Messaggio del 20 settembre 1984:Cari figli, oggi vi invito ad iniziare a digiunare con il cuore Vi sono molte persone che digiunano, ma fanno questo perché lo fanno gli altri. E' diventata un'abitudine, che nessun vorrebbe interrompere. Chiedo alla parrocchia di digiunare in segno di ringraziamento, perché Dio mi ha permesso di rimanere così a lungo in questa parrocchia. Cari figli, digiunate e pregate con il cuore! Grazie per aver risposto alla mi chiamata!
L’AVE MARIA DI BINOCHE
Allorchè pieno di inquietudine, di terrore, il viso funereo
di chi sente l'alito amaro dell'eternità, arrivò alla
porta che schiude il Paradiso, quel dannato d'un Binoche si lasciò
cadere, singhiozzando, sulla soglia.
- Animale d'un animale, che
cosa vado io a chiedere da S. Pietro, che durante la mia vita non gli
ho spedito che caterve di invettive?!
Perché non poteva
persuadersi che qualcuno potesse accogliere volentieri proprio negli
ultimi della sua vitaccia. Questo ormai era certo immutabilmente
scritto nei disegni eterni. La regola è sempre la stessa per
tutti: un'anima lanciata come una palla nell'altra vita... l'infinita
cupola azzurra del cielo,... la baia immensa, sconcertante nel suo
splendore stellato... uno stridere di chiavi... lo schiudersi del
formidabile portale e quel S. Pietro, giudice che ti squarcia la
coscienza con lo sguardo freddo: « fuori i bilanci! ».
-
... che cosa gli vado a dire?!, rantolava Binoche, prostrato, la
faccia contro terra, attendendo il minuto
spaventevole.
Nell'ondeggiare d'ella paura, si accorse che
improvvisamente la grande porta del Paradiso si era aperta. Un
profumo di gigli e di rose scaturiva da profondità invisibili
tra luci meravigliose che i suoi occhi, pur chiusi, intuivano
egualmente. Splendore soffuso e fremente, che sembrava portato col
soffio di un'armonia, che noti gli tornava nuova, di milioni di voci
e di arpe divinamente unisone.
- Dio mio! - esclamò Binoche
- che non sarà la bellezza del Paradiso, se la prima eco
lontanissima mi sconvolge alle vertigini?
Ahimè, è
troppo giusto quello che mi attende! Ho un bel frugare nei cantucci
anche più riposti, della mia vita... non un'oncia sola di
buone azioni che possa controbilanciare le tonnellate di peccati, che
mi spingono all'inferno? Furfante che sono!
Trasalì
improvviso, pur senza alzare gli occhi... qualcosa l'aveva toccato
sul capo in fiamme: Non stia lì a perdere il suo tempo, o
terribile S. Pietro, per scrutare minimamente i miei conti: io li
conosco tutti e bene, quanto Lei. All'attivo, zero su tutta la
linea...
Nessuno rispose.
Le melodie cerati continuavano, che
sembrava un incanto.
... Allora, per una forza misteriosa, che
senza violenza lo andava rialzando, osò levare gli occhi e
vide... Oh!, non era quello il terribile guardiano della porta
celeste! Un essere tutto bellezza, luce, sorriso. Stella, raggio,
sole, aurora, azzurro in tutte le gradazioni fino ad un candore
immacolato. Chiarezza diafana dei mattini d'estate, dolce come
l'alba, più abbagliante del lampo: eppure gli occhi lo
bevevano avidi, senza offesa alcuna.
Sogno?!... ma io... tutto è
sogno dunque?
Una voce arcana, che si diffondeva, per la sua
bellezza, sopra tutta la melodia celeste, gli apriva il cuore: - No,
non sogni. Sono finiti ormai i sogni! Qui tutto è realtà.
Guardami Non mi riconosci?... ricordarti!
Svanirono d'incanto le
ombre passate, ricordi più tristi: l'esistenza colpevole
apparve come giorno lontano e insieme così presente che lo
viveva ancora e non viveva che lui solo.
Tentò di
prostrarsi, ma Colei che tutto può, l'affascinava, incantevole
e benedetta, col sorriso dei suoi occhi. - Ma si, ricordo ora, Vi
riconosco bene, esclamò Binoche a braccia tese quasi a
raggiungerLa; davanti a Voi mi sono chinato; ho pregato un'ora,
un'ora sola della mia povera vita; un giorno... oh!, come vi ricordo
ora... Nostra Signora di... e il soffio poderoso continuava a fluire
fra gli spazi eterei; milioni e milioni di anime continuavano,
meraviglioso, l'inno. Dall'immensità del Paradiso, l'eco della
voce dei mondi, irradiava fra gli astri attenti, sul dolore della
terra, all'universo fremente, il motivo d'amore, fonte di gioia,
termine della speranza: Ave, ti saluto, o Maria!
Sono soli ora:
solo con Lei. Quel viso, quelle vesti, quella cintura, quelle rose
sui piedi nudi, egli li guarda, come si osserva qualcosa di ben noto
e cara.
