI ULTIMI TRE ANNI

1963: un anno di sospensione

Era duro ammettere che la vicenda di Garabandal fosse conclusa: veramente e per sempre. Un esito di quel genere non sembrava propriamente materno... come Conchita scriveva in una lettera di febbraio alla signora Gallardo: «E' già da un po' di tempo che non vediamo più la Madonna... E non so quando tornerà, poiché non si è congedata da noi e non ci ha detto niente... » Sembrava più logico pensare a un'interruzione più che a un taglio definitivo. All'improvviso, un nuovo fenomeno mistico venne a sostituirsi a quello delle visioni e delle estasi: il fenomeno delle «locuzioni». Le ondate di disappunto che scossero Garabandal in quel gennaio ‘63 si erano rivolte anche contro Conchita, che, delle quattro ragazzine, sembrava la più convinta non solo degli eventi passati ma anche sulla realizzazione di quelli annunciati. E subito... Ma ascoltiamo Conchita: «Anch 'io ho dubitato un poco sull'evento di un miracolo. Un giorno, mentre ero in camera mia in preda al dubbio... sentii una voce che mi diceva: "Conchita, non dubitare; mio Figlio farà un miracolo". La sentii dentro di me, ma talmente chiara che era come se l'avessi sentita con l'udito. Eppure era un linguaggio senza parole. Mi lasciò in uno stato di gran pace... in una gioia più grande ancora di quando vedevo la Madonna. Il primo a cui l'ho detto è stato Placido Ruiloba di Santander; poi lui l'ha riferito ad altri» (diario di Conchita). Il sacerdote già più volte citato, Don Luis Lopez Retenaga, professore di teologia al seminario di San Sebastian (Guipizcoa), scriveva nel suo terzo resoconto al Vescovo di Santander: «Mentre ero per strada verso Garabandal, dove mi stavo recando per aiutare il parroco durante la Settimana Santa (dal 7 al 14 aprile), venni a conoscenza di certe voci riguardanti nuovi fenomeni che interessavano Conchita e Loli. Esse stesse, durante la Settimana Santa , mi parlarono molte volte di' “visioni interne” che sembravano avere. Potei esaminare separatamente l'una e l'altra e giunsi alla conclusione che si trattasse di "locuzioni" Conchita disse che questo nuovo fenomeno le era già capitato altre volte. Sembra che sia cominciato a marzo, nel periodo in cui soffriva penosamente per la lunga assenza della Madonna, iniziata a gennaio, e per i dubbi manifestati da così tante persone... Un giorno, stando inginocchiata a casa sua in preda a queste angosce, udì la Madonna che le diceva: "Non dubitare; mio Figlio farà un miracolo" La sua certezza al riguardo, da allora, è evidente dalla grande pace di cui gode. Nella stessa occasione mi conferma: "Odo, senza percepire voce", altre cose, per il bene della sua anima e quella di altri... »

