FENOMENI MISTICI DELLA CHIESA - CRITERI MEDICI E SCIENTIFICI Dr. Luigi Frigerio - Dr. Giacomo Mattalia
«Dio se c'è non c'entra con la vita» afferma
una mentalità oggi assai diffusa nella nostra società.
Logica conseguenza di questo atteggiamento, che nasce dalla
professione dell'appartenenza dell'uomo a se stesso, risulta
l'enunciazione: «Dio non c'è».
Proprio nel
tentativo di superare questo «a priori» razionalistico
inconfessato che talora ha impregnato anche l'atteggiamento degli
uomini di scienza, abbiamo voluto sottoporre al vaglio del metodo
scientifico gli avvenimenti di Medjugorje.
Se è possibile
che Dio intervenga in modo diretto nella storia (anche oggi) non sarà
pure possibile attraverso la serietà della ragione un'indagine
su questi avvenimenti?
Al di fuori di qualsiasi preclusione
culturale, risulta documentabile questo incontro straordinario che
comporta una tangibile modificazione del «recettore-uomo»?
Il
tentativo, operato principalmente attraverso la psichiatria, di
definire ciò che è «normale» e ciò
che è «patologico» ha finito per trasformarsi in
una operazione riduttiva della capacità conoscitiva della
mente umana. Frequentemente il concetto di normalità non viene
riferito a dati scientifici, ma a valutazioni culturali e sociali
rispettose del pensiero dominante ovverossia ultimamente succubi del
potere politico.
Tuttavia nonostante l'ottundimento della
coscienza religiosa nell'uomo moderno, con insistenza si ripete, in
maniera sconcertante, l'incontro fra l'umano e il divino.
ESTASI SOGGETTIVA O OGGETTIVA?
Il mercato della droga oggi è in rapida espansione e
consente un facile accesso al bisogno di «felicità»
insito in ciascun uomo. Come afferma Margnelli la religione ha sempre
offerto un suo modello di estasi, perseguibile talora a prezzo di
grandi sacrifici.
La scienza ha frequentemente negato l'esistenza
di un ampio spazio interiore, mentre la droga offre evasione,
divertimento, esplorazione, viaggi e tutto ciò che le altre
due sembrerebbero negare. I veri mistici religiosi raggiungono
infatti le più alte vette dell'interiorità talora a
prezzo di grandi rinunce, mortificazioni severe e auto discipline
che, ovviamente, fanno dell'esperienza chimico-farmacologica un puro
surrogato commerciale. In realtà l'estasi cattolica è
un fenomeno poco conosciuto dal momento che, secondo le tradizioni
agiografiche, in molte occasioni (anche nei veggenti di Medjugorje),
l'estasi si verifica in maniera repentina, indipendentemente dagli
stati d'animo e al di fuori di qualsiasi predisposizione.
La
questione fondamentale consiste allora nello stabilire, a riguardo
delle visioni e delle apparizioni, se il veggente crede in ciò
che vede oppure vede ciò che crede.
Nel primo caso la
fisiologia del fenomeno conoscitivo viene pienamente rispettata (pur
nella straordinarietà dell'incontro), mentre nel secondo caso
ci si troverebbe di fronte ad una proiezione allucinatoria di
carattere francamente patologico.
Lo studio delle condizioni
soggettive del veggente per la recezione delle visioni ed apparizioni
costituisce un elemento fondamentale per la valutazione del fenomeno
estatico. Margnelli ancora ha scritto:
«In rare occasioni la
comunità scientifica si è organizzata appositamente per
compiere osservazioni approfondite, nominando commissioni di studio
composte da ricercatori qualificati (menti cioè educate
all'osservazione sperimentale) e ha potuto allestire qualche verifica
strumentale e di laboratorio che ha arricchito il quadro delle
informazioni.
E' auspicabile che in futuro la scienza si muova
sempre con maggior competenza, organizzazione e chiarezza di intenti
in questo campo talmente vasto e intricato che è il «fenomeno
estatico».
