PRIMA APPARIZIONE
sabato 13 maggio 1944
Come sempre, ogni apparizione della Vergine su questa terra si innesta su
qualche fatto precedente. Anche quella di Ghiaie parte da una storia di vocazione
religiosa, da una rinuncia, dalla storia di un piccolo quadro.
Chi ce la racconta è la cugina nonché madrina di battesimo di
Adelaide Roncalli. Si chiama Annunciata Roncalli, chiamata per brevità Nunziata.
Così ricorda l'antefatto a chi le domandò come ebbe l'idea di
fare l'altarino sulla rampa delle scale.
«
La storia dell'altarino è così: io ero a Milano infermiera in
un sanatorio, ma dopo nove anni dovetti lasciare il posto per tornare a casa,
perché le mie due sorelle andavano suore e non c'era nessuno con i genitori.
Tornai il 19 marzo 1944; in casa mi guardavo attorno e trovai che c’erano
molte cose da sistemare e riordinare. Quando si trattò di imbiancare
le pareti lungo le scale (passaggio obbligato per tutte le famiglie del nostro
caseggiato), dovetti trasportare sul solaio le gabbiette degli uccelli che
mio padre teneva sul pianerottolo, tra la prima e la seconda rampa, sopra una
sporgenza del muro. Ma dopo l'imbiancatura fatta da me, perché nelle
nostre case dovevamo arrangiarci a fare un po' di tutto, non riportai le gabbie
su quel bel ripiano, perché lo trasformai in altarino. Mio padre protestò,
ma io gli dissi: "Ormai le gabbie sono trasportate. Puoi lasciarle là sul
solaio". Da un po' di tempo io coltivavo il desiderio di trasformare quel
ripiano in altarino, perché noi della frazione Torchio siamo lontani
dalla chiesa di Ghiaie e non tutte le sere possiamo andarci per la funzione
del
mese di maggio. Pensai: "L'altarino sarà un richiamo alla Madonna" e
per questo avevo ritagliato dal Pro famitia [giornaletto religioso] un immagine
della Madonna di Lourdes e ne avevo fatto un quadretto, che poi appesi sulla
parete sopra il ripiano. Pensavo con soddisfazione che chi saliva le scale
l'avrebbe salutata anche solo con una giaculatoria ed erano tanti i bambini
che passavano su quelle scale per andare nelle camere da letto, tutte poste
sul lungo terrazzo. C'erano tutti i figli della famiglia di mio cugino Enrico
Roncalli, otto fra cui Adelaide; un'altra famiglia con cinque bambini... Per
mettere i fiori sull'altarino presi dei barattoli di latta della conserva di
pomodoro e li avevo smaltati all'esterno col pennello ».
Una parola di commento a queste parole di Nunziata può essere utile,
per capire meglio la situazione descritta, a quelle persone che non sono vissute
in quei tempi così difficili e inimmaginabili per le giovani generazioni.
La povertà era grande non solo a causa della guerra, ma anche perché non
si era raggiunto lo sviluppo industriale sufficiente per dare lavoro a tutti,
soprattutto alle donne. Si viveva dei prodotti della terra, e di denaro non
ne circolava molto. Solo quello procurato da chi riusciva a lavorare in qualche
industria o nelle città come domestico o infermiere. Le famiglie erano
ricche di bambini.
Erano tempi in cui i giovani non pensavano al loro avvenire soltanto in proiezione
matrimoniale, ma si domandavano anche se, per caso, il Signore non li chiamasse
alla vita sacerdotale o religiosa. Ecco perché Nunziata, dopo nove anni
di lavoro in sanatorio, fu costretta a tornare a casa: due delle sue sorelle
avevano deciso di farsi suore, lasciando i genitori privi del loro aiuto.
Chi partiva sapeva che lasciava tutto il peso a chi restava, ma era sicuro
anche che quasi sempre i fratelli e le sorelle accettavano di buon grado di
sobbarcarsi il lavoro e le preoccupazioni di chi partiva, sentendosi onorati
che il Signore avesse chiamato qualcuno della loro famiglia.