La prima «locuzione» di cui Conchita parla nel diario si manifestò a marzo, all'inizio della Quaresima; trascorse un mese prima che ne avvenisse una seconda: «I giorni passavano e lei ( la Madon na) non tornava a parlarmi! Mi faceva soffrire, ma la comprendevo: come aveva potuto Dio accordarmi una felicità così grande, senza che me la meritassi? Ma in capo a un mese ho sentito di nuovo quella voce di felicità interiore, senza parole, in chiesa» (diario di Conchita). L'adolescente, con i suoi 14 anni appena compiuti, era diventata una ragazza molto sveglia; è importante constatare che viveva in quei mesi un periodo di fervore speciale. In una lettera di sua zia Maximina, datata 11 febbraio, si legge: «Quando Conchita non deve andare nei campi, passa praticamente tutta la giornata in chiesa. Al mattino va a recitare il rosario, e alcune donne si aggregano a lei. Al pomeriggio, vi passa la maggior parte del suo tempo, senza mai annoiarsi». Questo non significa che la ragazza fosse diventata matta o che si fosse chiusa in sé. La stessa Maximina le chiese un giorno: «Cosa ti piace di più, divertirti o stare in chiesa?» Sempre pronta a scherzare, la ragazza rispose: «Mi piacciono molto tutte e due le cose». Se queste erano le sue disposizioni spirituali immediatamente prima delle «locuzioni», possiamo immaginare cosa sarebbero diventate dopo. Conchita sembra farvi allusione quando scrive: «Queste locuzioni mi hanno fatto molto molto bene. Preferisco le locuzioni alle apparizioni perché, nelle locuzioni, mi sembra di avere la Ma donna dentro di me». Sono quasi le ultime righe del suo diario incompiuto. Passò un mese tra la prima e la seconda locuzione, e quello spazio di tempo sembrava dover diventare l'intervallo abituale. In una lettera del 7 luglio, Maximina scrisse alla famiglia Pifarré di Barcellona: «Non so se vi ho già detto che Conchita e Loli ora hanno delle "locuzioni"; e come se la Madonna parlasse loro senza che esse La vedano. Mi dicono che nel corso di queste "locuzioni" provano una gioia immensa. Mi pare che le abbiano una volta al mese... » E verso la fine dell'anno, il 28 novembre, la stessa Conchita scriveva a Maria Herrero de Gallardo: «Mi chiedi di parlarti della Vergine... Cosa posso dirti se ora non La vedo più? Io Le parlo (o meglio Lei mi parla) solo una volta al mese. Questo mese però non ho ancora parlato con Lei: domani o dopo domani mi parlerà». E Maria scrisse qualche tempo dopo sulla pagina manoscritta della bambina: «Il giorno successivo, 29 novembre, ebbe la locuzione che aspettava». Conchita dichiarò che le locuzioni si producevano sempre quando era in preghiera, sia a casa sua, sia in chiesa. Loli affermò la stessa cosa. Una risposta interessante fu data dalle due bambine alla domanda posta da Don L0pez Retenaga: «Cosa scegliereste tra un'apparizione, una comunione o una locuzione»? « La comunione! » risposero contemporaneamente. « Si cerchi di cogliere - notò il sacerdote - il valore di quella risposta. Lo stato di felicità e di gioia che portavano le apparizioni e le locuzioni contrastava con l'aridità e la rigidità delle loro comunioni. Sì, soltanto una grande fede poteva portare queste giovinette, senza formazione speciale, a formulare una risposta così giusta». Nelle locuzioni, intervennero dapprima la Madonna , poi in seguito, anche il Signore. Quelle della Madonna erano improntate ad un affettuoso atteggiamento materno. Quelle del Signore... ascoltiamo Conchita: «Le apparizioni e locuzioni della Madonna mi riempivano di felicità; ma le locuzioni di Gesù erano ancora migliori. Non so, si trattava di qualcosa di diverso, di superiore. Il Signore era molto serio e, quando mi parlava, sembrava preoccupato per tutti; la Vergine , al contrario, sembrava preoccuparsi specialmente per me» (dai suoi colloqui con Madre Maria Nievas, al collegio di Burgos, il 9 e il 16 novembre 1966). Durante una locuzione che ebbe dopo essersi comunicata, il 10 luglio 1963, il Signore disse che il miracolo sarebbe venuto per convertire tutto il mondo (e non soltanto la Russia , benché questa fosse specialmente designata...). In questa o in un'altra locuzione, il Signore le parlò dei sacerdoti: «Bisogna pregare molto per loro: perché siano santi e compiano bene il loro dovere; perché rendano gli altri migliori; che Mi facciano conoscere a coloro che non Mi conoscono; che Mi facciano amare da coloro che Mi conoscono ma non Mi amano». Anche a Loli, nel corso delle locuzioni da cui era favorita, fu chiesta la stessa cosa. In una lettera indirizzata a Padre Retenaga, datata 13 ottobre di quell'anno, troviamo queste preziose confidenze: « La Vergine mi fa capire quando un sacerdote è in stato di peccato, perché io possa pregare e fare dei sacrifici per lui... In una locuzione durante la quale parlavo con la Madonna , Le chiesi di darmi una croce affinché io soffrissi per tutti i sacerdoti. Ella mi comandò di compiere tutto con pazienza e di essere molto umile, ché quello è più gradito a Dio... Aggiunse anche: "Prega per i sacerdoti, ce ne sono che hanno bisogno ogni giorno di maggiori sacrifici... In un'altra occasione, Le chiesi: "Perché i miei genitori non credono?" Ed Ella mi rispose: "Perché tu devi soffrire, sì, devi soffrire molto in questo mondo". "E quali sacrifici devo fare?""Devi essere più ubbidiente"».

Il miracolo

L'anno 1963 viene a confermare e precisare ulteriormente la profezia. Si precisano nuovi dettagli. Don Luis Lopez Retenaga, redigendo il suo secondo resoconto sugli eventi di Garabandal nell'aprile del 1963, riassume così ciò che ha raccolto in merito: «Conchita afferma: - Che è a conoscenza del miracolo sin dall'ottobre 1961. - Che la Madonna dapprima lo ha comunicato a lei sola. E che lei stessa in seguito ne ha informato le altre ragazze. - Che sarà di giovedì (giorno eucaristico) alle 8 e 30 di sera, e che durerà circa un quarto d'ora. - Che quel giorno si verificherà un avvenimento nella Chiesa: il miracolo verrà in seguito, in quello stesso giorno. - Che lei stessa annuncerà la data del miracolo otto giorni prima. - Che, oltre a coloro che si troveranno nel paese o nei dintorni, il Papa vedrà il miracolo dal luogo in cui si troverà e così Padre Pio. La Madonna non ha precisato quale Papa. - Che i malati presenti saranno guariti, ivi compresi i peccatori, poiché secondo la Madonna "sono anch'essi suoi figli"».

