TESTIMONIANZA DI PADRE RAMON MARIA ANDREU CIRCA LA SUA VISITA A GARABANDAL IL 18 OTTOBRE 1961

Domanda: Il 18 ottobre 1961 lei è stato a Garabandai. Ci potrebbe raccontare come si è svolta questa visita e le circostanze che l'anno accompagnata?
R.M. Andreu: Con molto piacere. Arrivai a Garabandai il 17 ottobre. Quel giorno e specialmente il 18, vidi arrivare in paese una folla immensa. Ciò significava molto, considerando le difficoltà di accesso e il fatto che quel giorno era in atto un vero e proprio diluvio. La distanza da Cosio, che bisognava percorrere a piedi, è di circa sei chilometri. Quel giorno io ero contento e tranquillo. Non avevo motivi per sentirmi altrimenti. Durante i mesi di agosto e settembre, e anche durante i giorni di ottobre già trascorsi, ero stato testimone di molti avvenimenti in quel paesino di montagna. Serbavo di questo periodo molti ricordi felici. Tutto mi sembrava buono.

Domanda: Come erano i suoi rapporti con il Vescovo di Santander?
R.M. Andreu: I miei rapporti con l'autorità diocesana erano eccellenti. Don Doroteo Fernàndez, Amministratore Apostolico della Diocesi, mi aveva autorizzato a salire a Garabandal, a celebrarvi la S. Messa, a predicare e confessare. Ebbi l'opportunità di far visita al Vescovo diverse volte. In queste visite mi fu possibile esporre le mie opinioni personali. Lo stesso rapporto c'era con D. Eugenio Beitia Mdazabal, sia per quanto riguarda me, come i miei fratelli, i sacerdoti Mejandro e Marcelino.

Domanda: Quale fu il motivo immediato della sua visita a Garabandal il 18 ottobre 1961?
R.M. Andreu: E’ risaputo che le bambine avevano annunciato per quel giorno la proclamazione del Messaggio. Io supponevo che questo potesse essere importante. Lo stesso dovettero pensare in molti, perché le difficoltà di quel giorno in cui pioveva tanto, si riunirono nel paese circa cinquemila persone.

Domanda: Conchita nel suo diario dice che che questa folla immensa salì ai Pini verso le 22 per ascoltare il Messaggio. Anche lei sali?
R. M. Andreu: Sì, io salii fra gli ultimi, seguendo la gente in quella difficile ascesa. Era necessario percorrere 500 metri in salita, in quella giornata di acqua e fango. A momenti vi era tanta oscurità come nella bocca di un lupo. Alcune pile tascabili si vedevano brillare lungo tutto il fianco del monte. L'acqua scorreva dal monte in tutte le direzioni. Durante questa salita, scivolavo continuamente. Sono anche caduto diverse volte. Questo succedeva a quasi tutti. Avevo percorso la metà della strada, quando all'improvviso, e in modo brutale, sentii una intensa amarezza interiore. Era un insieme di sentimenti tristi, difficile da definire. In quel momento mi sembrava che per me tutto stesse crollando. Provai una profonda sensazione di intensa solitudine. Le quattro ragazzine erano soltanto delle ammalate. Io mi chiedevo: perché mi trovo qui? Mio fratello era morto: questo era tutto ciò che potevo concludere. Il mio doloroso stato interiore diveniva sempre più intenso. Posso dire, in verità, che mai nella vita ho provato una desolazione così intensa. Pensai di abbandonare ciò che non era altro che un triste spettacolo di paese. Stetti quieto un momento. A volte guardavo il cielo. So che in quel momento mi sarebbe piaciuto che si realizzasse un miracolo, un miracolo che le ragazzine non avevano annunciato. La mia delusione fu assoluta. Mi spostai e rimasi nuovamente per un po', non so dire per quanto tempo, in solitudine, sentendo passare nell'oscurità le persone che erano salite ai Pini. Regnavano la notte e il silenzio. Non mi ero mai sentito così solo. All'improvviso una lanterna diresse la sua luce verso di me. Un amico che discendeva dai Pini, mi riconobbe e mi si avvicinò. «Tutto questo è meraviglioso ! » mi disse. Io glielo lasciai dire mentre dentro di me pensavo: «Domani capirai l'assurdità di tutto questo». Discesi con lui sino al paese senza lasciar trapelare nulla di quanto succedeva dentro di me. Entrammo in una casa in cui ci stavano aspettando. Poco dopo arrivò Ameliuca, la sorella di Loli. Rivolgendosi a me e ad altre due persone, disse: «Loli dice che andiate tu, tu e tu». Io la udii, tuttavia non pensavo di andare. Infine dissi a me stesso: «Farò un'opera di misericordia: visitare gli ammalati». E così decisi di dare un addio definitivo a tutto questo.