Nunziata ci rivela che, dopo avere messo mano all'imbiancatura della casa (e
la festa di Pasqua era sempre un'occasione per queste cose), coltivava il desiderio
di trasformare in altarino il ripiano delle scale in comune. Trasformare in
altarino significava porre alla parete un quadretto o una statua, con una piccola
mensola sotto per metterci i vasetti di fiori, dopo averla ricoperta con qualche
pizzo o centrino. E questi altarini servivano anche per piccoli raduni di preghiera
e davano un segno di presenza della Madonna e della sua protezione materna.
In modo particolare si dirigevano alla Vergine Santa le espressioni di saluto
e le invocazioni di aiuto, raccomandando soprattutto i familiari lontani, in
guerra, le anime sante del Purgatorio e la salute. Ma i bambini avevano sempre
un posto speciale nelle preghiere delle mamme, così oberate di lavoro
e di preoccupazioni per i molti figli.
Erano tempi in cui i bambini, appena cresciuti, dovevano imparare a badare
a se stessi. I figli più grandi dovevano stare attenti ai più piccoli,
anche se a mala pena riuscivano a prenderli in braccio. Erano tempi in cui
le malattie erano sempre in agguato e non c'erano tanti mezzi per curarle se
non i tradizionali rimedi caserecci. E i bimbi erano, per forza di cose, lasciati
spesso soli, col rischio che si mettessero nei pericoli, specialmente con gli
attrezzi agricoli più grossi di loro. E così le mamme li raccomandavano
alla tenera Madre del Cielo che, appunto perché del Cielo, poteva essere
contemporaneamente dovunque e prendersi cura dei loro piccoli, come aveva fatto
con il piccolo Gesù. Anzi di più, perché il piccolo Gesù era
sempre buono e ubbidiente, mentre i loro figli andavano sempre in cerca di
guai e di pericoli, appena esse distoglievano l'occhio. Insomma per i loro
bambini non era sufficiente l'angelo custode...: occorreva sempre anche una
mamma extra e sempre vicina. E lei lo poteva fare anche perché non le
sfuggiva nulla. E così la Madonna, dal mattino alla sera, doveva vegliare
su tutti quei piccoli,
chiamando in aiuto tanti angeli, in supplemento alloro titolare angelo custode,
che non ce la faceva da solo...
E poi quegli altarini servivano anche ai bambini, perché, fin da piccoli,
imparassero ad amare e a salutare l'altra madre, quella del Cielo. Cosa che
essi puntualmente facevano e, magari di corsa, qualche piccolo bacio con la
manina, glielo mandavano sempre. Ecco perché Nunziata confida: « Pensavo
con soddisfazione che chi saliva le scale l'avrebbe salutata anche solo con
una giaculatoria ed erano tanti i bambini che passavano su quelle scale per
andare nelle camere da letto, tutte poste sul lungo terrazzo ».
Quel 13 maggio era di sabato. Era l'anniversario della prima apparizione della
Madonna a Fatima nel 1917. Adelaide Roncalli, di sette anni, la quinta di otto
figli (in ordine decrescente d'età: Caterina, Vittoria, Maria, Luigi,
Adelaide, Palmina, Nunziatina, Romanina), non pensava certamente a questa ricorrenza
e forse non sapeva o non si ricordava che alcune settimane prima il santo padre
Pio XII aveva sollecitato una nuova crociata di preghiere a Maria Santissima
per ottenere il dono della pace. Il papa aveva poi concluso l'invito con la
raccomandazione di non scoraggiarsi: « E sebbene ancora la tanto sperata
pace non abbia arriso alle nostre suppliche e ai nostri voti, non per questo
bisogna abbattersi e perdersi di speranza... »
La sera di quel sabato, verso le 17.30, Nunziata scorge Adelaide in cortile.
Era affamata e in casa aveva dato noia alla mamma, perché la minestra
non era ancora pronta. La mamma aveva perso la pazienza e l'aveva spedita fuori.
Era ritornata da poco dal paese dove era stata alla lezione di catechismo (la
cosiddetta dottrina o dottrinetta) dalle suore in preparazione alla Prima Comunione.
Nunziata allora le dice: « Adelaide, vai giù nel prato a cogliere
fiori che metteremo nei vasi davanti alla Madonna sulle scale ».
