OTTAVA APPARIZIONE
sabato 20 maggio 1944
Ottavo giorno dall'inizio delle apparizioni: alle sei del
mattino Maria si reca alla Roncola per prendere Adelaide e portarla a Bergamo
dal vescovo. Trova
la piccola già alzata, mentre zia Amabile la sta pettinando.
Si parte: Adelaide, Maria e zia Amabile. È’ la prima volta che
Adelaide vede Bergamo: meraviglia su meraviglia e domanda su domanda. Il signor
Verri, che le attende, le conduce alla funicolare e mostra loro il percorso
per giungere in città alta, dove ha sede il vescovado.
Giunte in città alta, le donne entrano nella basilica di Santa Maria
Maggiore. Zia Amabile fa recitare le preghiere del mattino ad Adelaide e poi
rimangono in attesa del parroco di Ghiaie, come d'accordo. Passa il tempo e
la piccola ha fame. Senza tanti riguardi si mette a mangiare il suo panino.
Ma don Cesare tarda a venire. Per ammazzare il tempo le tre donne si mettono
a girare per la chiesa, ammirandone le bellezze. Il sacrestano le scambia per
visitatrici venute da chissà dove, forse straniere, comunque intenditrici
d'arte, e si offre a fare loro da cicerone... ma Adelaide e Maria dimostrano
scarso interesse. Tra una parola e l'altra si lasciano sfuggire l'identità della
bambina. Il buon sacrestano trasalisce di gioia, si commuove, balbetta e si
mette a piangere raccomandandosi alle preghiere di Adelaide.
Finalmente giunge il loro parroco e assieme salgono dal vescovo. Don Cesare
presenta la bambina che a stento bacia l'anello episcopale, come si usava una
volta. E un gesto che non riesce a capire e lo fa solo perché è stata
istruita accuratamente. La piccola si sente spaesata e dimostra il suo imbarazzo.
Il vescovo parla in italiano, poi si mette a parlare in brianzolo che la bimba
capisce già di più, ma non abbastanza, di modo che è costretto
a ripetere più volte le stesse domande per ricavare solo qualche monosillabo
in bergamasco.
Quando a un certo punto si rende conto che il vescovo si rivolge agli astanti,
felice di sentirsi estromessa da quel colloquio di grandi, Adelaide si siede
su uno sgabello in mezzo alla sala, guardando tranquillamente il vescovo. Questi
la guarda e le sorride, poi se la tira vicino e la invita a comunicargli il
famoso segreto. Adelaide sa bene che un segreto è un segreto, cioè non è qualche
cosa che si dice di fronte a tutti, per cui gli fa osservare: « Ma qui
c'è della gente », e rimane in silenzio. Allora il vescovo accenna
agli astanti di uscire.
Ma anche la prospettiva di rimanere sola con il vescovo atterrisce la piccola
che si aggrappa alla gonna di Maria.
«
Teniamo qui anche lei allora, a patto che anche lei mantenga il segreto, non è vero? »,
le dice tutto conciliante il vescovo.
E a questo punto ci troviamo davanti a due versioni diverse del fatto. Per
onestà le riportiamo entrambe.
Prima versione: è quella di don Cortesi, il quale, non essendo stato
presente alla scena, ha dovuto raccogliere notizie e testimonianze. Secondo
lui, la cosa si sarebbe svolta così. Riportiamo testualmente:
«"
Vedi, adesso siamo soli [con Maria che funge da interprete], me lo dici dunque
il segreto?", sollecitava affettuosamente il vescovo.
«"
Sì, sì", rispondeva col capo la piccola, ma non le riusciva
di aprire la bocca. Laboriosamente, con l'aiuto di Maria che traduceva in italiano,
il segreto venne fuori. Sembrò cosa assai modesta e il vescovo dovette
pensare se proprio valesse la pena di tanto apparato ».
Proprio quest'ultima frase ci fa pensare, e fa sorgere un dubbio: davvero Adelaide
comunicò il segreto in quella occasione oppure si limitò a dire
qualche altra cosa?