L'ultima apparizione dell'anno

Il 1963 si conclude a Garabandal con una nuova visita della Madre del Cielo a Conchita, nel giorno del suo onomastico, l'8 dicembre. Erano le 5 e 30 del mattino. Il silenzio e l'oscurità avvolgevano il villaggio addormentato; faceva freddo; nessuno si muoveva e non si sentiva alcun rumore. Conchita e sua madre si trovavano davanti alle porte chiuse della chiesa; all'improvviso, l'adolescente cadde in ginocchio: era cominciata l'estasi. Aniceta vide che sua figlia dialogava, ma non le era possibile cogliere il dialogo. Più tardi soltanto se ne conoscerà una parte da un resoconto della veggente: « La Vergine mi ha innanzitutto augurato "buon onomastico" e poi mi ha detto: "Tu non sarai molto felice sulla terra, ma lo sarai in Cielo". Poi mi disse molte cose... mi parlò degli eventi futuri... Ma mi ingiunse di non rivelare nulla... » Così, tra crisi, annunci, misteri e speranze, passò questo sconcertante anno 1963, secondo del Concilio Vaticano Il, terzo degli eventi di Garabandal. In quell'epoca, molti dei fatti non potevano essere capiti. Tuttavia, l'ultima dichiarazione fatta a Conchita resta chiara e valida per ciascuno di noi: ricercare la felicità sulla terra, qui e adesso... «hic et nunc», significa inseguire un sogno utopistico.

1964: altro anno di interruzione

Le veggenti continuarono a non avere altre apparizioni. In compenso, Conchita e Loli ebbero ancora delle «locuzioni», sebbene molto rare. Con questo singolare favore dal Cielo le ragazze acquisirono una notevole maturità spirituale. Il 4 febbraio, Maximina scriveva alla famiglia Pifarré: «Io non nutro più alcun dubbio su quello che accade qui, perché sento Conchita dire cose alle quali non so cosa rispondere e non mi azzardo a proseguire nella conversazione. L'altro giorno, per esempio, disse che la sola croce che aveva era di non amare sufficientemente Gesù; il resto, per quanto impellente potesse sembrare, non importava nulla». E di nuovo, in una lettera del 23 marzo: «Conchita è molto fervente; oggi mi ha detto che si augura di entrare in convento e che, se potesse, le piacerebbe andare anche adesso. E se vedessi com'è bella! Ma sembra che il mondo non la attiri; certo, come è naturale, le piace anche divertirsi, ma sempre con i bambini più piccoli, con la mia piccina e altri della stessa età». Frattanto il clima fra gli abitanti non migliorava; il paese migliorava solo negli aspetti materiali. I testimoni francesi che hanno scritto il libro L 'Etoile dans la Montagne confermano queste impressioni: «Le famiglie cominciavano a esprimere un'invidia mal dissimulata; e a proposito delle apparizioni non regnava l'unanimità... Non pochi vacillavano per il protrarsi dell'attesa del famoso miracolo. Uomini e donne che avevano seguito instancabilmente le quattro veggenti in estasi si mostravano ora incapaci (eccetto alcuni anziani silenziosi e un certo numero di anime più ferme) di attenersi a quello che molte volte avevano visto, udito e toccato. Una popolazione con un appetito disordinato di fenomeni miracolosi stava cadendo ora in una cecità spirituale e in una specie di indurimento tali da suscitare stupore nei forestieri che provenivano da fuori... » Furono questi stessi visitatori che mantennero accesa la fiamma di Garabandal. Sapevano infatti che in quel luogo erano successe molte cose, serie ed importanti, che non potevano essere vanificate da una semplice mancanza di continuità. Che cosa speravano? Cosa cercavano ancora? Oltre ad incontri personali con il soprannaturale, attendevano il «logico» epilogo a quelle manifestazioni che avevano suscitato tante speranze e che si erano così stranamente e repentinamente interrotte. Il coraggio e la speranza tornarono con l'annuncio che Conchita aveva avuto di nuovo una visita della Madre del Cielo, l'8 dicembre, giorno del suo onomastico: e quello che le era stato detto allora era di interesse vitale. La bambina ne parlò a diverse persone e lo mise anche per iscritto: «Il giorno dell'Immacolata Concezione, la Vergine mi ha fatto gli auguri per il mio onomastico, e mi ha detto che il 18 giugno vedrò di nuovo l'Angelo Michele» (lettera a Padre Laffineur del 12 gennaio 1965). Era significativo: il grande Arcangelo non era mai entrato in scena per delle inezie: il suo annunciato ritorno non sarebbe sicuramente coinciso con eventi secondari; colui che per primo era venuto, quattro anni avanti, a segnare l'inizio di tutti questi eventi, sarebbe tornato ora per concluderli.