«
Io avevo appena finito di sistemare il mio nuovo altarino », narra Nunziata, « e
ci avevo messo perfino una
tovaglietta di pizzo per ornamento e i vasi, ancora vuoti, richiedevano qualche
fiore. Poi io partii verso la parrocchia con la sorella maggiore di Adelaide,
Caterina, chiamata di solito Catì, e con le altre ragazze della frazione.
Nessuno dei piccoli andava alla parrocchia per la funzione perché troppo
distante per loro ».
Intanto Adelaide si era già trovata chi andasse con lei a raccogliere
fiori per la Madonna. All'invito avevano risposto Elisabetta Masper, detta
Bettina, di dieci anni; Severa Marcolini chiamata anche « Patatì » (cioè patatina),
pure di dieci anni, e le sue sorelle Giulia, Cesarina e Franca.
Si accodarono anche due sorelline di Adelaide: Palmina di sei anni e Nunziatina
di cinque. Quelle che maggiormente interessano per la nostra storia sono le
prime due del gruppo, Bettina e Severa, e la piccola Palmina.
Adelaide prende la piccola carriola costruita dal babbo per far giocare i piccoli.
In quella vi avrebbero messo i fiori. Ma nell'andata Adelaide, che amava farsi
condurre a passeggio su di essa, vi montò sopra e toccò a Severa
l'onore di condurla... E così il gruppetto vociante prende il viottolo
che portava verso i campi: una brutta stradicciola campestre, piena di grossi
ciottoli. Dopo pochi passi, giungono davanti a un modesto rigagnolo che tagliava
il viottolo. Più che un rigagnolo, è un fascio di fili di acqua
che non può essere attraversato con la carriola a pieno carico. Adelaide
smonta e aiuta Severa a portare la carriola oltre, cercando di posare i piedi
sui ciottoli emergenti per non bagnarsi i piedi. Superato l'ostacolo, Adelaide
si rimette nella sua carriola e proseguono tutte verso l'aperta campagna. Qui
il gruppetto si disperde nei dintorni in cerca di fiori campestri.
Prima però di continuare il racconto della prima apparizione,
non possiamo non premettere quattro osservazioni per non interrompere la
narrazione in seguito.
La prima è questa: si noterà una certa lunghezza nell'esporre
le vicende. Perfino una meticolosità che può appesantire il ritmo
del racconto. Ne sono cosciente, ma ho dovuto farlo affinché il lettore
si rendesse conto a quale stress, a quale logorio psicofisico e a quale bombardamento
di richieste la bambina fosse esposta in continuazione fino ai limiti dell'esasperazione
e del crollo psicofisico.
Seconda osservazione: ho cercato di tradurre letteralmente le espressioni delle
bambine e dei familiari per conservarne, il più possibile, il sapore
e la freschezza originale, naturalmente a scapito della grammatica e della
sintassi italiana. Tutti parlano in bergamasco.
Terza osservazione: ho preso la maggior parte del racconto, nel suo svolgersi
giorno per giorno, da ciò che scrisse don Luigi Cortesi, giovane e brillante
professore di filosofia del seminario di Bergamo. Praticamente fu l'unico che
mise per iscritto, sin dai primi giorni, le vicende delle apparizioni. Effettivamente
don Cortesi poté parlare direttamente con Adelaide per la prima volta
solo il venerdì 19 maggio, dopo la settima apparizione, ma, interessato
al caso, non mancò di ricostruire tutta la vicenda anche nelle fasi
precedenti, interrogando sia la veggente sia altri testimoni, come risulta
dai suoi libri. Non mancò anche di annotare scrupolosamente le sue reazioni
personali. Di ciò che scrisse e pubblicò riportiamo moltissimi
brani alla lettera. E’ dovere, naturalmente, porsi la domanda: quanto
valore di attendibilità hanno le sue relazioni? Mi sembra che in generale,
tutto sommato, siano attendibili, anche se alcuni punti non possono non lasciare
dubbiosi o perplessi, specialmente quando subentrano altre fonti che lui riporta.
Questa attendibilità riguarda i racconti, la cronaca, lo svolgimento
degli avvenimenti, non le conclusioni e i giudizi che egli dà e che
non sempre possiamo condividere.