Domanda: E lei andò a casa di Loli?
R.M Andreu: Sì. Salii sino alla soffitta della casa di Ceferino. Vi era un numero di persone che potrebbero essere state dodici o quattordici, e fra queste si trovava Loli. La ragazza sembrava contenta, direi che era proprio felice. Io stavo pensando all'incoscienza di quella ragazzina e delle altre, quando Loli mi disse sorridendo: «Si sieda». Non c'era nessuna sedia, bensì una specie di branda posta in un angolo. Automaticamente mi sedetti sul bordo di essa e Loli vicino a me. Lei aveva 12 anni, tuttavia avrebbe diretto la conversazione, il cui ricordo sarebbe durato in me per sempre. «Fra voi tre, ce n'è uno che non crede, mi disse. Lei sa chi è?» «Sì», le risposi. «E tu?» «Io sì, lo so, mi rispose. La Madonna me lo ha detto.» «Quando? » «Adesso, nel discendere dai Pini.» «Dimmi chi è», insistetti. «Non oso», fu la sua risposta. «Se si trattasse di uno degli altri due...» «Sì, sono io. Non ci credo affatto». Nello sguardo infantile di Loli apparve un sorriso complice e soggiunse: «La Madonna ci ha detto: il Reverendo sta dubitando di tutto e soffre molto. Chiamatelo e ditegli di non dubitare, che è proprio vero: sono Io, la Madonna che vi appare. E affinché vi credano, direte: quando salivi, salivi contento; quando scendevi, scendevi triste». Io rimasi stupito, guardando Loli, senza sapere che cosa dire. Lei soggiunse: «La Madonna ha parlato molto di lei a Conchita». Allora mi alzai e compresi, sebbene in modo confuso, che il momento dell'addio definitivo non era arrivato. Presi con me due amici, i quali, guardandomi fissamente, mi domandarono: «Che cosa le ha detto? Cosa le succede?» Senza rispondere, li sospinsi dicendo: «Andiamo a casa di Conchita». Aniceta aprì la porta. Il mio saluto fu questa domanda: «Posso vedere Conchita?» «E già a letto», mi rispose, «Ma Lei può salire». Non c'erano porte da aprire. Feci pochi scalini e arrivai alla camera, chiamiamola così, dove Conchita si trovava a letto con sua cugina Luciuca. Conchita aveva 12 anni e sua cugina 11. Appena mi vide, disse sorridente, prima che io aprissi bocca: «Reverendo, Lei è contento o è ancora triste?» «Non lo so», le risposi. «Loli mi ha detto che la Madonna ti ha parlato molto di me» «Per lo meno per un quarto d'ora», fu la sua risposta. «In questo modo, so tanto quanto prima», commentai ad alta voce. Conchita mi disse sorridendo: «C'è una cosa che le posso dire: "Quando saliva, saliva contento; quando scendeva, scendeva triste", e, così via, la Madonna mi ha detto tutto ciò che lei stava pensando, e dove si trovava mentre aveva tali pensieri. Lei, padre, pensava: "Adesso me ne vado in America. Oppure da un'altra parte"; "Non voglio più saper niente di questa o di quell'altra persona". E mi disse che lei stava soffrendo molto. Inoltre mi ha chiesto di dirglielo e che lo avverta che tutto questo è successo affinché, d'ora in poi, ricordandolo, lei non abbia più a dubitare». Rimasi senza parola. Il giorno seguente Conchita mi indicò, con il dito su una fotografia, esattamente il posto sul monte in cui io avevo avuto ognuno di quei pensieri. C'era una cosa importante per me. Tutto ciò che Conchita mi aveva detto era vero. Da parte della Madonna mi aveva comunicato: "Tutto questo le è successo, affinché d'ora in poi, ricordandolo, non abbia più a dubitare". Io passai attraverso altri momenti di dubbio, sebbene mai così angosciosi come quel 18 ottobre. Con frequenza ricevevo la notizia, anche con le apparenze di una conclusione ufficiale, che tutto era finito. Ma ho visto che ogni volta rimaneva aperto il medesimo interrogativo. L'esperienza di quel 18 ottobre 1961 mi è servita in molti casi per chiedere a me stesso come avessero potuto sapere le ragazzine, specialmente Conchita, con tanti particolari, una mia esperienza interiore e come abbiano potuto ripetermela con tanta chiarezza e sicurezza.

