Messaggio del 2 maggio 1983:Non si vive solo di lavoro, ma anche di preghiera. I vostri lavori non andranno bene senza la preghiera. Offrite il vostro tempo a Dio! Abbandonatevi a Lui! Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo! E allora vedrete che anche il vostro lavoro andrà meglio ed avrete pure maggior tempo libero. Home :: Tre Fontane
Le critiche della sociologia e della storiografia marxiste
L’importanza dei carismi era nota nella Chiesa fin dai suoi
esordi, rinvianversale, do all’idea di una distribuzione di
doni e facoltà da parte dello Spirito Santo che infonderebbe
in ciascun uomo brani di Verità. Questa categoria è
stata riscoperta e valorizzata dal Concilio Vaticano TI e più
recentemente da gruppi o associazioni cattoliche, con particolare
riguardo alla figura ed al ruolo dei laici. Anche la sociologia
religiosa di ispirazione marxista ha usato il termine carismatico,
peraltro con valenza negativa, alludendo ad individui cui sono
attribuite esperienze o qualità straordinarie, che darebbero
luogo a scomposti fenomeni di pietà popolare, quasi tutti
spiegabili con l’arretratezza culturale di talune aree
geografiche ed economiche. Viene così individuata una
«patologia sociale» che, valutata dal punto di vista dei
fedeli, evidenzierebbe un loro insufficiente grado di coscienza della
realtà, mentre da quello di chi produrrebbe il fenomeno, un
malcelato intento di conservazione politica e di sfruttamento
economico.
Gli strumenti usati per l’interpretazione vanno
dall’antropologia alla psicoanalisi, ma le conclusioni sono le
stesse e per le Tre Fontane si riferiscono al rapporto tra il
veggente e i poteri religioso e civile, che ne trarrebbero
benefici:
I precedenti politici (orientati verso sinistra) e
protestanti del soggetto e il suo interesse a combattere quel culto
di Maria che invece poi tanto contribuì a diffondere, ne hanno
permesso una immediata utilizzazione da parte delle autorità
politiche ed ecclesiali ai fini di battaglie ideologiche, di
strategia del consenso, poiché, in modo eclatante, risultava
evidente dall’episodio come ad un peccatore fosse stata imposta
dall’alto la via della conversione.
Queste letture,
che pure contengono elementi di verità, hanno il limite di
usare come fonte unicamente degli opuscoli o singoli articoli di
giornale, proponendo una carrellata di fenomeni carismatici in cui
tutto appare indistinto e frutto di una identica condizione culturale
e di percezione del sacro. L’obiettivo viene puntato solo sul
veggente e sul contesto politico e della chiesa gerarchica,
risultando i fedeli delle semplici caricature che si agitano in un
mondo artificiale e grottesco.
Lo storico Carlo Falconi, ad
esempio, fa seguire una brevissima descrizione dei fatti delle Tre
Fontane a quella, ben più accurata, di quanto accaduto in un
paesino in provincia di Brindisi, dove un tale che diceva d’aver
visto la Madonna, «sparava sulla folla terrorizzata».
Queste
erano le conclusioni della storiografia marxista, che conservava
inalterati i toni polemici dell’agone elettorale dell’aprile
1948, quando il Paese appariva fortemente diviso al suo interno,
mentre ogni fazione esprimeva un’accesa intolleranza nei
confronti dell’altra, senza risparmio di accuse:
E questa
insistente propaganda mariana partorì gli immancabili
miracoli. Nel ‘48, l”anno dei prodigi”, se ne
contarono a decine, in stragrande prevalenza, per l’appunto
miracoli mariani: madonne lacrimanti, madonne sanguinanti, madonne
sfavillanti apparvero a bambini, adulti, vecchi. Solo dopo il
vittorioso esito delle elezioni questa febbre mariana a poco a poco
si calmò.
Anche uno studioso come il Candeloro si
accontenta di un modello stereotipo di interpretazione, che evidenzia
limiti di approfondimento e scarsa serenità di giudizio,
soprattutto quando si dà per scontato che siano il «Clero
e i comitati Civici» a produrre il fenomeno delle
mariofanie:
Basta ricordare le processioni delle «Madonne
Pellegrine», le apparizioni e i miracoli delle «Madonne
piangenti», i discorsi del gesuita Lombardi, detto «il
microfono di Dio», e le altre manifestazioni di tipo
sanfedistico che allora vi furono in Italia e che certo ebbero un
peso tutt ‘altro che trascurabile sul risultato delle elezioni
del 18 aprile.