Per questo, mi sembra utile riportare un passo dello stesso don Cortesi: « Restava
da fare lo studio del contenuto
e della storia delle visioni. Aspettai che alcuno fosse deputato a cosiffatto
lavoro fondamentale, massacrante. Ma non si poteva aspettare a lungo, giacché,
allontanandosi dai fatti, la memoria di Adelaide e dei testimoni si sarebbe
irrimediabilmente oscurata. Allora per la confidenza e la consuetudine che
aveva con me la piccina, per le amicizie che avevo contratto alle Ghiaie, per
l'ampia esperienza personale che avevo dei fatti, mi credetti in grado di assumermi
quel lavoro... Così interrogando ripetutamente, sistematicamente la
piccina, raccogliendo deposizioni orali o sollecitando relazioni scritte da
tutti quelli, vicini o lontani, che avevano intimamente partecipato ai fatti
e sfruttando il mio diario personale, potei compilare questo studio...».
E conclude con la seguente nota: « Questo devo dire non certo per aggiudicarmi
tutto il merito di quello che feci di buono, ma per addossare sulle mie spalle
di privato tutte le responsabilità di quello che feci e feci male, di
quello che feci e che non dovevo fare, di quello che non feci e che dovevo
fare ».
Quarta osservazione, che diviene consiglio: per ora il lettore si accontenti
di seguire lo svolgersi dei fatti, di prendere atto delle parole che la veggente
pronuncia con grande sforzo e sempre e solo su richiesta, senza tirare conclusioni
premature. Prenda atto soltanto. Nella seconda parte, commenteremo i messaggi
cercando di interpretare e comprenderne il significato, che a volte affiora
con fatica, inquadrando le singole parti nell'insieme. Se non si tiene conto
delle tante componenti che entrano nella struttura delle apparizioni, si corre
il rischio di fraintendere tutto. Dico subito che queste apparizioni presentano
particolari difficoltà di interpretazione, ma non posso negare che siano
fra le più affascinanti. La Madonna ha come interlocutrice una bimbetta
di sette anni e nelle sue rivelazioni non può dilungarsi né entrare
in discussioni teologiche. E la bambina capta e riceve i messaggi come può.
Toccherà poi a chi di dovere interpretarli, affinarli,
metterli al posto giusto e con le parole giuste. Altrimenti gli adulti e i
teologi che ci stanno a fare? Niente giudizi prematuri dunque. Lo studio sarà completo
solo se seguito fino alla fine, con pazienza.
Ora ritorniamo alla narrazione della prima apparizione. Il
gruppetto delle bambine si disperde, ciascuna per sé, in cerca di fiori per la Madonna.
C'è una siepe a difesa dei campi del signor Colleoni, una fitta siepe
disuguale di robinie, di sambuchi, di biancospini. Ad Adelaide piacciono i
grossi fiori di sambuco e si accosta per coglierne uno. Alla sua destra, a
un paio di metri circa, Bettina è intenta al medesimo lavoro; una decina
di metri più avanti Severa, la Patatì, e le altre amiche sono
anch'esse alla ricerca di fiori sulla stessa siepe. Fra Bettina e Severa si
trova Palmina, la sorellina di Adelaide.
Ma il fiore di sambuco che Adelaide ha adocchiato è troppo in alto per
lei e rimane ad ammirarlo, con rimpianto. Quando improvvisamente scorge, lontano
nel cielo, in quella direzione, un puntino d'oro che si ingrandisce a mano
a mano che si avvicina fino a diventare un globo di luce. Giunto vicino a lei,
assume una forma ovale, di intensità sfumante verso i margini.
La piccola è presa dalla paura, vuole fuggire verso casa e muove un
passo verso quella direzione, ma si sente piegare le ginocchia. Il suo viso
si fa cianotico. Ma poi, come incantata, rimane immobile con gli occhi fissi
al cielo. Stringe ancora nella mano i fiori raccolti e a tratti incrocia le
braccia sul petto.
Bettina si accorge presto dello stato di Adelaide e la chiama ma, non ottenendo
risposta, grida a Severa: « Severa, tu, Severa, vieni a vedere l'Adelaide,
guarda com’è diventata l'Adelaide! »
Severa accorre subito, guarda Adelaide e la vede un poco morda, cioè livida,
con gli occhi fissi verso l'alto, immobile. La prende allora per un braccio
e la scuote, la
chiama ripetutamente. Tutto inutile... Adelaide non risponde e non si muove.
