Messaggio del 21 ottobre 1983:La gente si sbaglia quando si rivolge unicamente ai santi per chiedere qualcosa. L’importante è pregare lo Spirito Santo perché scenda su di voi. Avendolo si ha tutto. INFERNO
Oggi ci sono tanti che non credono
all’Inferno perché lo credono incompatibile con la bontà
di Dio. Ebbene facciamo qualche riflessione.
Dio non voleva l’inferno
Nella
preghiera del «Padre Nostro», insegnata da Gesù
agli Apostoli, noi chiediamo a Dio che sia fatta la volontà
sua, che è volontà d’amore. Ora se fosse stata
fatta la sua volontà, tutta quanta la sua volontà,
l’Inferno certamente non ci sarebbe stato, perché Dio,
Amore Infinito, vuole soltanto la felicità delle sue creature
angeliche e umane, che dotò del dono straordinario della
libertà.
Se Satana con i suoi angeli, invece di ribellarsi
a Dio, avesse fatto la sua volontà, l’Inferno non ci
sarebbe stato. Quindi la responsabilità dell’esistenza
dèll’Inferno non si può attribuire alla volontà
divina.
Se Adamo, capostipite dell’umanità, non si
fosse ribellato a Dio, ma avesse fatta la sua volontà, non ci
sarebbero sulla terra dolori e morte, come ci dice la Sacra Scrittura
(Sap. 1,13 e 2,24): «La morte non è opera di Dio, né
Egli gioisce che i vivi debbano morire... Dio ha creato l’uomo
per l’immortalità, ma la morte è entrata nel
mondo per invidia del diavolo» (che riuscì a sedurre Eva
e Adamo facendoli ribellare a Dio). Ora se la morte fisica dell’uomo
è contro la volontà di Dio, a maggior ragione è
contro la sua volontà e la «seconda morte (Ap. 21,8)»
cioè la morte spirituale che è l’inferno.
Per
capire meglio fino a qual punto Dio non vuole l’Inferno, basta
pensare a Gesù Crocifisso, il quale aveva affermato (Giov.
4,34): «Il mio cibo è fare la volontà di Colui
che mi ha mandato a compiere la sua opera». Ora se l’Inferno
fosse voluto dal Padre, Gesù Cristo non si sarebbe sacrificato
sulla croce proprio per chiudere davanti a noi la porta dell’Inferno
e per riaprirci quella del Paradiso.
Dio, Amore Eterno e Infinito,
ci ha creati — come ci dice il Catechismo — per
conoscerlo, amarlo, servirlo in questa vita e per goderlo poi
nell’altra, in Paradiso. Quindi non ci ha creati per
l’Inferno.
Dio è Amore, mentre l’Inferno è
odio, è la negazione dell’amore, perciò Dio non
può averlo voluto per ché non può rinnegare se
stesso: Amore eterno e infinito. Di conseguenza l’Inferno viene
da ciò che si oppone alla volontà di Dio: il peccato
degli Angeli e degli uomini ribelli.
Tra il peccato del demonio,
però, e quello dell’uomo c’è una differenza
enorme. La ribellione dell’uomo (composto di spirito e corpo)
partecipa dell’instabilità della nostra condizione
terrena, molto influenzabile da falsi beni: oggi offendiamo Dio,
domani ci pentiamo e ritorniamo a Lui, proprio perché ci
troviamo nella fluidità del tempo.
L’angelo invece
(puro spirito senza corpo) non è soggetto a mutabilità.
La scelta della sua volontà è immutabile, irrevocabile:
Satana ha scelto la ribellione a Dio, egli non si pentirà mai
del suo peccato.
Quello che è accaduto all’angelo
ribelle accadrà purtroppo anche all’umo che si ostina
nel suo peccato fino all’ultimo istante della sua vita terrena,
perché, uscito con la morte, dalla mutevolezza del tempo,
entrerà nell’immutabilità eterna.
Perciò
l’Inferno è conseguenza esclusiva dell’opposizione
definitiva alla volontà divina, generatrice di pace e felicità
eterna. Per questo il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Viannej,
diceva: «Non è Dio a dannarci, siamo noi con i nostri
peccati. I dannati non accusano Dio, ma accusano se stessi».
