NONA APPARIZIONE
domenica 21 maggio 1944
Da parte di tutti c'e un' ansia rovente per questa domenica.
Due elementi, in particolare, alimentano nella folla questa attesa divenuta
perfino spasmodica:
quella di oggi sarebbe stata l'ultima apparizione, e poi la Madonna aveva promesso
un segno, un miracolo per confermare l'autenticità della sua venuta.
Fin dalle prime ore del mattino si era riversata nel piccolo paese una moltitudine
incalcolabile. Verso le 14.30 si contava un flusso medio di quindicimila persone
all'ora. La sera, in paese, fu calcolata una massa di duecentomila persone
circa. Tutte le città dell'Italia settentrionale, da Torino a Trieste,
vi erano rappresentate, nonostante la scarsità dei mezzi di trasporto
e il pericolo dei bombardamenti.
Adelaide verso le 4.30 del mattino fu svegliata nel sonno da una signora penetrata
in camera sua che le gridava:
«
Tu, Adelaide, è vero che mio marito guarirà? », e supplicava
la bambina che chiedesse alla Madonna quella grazia.
Al mattino Maria sveglia la piccola e la conduce alla messa delle 9.30. Piove.
Maria è impensierita per il tempo: «Vedrai che stasera pioverà ancora.
Come faremo? »E Adelaide, di rincalzo: « No, eh! Vedrai invece che dopo la messa alta
non pioverà più! »
In chiesa, come al solito, l'attenzione dei fedeli si concentra più sulla
bambina che sul resto. Tutti cercano di avvicinarsi a lei il più possibile,
a tal punto che il parroco deve intervenire.
Terminata la messa, la pioggia cessa. Maria si ricorda che un'ora prima Adelaide
lo aveva detto e rimane stupita. Si ritorna al Torchio. In cucina trovano una
contessa ad attenderla. Maria prepara la tavola e tutti siedono per il pranzo.
La contessa promette ad Adelaide un bel vestito bianco per la sua Prima Comunione.
Poi la mamma intona il rosario: tutti, inginocchiati sul pavimento, rispondono.
Infatti la mamma ha la pia abitudine di sostituire con il rosario i vespri
con catechismo domenicale, quando per impegni materni non può frequentarli.
Giunge la zia Amabile con un bel regalo per Adelaide: un grazioso mantellino
impermeabile di gomma celeste. Nel frattempo la folla accalcata nel cortile
reclama a gran voce la bambina. Adelaide viene mostrata al pubblico sulla porta
di casa. Arriva anche il maresciallo dei carabinieri con alcuni militi. La
loro presenza diviene sempre più necessaria per arrestare l'urto di
quell'inondazione sulla casa della veggente. Il maresciallo porta sul terrazzino
Adelaide e la mostra più volte per accontentare la folla e convincerla
a sgomberare, ma non ottiene l'effetto desiderato. Da sotto, la gente getta
sul ballatoio fazzoletti, sciarpe, cappelli, bende, corone del rosario, crocefissi,
pane e frutta con l'implorazione: « Fateli toccare alla bambina! »
E Adelaide deve toccare. Quegli oggetti, restituiti ai loro proprietari, vengono
baciati fra le lacrime, applicati ai malati e custoditi poi con religioso amore
come reliquie. Si era già radicata la convinzione che la bambina che
vedeva la Madonna possedesse virtù taumaturgiche.
Inoltre continuavano a giungere anche gli ammalati, i quali vogliono sostare
in cortile per vedere la bambina anche se ciò acuisce le loro pene e
i loro disagi.
Adelaide ormai è stanchissima e più volte accenna ad addormentarsi,
ma non glielo permettono: visite, interrogatori, raccomandazioni, fotografi.
Perfino due soldati tedeschi vollero ritrarla. Le viene regalato anche un grosso
uovo imbottito di dolciumi: le piace tanto che vuole portarlo con sé al
convegno celeste...
