Capitolo trentaottesimo

BUON GOVERNO DI SÉ NELLE OCCUPAZIONI ESTERNE E RICORSO A DIO NEI PERICOLI

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, tu devi mirare con cura a questo: che in ogni luogo ed in ogni azione o attività esterna tu sia interiormente libero e padrone di te stesso; che le cose tutte siano soggette a te, e non tu soggetto ad esse. Mira al dominio ed al governo dei tuoi atti; mira a non esserne schiavo o mercenano. Sii piuttosto come affrancato e libero Israelita, che dalla servitù passa alla condizione d'erede ed alla libertà dei figli di Dio. I figli di Dio si tengono al di sopra delle cose che passano, e meditano quelle eterne; Guardano le cose transitorie con l'occhio sinistro, e quelle del Cielo con il destro; Non sono attratti, così da esserne avvinti, dai beni temporali, ma piuttosto traggono essi le cose a sé, perchè servano al bene così, come sono state disposte da Dio e stabilite dal supremo Artefice, il quale non lasciò nulla di disordinato nella sua creazione. Inoltre, se in ogni vicenda della vita non ti fermerai all'apparenza esterna e non considererai ciò che hai visto od ascoltato dal punto di vista carnale, ma in ogni occorrenza entrerai subito con Mosè nella tenda (cf. Es 25,22) per prendere consiglio dal Signore, udirai a volte il responso di Dio e ne uscirai istruito in molte cose presenti e future. Mosè, infatti, fece sempre ricorso alla tenda per risolvere dubbi e controversie e si rifugiò nella preghiera per avere aiuto, quando doveva alleviare i pericoli e le malvagità degli uomini. Cosi anche tu devi rifugiarti nel segreto del tuo cuore, per implorare con molto fervore il soccorso divino. Se - come si legge - Giosuè ed i figli d'Israele furono tratti in inganno da quelli di Gabaon, la ragione fu che non avevano interrogato l'oracolo del Signore; ma fidandosi troppo sulle loro allettanti parole, si lasciarono imbrogliare da una falsa compassione.