Messaggio del 2 luglio 2005:Cari figli, come Madre gioisco con voi, perchè come Madre vi invito. Vi porto mio Figlio. Mio Figlio, vostro Dio. Purificate i vostri cuori, chinate la testa davanti al vostro unico Dio. Permettete che il mio Cuore materno esulti di gioia. Grazie. Non si sa mai quel che può accadere.
Quel mattino, i pellegrini di Lourdes furono dolorosamente
sorpresi, vedendo un uomo dall'aspetto torvo e cattivo che teneva il
cappello in capo e fumava una sigaretta davanti alla Grotta.
Si
intuiva in lui qualcosa di più di una semplice indifferenza;
una mancanza di rispetto voluta e calcolata, una sfida alla Maestà
della Vergine, un oltraggio alla Santità del
luogo.
Guardandolo, ognuno si sentiva offeso nella propria fede,
insultato nel sentimento di rispettosa commozione, per la presenza
quasi tangibile della Vergine.
Eppure, quantunque indignati, non
si poteva non sentire una grande pietà per quell'uomo. Gli
sguardi erano privi di collera. Molti passanti alzavano le spalle in
un gesto più di commiserazione che di accusa. Un barelliere,
con parole educate, in tono quasi affettuoso, fece osservare all'uomo
la scorrettezza del suo atteggiamento - Almeno, potreste levare la
sigaretta.
L'altro ubbidì di mala voglia, borbottando; ma
non tolse il cappello, si ficcò invece le mani in tasca per
mostrare apertamente la sua intenzione provocante, tacito grossolano
insulto.
Alcuni pellegrini, meno pazienti ed esasperati, si
avanzarono per rimproverarlo e costringerlo a scoprirsi il capo. Un
sacerdote, che era presso, li arrestò.
- No, ve ne
prego... conosco quest'uomo. Lasciatelo. Non si sa mai quel che può
accadere...
Uno dei più giovani protestò, forse
pensando che il sacerdote avesse paura di uno scandalo. - Sapremo
bene ridurlo alla ragione.
- Non voglio dire questo - continuò
con semplicità il sacerdote. - Io conosco quest'uomo e vi
prego dì non irritarlo. Ha bisogno di una sola cosa: che si
preghi per lui.
Aveva le sue buone ragioni il buon curato, che
diceva di conoscere quel selvaggio e chiedeva per lui l'elemosina di
una preghiera.
Era il più feroce ed esaltato frammassone,
il più acceso spregiatore della Vergine, che si potesse
incontrare; suo parrocchiano o piuttosto lo scandalo della sua
parrocchia, sapeva contaminare le anime che si avvicinavano a lui,
infondendo in loro il veleno, di cui aveva pieno il cuore. Quasi
fosse poco per questo fabbro arrabbiato l'oltraggio a parole, l'aveva
preso la mania distruggitrice. L'anno prima l'operaio del sacrilegio
aveva pensato di « massacrare » la Vergine sulla sua
incudine. Davanti ad una ventina di compagni riuniti per la «
cerimonia », egli aveva spezzato a colpi di martello una
statuetta della Madonna di Lourdes e gettato i pezzi nel braciere,
sogghignando: - Ora, poiché sai fare dei miracoli, cerca di
ricomporti. I testimoni della scena ne erano rimasti inorridii,-
erano fuggiti, convinti che, presto o tardi, simili eccessi non
potessero passare senza conseguenze. Ma egli si esaltava del suo
stesso odio e bestemmiava: - Che volete che mi faccia, la Santa
Vergine, ora che l'ho demolita?
E continuò le sue
provocazioni mostruose con furore accresciuto dal suo orgoglio pazzo,
poiché egli voleva dimostrare di non temere i fulmini celesti;
libero, come si vantava, da scrupoli superstiziosi. - Io insulterò
Dio sino a che Egli non mi risponderà.
Per questo demone il
buon curato pregava alla Grotta e per lui implorava l'aiuto delle
suppliche, che forzano la sorgente delle misericordie
celesti.
Quand'ebbe raccontato la follia spaventosa di questo
forsennato, coloro che si erano voluti improvvisare vindici della
Vergine, guardarono il sacerdote, indi l'uomo sempre immobile e
taciturno, con un'espressione d'odio sul viso. - Ma allora, signor
curato, perché è venuto a Lourdes, e che intende
fare?!
« Ebbene, spiegò - l'eccellente sacerdote, il
cui viso nonostante tutto si illuminava di speranza, ho avuto
l'audacia di offrirgli un biglietto del pellegrinaggio. Dapprima ha
incaricato il mio inviato di riportarmi da parte sua un cumulo di
ingiurie, ch'egli non ha voluto ripetere. Me l'aspettavo. Ma, anziché
scoraggiarmi, sentivo crescere in me il desiderio ostinato,
irresistibile di condurre a Lourdes questo campione della malattia
più brutta che affligge l'umanità. Dicevo a me stesso:
bisogna che egli venga; non capita troppa spesso di poter offrire
simili doni alla Vergine. E trasformavo in preghiera la mia
inquietudine: che accetti, Dio mio, che accetti, anche soltanto per
il piacere abominevole di venire ad insultare la Vergine.