Intanto dal primo pomeriggio alcuni volonterosi, con l'aiuto di crocerossine,
lavorano disperatamente per collocare nel recinto e assistere i numerosi malati
giunti alle Ghiaie nella speranza di un miracolo.
Del vecchio sambuco non rimaneva più nulla, nemmeno le radici. Era scomparsa
parte della siepe e perfino la rete metallica con i paletti di ferro che la
sostenevano. Naturalmente per ricordi e reliquie...
Gli incaricati di sistemare i malati si accorgono ben presto che lo spazio
riservato a questi ultimi è enormemente inferiore alla necessità,
ma ormai non possono e non sanno come rimediare. L'afflusso di pellegrini,
alcuni a piedi nudi, continua inarrestabile fra recite di rosari e canti di
inni mariani: non c’è piu materialmente spazio. Alle 16.30 il
sole dardeggia fra le nubi che si rompono a intermittenza. Battono le 18 e
la bambina non compare al luogo solito. A tratti qualche voce fa drizzare i
volti: « Viene la bambina, viene la bambina! »
Ma la bambina non viene.
Don Cortesi e Verri, che si trovano già sul posto, si scambiano con
uno sguardo la medesima apprensione:
«
Che le sia successo qualche malanno? Che stasera non ci sia nulla? ».
Verri non resiste più e parte per vedere che cosa sia accaduto.
Adelaide nel frattempo, sfinita, si era addormentata nel letto di Nunziata:
sonno agitato, interrotto, disturbato dai presenti e dal mareggiare della folla
sottostante. Maria, alla finestra della camera, seguiva con l'occhio vigile
ogni movimento della piccina nel sonno.
Improvvisamente Adelaide scende dal letto, si aggrappa alla gonna di Maria
e dice: « Maria, andiamo! ». In quel momento erano le 17.30.
Il maresciallo si avvicina: « Che cosa vuoi, piccola? »
«
Voglio andare! », risponde Adelaide sottovoce, timida, imbarazzata. Ma
gli astanti cercano di tergiversare e di distrarla in tanti modi.
Nunziata si indispettisce interiormente: « Ma lasciatela fare, lasciatela
libera... E’ una bambina! »
Finché Adelaide comincia a frignare: « Voglio andare! »
« E dove vuoi andare? »
«
Voglio andare in giù! »
Invece il maresciallo crede che la bambina voglia scendere da basso, in cucina.
La prende in braccio e, seguito da tutti i presenti, la porta giù in
cucina. Qui la mamma le dà un pezzo di pane. Adelaide inizia a sbocconcellarlo.
Ma poi ne dà metà a Maria, dicendole: « Prendine un po'
anche tu, così facciamo più presto ».
In quel momento nella piazza si alza un clamore: « Il sole, il sole,
guarda il sole! »
Si odono grida riguardo al movimento del sole, di figure che si vedono nel
disco solare, che emana diversi colori, continuamente cangianti.
A questo punto giunge Verri trafelato, adirato e con tono di rimprovero, dice: « Ma
che cosa fai, Maria? »
Maria spiega le ragioni del ritardo. Verri scrolla il capo. Adelaide si aggrappa
di nuovo alla cugina e risolutamente: « Maria, andiamo! »
Sono le 18. Il maresciallo la solleva in braccio e si avvia. Maria e gli altri
lo seguono. A differenza delle altre volte, la piccola questa sera esprime
nel suo sguardo un senso di paura mentre guarda la folla che con incontenibile
entusiasmo la travolgeva per riuscire a toccarla. Giunge perfino a piangere.
Forse non si sente sicura in braccio al maresciallo, perché vuole stendere
la sua manina verso Maria che gliela stringe, per sentirsi vicino una persona
amica.
Intanto nel recinto, pochi minuti dopo le 18, qualcuno grida che sta vedendo
fenomeni nel sole, con colori e immagini di persone. Anche don Cortesi, che
cerca di non lasciarsi influenzare dalla folla, nota alcuni fenomeni. Tutti
i colori sono riflessi dai volti, dalle mani, dagli alberi.
