Messaggio del 2 dicembre 1983:Siate buoni e venite a messa senza cercare scuse! Fatemi vedere che avete un cuore generoso! Padre Pio: «CREDEVO FOSSE L’ULTIMA NOTTE DELLA MIA VITA»
Padre Pio è un uomo speciale. Ha una missione straordinaria
da compiere. È un uomo che, davanti a Dio, ne rappresenta
molti. Sul suo corpo porta i segni della passione di Cristo. Ha
accettato di farsi «preghiera» per coloro che non
pregano, «fede» per chi non crede. Il demonio sa tutto
questo e vorrebbe abbattere il coraggioso, il temerario. Mette in
atto le sue suggestioni, le tentazioni, ma ricorre anche alla lotta
fisica più brutale. È il caso di dire che si «scatena».
E allora ciò che accade nella vita di Padre Pio ha veramente
dell’incredibile. I demoni lo bastonano a sangue, lo gettano
dal letto, mettono a soqquadro la sua cella, lo sbattono contro i
muri e al mattino il povero religioso ha il corpo pieno di lividi. E
una realtà spaventosa di cui sono testimoni tutte le persone
che vivono accanto al Padre.
«Barbablù non si vuole
dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni mi
viene a visitare insieme ad altri suoi satelliti armati di bastoni e
di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie
forme. Chissà quante volte mi ha gettato dal letto
trascinandomi per la stanza. Ma pazienza, Gesù, la Mammina,
l’angioletto, San Giuseppe e il Padre San Francesco sono quasi
sempre con me.» A padre Agostino.
«Me ne stavo ancora
a letto quando fui visitato da quei cosacci che mi picchiarono in un
modo così barbaro che ritengo come grazia ben grande l’aver
potuto sopportare ciò senza morire. Una prova, babbo mio, che
era molto superiore alle mie forze.» A padre Agostino.
«L’altra
notte la passai malissimo. Quel cosaccio, da verso le dieci che mi
misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che
picchiarmi continuamente. Credevo proprio che fosse quella veramente
l’ultima notte della mia esistenza. O anche non morendo,
credevo di perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù che
niente di ciò si avverò. Alle cinque del mattino,
allorché quel cosaccio andò via, un freddo si
impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a
piedi, come una canna esposta a un pietosissimo vento. Durò un
paio d’ore. Persi sangue dalla bocca.» A padre Agostino.
«State a sentire quello che ebbi a soffrire poche sere fa da
quegli impuri apostati. Era già notte avanzata. Incominciarono
il loro assalto con un rumore indiavolato. E sebbene nulla vedessi in
principio, capii però da chi era prodotto questo sì
strano rumore. E tutt’altro che spaventarmi, mi preparai alla
battaglia con un sorriso sulle labbra. Allora mi si presentarono
sotto le più abominevoli forme. E per farmi prevaricare
cominciarono a trattarmi in guanti gialli. Ma grazie al cielo gli
strigliai per bene trattandoli per quello che valgono. E allora
videro andare in fumo i loro sforzi. Mi si avventarono addosso, mi
gettarono a terra e mi picchiarono forte forte buttando per aria
guanciali, libri e sedia, ed emettendo in pari tempo grida disperate
e pronunziando parole estremamente sporche. » A padre
Agostino.
«Ormai sono ventidue giorni continui che Gesù
permette a quei brutti ceffoni di sfogare la loro ira su di me. Il
mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse
ricevute finora dai nemici. Più di una volta sono giunti a
togliermi perfino la camicia e percuotermi in tale stato.» A
padre Agostino.
«In questi giorni poi il diavolo me ne fa di
tutti i colori. Mi sembra che questo infelice ce l’abbia più
con lei che con me, poiché vorrebbe privarmi della sua
direzione. Difatti, non so quanta forza debbo farmi nel comunicarle
queste cose. Dolori fortissimi di testa da non poter quasi vedere
dove pongo la penna.» A padre Benedetto.