Dio
vuole salvare tutti (1 Tim. 2,4): «Dio vuole che tutti gli
uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità».
Però, avendoci dato il dono della libertà, vuole la
nostra collaborazione. Dio vuole che il peccatore si converta e si
salvi, per cui lo chiama e richiama continuamente per fargli lasciare
il peccato e arricchirlo della sua grazia. Ma se il peccatore, fino
all’ultimo istante della sua vita terrena, disprezza, rifiuta
la misericordia di Dio, che l’invita al pentimento, e rimane
ostinato nel suo peccato, andando all’Inferno, di chi è
la colpa? Di Dio o del peccatore? Evidentemente del peccatore.
Un
giorno Gesù, dopo aver mostrato l’Inferno a Suor Benigna
Ferrero, anima mistica morta in concetto di santità, le
diceva: « Vedi, Benigna, quel fuoco!... Sopra a quell’abisso
io ho steso, come un reticolato, i figli della mia misericordia,
perché le anime non vi cadano dentro. Quelle però che
si vogliono dannare, vanno lì per aprire con le proprie mani
quei fili e cadere dentro e una volta che vi sono dentro neppure la
mia bontà le può salvare. Queste anime sono inseguite
dalla mia misericordia molto più di quanto sia inseguito un
malfattore dalla polizia, ma esse sfuggono alla mia misericordia!».
Esistenza dell’inferno
A - La Sacra Scrittura al riguardo è categorica. Qualche
citazione.
1) Nel Giudizio Universale, Gesù Cristo (Mat.
25,41 e 46) dirà ai cattivi: « Via da me, maledetti, nel
fuoco eterno (cioè l’Inferno) preparato per il diavolo e
i suoi angeli.., ed essi andranno al supplizio eterno».
2)
In Mat. 10,28, Gesù dice: «Non abbiate paura di quelli
che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima;
temete piuttosto Colui che ha il potere di far perire e l’anima
e il corpo nella Geenna (cioè l’Inferno)».
«Geenna
o Gehenna» è voce composta da «ghe = valle»
ed «Hennon» = nome del padrone di una valle ai piedi del
Sion e dell’Ofel, presso Gerusalemme, nella quale gli ebrei,
caduti nell’idolatria, offrivano i loro figli a Molok, falsa
divinità sacrificandoli nel fuoco. Il re Giosia, tolta via
quell’orribile superstizione idolatrica, per rendere il luogo
più abominevole, ordinò che vi fossero gettate le
immondizie della città ed anche i cadaveri dei giustiziati,
che dovevano rimanere insepolti. Per distruggere i miasmi, vi si
manteneva quasi sempre il fuoco acceso. Questo fatto diede a Gesù
l’occasione di prendere la Geenna come immagine
dell’Inferno.
3) 5. Paolo (1 Cor. 6,9-10) dice: «Non
illudetevi: né i fornicatori, né gli idolatri, né
gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti
(omosessuali e lesbiche), né ladri, nè avari, nè
ubriaconi, né maldicenti, né rapaci, erediteranno il
regno di Dio (cioè il Paradiso);
4) In Gal. 5,19-21,
l’Apostolo continua l’elenco:
«fornicazione,
impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizia, lite,
gelosia, ire, ambizioni, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze,
orgie, e opere simili a queste: coloro che compiono tali opere non
erediteranno il Regno di Dio (cioè il Paradiso)».
B - Insegnamento della Chiesa
1) I Concilii che hanno trattato
la verità dell’esistenza dell’Inferno sono: il
Concilio di Valenza, il IV Concilio Lateranense, iii e il Il Concilio
di Lione, il Concilio di Firenze. Quest’ultimo, per esempio,
afferma solennemente: «Le anime di coloro che muoiono in stato
di peccato mortale, vanno all’inferno».
2) Nei
Concilio Vaticano II, (Costituzione «Lumen Gentium», cap.
7, n. 48 d) s’insegna la necessità di una costante
vigilanza perché «non ci si comandi, come a servi
cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori
dove ci sarà pianto e stridore di denti... Noi tutti
compariremo davanti al tribunale di Cristo, per rispondere ciascuno
della sua vita mortale.., e alla fine del mondo “risorgeranno,
chi ha operato il bene a resurrezione di vita, e chi ha operato il
male a resurrezione di condanna (cioè all’Inferno).