Un gruppo di persone approfitta della confusione per
entrare nel recinto e occupare anche quel poco spazio che gli ammalati avevano
per vedere la veggente.
Finalmente risuona un grido che si trasmette a ondate:
«
Arriva la bambina! ». Adelaide, sempre in braccio al maresciallo, avanza
con il viso contratto, congestionato, piangente. Si colloca, in piedi, al solito
posto. Una corona di teste la circonda da vicino fino a soffocarla. C'è anche
il papà di Vittorio, il bambino idrocefalo, che ricorda alla bambina
il suo piccolo. Adelaide lo riconosce e lo vuole vicino.
La dottoressa Maggi, inginocchiata alla sinistra della bambina, riferisce: « Come
le precedenti sere, la bimba sul luogo cominciò a pregare e ad attendere.
Esaminai la sua attesa che si prolungava: era né impaziente, né nervosa;
era calma, serena, assente da tutto quel vocio e gridio continuo di migliaia
e migliaia di persone; non la eccitavano gli ondeggiamenti paurosi di quella
massa umana, come non le facevano perdere la pazienza le continue domande di
grazie che le affluivano in forma di biglietti da presentare a chi le aveva
dato l'appuntamento; volenterosa e premurosa, ammucchiava nel sacco la posta;
d'altro non si occupò né parlò e nemmeno si lasciò distrarre...
Oltre ai soliti segni che preludevano lo stato di visione... questa sera la
piccola sbadigliò quattro volte...»
Poi a un tratto Adelaide si concentra, diventa immobile e fissa... E’ in
visione. Sono le 18.40. Le mani, che durante la preghiera erano congiunte sul
petto, ora sono intrecciate e blandamente abbandonate sul grembo. Più volte
interrogata, risponde che è presente la Vergine Santa.
I fotografi lavorano febbrilmente, i medici osservano attentissimi ed eseguono
i loro esperimenti. La folla sembra trattenere il respiro, mentre i malati
piangono e pregano con accenti strazianti.
Questa sera i medici notano che Adelaide non ammicca intensamente come nelle
sere precedenti; anzi, le palpebre sembrano non essersi mai chiuse completamente.
La folla rumoreggia e grida che vuole avere notizie. Alcuni guardano ancora
il sole: le nubi si stanno muovendo rapidamente e le loro strane combinazioni
offrono alle fantasie più scatenate le immagini più prodigiose.
Grosse gocce di pioggia cominciano a cadere. Un ufficiale distende sulla testa
della veggente il suo berretto grigio-verde. Alle 19 circa termina la visione.
Questa sera è durata molto più a lungo delle precedenti.
Con la naturalezza di una bambina che, d'improvviso, dall'atteggiamento di
stupore passa a quello normale, Adelaide si muove, guardandosi in giro, quasi
meravigliata per quella folla enorme che la pigia in quello spazio ristrettissimo.
Terminata la visione, si cerca di fare barriera attorno alla piccola. Il maresciallo
la riprende in braccio e si avvia verso casa, dove la bambina vi giunge piangente.
Viene portata immediatamente al piano di sopra, nella camera di Nunziata. Poco
dopo arriva anche Maria, scalza, disfatta, piangente, gli occhi gonfi e rossi.
Giunta in camera, si butta sul letto estenuata.
Don Cortesi annota che « in questa storia, la povera, generosa Maria
fece e soffrì più di ogni altro ».
Ma la stanza di Nunziata è già stipata di ufficiali con le loro
mogli, carabinieri, medici e curiosi. Adelaide, seduta sul letto, guarda in
silenzio, sbigottita e piangente. Allora un ufficiale allontana tutti a eccezione
dei medici, di Verri, Maria e don Cortesi, che con la dottoressa Maggi consigliano
di lasciare riposare un po' la piccola, che è sofferente e prostrata.