1965: un 'importante comunicazione

Nel pomeriggio della festa del 1 gennaio, Conchita salì ai Pini dove di nuovo ebbe una apparizione. Vi era salita tutta sola; ma una parte della sua estasi fu notata da due testimoni inattesi: Joaquina (12 anni) e Urbano (9 anni) che scendevano dalla montagna diretti al paese con il loro piccolo gregge di pecore. La notizia corse rapidamente di casa in casa. Non mancò di suscitare sorpresa, poiché da mesi e mesi il paese era privo dello spettacolo delle estasi. La giovane lo comunicò subito, a voce, a sua zia Maximina, e più tardi scrisse a Padre Laffineur che durante questa estasi aveva contemplato di nuovo la Madonna e aveva ricevuto una comunicazione di primaria importanza. «Il 1 gennaio ho visto di nuovo la Madonna ai Pini. Sembrava avesse la stessa età della prima volta, circa 18 anni. Portava un vestito bianco e un manto azzurro. Brillava di una luce prodigiosa, che non feriva gli occhi e che l'avvolgeva completamente. Non so se le apparizioni ricominceranno, sia per me sia per tutte e quattro. Ma la Madonna darà un nuovo messaggio, poiché mi ha detto: "A quell'altro (quello del 18 ottobre 1961) hanno fatto appena caso". La Madonna darà dunque un ultimo messaggio» (lettera a Padre Laffineur). Questa comunicazione profetica comprendeva anche un «avvertimento» che Dio stava per dare al mondo. Conchita ne restò molto impressionata... Comunicò dapprima il suo segreto alla menzionata Maximina Gonzàlez, di cui aveva piena fiducia, poi ne fece una breve relazione scritta a Padre Laffineur. Tutto quello che Conchita ha detto da allora sull'avvertimento può così riassumersi: 1) Porterà afflizione e sarà impressionante. 2) Non verrà come castigo, ma con finalità di salvezza: «Affinché i buoni si avvicinino ancora di più a Dio e i cattivi si convertano e cambino». 3) Sarà un fenomeno di portata universale; poiché toccherà tutti in ogni parte del mondo. 4) Si vedrà chiaramente che si tratta di «cosa di Dio»; e gli uomini, davanti a questo, non potranno fare altro che invocare la misericordia divina. 5) Avrà una duplice dimensione, esterna ed interna; tutti lo vedranno «nel cielo» e, nello stesso tempo, ciascuno proverà in sé la terribile esperienza di quel che è veramente il peccato: la perdita di Dio. 6) Si produrrà sicuramente prima del miracolo, ma il giorno e l'ora non sono stati rivelati. 7) Sarà probabilmente un periodo di misteriose tenebre, durante il quale non ci sarà altro rifugio, altra consolazione che la preghiera. Per quanto importante fosse questa comunicazione, si propagò solo debolmente e non causò grande emozione... L'attesa più febbrile era rivolta verso l'altro annuncio, quello del ritorno dell'Angelo nel mese di giugno. Per molti, più si avvicinava la data, più il verificarsi di quell'annuncio era causa di inquietudine. E se non fosse successo niente? Se fosse stato un nuovo fallimento? Coloro che erano stati più strettamente coinvolti nelle apparizioni si mostravano più ansiosi: il parroco Don Valentin, Placido Ruiloba, i genitori delle veggenti... Il parroco, avendo saputo che Conchita spediva delle lettere, la fermò un giorno per strada e le disse brutalmente: «Ma sei proprio sicura? Non sarà una bugia o una tua immaginazione? » L'atmosfera del villaggio è così descritta nel libro L 'Étoile dans la Montagne : «Tra le famiglie delle veggenti dissensi e discussioni, a volte invidia; tra i paesani, critiche, esitazioni, imprudenze, persino impertinenze riguardo la visita dell'Angelo. Tuttavia serpeggiava una fiducia latente. Un desiderio più o meno dissimulato di vedere ciò che sarebbe successo, dal momento che da due anni non si era piu visto niente».

