Messaggio del 25 maggio 1984:Desidero vivamente che nel giorno di Pentecoste voi siate puri per ricevere lo Spirito Santo. Pregate perché in quel giorno il vostro cuore sia cambiato.
TESTA DI BRETONE
Viene condotto a Lourdes per la prima volta un vecchio bretone,
dalle abitudini caratteristiche della Bretagna, inconfondibili. Il
suo stato è pietoso: paralizzato da cinque anni, le gambe
inerti, le braccia irrigidite, affatto prive di forza. È una
rovina!
Di buono, a sentire lui, non gli resta che la lingua e
anche il cuore; un vecchio cuore solido e credente, in cui solo, è
tutta la sua vita di mente, d'amore, di fede. Ama Dio, questo vecchio
coraggioso. Lo prega senza ostentazione, senza orgoglio, ne rancore.
« Fa di questa vecchia carcassa, o Signore; tutto quello che
vuoi; tu sai meglio di me, a che cosa può servire ancora; e
non sarà il tuo vecchio servo che ora te ne contenderà
le briciole ».
La figlia gli disse un giorno: « Papà,
dobbiamo andare a Lourdes: chissà che la Madonna non ti
guarisca! ».
La guardò con quei suoi grandi occhi
azzurri, profondi e non rispose.
« Dimmelo, papà, se
vuoi che ti porti là ».
Il vecchio sorrise, come se
lo sguardo andasse oltre il muro della camera, più in là
ancora della landa, ed oltre perfino la linea rossa e lontana del
cielo. Poi lentamente parlò:
« È un bel
rischio, alla mia età, intraprendere un viaggio di 200 leghe,
con un corpo malato come il mio. Ma se lo desideri, bimba mia, non
dico certo di no! Però intesi: non voglio ritornare come sono;
se vado a Lourdes sarà per guarire o per morirvi ».
Vi
si recavano difatti un mese dopo; il malato immobile e dolorante sul
suo materassino, sempre con quel suo sguardo misterioso nei grandi
occhi vivi. Durante il viaggio recitarono centinaia di rosari,
seminando per ogni paese le Ave Maria della loro serena fiducia
coraggiosa. Arrivarono una mattina, il vecchio e la figlia,
stanchissimi tutti e due per la notte insonne, per la giornata senza
riposo.
« Dove mi conduci ora? » domandò il
vecchio bretone al barelliere che lo spingeva su una carrozzella. «
All'ospedale, mio caro ».
Egli guardò la figlia che
camminava vicino a lui: « Anna Maria, io non sono venuto per
andare all'Ospedale !».
Ella cercò di fargli capire
che era necessario, ma negli occhi del padre c'era una volontà
ardente, imperiosa, irremovibile: « No, no, no! » disse
senza violenza, ma con quella ostinazione testarda contro cui ogni
volontà contraria si frange. La sua voce usciva chiara e
rivelava una decisione riflessa e così irrevocabile, che
nessuno osò contraddire quel feroce desiderio. « Bene,
papà, ti condurremo dove vorrai ».
Eccolo il
bretone, là, davanti alla Grotta. Ha pregato la figlia di
giungergli le mani, d'intrecciargli le dita, povere mani rigide, dita
inerti.
« Adesso va pure; io sto bene così. Non
occuparti più di me ».
Chiuse gli occhi e la sua
anima salì verso la Vergine, china in quell'ora dal cielo, i
suoi begli occhi amorevoli rivolti alla miseria umana.
«
Sappi, pregò il vecchio, che da qui non me ne vado, se non
morto o guarita. Io non so scegliere, tu sai qual'è meglio. Io
aspetto la tua decisione e ti amerò ugualmente sia disteso
nella tomba, che sano e in piedi ».
Tutta qui la sua
preghiera, ma la ripetè cento, mille volte, finché Anna
Maria venne a dirgli sottovoce: « Adesso ti porto via. Devi
avere una grande fame, Papà! ».
Per la prima volta,
dalla mattina, il Bretone socchiuse gli occhi:
« Credi che
io sia venuto qui per mangiare? ».
La figlia osò
insistere, ma il vecchio chiuse gli occhi, ripetendo come prima a
proposito dell'ospedale, quel suo deciso: « no, no, no! ».