Ma sentiamo la seconda versione, che ci sembra più attendibile per vari
motivi e che è riportata dal direttore spirituale di Adelaide. Ecco
che cosa egli scrive al riguardo: «Prima di tutto non si deve dire che
il segreto per il vescovo sia lo stesso di quello per il papa. Al vescovo lo
manifestò il 20 maggio. Adelaide sapeva che in casa sua le cose gravi,
segrete, il papà e la mamma se le dicevano loro due in cucina, quando
i figli erano tutti a letto, per cui l'Adelaide disse al vescovo: "Non
c'è una cucina qui? Andiamo in cucina per parlare da soli io e te!"
«
Il segreto c'è stato e non lo sa nessuno. Ciò che è stato
detto in proposito è una delle solite trappole. L'Adelaide non fu così leggera
da rivelare ciò che doveva restare segreto e quello che disse e rispose,
tramite la cugina interprete per il bergamasco, non fu che una battuta d'aspetto,
ma il segreto lo disse soltanto al vescovo e non c'entra né la vocazione
e nemmeno l'andare a Roma a pregare col papa ».
Versioni che, almeno in parte, possono essere complementari.
Continuiamo il racconto. Dopo la rivelazione del segreto al vescovo, Maria
gli parla dell'annuncio dato da Adelaide di un miracolo, di un segno che sarebbe
dovuto avvenire e precisamente l'indomani, domenica.
Il vescovo, monsignor Bernareggi, nel suo diario annota in data 20 maggio: « La
cugina è stata molto prudente. Chiede che si debba fare: se accompagnare
o no la bambina stasera (al luogo delle apparizioni). Ha detto che ci sarà un
miracolo domani e, se non fosse, sarebbe un colpo per la fede di molti. Io
dico di non potermi pronunciare »
Uscite Adelaide e Maria dalla sala di udienza del vescovo, vi rientra il parroco
per ricevere istruzioni circa la condotta da seguire nelle circostanze eccezionali
che si
erano venute a creare nella sua parrocchia. Il vescovo gli risponde circa così: « Lasciate
andare la cosa da se stessa fino a che si chiarisca. Voi tenetevi da parte. È bene
che il clero non partecipi alle visioni ».
Poi tutti scendono nel parco dell'episcopio. Si fanno attorno i seminaristi
che presto saranno ordinati sacerdoti e si raccomandano alle preghiere di Adelaide.
Anche gli ufficiali di curia si intrattengono con lei familiarmente.
Verso le 11 intraprendono il cammino verso casa. Scendono a piedi fino in città bassa,
dove prendono il tram per Ponte San Pietro. Ma mentre a piedi stanno raggiungendo
la Roncola, si imbattono in zia Ines e nel marito di zia Amabile che portava
il figlioletto Ferruccio dal dottor Ruggeri. Purtroppo quella mattina Ferruccio,
in assenza della mamma Amabile, era caduto malamente e si era rotto un braccio
per cui doveva essere ricoverato d'urgenza all'istituto ortopedico Matteo Rota
di Bergamo. Si sentono tutti in imbarazzo perché si addebita quella
disgrazia all'assenza della mamma che aveva accompagnato Adelaide dal vescovo.
Le tre donne si mettono a piangere.
Il Torchio era già invaso da una moltitudine di pellegrini. Maria portò Adelaide
a casa propria e la mette a letto. Questa volta, stanca, la bambina si addormenta,
ma circa dieci minuti dopo il signor Verri giunge e la porta a casa sua, ancora
mezza assonnata. A casa Verri c’è anche don Cortesi che la sta
aspettando e cerca di interessarla alle molteplici domande che le pone.