La folla accorre di nuovo a Garabandal

La notizia era arrivata a molti, in Spagna e all'estero: il 18 giugno si avrà una nuova apparizione dell'Arcangelo San Michele che porterà un secondo messaggio, ancora più importante. Il 17 era giorno di festa, la grande giornata eucaristica dell'anno: il Corpus Domini. Sin dalla sera arrivarono a Garabandal i visitatori, che continuarono ad affluire per tutta la notte fino al mattino del giorno solenne. Abbondavano gli stranieri. Qualcuno li contò: 200 francesi, 10 americani, 6 inglesi, 4 italiani e alcuni rappresentanti di molti altri paesi. Ci dovevano essere anche molti sacerdoti, ma erano riconoscibili solo i dieci che indossavano l'abito. Secondo un testimone oculare, Padre Laffineur, il comportamento di tutta quella folla, stranieri e spagnoli, «fu esemplare e pio, rispettoso e penitente. Quasi tutti quelli che erano presenti si erano comunicati durante una delle tre messe mattutine». Numerosa era anche la presenza di giornalisti nonché di alcuni reporter della radio e della televisione (italiana). A partire dalle 3 del pomeriggio, la folla in attesa intorno alla casa di Conchita divenne impressionante: l'attesa sarebbe stata molto lunga. Erano già le 22 quando un sacerdote dalla porta di casa annunciò: «Da parte di Conchita, che tutti si dirigano alla "Calleja", nel luogo chiamato "Cuadro"». Tutta la folla si diresse precipitosamente e incespicando verso il luogo indicato. Laggiù, la calma a poco a poco si ristabilì... due cori pregavano ad alta voce, alternando lo spagnolo al francese. Si pregava al buio, sotto un firmamento stranamente luminoso di milioni di stelle scintillanti. Finalmente, avvenne quello che tutti aspettavano: «Conchita, seguita da alcuni sacerdoti e da sette guardie civili - scrisse il giornalista catalano Poch Soler - risalì la "Calleja" in stato assolutamente normale: avanzava con lo sguardo fisso, nonostante i flash dei fotografi non smettessero di bersagliarla. Una guardia civile le chiese: "E qui, Conchita?" "No, è un po' più in su". E, arrivando nel luogo segnalato, cadde in ginocchio sulle pietre taglienti del sentiero: l'estasi era cominciata». Alla luce delle numerose lampade, sotto i proiettori degli operatori televisivi, si poteva vedere perfettamente la miracolosa trasformazione del suo viso. Dapprima era sorridente, ma in seguito «mi spaventò terribilmente vederla piangere - ha scritto Padre Luna di Saragoza - piangere come non avevo mai visto fare fino a quel momento. Dai suoi occhi sgorgavano grosse lacrime, e la sentii dire con una voce rotta, affannosa: "No, no... non ancora... perdono... perdono... perdono..." e poi con un angoscioso spavento: "Sacerdoti? Vescovi?..." » Il giorno seguente vennero comunicati per iscritto i principali punti del messaggio che era venuto a comunicare l'Arcangelo San Michele.

Siete agli ultimi avvertimenti

 

«L 'Angelo ha detto: "Siccome non si è compiuto, non si è fatto sufficientemente conoscere il mio messaggio del 18 ottobre, voglio dirvi che questo è l'ultimo: - Prima la coppa si stava colmando, ora trabocca. - Cardinali, Vescovi e sacerdoti camminano in molti sulla via della perdizione e trascinano con loro moltissime anime. - All'Eucarestia si dà sempre minore importanza. - Dovete, con i vostri sforzi, evitare la collera del buon Dio che pesa su di voi. Se Gli chiederete perdono con animo contrito, Egli vi perdonerà. Io, vostra Madre, per mediazione di San Michele, voglio esortarvi alla conversione. Questi sono gli ultimi avvertimenti. Vi amo molto e non voglio la vostra condanna. - Pregate sinceramente, e Noi vi esaudiremo. - Dovete fare più sacrifici. - Meditate sulla Passione di Gesù».

 

Il messaggio non è lungo, ma il contenuto è molto denso. Colui che lo legge con semplice curiosità non ne trarrà alcun profitto: occorre meditarlo. In questo messaggio c'è: - una denuncia della pessima situazione morale e spirituale del mondo - un avvertimento di ciò che ci minaccia se non cambiamo - un'esortazione ad operare questo cambiamento prima che sia troppo tardi. Le reazioni furono diverse. Non pochi ebbero la conferma dei loro presentimenti; altri furono positivamente «toccati»; gli scettici continuarono, come prima, a dubitare, negare o combattere. La frase: «I sacerdoti camminano in molti sulla via della perdizione» sollevò una tempesta in alcuni ambienti clericali. Il Vescovo riaffermò la sua posizione in una quarta Nota, che non aggiungeva niente di nuovo; salvo l'espressa dichiarazione che tutto quello che concerneva Garabandal non conteneva «nulla di ecclesiasticamente condannabile, né nella dottrina, né nelle raccomandazioni spirituali rivolte ai fedeli».