SETTE SECOLI DI ESTASI
Un medico francese del secolo scorso Antoine Imbert-Gour-beyre ci
ha lasciato uno studio qualificato e attendibile sulla descrizione
sintomatologica, fisica e mentale dell'estasi mistica, con criteri
moderni di statistica clinica. Egli scelse un campione umano molto
particolare, quello degli stigmatizzati: sono, naturalmente, mistici
che hanno abbondanza di estasi, anzi nella stragrande maggioranza dei
casi le stigmate vengono ricevute proprio in estasi, ma in tal modo
il ricercatore francese ha eliminato dal materiale d'indagine
moltissimi casi altrettanto importanti e ben descritti quanto quelli
di cui si è occupato.
Il Gourbeyre raccolse un campione di
321 qasi: praticamente tutti quelli segnalati da S. Francesco in poi
comprendendo anche casi incompleti e imperfetti che non avevano
superato l'esame dell'ortodossia.
SINTOMATOLOGIA DELL'ESTASI
Lo stesso Antoine Imbert-Gourbeyre riassumeva la sintomatologica
dell'estasi in una triade:
1) Anestesia
2) Catatonia
3)
Espressione estatica (di gioia) del volto.
In effetti si
tratta dei sintomi più salienti e vistosi che manifestano
questi strani «malati» che sono gli estatici.
Del
primo cardine della triade, ovvero dell'anestesia totale, abbiamo
moltissime constatazioni assai convincenti; innumerevoli sono le
testimonianze sull'anestesia soprattutto dolorifica degli estatici.
E', in genere il primo tentativo che gli osservatori fanno per
svelare la frode: oggi si può affermare con sicurezza che
l'anestesia dolorifica in estasi è totale, sia per il dolore
di tipo meccanico che per quello termico, sia per quello chimico che
per quello evocato mediante stimolazione elettrica. Quanto alla
sensibilità profonda anche questa sembra del tutto assente
nella fase mistica e ciò è stato abbondantemente
dimostrato dagli studi di Warlomont e Lefebvre. Abbondanti sono poi
gli accenni allo stato della sensibilità retinica: infatti
molti di questi mistici ricevettero direttamente nelle pupille forti
luci di illuminazione senza manifestare fastidio o reazioni riflesse
involontarie dimostrando così i segni di una completa ma
transitoria amaurosi. L'anestesia olfattiva fu dimostrata più
volte ponendo sotto le narici dell'ammoniaca: lo stimolo non provocò
né reazioni comportamentali, né soprattutto riflesse e
cioè la lacrimazione.
Dal momento che anche la funzione
uditiva è stata dimostrata abolita nei gradi più
elevati di estasi, si potrebbe concludere che questo stato di
coscienza si accompagna alla perdita temporanea e reversibile delle
sensibilità retinica, olfattiva, uditiva, gustativa e anche
vestibolare come dimostrato in altre occasioni.
Molto sicura,
perché ha ricevuto innumerevoli conferme e perché è
un sintomo neurologico di primaria importanza, è la midriasi
estatica (dilatazione pupillare). Nel massimo stato di coscienza, la
pupilla è completamente aperta, spalancata, e non reagisce più
alla luce (questo dato, insieme a molti altri precedentemente
descritti è stato parzialmente riscontrato anche dai nostri
studi sui veggenti di Medjugorje).
Per ciò che riguarda poi
un'altra triade sintomatologica spesso rilevata, ovvero la frequenza
cardiaca, respiratoria e la temperatura cutanea si è assistito
ad un aumento sensibile di questi tre parametri. Per quanto l'estasi
sia un fenomeno dinamico, e quindi la frequenza cardiaca e
respiratoria possano variare da un momento all'altro tuttavia ciò
serve a confermare che l'estasi cattolica è uno stato di
iperattivazione ergotrofica.
IL CONTENUTO MENTALE
Il terzo elemento della triade sintomatologica di Imbert-Gourbeyre
è il contenuto mentale.
Solitamente i teologi mistici
identificano tre livelli differenti di psichismo estatico:
raccoglimento, preghiera intcriore e rapimento dello spirito;
tuttavia a questa generica classificazione si contrappongono alcuni
esempi di estatici in cui il contenuto mentale non era riconducibile
alla sopracitata suddivisione. L'incapacità poi di ricordare
il contenuto delle estasi è un fatto assodato in tutti i
veggenti quando il contenuto mentale raggiunge il terzo livello e
cioè: il rapimento dello spirito. In questo caso l'esperienza
viene detta ineffabile. Resta soltanto un vago ricordo di gioia, di
pace, di luminosità e un senso di fusione con l'Assoluto.