Allora alla curiosità subentra la paura: « Adelaide, tu, tu, Adelaide,
che cosa hai? Ti senti male? Che cosa vedi? Adelaide, tu, tu...»
Ma Adelaide non fa alcun cenno di movimento o di risposta. Le bambine si rendono
conto che bisogna avvertire qualcuno, ma nel frattempo la piccola Palmina,
impaurita, era già sgambettata a casa per avvertire la mamma: « Tu,
mamma, l'Adelaide è morta in piedi». Simpatica questa definizione
dell'estasi da parte di una bambina di sei anni.
La mamma, che stava al focolare intenta a riattizzare il fuoco per quella minestra
che non cuoceva mai perché quella legna mandava solo fumo, non dà peso
alla cosa e risponde senza voltarsi: « Guarda che l'Adelaide, se fosse
morta, non sarebbe in piedi; vedrai che tornerà a casa da sola. Di'
all 'Adelaide che venga a mangiare la minestra».
Mentre si svolgeva questa scena in casa, Adelaide continuava nel suo stato
estatico di « morta in piedi ». Le compagne, inchiodate dalla meraviglia
e dalla paura, osservavano il movimento delle sue braccia: prima incrociate
sul petto, ora pendevano lungo i fianchi, come abbandonate, congiunte sul grembo.
Tutte attorno a lei, ora non la toccano più e non le dicono più nulla.
Sopraggiungono però in quel momento Maria, sorella di Adelaide, e Mariolina
Masper, che erano partite poco prima di Adelaide per tagliare un po' di erba
per gli animali.
«
Maria, Maria, vieni a vedere la tua Adelaide », gridano Bettina e Severa
e mettono al corrente del fatto le due ragazze più grandi. Ma intanto
la visione stava per finire e Adelaide stava ridiventando normale.
Maria si avvicina e, vedendo sua sorella come sempre, pensa subito che sia
stato uno scherzo e la prende in giro con queste parole: « Dai, dai,
pirola, non combinarmene più! », e continua impassibile la sua
strada caricandosi l'erba raccolta.
Pirola era il nome di una povera donna del paese cieca da un occhio. Quel nome
era diventato il soprannome scherzoso appioppato ad Adelaide, perché l'anno
precedente stava per perdere l'occhio destro a causa di un enorme foruncolo
formatosi sulla palpebra superiore.
Le compagne di Adelaide rimangono deluse nel vedere l'indifferenza delle due
ragazze più grandi dalle quali speravano di ottenere aiuto. Quando Adelaide
dopo dieci minuti circa ritorna in sé, si rende subito conto dello stato
di preoccupazione e di attesa delle amichette che, impaurite, le sono tutte
attorno. Sta tremando tutta e balbetta parole che nessuna capisce. La accompagnano
alla carriola che era stata riempita di fiori. Adelaide ci si siede dentro,
rivolta però verso le stanghe e con i fiori in grembo. Severa si rimette
al posto del conducente. Bettina si attacca alla stanga destra e via verso
casa. Tutte le altre seguono in silenzio.
Giunte al rigagnolo, stessa operazione di prima. Adelaide scende, ma questa
volta invece di aiutare Severa a trasportare la carriola, si accoccola sopra
un masso, a un lato della strada, sola. All'altro lato stanno tutte le altre
che aspettano, sempre in silenzio.
Severa rompe il silenzio: « Su, Adelaide, dimmelo, va, dimmelo, che cosa
avevi? Ti sentivi male? Che cosa hai visto? Hai visto il diavolo? Gli angeli?
La Madonna?»
Ma Adelaide non dice nulla. Ride, poi risponde: « Se vai a prendermi
delle margherite, te lo dico », e invita l'amica a entrare nel vivaio
di piante dall'altro lato del sentiero.
«
Ma mi dovrei bagnare le calze! », obietta Severa.
Adelaide non insiste e si rassegna: « Andiamo allora; te lo dico mentre
andiamo in su ».
Riprendono il viaggio verso casa. Adelaide monta di nuovo sulla carriola. Le
amichette, visto che Adelaide è disposta a parlare, la tempestano di
domande, ma lei non risponde una parola. Giungono così vicine alle loro
case.