Ecco il giudizio che il sacerdote se ne fa: « Adelaide risponde sempre
pronta, esatta, chiara, rivelando un perfetto orientamento di coscienza sia
rispetto ai luoghi, che rispetto alle persone e al tempo. Rivela un livello
mentale assolutamente normale per la sua età fisiologica; se mai, mostrò una
certa deficienza dei poteri fantastici ». E continua: « Pensavo:
se il fenomeno delle Ghiaie dovrà ricevere una spiegazione naturale,
questa non potrà ricavarsi dall 'esame del terreno psicologico della
fanciulla, poiché
la sua forte e sana personalità non presenta anomalie o sbandamenti
che possano dar capo a categorie psichiatriche e favorire le ipotesi di menzogna
o di illusione ». Il sacerdote nota anche che: « In lei c'è acuto
imbarazzo quando la conversazione cade sul contenuto delle visioni e non avverte
in lei i trasporti di letizia, di meraviglia, di entusiasmo, quelle profonde
nostalgie dolcissime che, era lecito supporre, un contatto sensibile col soprannaturale
avrebbe dovuto lasciare nell'anima favorita ».
Di quella sera, don Cortesi nel suo rapporto scrive anche: « Seppi che
la maestra l'aveva bocciata, giudicando il suo livello mentale al di sotto
del normale; seppi che al catechismo presso le suore non faceva alcun progresso,
cosicché il parroco non intendeva ammetterla alla Prima Comunione ».
E a questo punto, sempre lo stesso don Cortesi, comincia a esprimere alcuni
dubbi o impressioni negative puramente personali. Sono timori, paure che egli
manifesta e che a un certo punto diverranno, nella sua mente, realtà.
Teme che il continuo corteggiamento fanatico dei visitatori cominci a guastare
la psicologia della bambina. C'è il pericolo dell'infatuazione. Scrive: « Adelaide
cominciava ad amare i bei vestiti, a ostentare i begli zoccoletti celesti;
non voleva essere disturbata dal pubblico, ma ambiva essere contemplata; mal
sopportava che la sua parola, ormai accolta come un oracolo, fosse contraddetta;
reagiva animosamente quando si tentava di distribuire ad altri i suoi privilegi...».
E conclude: « Il grandioso incanto della sua semplicità minacciava
di infrangersi... »
Su queste impressioni ritorneremo ancora. Adesso ci limitiamo soltanto a dire
che questi « rischi » ci sono sempre stati per tutti i veggenti
di tutti i tempi e sono solo manifestazioni di « normalità».
Pensiamo che l'atteggiamento più conveniente che avrebbero dovuto tenere
con la bambina era quello di lasciarla in pace, di lasciarla giocare con le
sue compagne e la sua carriola e di non tormentarla
con interrogativi della durata e intensità di un'autentica tortura psicologica.Don Cortesi riporta poi qualche domanda e risposta intercorsa con la veggente:
« E ci vai ancora domani a vedere la Madonna? »
«
Sì, per l'ultima volta».
« Alle ore? »
« Alle sei! »
« E se non ti lasciassimo andare? »
«
Andrei lo stesso ».
«
Ho sentito che domani ci dovrà essere qualche cosa. L'hai detto tu? »
«
Sì, ci sarà un miracolo ».
«
E chi lo vedrà il miracolo? Tutti?»
«
Non lo so; io si lo vedrò ».
Poi don Cortesi la lascia. Nei suoi ricordi trascrive questa impressione: «La
lasciamo portando con noi la convinzione che Adelaide è un soggetto
sufficientemente sano e normale, con tutti i difetti e con tutte le grazie
della sua età, che il problema della fanciulla pare problema serio,
interessante, meritevole di uno studio approfondito ».
Verso le 17.30, Adelaide, che era seduta sul divano, scatta in piedi e dice: «Andiamo
a casa, Maria! »
Si tergiversò, ma lei insistette. Cominciava a frignare:
«
Voglio andare a casa ».
La caricano sulla bicicletta, ma la gente è così numerosa che è impossibile
proseguire. Per fortuna trovano un'auto ferma sulla strada. Pregano il proprietario
di portarli al Torchio. Pochi minuti dopo, dalla casa della bambina si parte
per il luogo delle apparizioni. Il solito sergente, coadiuvato da alcuni colleghi,
precedeva, aprendosi un varco con l'autorità della sua parola, delle
sue spalle e della sua divisa. Seguivano Verri con la piccola in braccio, poi
Maria e altri. Nunziata e Catì, per motivi diversi, non si presentarono.