Congedo sotto la pioggia

Gli osservatori più perspicaci ebbero subito l'impressione che i fatti del 18 giugno erano l'epilogo, la chiusura degli eventi di Garabandal. Tutto ciò non sarebbe continuato indefinitamente. Le protagoniste avevano smesso di essere delle «ragazzine». La situazione cominciava ad essere molto diversa. Quelle quattro ragazzine non avevano più motivo di restare nel loro paese ad attendere i sorprendenti interventi dal Cielo. Avevano bisogno di vivere come tutti, di pensare al loro futuro, realizzare concretamente la loro esistenza. Fino a quel momento, ad eccezione di Mari-Cruz, avevano pensato di consacrarsi a Dio in qualche congregazione religiosa. L'avevano detto o lasciato intendere in più occasioni. L'8 settembre 1965, Conchita lo disse a Padre Laffineur nel corso di un lungo e serio colloquio che ebbe con lui a Torrelavega (Santander): «Le mie compagne ed io pensavamo al convento fin dai primi giorni delle apparizioni. Nessun sacerdote ce l'ha messo in testa. Quando tutte e quattro avremo lasciato il villaggio, sarà il momento migliore per salire a Garabandal: allora la gente ci verrà solo per la Madonna ». Il 30 settembre, le due amiche Loli e Jacinta partirono per Saragoza. Un sacerdote di quella città, Don Luis Jesus Luna aveva preparato tutto perché le due ragazze potessero entrare gratuitamente nell'internato che le Suore della Carità di Sant'Anna dirigevano nella cittadine aragonese di Borja. Le due ragazze avevano già 16 anni. Era la prima volta che abbandonavano il loro paese, e, benché attratte in certa misura da quella nuova vita, tuttavia ne soffrirono molto. Si dice che Loli, nel giorno del suo congedo, inzuppò due fazzoletti di lacrime... Conchita le vide partire anch'essa con gli occhi lucidi. Per settimane aveva creduto di poterle precedere andando al Pensionato delle Carmelitane Missionarie di Pamplona, come aveva detto ai suoi familiari. Ma sua madre, Aniceta, vi si oppose con una ostinazione accanita. Non si opponeva al fatto che sua figlia diventasse una religiosa, ma doveva partire alla data convenuta. Perché? Padre Luna voleva portare Conchita a Roma, perché laggiù l'avrebbero ascoltata più che a Santander, dove era appena arrivato un nuovo Vescovo, nemico giurato delle apparizioni, Don Vicente Puchol Montis. Il viaggio a Roma era organizzato per la prima quindicina di settembre, ma poi non poté realizzarsi a causa delle manovre del Vescovo di Santander presso la curia romana. Fu necessario rimandarlo «sine die», ma Aniceta decise che sua figlia non si sarebbe separata da lei fino a quando non fosse andata a Roma. Cominciarono così per la povera ragazza interminabili settimane, poi mesi di attesa. Talvolta si consumava nell'impazienza, assaporando amaramente la sua solitudine. Spiritualmente, non poteva contare su nessun aiuto, su nessun consiglio autorizzato, poiché Garabandal era un paese pastoralmente abbandonato; talvolta sentiva il demonio che si aggirava intorno a lei e le prove interiori non le mancavano. Il 30 ottobre, ultimo sabato del mese del rosario, Conchita si recò alla chiesa del paese per fare la sua abituale visita al Santo Sacramento, e all'improvviso senti dentro di sé un linguaggio che non poteva confondere, quella della Vergine Maria. Non solo la Madonna le portò ineffabile consolazione, ma le fissò la data di un nuovo incontro: «Sabato 13 novembre sali ai Pini e Mi vedrai di nuovo. Mi porterai molti oggetti religiosi, io li bacerò perché tu li distribuisca, e mio Figlio con questo mezzo opererà dei prodigi». Alla data indicata, al calar del sole, sotto una pioggia battente, Conchita lasciò le persone che si trovavano nella sua cucina di casa, e, senza dare spiegazioni, salì ai Pini. «Pioveva... mentre salivo tutta sola alla collina, pentendomi dei miei difetti e ripromettendomi di non commetterne più, poiché ero imbarazzata a presentarmi così davanti alla Madre di Dio, alla quale queste mancanze causano tanto dolore... Credo che in me questi peccati siano ancor più gravi, giacché io ho avuto il privilegio di vederLa. Giunta ai Pini, tirai fuori tutti i rosari che portavo con me. Sentii allora una voce molto dolce e chiara, quella della Vergine Santissima (si distingue molto bene da tutte le altre!) che mi chiamava per nome. Vidi allora la Madonna con il Gesù Bambino in braccio. Veniva vestita come sempre e molto sorridente. Le dissi: "Son venuta a portarTi i rosari perché Tu li baci". Ella rispose: "Lo vedo". Avevo un chewing-gum in bocca. "Conchita, perché non sputi quel chewing-gum e non offri questo come sacrificio alla gloria di mio Figlio?" Lo tolsi con vergogna dalla bocca e lo buttai