Tutte deluse, si ritirano per la cena, eccetto Severa, la quale, visto che
Adelaide persiste a non dire nulla, sta per andarsene anche lei.
Allora Adelaide comincia a parlare: « Andiamo ancora, Severa; se mi porti
fino alla stradella, te lo dico ».
Severa non se lo fa ripetere e giungono così a un lembo di prato che
era diventato uno dei ritrovi preferiti dei bambini. Adelaide e Severa si fermano
e si siedono sull'erba, sole.
«
Me lo dici dunque, Adelaide, che cosa avevi? Che cosa hai visto? Me lo dici
dunque? », domanda Severa.
Adelaide ormai non può più rifiutarsi e lentamente, in modo incerto,
quasi stesse scherzando, racconta: « Ho visto... la Madonna... col Bambino
in braccio e poi san Giuseppe... e gli angeli...»
« Ma va'! Davvero? Dici davvero? »
«
Sì, è vero. Però non dirlo alla mia mamma ».
Severa è trasecolata e pensa che Adelaide voglia burlarsi di lei, perciò vuole
che l'amichetta confermi il racconto con il giuramento di rito: « Ma è proprio
vero? Proprio vero? Di': "Giuro!
« Giuro, che io possa morire! »
E così, con quel solenne giuramento convalidato perfino da un'imprecazione,
incomincia la « storia delle apparizioni di Ghiaie».
Le due amiche ritornano verso le loro case. « Lo dico anche a Bettina? »,
domanda Severa. Adelaide esita un po' e poi: «Sì, diglielo».
Giungono davanti alla casa di Bettina. Severa la chiama: « Tu, Bettina,
sai che cosa faceva l'Adelaide quando non parlava? Vedeva la Madonna e il Bambino
e san Giuseppe, tutti circondati di angeli ».
Adelaide, sempre seduta nella carriola, taceva.
Bettina, incredula e titubante, sorride e poi tutte e tre assieme vanno al
pozzo. Vedono venire verso di loro Gertrude, una cugina di Adelaide.
«
Tu, Adelaide, lo diciamo anche a Gertrude? », domanda Severa.
Adelaide esita di nuovo e poi: « Sì, dillo anche a lei ».
«
Tu, Gertrude, all 'Adelaide è comparsa la Madonna, il Bambino, san Giuseppe
e gli angeli », racconta Severa.
«
Ma va'! Sono tutte balle », obietta Gertrude.
«
No, no, è proprio vero. Non è vero, Adelaide? »
«
Sì, è vero, però non devi dirlo a nessuno, non devi dirlo
alla mia mamma, se no le prendo », conferma Adelaide.
E qui avviene una scenetta di baratto, tipico fra i bambini. Infatti Gertrude
chiede ad Adelaide il permesso di dirlo anche a sua sorella Maria. Ma Adelaide
questa volta rifiuta irremovibilmente. Gertrude allora ricorre al baratto: « Ti
do un'immaginetta, se mi permetti di dirlo... Te ne do due... Te ne do quattro...»
Alla promessa di quattro, Adelaide si lascia comperare:
«
Sì, dillo pure, ma che le immaginette siano belle, neh! »A quel
tempo anche le immaginette di santi, specie se
colorate, facevano parte del piccolo tesoro nascosto dei bambini.
Come era da aspettarsi, Maria non ci crede, ma, andando verso il paese, incontra
sua madre: « Tu, mamma, sai che al Torchio corre voce che l'Adelaide
abbia visto la Madonna? »
La mamma di Maria ride incredula, ma è anche preoccupata: « Vi
raccomando, ragazze, non incominciate a dire sciocchezze, per carità! »
Ritornata al Torchio, Maria incontra i genitori di Adelaide fuori dalla loro
casa: « Tu, Rico, hai saputo che la tua Adelaide ha visto la Madonna? »
La mamma Annetta, che aveva già sentito qualcosa, quasi sicuramente
da Palmina, si turba un poco e dice:
«
Per carità, ragazze, non cominciate... »
Al termine della funzione in chiesa, Nunziata rientra a casa e trova il tavolo
ingombrato da un mucchio di fiori. Erano quelli colti da Adelaide e compagne,
che non avendo
trovata Nunziata in casa, le avevano buttato i fiori sul tavolo alla rinfusa.