Purtroppo un ufficiale vuole conoscere subito il contenuto della visione. Comincia
a interrogarla in un buon italiano che la bimba non comprende bene e con un
tono più adatto a impaurire un militare che a guadagnarsi le confidenze
di una bambina. Di fronte a questa aggressività verbale, Adelaide non
apre bocca.A questo punto viene incaricato dell'interrogatorio don Cortesi.Seduta con le gambe penzoloni, la piccola risponde
con il mento inchiodato sul petto, frammentariamente, a voce bassissima, singhiozzando.
«
Pur di finire quella tortura », scrive don Cortesi, « ci accontentiamo
dei pochi particolari che la bimba ci comunica, senza chiedere chiarificazioni
supplementari. Sapemmo che quella sera vide una chiesa: nella chiesa, al centro
era la Santa Famiglia; ai lati stavano quattro animali in preghiera, la pecora,
l'asino, il cane e il cavallo; a un certo punto il cavallo scappa dalla chiesa
e, penetrando in un giardino o in un prato, vi calpesta erbe e fiori; allora
san Giuseppe esce fuori e riconduce il cavallo in chiesa; poi tutti si rimettono
a pregare. Stupore per la novità e la stranezza della visione. Se si
tratta di una visione soprannaturale, deve avere un significato simbolico.
Ma qual è la chiave del simbolismo? Interrogata, la bambina non sa rispondere.
Comunichiamo ai presenti la narrazione di Adelaide».
In seguito la dottoressa Maggi, presente, scriverà:
.... Ricollegandomi a questa visione, mi permetto di fare notare che una bimba
di sette anni, vissuta isolata e priva di fantasia, non può creare nella
sua mente una così strana visione e spiegarla rettamente con tutti i
particolari, illustrandola meglio quando le si creavano delle contraddizioni».
La stessa dottoressa domanda ad Adelaide: « Verrà ancora la Madonna? »
La bimba risponde sicura, alzando gli occhi in viso:
«
Sì».
I presenti rimangono molto turbati perché in precedenza, ripetutamente,
senza ombra di dubbio, aveva detto che quella di domenica 21 maggio sarebbe
stata l'ultima apparizione.
Sollecitano una chiarificazione, ripetendo la domanda sotto questa forma: « Dunque
domani vedrai ancora la Madonna? »
La bimba risponde decisa: « No! »
Sconcerto fra i presenti. Eppure la bambina non si sta contraddicendo. Poi
viene condotta sul ballatoio per essere mostrata alla gente che la reclama
e che vuole sapere l'esito della visione. « Che debbo dire, dunque? »,
domanda Verri a don Cortesi.
Il sacerdote calcola immediatamente il rischio enorme di offrire in pasto alla
folla quella strana visione degli animali, che sicuramente doveva essere un
simbolo, ma di cui non si conosceva ancora la chiave di interpretazione...
Chissà quante chiacchiere, quante interpretazioni, quante storpiature!
Così viene suggerito di dire che la Santa Famiglia era in una chiesa
e che in questa vi erano anche degli animali e che altri particolari sarebbero
stati pubblicati ulteriormente quando la bambina si sarebbe riposata. E le
visioni sono finite.
La piccola saluta con la manina e viene riportata in camera.
Quella notte, per poter dormire, Adelaide deve accettare l'ospitalità della
cugina Maria.
Questa volta dunque la piccola ebbe una visione nella visione stessa. Qualcuno
scrisse che questa del 21 maggio fu un'apparizione senza parole. Sembra però che
non sia del tutto esatto, perché la Madonna avrebbe detto: «Se
fai bene la Prima Comunione, io verrò ancora per quattro volte, da domenica
prossima fino a mercoledì».
Questa versione è confermata da una deposizione della dottoressa Maggi: « Volli
esaminare Adelaide due giorni dopo all'asilo, presso le reverende suore dove
era stata portata. La ritrovai ritrosa e di cattivo umore, perché stanca
e assonnata; mi raccontò poi che, oltre alla visione simbolica descritta,
le era stato detto che, se faceva la brava, avrebbe avuto altre visioni: il
giorno della sua Prima Comunione e ancora per altri tre giorni di seguito.