«
Il mio incaricato ritornò alla fonderia, ma questa volta non
oltrepassò la soglia per trasmettere i miei ordini. Il fabbro
l'ascoltò sogghignando senza esitare; poi avanzò verso
di lui con le braccia nude, incrociate, mettendo in evidenza la forza
brutale dei suoi muscoli:
"Ebbene, sì! assicura il tuo
prete che io accetto di andare a Lourdes per poter dire alla sua
Vergine tutto ciò che mi pesa sul cuore, e non è poco.
Posso giurare che Essa sentirà da me quello che non ha mai
sentito da nessuno finora". « Dapprima nessuno voleva
credere, poi egli annunciò a tutti il suo viaggio e quelli che
l'ascoltavano vedevano nei suoi occhi folli un sogno diabolico; anche
i più miscredenti lo fuggivano come si avvicinasse una
maledizione. « Durante il viaggio spaventò i suoi
compagni con propositi sconcertanti. Molti chiesero di cambiare
scompartimento ed insistettero affinché si lasciasse a terra
quel mascalzone infiltratosi tra gente per bene. « Ed ecco -
concluse il sacerdote - come egli è venuto e perché io
chiedo che si preghi per lui. Egli è il mio terrore, la mia
vergogna ed anche... la mia speranza.
Nel pomeriggio dello stesso
giorno all'ora della processione, il curato ebbe un'idea, non so se
folle o sublime. Lo stendardo della sua parrocchia era pesante e
difficile a portarsi anche per il forte vento che soffiava dal Nord.
Incontrò il fabbro davanti alla Grotta e, per la prima volta,
gli parlò. Non rivolse le sue parole ne al cervello, ne al
cuore, ne all'anima oscura; fece appello alla vanità della sua
forza brutale, all'orgoglio dell'operaio. Debbo chiederti un favore;
non puoi rifiutarmelo.
Bisogna che tu porti il nostro stendardo,
troppo pesante per le braccia dei miei uomini; tu solo qui potresti
riuscire... Il tipaccio fece un'enorme smorfia, che scoperse i denti
pronti a mordere:
- Un favore? perbacco, ci tiene proprio ch'io
porti a spasso i suoi stracci? Ebbene! sì, vengo! Ho sempre
sognato di essere uno dei vostri, per potermi avvicinare maggiormente
al vostro Buon Dio ed alla vostra Vergine e dir loro quanto poco mi
interessino.
Un'ora più tardi, durante la processione del
SS. Sacramento, i pellegrini videro con stupore, spavento e terrore,
quel cialtrone di un fabbro che camminava in mezzo al corteo,
brandendo l'asta dello stendardo su cui era raffigurata una Madonna
circondata di gloria.
Un canonico che conosceva l'indegnità
di quella creatura, si inquietò col curato, che rispose
commosso: - Lasciate fare! non si sa mai quel che può
accadere...
Nè lui, nè altri potevano ancora
sapere.
Ma quando il fabbro, che bestemmiava a mezza voce e senza
tregua contro la grande Vergine raffigurata sul drappo di seta,
arrivò alla svolta del Calvario, il prete, che lo seguiva con
lo sguardo, lo vide così pallido, che egli pure impallidì.
Si avvicinò quindi e gli disse: - Sei forse stanco?
Ma
l'altro lo guardò con gli occhi scuri, sdegno e rancore: -
Volete lasciarmi in pace?! Lontano, sull'«Esplanade»,
l'invocazione alla tenerezza di Maria saliva da migliaia d'anime che
pregavano per i sofferenti abbandonati: Monstra te esse matrem.
Il
fabbro impallidì maggiormente e le sue braccia tremarono:
Di
nuovo la voce compassionevole mormorò accanto a lui: - Sei
stanco?
Allora, alzando il capo verso l'immagine che fluttuava sul
suo capo come una nube d'oro, egli sospirò: - Non stanco...
sfinito! È terribilmente pesante, mi schianta.
Osservandolo
meglio, vide due lacrime che scendevano verso i baffi, e sembravano
dire scherzose: « Infine, dopo tanto tempo... eccoci qua ».
-
Signor curato, liberatemi da questa stendardo, mi rompe le braccia. È
troppo pesante e le mie mani non lo possono più reggere.
Un
uomo, tra coloro che portavano i ceri, sostituì il colosso
sfinito, che si allontanò barcollando. Ma non fuggiva a caso
come i disperati ed i maledetti; i suoi passi avevano una meta che
egli non conosceva; la sua corsa un termine, ove finiscono i grandi
errori ai quali la Vergine buona prepara il più grande
perdono. Quando, più tardi il terribile fabbro discese verso
il piazzale del Rosario, si buttò nelle braccia del sacerdote,
che l'aveva salvato contro la sua volontà: Signor curato,
singhiozzò l'uomo che aveva « massacrato » la
Vergine, la Vostra Madonna ha un pugno assai più duro del mio!
Poi, dopo aver aperto il suo cuore, egli disse: - L'avverto. Al primo
che oserà venire a farsi beffe di Lei, io romperò la
zucca col più grosso dei miei martelli.