Ella taceva sempre, ma il suo sorriso era un invito
“Ricordati!...”
... ed il passato gli si illuminò
tutto per una luce di aurora che sgorgava da un istante luminoso,
lontano nella sua vita; lo leggeva negli occhi della Vergine, occhi
teneri, tanto dolci e belli, che gli penetravano dentro profondi,
inebbrianti.
Ricordati!...
Aveva forse dodici anni quel giorno,
quando sua madre lo conduceva per mano tra una folla, tutta canti e
preghiere. La seguiva docile, stupito, fremente tra quel fervore e
armonie sconosciute... Eccoli ai piedi di una roccia, tra tanti ceri.
Lassù, in una spaccatura nera. una bianca figura con le mani
giunte sul petto... mamma è caduta ginocchioni... risente
ancora il sussurrare lento, affettuoso della sua preghiera:
«Custodiscilo tu, Vergine santa, io te lo dono! ». Ella
gli ha giunte lè mani e intrecciata alle dita la sua corona ed
egli ripete le parole che gli va suggerendo Santa Maria... prega per
d'ella nostra morte...
In questo momento, mentre sussurrava con
l'intensità d'allora la preghiera antica, la Vergine cominciù
a parlare: - Quella tua invocazione è salita fino a me...
eccomi! Oh! Anche se è cosa tanto lontana?!...
La tenerezza
di Mamma non conosce anni, è di ogni giorno.
... e la
storia della sua vita continua a fluire lenta... Si rivede tra una
moltitudine e canta, canta due parole tanto armoniose nella logo
soave monotonia: « Ave, Maria! » che si ripercuotono
nella sua anima tutta la notte, lo agitano e le grida pure nel
sonno.
Oh, la gioia di una festa della sua prima infanzia!
L'allegrezza del suo primo ed unico incontro con Lei, che lo spingeva
accanto a mamma per domandarle, nella sua candida innocenza: - Mamma,
siamo già in cielo?
... Tante ore cattive e giorni e anni
soffocato il ricordo da lungo tempo. Ascolta:
Con gesto pieno di
grazia, la Vergine gli addita il cielo.
Quasi uragano scoppia
immensa l'armonia: si sarebbe detto che tutti i tempi e gli spazi si
fossero passati, taciti, la voce per un coro di gloria: « Ave,
Maria! ». Tutto il Paradiso si è dato alla gioia di
cantare le Vostre lodi, o Regina del Cielo!
No! Sei tu solo che
canti... è il tuo canto. Ascoltate!
- Io solo?
Possibile??
La meraviglia lo turba, ma non può esserci il
minimo dubbio: le parole che ascolta sono di quelle che fanno
penetrare l'anima nella verità immutabile.
Sì, tu
solo! Questa eco che percorre i cieli, è quella del tuo canto
personale... è il saluto di fanciullo... è
l'invocazione di altri tempi... la tua preghiera di dodici anni, che
perdura immortale! La mia preghiera... - Il grido del tuo cuore
infantile è salito fino a me ed è rimasto, voce
armoniosa, nel gran concerto di tutte le voci umane che acclamano,
che implorano.
- Ma io ho cantato come tutti, senza ben sapere
quel che dicevo.
- Ma lo sapevo bene io e da quel giorno tu sei
diventato per me colui che io “dovevo”
salvare.
Nonostante la mia vita spaventosa? Nonostante i tuoi
peccati.
- Nonostante tante mie bestemmie e tradimenti? -
Nonostante le tue gravi colpe.
- Nonostante la mia morte senza
Dio?
- A causa del tuo ultimo pensiero che fu per me…
ricordati...
Ora ricordava davvero: luce incerta, raggio smarrito
su tanto cupo, l'ora lontana della sua preghiera, sperduta nella
oscurità di tutta una vita, l'ora di Lourdes. E nei tremori
degli ultimi minuti, su cui pesava l'eternità imminente, due
parole erano sfuggite dalle sue labbra già chiuse, due parole
confuse con l'ultimo sospiro affannoso dal profondo della miseria:
«Ave, Maria!
E si chinò più ancora la Vergine
con un sorriso: - Me le avevi donate tu quelle parole; era mio dovere
rendertele all'ultima ora per poter dire al Giudice supremo: “Spero
non condannerai colui che per ultima parola sulla terra diede un
saluto a tua madre, Figlio mio! Tu che non mi hai negato mai
nulla”
Un Angelo trasportò al Purgatorio Binoche, i
cui sguardi estasiati erano sempre fissi alla scia di luce, splendida
di mattino e di azzurro, che Ella aveva lasciato.
Da un punto
impercettibile dell'universo, Lourdes, si alza, continua e senza
fine, l'invocazione, « Ave, Maria », inno di gloria,
lamento d'angoscia, grido di soccorso salvatore di gente, che anche
senza saperlo, per un atto di tenerezza e di confidenza, si assicura
la presenza della Misericordiosa nel momento più importante
della vita per l'eternità, il minuto estremo.