Nunziata a quella vista si spazientisce e se la prende con suo padre: « Avevo
messo tutto in ordine prima di andare in chiesa e ora guarda che disordine
c'è ».
Ma lui obietta: « Ma non glielo avevi detto tu, all'Adelaide, di andare
a prendere i fiori per l'altarino? Lei è andata a coglierli e, quando è tornata,
me li ha buttati sul tavolo e mi ha detto: "Neh, Piero, di' alla tua Nunziata
che le margherite le ho fatte e non mi sgridi più! "»
La madrina della piccola esce in cortile per ringraziare la figlioccia. Erano
circa le 21.30, ma non la trova. Di corsa le si fa incontro la cugina Maria
che tutta in agitazione le dice: « Tu, Nunziata, hai sentito? Mentre
l'Adelaide coglieva i fiori per il tuo altarino, ha visto la Madonna ».
« Bah! Smettila, che dici? Non ti vergogni a dire queste cose? Sono cose
serie, sai?»
«
A me l'hanno raccontata la Severa e le altre bambine che erano con l'Adelaide ».
«
Tacete, tacete, per carità, ragazze, perché, se vengono a sapere
queste cose, ci mettono tutti in prigione, sai? »
Nunziata torna in casa sconvolta, va al tavolo e, anche se molto stanca, con
pazienza raccoglie i fiori a uno a uno per piccoli mazzetti che pone subito
nei vasetti sopra l'altarino, davanti al quadretto della Madonna.
«
Con quel pizzo e con i fiori di Adelaide, il mio altarino stava bene [faceva
la sua bella figura]», racconterà in seguito con compiacenza Nunziata.
Passiamo ora in casa di Adelaide. Cati, la sorella maggiore, anche lei appena
tornata dalla chiesa con Nunziata, appena messo piede in casa, si sente dire
dai genitori: « Sai che cosa dice l'Adelaide? Dice che ha visto la Madonna! »
E il papà aggiunge: «Le ho dato due pedate e l'ho mandata a letto
senza cena! »
A queste rivelazioni, Cati va subito da Nunziata nella casa attigua per informarla: «Sai
che cosa mi hanno detto i
miei? Che l'Adelaide ha visto la Madonna, perciò mio papà non
solo non le ha creduto ma l'ha mandata a letto senza cena. Vieni con me e andiamo
di sopra a vederla ».
Le stanze da letto delle due famiglie si trovano vicine sullo stesso pianerottolo.
Salite le scale, le due ragazze entrano nella stanza e investono l'Adelaide: « Che
cosa hai inventato? Sei pazza? Non sai che possono venire a bruciare la casa?
O a cacciarci in prigione? »
Nunziata non stava esagerando e Adelaide sapeva bene a che cosa si riferissero
le due. A quei tempi non era raro vedere il fumo innalzarsi nel cielo per qualche
casa in fiamme a cui i nazifascisti avevano appiccato il fuoco per rappresaglia
o solo per il sospetto che qualcuno avesse aiutato o nascosto dei partigiani.
Adelaide, tutta mortificata per quei rimbrotti e quelle minacce, si limita
a rispondere: « E’ vero che l'ho vista! E’ vero! Avevo detto
alla Palmina di non dirlo; se lei non lo avesse detto, la mamma non mi avrebbe
chiesto niente e io non avrei parlato. Ma è vero che io l'ho vista,
non è una bugia ».
Intanto Palmina, alla quale non sembrava vero di essere diventata così importante
tutto in un colpo, e meravigliata che le si prestasse tanta attenzione da parte
dei grandi, stava raccontando ancora ai genitori quel poco che sapeva: « L'Adelaide
in cerca di fiori ha alzato gli occhi su una pianta di sambuco; mentre stava
staccandone i fiori, ha visto anche due colombine che volavano sopra ed erano
quelle del Colleoni e mentre le seguiva con lo sguardo ha visto la Signora.
E’ vero che l'Adelaide pareva morta in piedi ».
Ma come erano andate veramente le cose? Sentiamolo dalla diretta interessata,
Adelaide, quando due anni dopo, avendo imparato a scrivere un po' di italiano,
affida a un quaderno le sue memorie, testo che chiameremo Diario. Non ci si
deve aspettare che descriva tutto. La bambina è già di per sé molto
sintetica anche nel parlare.