E mi segnò con la manina, mostrandomi quattro ditini, sillabando: domenica,
lunedì, martedì, mercoledì ».
È
interessante leggere una parte del resoconto di oggi scritto dalla signorina
Liliana: « Il popolo ha la convinzione che questi fatti siano la continuazione
di quelli di Fatima. Si dice infatti che a Fatima la Madonna aveva detto: "Sul
finire della guerra apparirò in una città dell 'Italia settentrionale
non ancora devastata dalla guerra ».
Buoni segni che giustificassero questa convinzione erano:
- la bambina è rivolta dalla parte del sole come a Fatima;
- le apparizioni a Ghiaie sono cominciate con la visione della Santa Famiglia,
ultima visione dei bambini di Fatima;
- siccome tutti sanno che a Fatima, l'ultimo giorno delle apparizioni, il sole
fece molte evoluzioni, ci si aspetta che anche qui il sole dia qualche segno.
Quanto al miracolo promesso per quel giorno dalla Madonna, se vogliamo interpretarlo
come tale, c'è il fenomeno solare sul quale non ci soffermiamo molto,
essendo comprovato da molte testimonianze riportate da numerosi libri. Ricordiamo
che il fenomeno fu visto in modo diverso dalla gente presente e lontana. Tutti
notarono alcuni fenomeni, alcuni videro figure nel sole stesso e segni eucaristici.
Altri solo evoluzioni e cambiamenti del sole, che poterono guardare senza compromettere
la loro vista. Il fenomeno fu osservato anche a parecchi chilometri di distanza.
Riportiamo solo due testimonianze, tanto per farcene un'idea.
Una è di Nunziata Roncalli, la madrina di battesimo della veggente: « Io
mi trovavo di sopra [nel piano superiore] quella volta che è girato
il sole: io l'ho visto! Era la nona apparizione, l'ultima del primo ciclo,
il 21 maggio 1944. Guardando giù alla folla vedevo che cambiavano i
colori le camicette bianche e chiare. Sentivo che dicevano:"
Gira il sole!". Io ci ho creduto subito appunto perché vedevo cambiare
i colori sugli abiti della gente: ora li vedevo
tutti gialli, ora tutti viola, i colori dell'arcobaleno. Ho saputo più tardi
che anche il cardinale Schuster credeva alle apparizioni di Bonate perché anche
a Milano avevano visto girare il sole nei giorni delle nostre apparizioni».
L'altra testimonianza è quella di monsignor Piccardi, che essendo molto
lunga, riportiamo solo in parte: « Non posso non fissare sulla carta
perché serva a testimonianza quanto io ammirai alle Ghiaie di Bonate
il giorno 21 maggio 1944... Alle sei di sera di quel giorno ero con una moltitudine
di gente sull'alto della morena che sovrasta il luogo delle apparizioni, perché non
era possibile, data la piena di gente, andare laggiù. A un certo punto
sentii la gente che diceva: "Guardate il sole!". Mi voltai anch'io
tra il diffidente e il curioso e vidi il sole che, uscito dalle nubi (il cielo
minacciava acqua), girava su se stesso e per la velocità del movimento
sembrava sbandasse. Nello stesso tempo vidi che proiettava fasci di luce, allora
per me quasi costantemente giallo-oro... Anche chi mi era vicino, all'unanimità,
diceva di costatare lo stesso movimento, ma in più di vedere anche altri
colori; altri dicevano di avere visto nel sole i simboli dell'ostia, altri
una croce, chi la Santa Famiglia, chi la Madonna... Nella casa del parroco
qualcuno venne dentro a chiamarci: "Uscite, il sole gira ancora!".
Di colpo fummo in cortile e contemplai uno spettacolo quale non avrei immaginato.