BOLLETTINO UFFICIALE DEL VESCOVATO DI SANTANDER

NOTA UFFICIALE DEL VESCOVATO DI SANTANDER CIRCA GLI AVVENIMENTI DI SAN SEBASTIAN DI GARABANDAL.
Scriviamo questa NOTA obbligati dal nostro dovere pastorale. Il nome di GARABANDAL e gli avvenimenti di questo piccolo paese di montagna della nostra Diocesi, accaduti durante questi anni, hanno oltrepassato, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, le frontiere della nostra Patria e del continente europeo. Agenzie internazionali hanno diffuso informazioni grafiche e servizi speciali. Si parla di apparizioni di Nostra Signora la Vergine Maria, di messaggi spirituali, di desideri della Santissima Vergine. Al tempo stesso ci viene chiesta una opinione autorizzata su questi avvenimenti che si vogliono collegare ad altre venerande invocazioni mariane note universalmente. Il Vescovato di Santander ha riunito una vastissima documentazione durante questi anni, circa tutto ciò che è successo a Garabandal. Non ha chiuso il suo dossier al riguardo. Prenderà sempre nota, con gratitudine, di questi elementi di giudizio che le vengano inviati. Sono TRE le NOTE ufficiali che sino a questo momento sono state diffuse, nell'intento di orientare il giudizio dei fedeli. Questa sarà la quarta NOTA. La sua conclusione circa gli avvenimenti, sino ad oggi, non ha trovato ragione alcuna per modificare il giudizio emesso in precedenza: si ritiene che NON VI SIANO PROVE sul carattere soprannaturale dei fenomeni esaminati accuratamente. Di conseguenza è necessario che questa autorità diocesana rinnovi i provvedimenti opportuni affinché non venga propiziato artificialmente un ambiente di confusione, mediante una propaganda di massa al margine della lettera e dello spirito dei sacri canoni, attraverso notizie, articoli giornalistici su riviste, informazioni grafiche, rassegne di itinerari o altri mezzi simili. Ricordiamo che secondo il canone 1.309 N 5 «sono proibiti dal Diritto stesso, i libri e gli opuscoli che si riferiscano a nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miracoli che introducano nuove devozioni, qualora essi vengano pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni dei canoni». Rendiamo noto che sino a questo momento non abbiamo concesso l'«Imprimatur» a nessun libro, opuscolo, articolo o rassegna in materia. Estendiamo, sin dove giunga la nostra autorità diocesana, la medesima proibizione del canone a qualsivoglia pubblicazione di articoli o informazioni che non siano stati sottoposti alla censura della Diocesi di Santander. La loro presenza in San Sebatiàn de Garabandal l'ambiente creato intorno a queste apparizioni e comunicazioni spirituali, dichiarando tuttavia che non abbiamo trovato materia alcuna di condanna da parte della censura ecclesiastica né in quanto alla dottrina né in quanto ai consigli spirituali dati ai fedeli cristiani, che sono stati diffusi in questa occasione, poiché essi contengono un'esortazione alla preghiera e al sacrificio, alla devozione eucaristica, al culto di Nostra Signora in modalità tradizionalmente lodevoli, nonché al santo timore di Dio, offeso dai nostri peccati. Essi si limitano a ripetere semplicemente la dottrina comune della Chiesa in materia. Riconosciamo la buona fede e il fervore religioso delle persone che accorrono a San Sebastiàn de Garabandal, le quali meritano il maggior rispetto, e vogliamo far leva precisamente su questo fervore religioso, affinché, confidando pienamente nella Chiesa gerarchica e nel suo Magistero, adempiano con la maggior precisione le nostre raccomandazioni pubblicate più volte. In quanto ai sacerdoti, data la speciale importanza che il loro intervento può avere, tanto nel senso della loro attiva partecipazione e collaborazione nello svolgersi degli eventi, quanto come semplici spettatori, PROIBIAMO in modo esplicito e formale la loro assistenza senza permesso espresso, speciale e per ogni caso, dell'autorità ecclesiastica, dichiarando che vengono sospese «ipso facto» le autorizzazioni in questa Diocesi di Santander per tutti coloro che contravvenissero a questo nostro avvertimento formale. La Suprema Sacra Congregazione del Santo Uffizio si è messa in contatto con la Diocesi di Santander, al fine di ottenere la debita informazione circa questa grave questione Santander, 8 luglio 1965 EUGENIO, Vescovo A.A. di Santander.