per terra. E continuò: "Ti ricordi quello che ti ho detto, il giorno del tuo onomastico, che tu soffrirai molto sulla terra?... Ebbene, te lo confermo nuovamente. Però tu abbi fiducia in Noi, e deponi tutto nei Nostri Cuori, per il bene dei tuoi fratelli, così ci sentirai sempre accanto a te". Io Le dissi: "Quanto sono indegna, o Madre, di tante grazie che mi accordate! E venite ancora verso di me oggi per alleviare la pena della piccola croce che sto portando in questo momento"... "Conchita, io non vengo solo per te, vengo per tutti i miei figli, con il desiderio di attrarli tutti verso i Nostri Cuori... Ed ora, dammi da baciare tutto quello che hai portato. Dopo aver baciato tutto, la Madonna mi disse: "Mio Figlio, attraverso tutti i baci che ho dato a questi oggetti, si servirà di essi per fare dei prodigi. Distribuiscili agli altri..."» La Vergine si interessò poi delle richieste e petizioni che Conchita porgeva da parte delle diverse persone che gliele avevano confidate ed aggiunse con un intimo sfogo: «Parlami Conchita, parlami dei miei figli! Li proteggo tutti sotto il mio manto». «Ma questo manto è piccolo, non ci stiamo tutti sotto». La Ma donna non poté fare a meno di sorridere. E in un altro momento dell'indimenticabile colloquio, la Santa Vergine disse alla veggente: «Sai, Conchita, perché non sono venuta io stessa il 18 giugno a recarti il messaggio da rivelare al mondo? Perché mi addolorava dirvi quelle cose. Ma voi dovevate saperle per il vostro bene e, se osserverete il contenuto del messaggio, sarà a gloria di Dio. Io vi amo molto e desidero vivamente la vostra salvezza: riunirvi qui, in Cielo, attorno al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo! Tu, Conchita... potremo contare su di te?» «Se Ti vedessi sempre allora sì, ma altrimenti... non so... perché sono molto cattiva». «Fa' da parte tua quel che puoi e Noi ti aiuteremo, come aiuteremo anche le mie figlie Loli, Jacinta e Mari-Cruz». In un altro momento: «Conchita, devi visitare più spesso mio Figlio nel Tabernacolo. Perché non gli fai visita, e ti lasci prendere dalla pigrizia? Egli vi sta aspettando giorno e notte... » La ragazza dovette sentirsi molto commossa di fronte a questo materno rimprovero. Ci furono alcuni attimi di silenzio che Conchita osò rompere con questo sfogo: «Ah, come sono felice quando Ti vedo! Perché, Madre, non mi porti con Te?» «Ricordati di quello che ti ho detto il giorno del tuo onomastico: presentandoti davanti a Dio, dovrai mostrarGli le tue mani piene delle tue opere fatte in favore dei tuoi fratelli e per la gloria di Dio... Ora, sono ancora vuote». «Mi sembrava - scrisse Conchita in una lettera - che fosse stata con me solo poco tempo, e alla fine mi disse: "Questa è l'ultima volta che mi vedi qui, ma io sarò sempre con te, e con tutti i miei figli". Come ho detto precedentemente, pioveva molto, ma la Madonna e il Bambino non si bagnavano affatto, e neanch'io finché restai in Loro presenza. Ma non appena furono scomparsi, sentii le gocce che mi bagnavano... » Questo fu l'episodio di sabato 13 novembre 1965 a Garabandal, ultimo di una storia senza pari che noi non siamo ancora in grado di valutare con sufficiente prospettiva. In maniera ineffabilmente materna, la voce della Madonna era sfumata quando disse a Conchita: «E l'ultima volta che mi vedi qui». Quello che era cominciato quattro anni prima con un poderoso tuono, in una radiosa giornata di giugno, si concludeva ora, senza rumore, in una scura serata di novembre: «Pioveva... Salivo sola... » Non ci saranno più quegli incontri meravigliosi, in quel luogo dove erano stati così numerosi. Quello era il finale. Il congedo sotto la pioggia. Fino a quando? Quanto aveva familiarizzato la Vergine , Madre di Dio e nostra, con tutti quelli di Garabandal e con quanti a Garabandal volevano incontrarla! «Si interessava ad ogni nostra cosa - ricorderà Conchita con gli occhi umidi... - Di tutto! persino delle nostre mucche!» Qualcuno ha detto: «E' la storia più bella dell'umanità dai tempi di Cristo. E stata un po' come una seconda vita della Vergine sulla terra: e io non ho parole per ringraziarLa di tutto questo» Da quell'addio sotto la pioggia, questi fatti cominciarono a essere storia... Ma una storia che non si altera con il passare del tempo, che non sbiadisce, perché resterà sempre qualche cosa di ineffabile e di salvifico, che ritroveranno in quel villaggio coloro che vi si recheranno con fede, allo scopo di trovare in se stessi la più alta speranza e il più grande amore. «Non mi vedrai più qui, ma Io sarò sempre con te, e con tutti i miei figli». E l'ultima e la più bella parola di Garabandal.