Anna
Maria sapeva bene che era meglio rispettare la sua cocciutaggine di
credente e di bretone e si inginocchiò accanto. La Madonna
dalla grotta guardava con un sorriso diverso quel gran testardo, la
cui preghiera per la millesima volta saliva a Lei:
« Non me
ne vado di qui, se non morto, o guarito ». I pellegrini che,
passando vedevano quel malato immobile, dagli occhi chiusi,
bisbigliavano:
« Non gli restano molti giorni di vita ».
Ma
essi non potevano sospettare la presenza in quel rudere umano, di
un'anima ardente e di una volontà indomabile. Se da quelle
labbra ferme essi avessero potuto sentire qualcosa dell'intimo,
avrebbero ascoltato, rapiti, la piccola preghiera che saliva alla
Vergine:
« Che io muoia, che io guarisca, sarà sempre
un gran bene, perché tu l'hai voluto! ».
... Era
ormai l'ora della processione trionfale, l'ora dell'incontro solenne
dei malati col dolce e compassionevole Signore della Vita. Anna Maria
si avvicinò al Padre: « Occorre portarsi là, con
gli altri ».
Non rispose e si lasciò portare
all'« esplanade ». Ma appena finita la cerimonia, dopo
che il Cristo ebbe ricevuto, con tutte le acclimazioni, le suppliche
mute dei sofferenti e dei moribondi, il vecchio schiuse a fatica le
labbra per dire al barelliere: « Mi riporti dov'ero, per favore
». Egli non capì, ma la figlia prese con rassegnazione
il manubrio della carrozzella e si avviò alla Grotta,
mormorando: « È tanto, troppo testardo, il mio vecchio
papà! ». Venne il crepuscolo, poi l'ombra sui monti, poi
la notte...
« Non vuoi proprio mangiare? » Tornò
a chiedere Anna Maria. L'uomo neppure rispose.
« Bisognerà
pure che tu vada a letto e dormire, papà, è tardi
ormai! ».
A ciò, quel sublime testardo replicò,
più bile che mai: «Non sono venuto qui per dormire!».
«
Oh, questo poi! », sbuffò la povera fanciulla, questa
volta davvero esasperata, « non vuoi ne riposare, ne mangiare,
ne dormire. È troppo, è eccessivo in un giorno solo!
».
Il vecchio riaprì gli occhi e con un tono di
rude impazienza scattò:
« Non è per nessuna di
queste cose che sono venuto qui. Ed ora, ragazza, lasciami qui solo,
per i miei affari! ». Dovette andarsene disperata: «Papà
è diventato matto! La sua povera testa non regge
più!».
Intorno alla carrozzella c'era solo un globo
di fuoco, tranquillo guizzare di fiammelle nella notte limpida; le
stelle terrestri si illuminavano al suolo come un riflesso di quelle
che vegliavano lassù, lontane, nella profondità azzurra
del mistero.
La carrozzella dove giaceva il vecchio bretone
non sembrava che una fragile barchetta nel seno mosso di un mare di
luce. Ma egli non s'accorgeva di tanta festa di luci; non udiva la
mareggiata armoniosa degli « Ave, Ave Maria », che si
sperdeva nella valle quasi mondo di fate; pensieri, desideri, sogni,
erano protesi tutti verso Colei, che nessuna cosa può
distogliere dal suo compito misericordioso, se un sofferente invoca
dalla terra il suo aiuto.
Una dopo l'altra si spensero le candele,
tacquero le armonie a poco a poco nella sera limpida.
Quando,
molto più tardi, Anna Maria ritornò inquieta vicino al
vecchio, che credeva di trovare addormentato, forse anche morto, ebbe
un sussulto di meraviglia e quasi di sgomento: papà era
ginocchioni accanto alla carrozzella, con le braccia in croce. Ben
lontana dal pensare al miracolo, si slanciò angosciata verso
di lui:
« Papà, che fai? ».
Egli si voltò:
sorrise. Dalla Grotta la luce dei ceri più grandi accarezzava,
trasfigurandole, le molte rughe del suo volto. Egli si alzò,
leggero, forte, senza fatica alcuna, con lo slancio gioioso della sua
giovinezza ritrovata « Anna Maria, bimba mia, era per questo
che sono venuto ».
Là, alte, nell'ombra, le campane
cantavano 1'«Ave Maria», lamento di chi soffre, tenerezza
di chi è rassegnato, invocazione di chi dispera, alleluia di
chi trionfa. Anna Maria si afflosciò al suolo, le gambe
tagliate dall'emozione, mormorando: « Signore Gesù! Non
è possibile... papà... il mio povero papà... è
guarito! ».