Tuttavia, a proposito delle Tre Fontane, si
è vista l’assenza di una programmazione da parte delle
autorità ecclesiali, le quali ne erano rimaste per così
dire travolte. Fu soprattutto la stampa cattolica non dipendente
dalla gerarchia, di orientamento democristiano o monarchico, a far
rientrare l’esperienza del veggente nell’agone elettorale
e nello scontro di civiltà richiamato anche dai discorsi del
pontefice.
Arnolfo Santelli descrive su «Parola Nuova»
un pellegrinaggio alla grotta dell’apparizione, in cui tutto è
artificio retorico e i fedeli sono costretti a recitare la parte
assegnata loro dal politico:
...Un ‘altra voce fa eco
dalla folla inginocchiata: - Benedici la nostra Italia, Maria. In
Italia tuo Piglio fondò la Sua Chiesa: in Italia siede ancora
il Suo Vicario Universale -. L’invocazione accolta da un coro
unanime che in quest’ora così corrusca di sangue e di
dolore pare esprimere la disperazione e la fede di tutta la Nazione:
Benedici la nostra Patria, o Maria, benedici la nostra povera Italia,
tu sei la sua Castellana!.
Non si può dire però
che questo tipo di letture crei o condizioni lo sviluppo della
devozione popolare alla Madonna delle Tre Fontane, che rimane
prevalentemente nella sfera religiosa. Sul volantino che
pubblicizzava i festeggiamenti per il primo anniversario
dell’apparizione (12 aprile 1948), si invitava a pregare per
«la pace, per la conversione degli increduli e per la
guarigione degli infermi», mentre è assente ogni
riferimento alle elezioni. La fede in generale e la pietà
mariana in particolare, sembrano continuare a dare un senso a quegli
aspetti dell’esistenza che la cultura atea non riesce a
spiegare o a risolvere: la morte, la malattia, la disgregazione
familiare, la solitudine, la paura, la sofferenza, la povertà
ecc.
Si può comprendere tuttavia che l’osservatore
dei fenomeni di pietà popolare possa rimanere perplesso
riguardo talune sue manifestazioni, che sembrano estranee ad una vita
condotta razionalmente. Già Gramsci era ricorso alla categoria
del «folklore», non già con riferimento alla idea
banale del «pittoresco», ma proprio come «concezione
del mondo e della vita», che permette di meglio distinguere tra
la religione «ufficiale» e quella «del popolo»
o delle classi subalterne.
I sociologi hanno individuato nella
festa il momento che meglio caratterizza il modo di essere ditale
religione, concentrando in alcune ricorrenze un gran numero di
persone intorno ai santuari e dando luogo a fenomeni di «preistoria
contemporanea». Tuttavia, per quanto osservato, alle Tre
Fontane una tale dimensione della festa è assente; ciò
è dovuto alla mancanza di una collocazione ufficiale di questo
culto, ma anche al suo esprimere una religiosità privata e non
legata alla dimensione comunitaria e alla identità di un
gruppo che vi si riconosce. È il risultato di una realtà
urbana moderna, in cui si assiste al progressivo isolamento degli
individui, ove non hanno più senso le vecchie forme di
aggregazione e i riti di massa. È significativo che in uno
studio dal titolo Le feste dei poveri, l’autrice Annabella
Rossi non sia in grado di rilevare i «comportamenti
particolari» dei fedeli alle Tre Fontane, mentre ne annota
alcuni per il Divino Amore, come il «camminare scalzi,
camminare sulle ginocchia», perché sfuggono ad una
lettura stereotipa.
Per lo studioso non credente, che si sente
dotato di una maggiore consapevolezza del reale, il fatto stesso che
la Madonna appaia in una grotta rappresenta oggetto di considerazioni
sull’esistenza di un ambiente psicologico in cui immaginare
tali eventi sacri:
Così anche in una cultura urbana la
Madonna seguita ad apparire, ancora oggi, nelle grotte; come è
avvenuto a Roma nel 1947, quando un tranviere ebbe un ‘apparizione,
mai accettata e mai completamente rifiutata dalla chiesa, in una
grotta che si trova alla periferia della città. Evidentemente
anche tale apparizione era condizionata dall’idea stereotipa
fornita dalle leggende cultuali, per cui colui che ritiene di
assistere ad una apparizione mariana, la deve collocare,
inevitabilmente, nell ‘ambiente previsto dalla tradizione.
Il
punto di osservazione di colui che presuppone la falsità
ditali manifestazioni non si può considerare privilegiato,
perché alla fine la bontà della sua analisi può
essere inficiata dalla falsità ditale premessa; mentre per il
credente che si accosta con prudenza allo studio delle apparizioni,
rimane intatta la possibilità del discernimento.