LETTERA DEL SANTO UFFIZIO DEL 28 LUGLIO 1965

Il Signor Vescovo Amministratore Apostolico ordina di pubblicare la seguente comunicazione della Sacra Congregazione del Santo Uffizio circa le apparizioni di San Sebastiàn de Garabandal: «Dalla sede del Santo Uffizio, addì 28 luglio 1965. All'Ecc.mo e Rev.mo don Eugenio Beitia Aldazabal, Vescovo Amministratore Apostolico di Santander. Ecc.mo e Rev.mo Signore, Questa Suprema Sacra Congregazione ha ricevuto regolarmente la vostra lettera in data 7 del mese in corso, in cui S.E. Rev.ma pone a conoscenza del Santo Uffizio le apparizioni della Beata Vergine Maria che, secondo quanto si dice, sono avvenute nel paese di San Sebastian de Garabandal. Attraverso la documentazione inviata, appare con sufficiente chiarezza con quanta prudenza abbia agito S.E. a riguardo di tale questione. Prego VE. di seguirla anche in futuro, con sguardo vigile. Se dovesse sorgere qualche elemento nuovo, la prego di comunicarlo al Santo Uffizio. Colgo l'occasione per renderle testimonianza della mia profonda venerazione e mi riaffermo devotissimo di SE. no. Firmato: Padre Raimundo Verardo o.p., Comissario. Si pubblichi. 9 agosto 1965. EUGENIO, Vescov o A.A.

BRANI DEL TESTO ORIGINALE DI ALCUNI SCRITTI DI CONCHITA.

«Ti parlerei per tutto il giorno... ma forse Ti annoio. Nell'oscurità di questa notte così silenziosa, guardando il cielo azzurro vedo la creazione Tua, le stelle, la luna... tutte le cose che Tu hai fatto per il nostro bene. Guardando il cielo, mi sento molto unita a Te... Vorrei che tutti coloro che non Ti ricordano e che sono separati da Te, accettino le mie preghiere e che Tu accettassi le mie preghiere di questa sera e i miei assai miseri e timidi sacrifici... per il bene di quelle anime, affinché si avvicinino a Te, Gesù, a Maria Madre della Chiesa, e specialmente per coloro che ancora non vi conoscono». «Perché hai scelto me, sapendo ciò che sono, per comunicare messaggi tristi. E’ una grazia molto grande, ma credimi, Gesù mio, mi sto accorgendo della responsabilità che questo comporta. Come adempio ai tuoi ordini, Gesù? Non posso mettere dentro di loro il messaggio e far sì che lo adempiano; inoltre, alcuni credono che siano invenzioni mie! Perché lo permetti? Lo sai bene, Gesù: in questo modo, dubitando del messaggio, non possono adempierlo. O Gesù mio, aiutaci a meditare sulle tue cinque piaghe affinché possiamo offrire volentieri i nostri sacrifici. Perdonaci, Signore, perché per causa nostra oggi Tu sei inchiodato sulla Croce...». «Vorrei visitarti con maggior frequenza. Vorrei essere la tua piccola lampada e che la mia piccola fiamma Ti illuminasse con una luce sempre crescente e che illuminasse le anime che vogliono avvicinarsi a Te. Vorrei anche essere la parte interna della porta del Tabernacolo per esserti più vicina. Vorrei essere tanto, eppure sono un nulla, niente di niente. Tuttavia siccome sono figlia di Maria, la Madre di Dio, e sono stata redenta con il Sangue di Cristo Crocefisso, per questo sono qualcosa».

UNA PREGHIERA DI CONCHITA 1° GENNAIO 1967

Madre, io ti prego per questo nuovo anno: di non avere vanità. Ti chiedo inoltre la sincerità, il saper essere grata e l'Amore per Te. Signore, ecco ciò che ti chiedo per tutto l'anno: dammi spirito di sacrificio e di preghiera. Concedimi di ricevere la Comunione con maggior fervore, di visitare con maggior frequenza il Santissimo. Perdonami, Signore. Grazie per tutti i benefici che ci hai dato. Grazie per tutti i benefici che hai dato alla mia famiglia e perdonaci per non averti corrisposto. Grazie, Signore, per questo nuovo anno e perdonami per l'anno trascorso. Signore, ti prego per tutti coloro che si sono affidati alla mia preghiera, specialmente per quelli che ne hanno più bisogno. Signore, ti prego anche per le anime del Purgatorio. Ti prego per tutti gli ammalati, per quelli che diffondono il messaggio e per coloro che non ne vogliono sapere. Ti prego per tutti. Ti prego inoltre per coloro che mi adesso e per tutti quelli che mi scrivono confidano le loro necessità. Signore, io le racconto a Te, sebbene non possa dirtele tutte; Signore, Tu le conosci. Madre, ascolta tutti, parla di tutti a tuo Figlio, soccorrili e concedi loro ciò che Vi chiedono, se questo contribuisce alla Vostra maggior gloria e al bene delle nostre anime. Signore, ti chiedo perdono per coloro che si affidano alle mie preghiere. Ti chiedo, Signore, che il Tuo messaggio si diffonda sempre di più e che tutti quelli che diffondano il messaggio lo facciano per Te. Signore, grazie per essi. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Ave, Maria Purissima, concepita senza peccato. Amen.