A
livelli inferiori, nelle cosiddette estasi parlate, il contenuto
mentale è stato indagato a fondo. In passato le registrazioni
di questi colloqui mistici, in mancanza del magnetofono, venivano
fatte col cosiddetto metodo tachigrafico: cinque o sei persone che
assistevano all'estasi erano munite di carta e penna; la prima
persona trascriveva la prima frase, la seconda la seconda e così
via, fino a poter ricostruire tutto il discorso estatico.
CONSIDERAZIONI NEUROFISIOLOGICHE
Da un punto di vista strettamente scientifico, l'estasi cattolica
si presenta come un soggetto di studio ideale, perché è
preciso, uniforme, ripetitivo nel tempo e nello spazio: individui di
diverse epoche e di differenti provenienze sociali, diversi per età
e sesso, una volta abbracciato un credo religioso unico ed esercitate
le stesse pratiche mistico ascetiche, hanno manifestazioni
psicofisiche uguali. In questo senso il campione è
statisticamente omogeneo e in questo senso si è attuata la
selezione operata dai giudici dei tribunali ecclesiastici.
Prese
nel loro insieme, le caratteristiche neurologiche dell'estasi
cattolica richiamano l'attenzione su due aree del sistema nervoso
centrale: vari nuclei del tronco encefalitico e il sistema limbico.
Per ciò che riguarda le anestesie e in particolare quella
dolorifica, questa è quasi sicuramente dovuta all'attività
massimale del cosiddetto sistema intrinseco di controllo del dolore
che ha sede nella struttura reticolare del tronco encefalico. Le
altre anestesie, non sono così semplicemente spiegabili, anche
se probabilmente le medesime strutture reticolari hanno una notevole
importanza perché sede dimostrata di strutture filtranti
l'afflusso dei messaggi sensitivi verso la coscienza.
Quanto alla
rigidità estatica e all'opistotono, che talora si osserva, si
è constatato che le strutture reticolari e i nuclei di Deiters
hanno un ruolo cruciale.
Lo stato di coscienza che più
sembra avvicinarsi all'estasi, è la trance ipnotica. Il
paragone però, deve essere contenuto al puro aspetto
neurofisiologico perché indubbiamente lo psichismo dei due
stati diverge notevolmente» (*).
La scienza sperimentale non
è in grado di spiegare in maniera esauriente i fenomeni
estatici che la clinica talora ha frettolosamente definito come
«condizioni isteriche».
La mistica non è
probabilmente riducibile al fenomeno della storia delle religioni né
ad un fenomeno psicologico. Come afferma H. U. Von Balthasar «nella
mistica cristiana non si tratta né di "religione" né
di "psiche", bensì della rivelazione di Dio in Gesù
Cristo trasmessa in uno stato particolare, provocato dallo Spirito
Santo, di un recettore e mediatore ecclesiale».
Sarebbe
presuntuoso l'atteggiamento di chi volesse ridurre ogni fenomeno alla
propria capacità di misurarlo. Il metodo per conoscere un
oggetto è determinato dall'oggetto stesso e non è
stabilito dal soggetto (adequatio rei et intellectus: S. Tommaso).
Così la ragione può divenire come una finestra
spalancata su una realtà più grande che può
essere tangibilmente sperimentata, ma i cui estremi non possono
essere drasticamente definiti. Lo studio scientifico del recettore
umano di una esperienza mistica non deve cedere alla tentazione di un
giudizio esauriente, riducendo la valutazione del fenomeno, al
proprio punto di vista, necessariamente limitato.
Così
crediamo fermamente che il compito della scienza e della medicina nei
confronti dell'estasi cattolica consiste nel contribuire
all'identificazione dell'autenticità di questa condizione,
escludendo allo stesso tempo la frode e la patologia organica o
comportamentale.
Successivo compito dell'Autorità nella
Chiesa sarà quello di stabilire un limite ovverossia la sponda
di quel fiume dove viva è solo l'acqua che vi scorre
dentro.
* Marco Margnelli, La droga perfetta, Riza scienze
N. 3, marzo 1984.