Amabile era già sul posto e attendeva la bambina. La folla quella sera
venne calcolata sulle trentamila
persone, tutte concentrate in pochissimo spazio e tutte prese da una bramosia
irrefrenabile di vedere e toccare la bambina. Finalmente si arrivò.
Il reticolato del piccolo recinto era stato divelto, ma almeno reggeva ancora
il solito cordone di uomini.
Adelaide si mette in piedi, al suo solito posto. A destra si mette Maria, in
ginocchio. A sinistra la dottoressa Maggi, a sua volta in ginocchio, con il
sergente. Dietro la bambina ci sono le zie. Questa sera, per la prima volta, è presente
anche il dottor Giulio Loglio, medico condotto di Bonate Sopra, il quale con
ammirevole costanza e dedizione assisterà la piccola durante le apparizioni
seguenti e svolgerà poi una massa enorme di lavoro per il gruppo medico
di accertamento dei conclamati miracoli.
Amabile era felice perché il marito le aveva permesso, anche quella
sera, di assistere alla visione. Ma il pensiero del piccolo Ferruccio, con
il braccio rotto, la torturava:piangeva e pregava.
Adelaide se la avvicina: « Tu, e il tuo Ferruccio? », le domanda
commossa.
«
Poverino! E’ all'ospedale. Raccomandalo alla Madonna. Ti ricorderai?»,
singhiozza la zia.
«
Sì, si, glielo dirò proprio alla Madonna di farlo guarire ».
Volle che la zia le stesse vicino, alla sinistra, ma poi, pressata dai medici
e per nascondere meglio i singhiozzi, Amabile passò indietro.
Sono le 18. Zia Ines recita ad alta voce il rosario. Verri intona le litanie.
La cerchia più vicina degli astanti risponde in coro devotamente, ma
quelli più lontani si agitano, si urtano, urlano, pregano e premono
a ondate.
Sentiamo le deposizioni dei due medici presenti, il dottor Loglio e la dottoressa
Maggi.
Il dottor Loglio scrive: « Pur fra gli applausi e le invocazioni notai
come la Roncalli mantenesse piena indifferenza. Dopo un breve periodo di preghiere,
ebbe inizio la visione. Tenne lo sguardo fisso alla cima di un albero, il viso
si fece un po' cianotico e abbondante sudorazione le scendeva dalla fronte;
a tratti ammiccava gli occhi e sembrava bisbigliare parole non udite... non
ho cronometrato la durata della visione, ma stimo che questa sia durata una
decina di minuti ».
Questa la deposizione della dottoressa Maggi: « La piccola riprese sul
posto la solita posizione eretta, con lo sguardo rivolto a oriente e nell'attesa
recitò il santo rosario che improvvisamente interruppe; il suo viso
si fece pallido, attento, istantaneamente soffuso di timidezza e di gioia serena.
La visione ebbe inizio verso le 18.20 e durante questa il polso, all'inizio
frequente (88), scese a 70 e si mantenne tale. La piccina non ebbe la percezione
psichica delle punzecchiature numerose che le feci nelle braccia e sul polso,
pur reagendo allo stimolo con un sussulto lieve: non avverti l'urlo della folla
per i presunti fenomeni celesti né per i colpi di fucile che venivano
sparati per calmare la folla. Rispose bene e a tono alle domande che le rivolsi,
pur non immediatamente. Un breve, impercettibile bisbiglio usciva dalle sue
labbra che conferivano con qualcuno a noi invisibile, poi ci accorgemmo che
la visione era terminata perché Adelaide si fece un rapido segno di
croce ».
La dottoressa parla di « presunti fenomeni celesti » che fecero
gridare la folla. Di che cosa si trattò?