3)Il
Catechismo di S. Pio X, alle domande 103 e 104, risponde: «E
certo che esistono il Paradiso e l’inferno. Lo ha rivelato Dio,
promettendo, spesse volte, ai buoni l’eterna vita e il suo
stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la pardizione e il fuoco
eterno».
4)Il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1034 e
1035, dice: «Gesù parla ripetutamente del fuoco
inestinguibile che è riservato a chi, fino alla fine della
vita, rifiuta di credere e di convertirsi. La Chiesa nel suo
insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua
eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato
mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove
subiscono le pene dell’inferno, il fuoco eterno. La pena
principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da
Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita, e la
felicità per le quali è stato creato e alle quali
aspira».
L’inferno è eterno
Che l’Inferno
sia eterno è verità di fede definita nel IV Concilio
Lateranense e nell Concilio di Lione. Il documento più
importante sul carattere eterno della pe na infernale è la
scomunica scagliata, con l’approvazione del Papa Vigilio,
dall’imperatore Giustiniano che nel 543 pose termine alla
controversia Origenista: «Se qualcuno dice o ritiene che il
supplizio dei demoni e degli uomini empi è temporaneo e avrà
fine.., costui sia scomunicato» (Dz. 211).
Pene dell’inferno
Le citate definizioni
di fede distinguono nettamente due tipi di pene: la pena del «danno»
che consiste nel la privazione di Dio, nostra felicità, e la
pena del « senso».
Come in Paradiso ci sarà
«ogni bene senza alcun male», così nell’Inferno
ci sarà «ogni male senza alcun bene». Nel Vangelo
di S. Marco (16,28) l’Inferno è chiamato «luogo
dei tormenti».
Il Catechismo di S. Pio X afferma: «L’inferno
è il patimento della privazione di Dio, nostra felicità,
e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene».
I
peccatori hanno preferito a Dio Creatore le creature e tutte le
soddisfazioni che essi potevano trovare in se stessi o negli altri.
Perciò le stesse creature, le stesse potenze dell’anima,
gli stessi sensi del corpo avranno il loro castigo e il loro
tormento. Qualche accenno:
a) pene dell’immaginazione. Essa
presenterà al dannato tutti i piaceri e le delizie goduti
sulla terra, ma ora finiti per sempre. Gli presenterà alla
fantasia le immense gioie del Cielo, che per lui ormai sono ir
raggiungibili. Per questo il dannato digrigna i denti e si consuma di
rabbia;
b) pene della memoria che ricorderà al dannato gli
innumerevoli peccati con tutte le circostanze e le malizie che gli
hanno meritato l’Inferno. Gli ricorderà tutte le grazie
ricevute, tutti gli avvertimenti e i consigli... di cui, se ne avesse
tratto profitto, ora non sarebbe in quel luogo di tormenti;
c)
pene dell’intelligenza. Sulla terra le passioni, l’ignoranza
o la leggerezza molte volte possono offuscare la verità. Ma
nell’Inferno le verità, sulle quali in vita si tentò
di passare con indifferenza e disprezzo, saranno dinnanzi al dannato
in tutta la loro evidenza. Dunque il peccato non era una cosa da
nulla! L’Inferno non è una invenzione dei preti! Dio,
della cui misericordia e bontà si è tanto abusato, c’è,
esiste veramente! Ed ora lui non potrà più amare il
buon Dio, ma dovrà odiarlo per sempre;
d) pene della
volontà. Non era tanto difficile salvarsi. Moltissimi altri,
pur nelle stesse condizioni di vita, hanno adoperato i mezzi che Gesù
Cristo ha lasciato alla Chiesa e si sono salvati. Dio, nella sua
infinita misericordia, l’aveva richiamato fino all’ultimo
istante della sua vita terrena, ma lui si è rifiutato: la sua
scelta è stata fatta per sempre!;
e) pene dei sensi. Dopo
la resurrezione anche il corpo con tutti i suoi sensi parteciperà
con l’anima ai tormenti infernali. Gli occhi non vedranno altro
che volti spasimanti di dannati e di demoni dall’aspetto
orribile. L’udito non ascolterà altro che lamenti, urla,
imprecazioni e bestemmie. L’odorato sarà colpito dai
fetori più nauseanti. Il gusto soffrirà una sete
inestinguibile. Il tatto con tutto il corpo sarà tormentato
dal fuoco: fuoco non metaforico o figurato, come viene interpretato
da alcuni, ma fuoco vero, reale, di natura misteriosa che fa sentire
i suoi effetti terrificanti non solo sul corpo, ma anche sull’anima,
anche sui demoni, che sono puri spiriti senza corpo. Un fuoco che
brucia sempre senza consumare mai! Un fuoco più terribile di
quello della terra. Il fuoco terreno infatti è stato creato da
Dio a nostro servizio, per il nostro bene, mentre il fuoco infernale
è stato creato a castigo di Satana e dei suoi angeli ribelli.
