Messaggio del 2 agosto 1984:Prima di accostarvi al sacramento della confessione preparatevi consacrandovi al mio Cuore e al Cuore di mio figlio e invocate la Spirito Santo perché vi illumini.
VANIGLIA!
Ecco quanto mi raccontò un'ottima persona la quale credeva,
recitando alla Grotta parecchi Rosari seguiti da almeno altrettante
litanie, di avere nell'anima una fede capace di strappare al Cielo
dei miracoli.
Ero venuto a Lourdes unicamente per ottenere une
grande grazia e vi arrivai con la ridicola pretesa del Fariseo,
persuaso che la Vergine non deve nulla rincurare a chi La implora a
gran voce.
Nella mia presunzione, andavo ancor più in là
dell'orgoglio giudeo, di cui conoscevo la storia, senza peraltro
ricordarmi della dura lezione che aveva punito il suo orgoglio.
Ero
convinto che la Provvidenza doveva ascoltare le mie suppliche, anche
quelle innalzate a Dio solo a fior di labbra, senza umiltà.
Più ancora: doveva esaudirmi senza indugio e rispondere
sollecita alle mie impazienti implorazioni. Ero d'altronde convinto
che gli altri non sapevano pregare; e che raramente i cristiani
conoscono il sistema di forzare la grazia e di riceverne a profusione
gli eccezionali benefizi. Lunghe suppliche e vane attese!
La
Madonna rimaneva sorda alle mie invocazioni e il Suo sorriso, a cui
ciascuno lega i propri desideri e i sogni, pareva, per me, tutta una
dolce, ma deludente ironia.
Dopo quindici giorni, mi sentivo
scoraggiato, umiliato anche, e perfino convinto dell'inutilità
dei miei sforzi. La Signora di ogni misericordia mi teneva il
broncio. La sua bontà era impenetrabile alle mie istanze.
Avevo un bel ripeterLe che la grazia implorata era preziosa perché
dopo tutto si trattava della salvezza di un altro impantanato in
cattiva strada e che mi ero impegnato di strapparlo da tale
carreggiata: la mia domanda urtava contro le dure pareti della roccia
miracolosa e mi ritornava inesaudita, tagliente al mio amor proprio,
sfibrando la mia perseveranza. Allora, a mia volta, povero ignorante
delle cose divine, miei il broncio alla Miracolosa e per provarLe il
mio risentimento, rimasi tre giorni senza farmi vedere alla
Grotta.
« Vaniglia! Chi vuole vaniglia?! ».
Queste
grida, che da principio mi avevano divertito, finirono col darmi
stranamente sui nervi. Tutti sanno che ogni pellegrino prima di
entrare nel recinto dei Santuari, deve sopportare senza proteste tale
scarica di venditori, le cui grida si rovesciano senza pietà
dai lati di ogni strada sui passanti.
Non che vi sia in questo
qualcosa di offensivo: ognuno è libero di accoglierle con un
vago rifiuto o con una sdegnoso alzar di spalle. Per mio conto
invece, non intendevo così la libertà di cui abbiamo
diritto in istrada: una sera, più ringhiosa del solito, mandai
alla malora, piuttosto villanamente, il vagabondo, sempre lui, che mi
perseguitava, quasi all'ossessione.
Cosa strana! Al mio gesto
brutale, seguito da parole assai scortesi, egli rispose
scontentante:
« Ebbene, signore mio, sarà per domani.
lei pure a cascarci come tutti gli altri ».
« Ah!
questo poi no! no e no! ». Ma finirà
Sono convinto di
averlo perfino ingiuriato nella mia esasperazione: impassibile, col
sorriso di chi non si abbatte per il cattivo umore dei passanti ne
per altro, egli mi salutò a bassa voce quasi scherzando: «Le
riserverò per domani la vaniglia più bella, la migliore
e... la più cara ».
L'indomani, per prudenza,
cambiai strada e mi incamminai verso il Santuario dal vialone
esterno. Figurarsi! Come se avesse presagito la mia tattica di fuga,
il mio persecutore si trovava proprio là a sbarrarmi
l'ingresso. « Chi vuole vaniglia?! ».
Volsi altrove la
testa, ma le orecchie non me le potevo turare. E la voce irritante
mormorò, dolce, rassicurante, affettuosa: « Allora oggi,
signore? ».