Ecco cosa dice la stessa dottoressa nella sua deposizione giurata davanti alla
commissione vescovile del 16 gennaio 1946: « Il sabato era giornata piovosa
e all'inizio dell'apparizione è venuto un raggio di sole sulla testa
della bambina e io ho alzato gli occhi e ho visto uno squarcio a forma di croce
nel cielo e una specie di pioggia di puntini (stelline) d'oro e d'argento per
un minuto o due. E tutti hanno gridato al miracolo... poi la pioggia di stelline è cessata
e io ho guardato alla bambina che si era messa con gli occhi estatici avanti...
Riguardo alla luce non ho
parlato con altre persone se non con Maria che però disse di non avere
visto niente; ma essa disse che aveva sentito una musica armoniosissima, tanto
che si era distratta; e la notte, pensandoci, pianse tutta la notte ».
Ma sentiamo anche la deposizione di Maria del 3 luglio 1946. Questa ragazza
si fece poi suora della congregazione di Nostra Signora della Misericordia
di Savona.
«
Durante la visione di quella sera [20 maggio] alcuni testimoni riferirono di
aver visto una pioggia di argento che scendeva sulla testa della bambina: io
vidi le mani della signorina dottoressa Maggi presente che si coloravano di
vari colori e sentii una melodia musicale tanto bella che non ho mai sentito
di eguali... Ritornando a casa dopo la visione, abbiamo visto il sole che girava
e cambiava colore ».
Sappiamo che anche altri testimoni affermarono che durante l'estasi fu vista
una pioggerella di stelline dorate e bianche, inafferrabili, in forma di croce.
La folla alzò le mani per raccoglierle, ma esse subito sparirono. A
questo proposito ricordiamo che qualcosa di analogo successe anche a Fatima.
Ritorniamo sul luogo delle apparizioni. Durante la visione,i numerosi ammalati
presenti imploravano fra le lacrime. Un lamentoso grido femminile si levò fra
di essi:
una povera signora paralitica di lì a poco si dichiarerà guarita.
Quella sera qualcuno riuscì a vedere fenomeni straordinari nel sole
e nel cielo. Ci furono descrizioni diverse di fenomeni diversi. Ma non tutti
li notarono. Ricordiamo a questo punto un principio confermato in numerose
apparizioni: i fenomeni che avvengono durante queste non sempre sono percepiti
da tutti e spesso non allo stesso modo da tutti.
La visione terminò nel modo solito. Adelaide si trovò in mano
un mazzo di margheritine. Verri riprese in braccio la bambina e si incamminarono
verso casa. Maria attesta che la calca era tale che si trovò in piazza
senza avere mosso un passo, tutta di peso. Naturalmente aveva perso
gli zoccoli e perfino qualche ciocca di capelli. Adelaide venne portata nella
camera di Nunziata.
Alle domande ripeteva ciò che aveva già comunicato nelle sere
precedenti.
«
Ma ti ha detto appena questo la Madonna? », domandavano gli astanti.
«
Mi ha detto ancora che farà guarire il figlio della mia zia Amabile ».
Verri propone allora di sottrarre la bambina all'ambiente infuocato del Torchio
e offre l'ospitalità della sua casa. La proposta viene accolta.
Uscendo, Adelaide si imbatte in zia Amabile e le dice commossa: « Tu,
zia, mi ha detto la Madonna che farà guarire il tuo Ferruccio. Poverino
il Ferruccio! », e offre alla zia due margherite.
Fu un'impresa riuscire a raggiungere la macchina che attendeva all'imbocco
della strada che conduce al paese, a causa della calca enorme. Tutti volevano
toccare la piccina, tutti volevano una delle margherite che teneva in mano.
Adelaide consegnò l'ultima margherita a Verri per sua moglie.
Ma in casa Verri non c'è la calma sperata. Un folto gruppo di curiosi
la sta già attendendo. Viene portata in cucina e sottoposta agli interrogatori.
