Capitolo quarantottesimo

LA VITA ETERNA E LE ANGUSTIE DELLA VITA PRESENTE

PAROLE DEL DISCEPOLO O dimora beatissima della città celeste! O giorno splendidissimo dell'eternità, che la notte non offusca, ma che la somma Verità perennemente irradia; o giorno sempre gioioso e sereno, che non muta mai il proprio stato! Oh, se quel giorno fosse già spuntato e tutte queste vicissitudini temporali avessero già avuto termine! Si, esso già rifulge splendido di luce perpetua per i Santi, ma soltanto da lontano e di riflesso per chi è ancora pellegrino sulla terra. I cittadini del Cielo ben sanno quant'è gioiosa quella luce; i figli d'Eva, esuli, gemono per l'amarezza ed il peso della vita presente. I giorni di questo nostro tempo sono brevi e cattivi, pieni di dolori e d'angustie. Sono giorni, nei quali l'uomo è insozzato da molti peccati, irretito da molte passioni, oppresso da molte paure, schiacciato da molti affanni, distratto da molte curiosità, impigliato in molte vanità; È avvolto da molti errori, logorato da molte fatiche, appesantito da tentazioni, snervato da piaceri, afflitto dall'indigenza. Oh! quando avranno fine questi mali? Quando mi libererò dalla miserabile schiavitù dei vizi? Quando, o Signore, nei miei pensieri avrò unicamente Te? Quando sarò pienamente felice in Te? Quando sarò nella vera libertà, senz'alcun legame, senza alcun peso dello spirito e del corpo? Quando godrò della pace stabile, della pace imperturbabile e sicura, della pace interiore ed esteriore, della pace non minacciata sotto alcun aspetto? O Gesù buono, quando Ti vedrò faccia a faccia? Quando contemplerò la gloria del tuo Regno? Quando sarai per me tutto in tutte le cose? Oh! quando sarò con Te nel Regno tuo, che hai preparato dall'eternità per i tuoi diletti? Mi trovo qui abbandonato, povero ed esule, in una terra nemica, dove ogni giorno ci sono guerre e mali gravissimi. Consola il mio esilio, lenisci il mio dolore, perché ogni mio desiderio sospira a Te. lnfatti, qualunque cosa questo mondo mi offra come conforto, mi è, invece, di peso. Desidero godere dell'intima unione con Te, ma non riesco a raggiungerla. Bramo stare fisso ai beni celesti, ma quelli temporali e le passioni non mortificate mi riportano in basso. Con lo spirito voglio stare sopra tutte le cose terrene e, contro mia voglia, sono costretto dalla carne a soggiacervi. E cosi, uomo infelice, io lotto con me stesso e "sono diventato un peso per me stesso" (Gb 7,20), mentre lo spirito tende all'alto e la carne cerca il basso. Oh, quanto soffro dentro di me, quando con la mente medito le cose del Cielo e, improvvisamente, mentre prego, mi si presenta la folla delle cose carnali! Dio mio, "non stare lontano da me" (Sal 70,12) e "non respingere con ira il tuo servo" (Sal 26,9). "Fa' scoppiare i tuoi fulmini e disperdi questa folla; scocca le tue saette e siano scompigliate tutte le macchinazioni del nemico" (Sal 143,6). Raccogli in Te i miei sentimenti; fa' ch'io dimentichi tutte le cose mondane; dammi la grazia di cacciare via subito e disprezzare le immagini suggestive dei vizi. Vieni in mio soccorso, o eterna Verità, perché nessuna vanità mi seduca. Vieni, o celeste soavità, e davanti al tuo volto fugga ogni cosa non pura. Ancora perdonami ed abbi indulgente misericordia ogni volta che nella preghiera penso ad altro fuorché a Te. In verità, confesso sinceramente d'essere, di solito, molto distratto. Tante volte non sono là, dove siedo con il corpo, ma piuttosto là, dove mi portano i pensieri. Sono là, dov'è il mio pensiero, ed il mio pensiero è spesso là, dov'è la cosa che amo. Mi s'affaccia d'un tratto alla mente ciò che mi diletta per natura o mi piace per abitudine. Per questo, Tu, Verità, hai detto chiaramente: "Là, dov 'è il tuo tesoro, ivi è anche il tuo cuore" (Mt 6,21). Se amo il Cielo, penso volentieri alle cose del Cielo. Se amo il mondo, gioisco di ciò che piace al mondo e mi rattristo delle sue avversità. Se amo la carne, spesso vado fantasticando cose carnali. Se amo lo spirito, trovo diletto a pensare alle cose spirituali. Quali che siano le cose ch'io amo, di esse io parlo e sento parlare volentieri, e volentieri riporto con me a casa il loro ricordo. Beato, invece, l'uomo che per amore tuo, o Signore, dice addio a tutto ciò ch'è stato creato; Chi reagisce alla natura e con fervore di spirito crocifigge le concupiscenze della carne, per poter offrire a Te con rasserenata coscienza una preghiera pura, ed essere degno di prendere parte ai cori celesti, dopo aver escluso, dentro e fuori di sé, tutte le cose terrene.