Affrettai il passo; ma sentivo ancora il
timbro della sua voce forte e terribile, che mi perseguitava, mi
assillava con le sue offerte: «Ecco la. vaniglia, la più
bella e la più buona!». Si continuò così
due giorni; malgrado però io prendessi ogni cura per
sfuggirlo, quell'uomo, dal fiuto da Indiano, riusciva sempre a
trovarmisi di fronte nel momento preciso del mio passaggio. «
Vaniglia! Vaniglia! Vaniglia! ».
Stava diventando la mia
ossessione, il mio incubo, il mio odio. E ciò che mi irritava
fino all'esasperazione nel suo atteggiamento, era quel continuo
sorriso, che illuminava di giovialità la sua maschera rugosa.
Un giorno finalmente, stanco di lottare; desideroso di avere, sia
pure a caro prezzo, la pace che indovinavo ormai impossibile senza
una umiliante capitolazione, mi fermai davanti all'ostinato
persecutore, che' non mi lasciava un istante: « Quanto? »
chiesi.
Estrasse dalla sua scatola di latta un involto di
lunghi bastoncini di vaniglia, che profumò ogni cosa. L'affare
fu presto concluso: ero così stanco! Mi parve del resto che la
merce era eccellente e l'uomo più onesto di quanto non mi
fossi immaginata. Me ne andai, libero, libero finalmente, salvo!
Ma
ecco che vagando per l'Esplarnade mi colpì d'un tratto uno
strano pensiero: « Ho ceduto! Perché? Perché quel
vagabondo mi ha importunato fino ad ossessionarmi. Instancabile,
paziente, ostinato, egli mi ha seguito con accanimento, sapendo che
ogni resistenza si spezza di fronte a una volontà ostinata
».
La conclusione di questa insignificante, banale avventura
mi portò, senza avvedermene, alle alte considerazioni che
suggerisce il Vangelo: non ha forse insegnato il Cristo che i favori
più insigni sono concessi a chi li sollecita ostinatamente,
fino all'indiscrezione?
Sentivo lontana la voce del mercante
di vaniglia, che tormentava i passanti. Ed avendo compreso la sua
lezione di costanza e di fiducia, andavo dicendomi: « E come?!
Lo sforzo quotidiano che quell'uomo fa per guadagnarsi il pane, tu
non lo vorresti tentare, con eguale tenacia, per ottenere la grazia
che tanto brami? ». Da quel giorno ricominciai umilmente la
recita dei miei Rosari alla Grotta, e ogni sera, sentendomi
inesaudito, ripetevo inconsciamente alla Vergine la parola insinuante
del mercante di vaniglia: Vi riservo per domani la più bella e
la migliore.
Tutto questo continuò per tre settimane e
partii ne umiliato, né disperato dal persistente rifiuto della
Vergine. Nella mia ultima visita, con una serenità d'animo di
cui prima mi credevo davvero incapace, La salutai in questi termini:
« Siete immensamente buona, ma la Vostra bontà si
manifesta sovente in un modo che sfugge alle nostre previsioni umane.
La Vostra volontà è quella di Dio e i nostri poveri
cervelli umani non possono ne indovinarla, ne capirla. Fate ciò
che vi sembra bene; ma sono sicurissimo che, presto o tardi,
salverete l'anima per la quale Vi ho fino adesso supplicato. Ho messo
nelle mie preghiere un'insistenza che mi pareva passasse i limiti.
Oggi so che non basta ancora... Continuerò per settimane,
mesi, anni se fosse necessario, fino all'indiscrezione e non farò
ritorno qui, se non per cantare il Magnificat di ringraziamento per
la grazia ottenuta, che voi ritardate solo per provarmi. Vedremo chi
di noi due si stancherà per il primo! ».
Quest'anno
sono tornato. Portavo con me un ex voto, che non andrà ad
ingombrare le mura della Basilica. Un semplice biglietto, listato a
lutto, che mi inviava la sposa dell'amico, tornato a Dio
miracolosamente tre giorni prima di morire: Mio marito è
appena spirato fra le braccia del Sacerdote, da lui chiamato perché
lo aiutasse « tornare a Dio. Donde gli è venuta questa
grazia preziosa? Qualcuno deve aver molto pregato per lui ».
Dopo
aver recitato sommessamente il Magnificat e consegnato alla Vergine
quella lettera, che è un'altra perla della Sua corona
miracolosa, feci ritorno a casa mia.
Al solito posto,
infaticabile, ostinato disturbatore ho ritrovato il mio mercante di
vaniglia che assaliva i passanti: senza che egli potesse indovinare
il perché, forse anche senza che egli mi riconoscesse, gli
strinsi calorosamente le mani.