Corse voce che una donna, Olimpia Previtali di Paderno d'Adda, era improvvisamente
guarita da una paralisi che la torturava da quattro anni: molti l'avevano vista
scendere spontaneamente dal carro che la trasportava e camminare, sia pure
barcollando. Fu portata sul terrazzino e mostrata al pubblico acclamante. Verri
e papà Enrico a quella notizia ruppero il loro riserbo e cominciarono
a credere. Quando la voce giunse alla piccina, questa esclamo: « Lo sapevo
che sarebbe guarita, me l'ha detto la Madonna! ». Almeno così viene
riportato.
Don Cortesi annota: « Adelaide era, dopo la visione, ritornata rapidamente
alla normalità, al suo mondo puerile. L'episodio della visione si era
per lei completamente concluso e non amava riaprirlo. Appena mi volsi alla
dottoressa Maggi e al dottor Vicentini [uno dei tanti medici che osservarono
clinicamente Adelaide] per sentire le loro impressioni, essa si sentì libera,
slittò giù dal tavolo e sgattaiolò via sulla terrazza.
Ve la trovai che si divertiva beatamente col cavallo a dondolo ».
Frattanto in casa Verri la presunta miracolata veniva sottoposta a un primo
controllo medico dal dottor Loglio. Questi, considerate le condizioni precedenti
della malata rivelate dalle sue deposizioni, credette di poter concludere dinanzi
al parroco e all'ingegner Villa (un altro personaggio della vicenda che qui
si inserisce e che incontreremo ancora), allora sopraggiunti, con queste parole: « Io
non sono un cattolico fervente, ma se questo non è un miracolo, bisogna
negare tutti i miracoli di tutti i santuari ».
Quando Amabile tornò alla Roncola verso le 21, si rese conto che era
stata preceduta dalla voce che la bambina aveva detto alla zia di andare a
prendere il suo Ferruccio che era guarito. La povera mamma ritorna di corsa
con il marito da Adelaide per appurare la verità. Trova la nipotina
in casa Verri. Quando la bambina la vede, domanda:
«
E’ guarito il tuo Ferruccio? L'hai portato a casa? »
«
No, non so. Tu sai che sia guarito? », risponde Amabile piangendo di
speranza.
Il giorno dopo, 21 maggio, Amabile volò a Bergamo e sollecitò una
radiografia. Non apparve alcun miglioramento. Ferruccio ne ebbe per quarantacinque
giorni, il decorso regolare.
Effettivamente Adelaide, durante la visione, si era ricordata della promessa
fatta alla zia: « Tu, Madonna, fa' guarire il Ferruccio della mia zia! »
E la Madonna aveva risposto: « Sì, lo farò guarire ».
Ma non indicò il tempo, né impose condizioni.
Probabilmente la bambina, travolta essa stessa dall'entusiasmo della gente
e influenzata da notizie fantastiche, credette che la guarigione promessa dovette
essere istantanea.
Adelaide quella sera cenò in casa Verri e poi verso mezzanotte fu riportata
a casa sua, in bicicletta. Pioveva. Sotto un cappuccio impermeabile si addormentò.
Continuò il suo sonno sul tavolo della cucina, poi sulla sedia e poi,
finalmente, a letto.
La folla si era riparata dalla pioggia nelle ospitali cascine. Alla fine della
giornata, tra un interrogativo e l'altro, tutti si resero conto che la bambina
praticamente non aveva rivelato nulla del contenuto della visione. Si seppe
poi che lo ritenne assolutamente privato, personale. Anni dopo scrisse:
«
Come tutte le altre sere andai sulla pietra in attesa della cara Madonna. Apparve
di nuovo la Santa Famiglia e la Madonna mi disse: "Domani sarà l'ultima
volta che ti parlo, poi per sette giorni ti lascio pensare bene quanto ti ho
detto. Cerca di capirlo bene, perché fatta più grandicella ti
servirà molto se vorrai essere tutta mia. Dopo questi sette giorni ritornerò ancora
quattro volte». La sua voce era tanto armoniosa e bella che per quanto
io abbia cercato d’imitarla non riuscii mai».