Alcuni particolari si verranno a sapere solo più tardi, in circostanze
diverse. Purtroppo in queste apparizioni mancò chi, subito dopo i fatti,
domandasse e mettesse per iscritto ciò che la bambina diceva. Così si è corso
il rischio che il contenuto delle visioni potesse sovrapporsi e confondersi
e che i particolari di una fossero attribuiti a un'altra.
Inoltre siamo sicuri che i veggenti non possono dirci tutto. Ci sarà sempre
una parte che rimane misteriosa, segreta, tra la Madonna e il veggente, anche
quando non cade sotto la raccomandazione esplicita del segreto. Noi ci dobbiamo
accontentare di ciò che essi confidano, che di per sé è già molto.
Particolare da richiamare e sottolineare è il fatto che la bambina non
parla italiano, per cui la Madonna si rivolge a lei in bergamasco, quel bergamasco
parlato a Ghiaie e precisamente al Torchio. A quei tempi, l'italiano lo si
imparava solo a scuola con grandi sforzi e scarsi risultati. I parroci stessi
si ingegnavano a tenere le loro omelie in chiesa in modo bilingue, soprattutto
quando volevano essere sicuri di essere capiti bene. I termini in italiano
che si usavano erano pochi, imparati soprattutto al catechismo quando bisognava
rispondere in italiano alle domandine.
Il bergamasco che la Madonna usa, almeno come ci viene riportato da Adelaide, è semplice
e nello stesso tempo perfetto. I vocaboli e i verbi che la Madonna usa sono
appropriati e perfino eleganti! E nonostante a molti il bergamasco suoni come
una parlata dura, sulla bocca della Madonna acquista un tono dolce e armonioso.
La piccola veggente rimane affascinata dalla dolcezza di quella voce che neppure
l'asprezza del bergamasco riesce a intaccare. Niente da dire: la Madonna sa
fare sempre tutto bene. Perfino parlare un bellissimo bergamasco!
Diamo qui la traduzione in italiano come Adelaide l'ha scritta, senza alcuna
correzione. Ma ci ritorneremo sopra più avanti. Inoltre quasi tutti
i personaggi che ani
mano le scene, don Luigi Cortesi compreso, parlano in bergamasco.
Ma ecco che cosa scrive Adelaide di quel 13 maggio 1944, ore 18 circa:
«
13 maggio. Io andavo a cogliere i fiori per la Madonna che c'è a metà scala
per salire in camera in casa mia. Avevo colto margherite e le avevo messe in
una carriola che aveva fatto mio papà.
«
Vidi un bel fiore di sambuco ma era troppo in alto perché lo potessi
cogliere. Stetti ad ammirarlo, quando vidi un puntino d'oro, che scendeva dall'alto
e si avvicinava a poco a poco alla terra e mano mano si avvicinava si ingrandiva
e in esso si delineò la presenza di una bella Signora con Gesù Bambino
in braccio e alla sua sinistra san Giuseppe. Le tre persone erano avvolte in
tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello spazio poco distante dai
fili della luce. La Signora bella e maestosa indossava un vestito bianco e
un mantello azzurro; sul braccio destro aveva la corona del rosario composta
da grani bianchi, sui piedi nudi aveva due rose bianche. Il vestito
al collo aveva una finizione di perle tutte uguali legate in oro a forma di
collana. I cerchi che avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature
di luce dorata.
«
Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con
voce delicata dicendomi: «Non scappare che sono la Madonna".
«
Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò,
poi aggiunse: "Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo
e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest'ora".
«
La Madonna mi guardò per qualche istante, poi lentamente si allontanò senza
voltarmi le spalle. Io guardai finché una nuvola biancastra li tolse
al mio sguardo. Gesù Bambino e san Giuseppe non parlarono, mi guardarono
solo con espressione amabile».
Per ora ci limitiamo al resoconto dei fatti delle apparizioni, la cronistoria.
I commenti li rimandiamo alla seconda parte di questo studio. Per essi ci serviremo
anche di un'altra versione, che Adelaide ha messo per iscritto dopo le apparizioni
riportando le parole che la Madonna pronunciò in bergamasco.