Il sole al tramonto presentava il suo disco in un pallido colore argenteo e
lo vedevo vertiginosamente roteare su se stesso dando talvolta l'impressione
che per la velocità dovesse sbandarsi nel cielo. L'occhio lo poté fissare
subito, senza fatica, con un senso dolce di riposo. Ma il meraviglioso non
fu tutto qui. Nella sua rotazione, il sole, quale girandola creata dal più bravo
mago di fuochi d'artificio, lanciava fasci di luce or gialla, or verde, or
violetta, con una vivezza tale che le nubi attorno al sole ne erano meravigliosamente
investite e formavano attorno al sole un'aureola fantastica. Un tale spettacolo,
che io non mi attendevo più in quella sera e che si mostrò invece
così imponente, mi colpì in fondo all'anima. Esso fu per me una
prova così evidente delle apparizioni della Madonna che un'altra prova
non mi sarebbe sembrata più efficace. Ebbi anche l'impressione che ciò dovesse
essere una prova definitiva e indiscutibile per tutti ».
Anche il vescovo monsignor Bernareggi ha un accenno di questo fatto nel suo
diario. I libri che riportano questo fenomeno dicono che questo di Bonate fu
più grandioso di quello di Fatima, perché si ripeté sei
volte e fu osservato a distanze maggiori e non solo in Piemonte e Liguria ma
perfino a Gelsenherichen in Westfalia (Germania).
Come vedremo, il prodigio cosmico si ripeté altre quattro volte: all'apertura
e chiusura del secondo ciclo di apparizioni (28-31 maggio) e nel giorno 13
dei due mesi seguenti.
Il Diario di Adelaide riporta questa lunga pagina riguardo all'apparizione
di quel giorno:
« 21 maggio. Anche questa apparizione fu preceduta dai colombi e nel punto
luminoso si manifestò la Santa Famiglia, vestita come ieri, in mezzo a una
chiesa. Verso la porta principale c'era: un asino color grigiastro, una pecora
bianca, un cane dal pelo bianco con macchie marrone, un cavallo del solito color
marrone. Tutte le quattro bestie erano inginocchiate e muovevano la bocca come
se pregassero. A un tratto il cavallo si alzò e passando vicino alle spalle
della Madonna uscì dalla porta aperta e si incamminò sull'unica strada che
conduceva a un campo di gigli, ma non fece a tempo a calpestarne quanti voleva
perché san Giuseppe lo seguì e lo riprese. Il cavallo appena vide san Giuseppe
cercò di nascondersi vicino al muricciolo che serviva da cinta al campo di
gigli, qui si lasciò prendere con docilità e accompagnato da san Giuseppe
ritornò in chiesa ove si inginocchiò e riprese la preghiera. Quel giorno spiegai
questo fatto solo col dire che il cavallo era una persona cattiva che voleva
distruggere i buoni. Ora pur semplicemente posso spiegare meglio i sentimenti prodotti in me da quella visione. Nel cavallo vidi
una persona superba e cattiva, avida di dominio, la quale abbandonata la preghiera
voleva distruggere i gigli di quel magnifico campo, calpestando e distruggendo
di nascosto la loro freschezza e il semplice candore. Da notare che mentre
il cavallo faceva strage in quel campo manifestava un senso di malizia perché cercava
di non essere visto. Quando il cavallo vide san Giuseppe muoversi per rintracciarlo
abbandonò il furtivo danno e cercò di nascondersi vicino al muricciolo
di cinta del campo. San Giuseppe avvicinatoglisi lo guardò con dolce
sguardo di rimprovero, lo condusse nella casa di preghiera. Mentre il cavallo
faceva il danno, gli altri animali non interruppero la preghiera.
«
I quattro animali rappresentano quattro virtù indispensabili per formare
una Santa Famiglia. Il cavallo, capo (sic), che non deve abbandonare la preghiera
perché lontano da essa è capace solo di disordine e rovina. Ripudia
la pazienza, la fedeltà, la mitezza e silenzio familiare, raffigurate
nelle simboliche bestie. In questa visione nessuno parlò e lentamente
tutto scomparve.
«
N.B. Le macchie particolari del pelo del cane sono figure della fedeltà familiare
tanto corrotta. La porta aperta del tempio è figura della libertà che
Dio dona a ogni creatura».