Altre pene dei dannati:
la compagnia dei demoni che sfogheranno
su di loro il loro odio contro Dio, torturandoli per tutta
l’eternità;
la compagnia dei dannati. Se per qualche
circostanza ci capita di trovarci tra persone ineducate, dal
linguaggio volgare e blasfemo; con persone sporche, male odoranti;
con persone che ci guardano con occhio bieco e ostile, ecc., con
quale ansia non aspettiamo l’occasione e il momento di
sottrarci a quella insopportabile situazione! Ebbene nell’Inferno
il dannato si troverà in una situazione immensamente più
infelice ed eterna in compagnia di dannati molto più
spregevoli e che si odiano l’un l’altro con grande
accanimento.
Le pene dell’inferno sono continue e disuguali
Come le
gioie del Paradiso, così le sofferenze dell’Inferno, per
quanto intense, non conoscono interruzione alcuna. Sulla terra le
distrazioni, il sonno, i rimedi, possono diminuire la coscienza del
dolore. Nell’inferno i dannati non conoscono sonno, né
distrazioni, né sollievo: l’Inferno è continuità
nella piena coscienza della propria sventura eterna.
Come in
Paradiso i godimenti dei Beati non sono uguali, ma proporzionati ai
loro meriti, così nell’Inferno le sofferenze dei dannati
non sono uguali, ma proporzionate ai loro peccati.
L’inferno non è vuoto
Oggi ci
sono alcuni che dicono: l’Inferno c’è, però,
non ci va nessuno perché Dio è infinitamente buono e
misericordioso; è nostro Padre e quindi ci salverà
tutti.
Qui ci sarebbe tanto da dire, ma, per non allungare troppo
l’argomento, non dobbiamo dimenticare che Dio è
infinitamente misericordioso per chi si pente e si converte, ma è
pure infinitamente giusto per chi, fino all’ultimo istante
della sua vita terrena, rifiuta la sua grazia, rifiuta il richiamo
che l’invita al pentimento. All’Inferno ci va chi ci
vuole andare. Diceva Gesù a un’anima privilegiata, Suor
Consolata Betrone: «L’impenitenza finale è per
quell’anima che vuole andare all’Inferno di proposito e
quindi riostinatamente la mia immensa misericordia, perché io
ho versato il mio Sangue per tutti! No, non è la moltitudine
dei peccati che danna l’anima, perché io li perdono se
essa si perite, ma è l’ostinazione a non volere il mio
perdono, a volersi dannare».
Che l’inferno non sia
vuoto ce lo conferma la Vergine Santissima a Fatima. Nella quarta
apparizione, domenica 19 agosto 1917, la Madonna, velata di
tristezza, dice ai tre fanciulli (Lucia, Giacinta e
Francesco):
«Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i
peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno,
perché non c’è chi si sacrifichi e preghi per
loro».
Concludiamo l’argomento dell’Inferno
riportando l’episodio del Papa Pio IX. Verso la fine del suo
glorioso pontificato, il Papa raccomandava a un Missionario francese:
«Predicate molto le grandi verità della salvezza,
predicate specialmente l’Inferno. Dite chiaramente tutta la
verità sull’Inferno, non c’è nulla di più
efficace per far riflettere i poveri peccatori e convertirli».