 

EPILOGO

Abbiamo dunque visto che sabato 13 novembre 1965 la serie dei «fenomeni» di Garabandal è terminata. Da quel giorno, infatti, non è successo più nulla. Ma ora si pone una domanda: quel giorno, la storia di Garabandal: - si è veramente conclusa? - o è stata solo interrotta? La mia personale impressione è che si tratti di una semplice interruzione. Mi pare infatti abbastanza evidente che la storia di Garabandal non ha avuto conclusione, rimasta troncata come un dramma che per qualche motivo s'interrompe all'improvviso, con dei punti di sospensione... ma che esige e deve avere un suo finale. Penso che la storia di Garabandal sia una straordinaria parabola in tre tempi. Un primo tempo, a carattere prevalentemente personale e locale, di meraviglie e comunicazioni intime, tempo terminato quel 13 novembre 1965. Un secondo tempo, di parentesi, interruzione, punti di sospensione; tempo di scelta e di purezza delle adesioni. E quello che viviamo attualmente, con sconcerti, speranze, abbandoni. Un terzo tempo, che stiamo aspettando, il quale possa far luce su molte cose e realizzi delle profezie di portata generale: 1' avvertimento - il miracolo - il castigo. Mi sembra fuori di dubbio che ciò che è veramente successo a Garabanda4 quel che dobbiamo saper cogliere attraverso la fitta selva di innumerevoli dettagli, è un premurosissimo intervento celeste perché siamo aiutati in questi tempi così difficili per la Chie sa e per il mondo. A tale scopo, il Cielo ci ha posto davanti a: - una nuova «epifania mariana» - un richiamo a un maggior rispetto verso l'Eucarestia - un annuncio dell'avvicinarsi di «tempi escatologici». Perché una nuova «epifania mariana»? Perché proprio Maria potrebbe essere la nostra ultima ancora di salvezza. A Garabandal, la Madonna si è manifestata - di più, si è data a noi - anzitutto come «Madre nostra». Perché «un richiamo a un maggior rispetto verso l'Eucarestia»? Perché la reale presenza del Signore fra noi è ciò che la Chiesa deve assolutamente impedire venga messo in dubbio. Ed è invece ciò che sta accadendo. Perché «un annuncio dell'avvicinarsi dei tempi escatologici»? Perché è possibile che questi tempi siano già alle porte; perché non ci permettiamo di perdere di vista quanto sosteniamo nel Credo: «E verrà di nuovo nella sua gloria...»; perché senza un vivo senso dell'attesa, come già osservò Giovanni Papini, la fede non può mantenersi viva nel cuore degli uomini. Non possiamo perdere di vista che ci sarà un momento finale nella storia. Ha scritto M. Garcia Cordero: «Gli scritti biblici ruotano intorno ad un dramma teologico che si sta svolgendo in tutta la Sto ria e che riflette il disegno di Dio per la salvezza dell'uomo e la sua riabilitazione. Dal primo capitolo del Genesi all'ultimo versetto dell'Apocalisse è percepibile una sorda lotta tra le forze che si disputano il cuore dell'uomo. L'uomo, esercitando male il suo libero arbitrio, sceglie di vivere separato da Dio per affermare così la sua autonomia... e, da un altro lato, un Potere funesto pare dominare l'umanità cercando di deviarla dalla sua orbita naturale: il Dio della Creazione, che guida il Cosmo e la Storia ». L'escatologia è lo studio dell'epilogo finale di questo grande dramma che è il cammino della nostra Salvezza. E c'è da chiedersi se Garabandal non abbia una sua dimensione escatologica. Ci sono sufficienti elementi per metterci in allarme e porci di fronte ai «tempi ultimi». - La presenza e il ruolo dominante dell'Arcangelo Michele che appare nell'Apocalisse come l'Angelo dei combattimenti supremi. - L'affermazione senza mezzi termini del messaggio del 18 giugno 1965: «Questi sono gli ultimi avvertimenti». - La trilogia «avvertimento - miracolo - castigo» le cui caratteristiche obbligano a porla fuori dal corso normale degli eventi celesti. - La ripetuta affermazione che restano, dopo Giovanni XXIII, «soltanto più tre papi», dopo di che si avrà la «fine dei tempi». È possibile che gli eventi di Garabandal si siano verificati perché ci ripetiamo l'un l'altro, noi cristiani di queste ultime ore, ciò che si dicevano quelli della prima ora a titolo di saluto e d'incoraggiamento: «Maran Atha!» Il Signore viene. Noi siamo in questa attesa. E in tale attesa tutti noi, convinti della realtà dei fatti di Garabandal, ripetiamo senza sosta, come nella festa liturgica di «Maria, Mediatrice»: «Cristo Redentore, che hai voluto che tutti i benefici ci pervengano tramite Maria, noi ti adoriamo in ginocchio; Amen! Alleluja!»