Messaggio del 31 agosto 1981:Perché quel bambino ammalato possa guarire, é necessario che i suoi genitori credano fermamente, preghino ardentemente, digiunino e facciano penitenza. «LA LETTERA ERA TUTTA IMBRATTATA D’INCHIOSTRO»
I superiori di Padre Pio sanno che egli sta vivendo esperienze che
non sono in grado di valutare. Per questo lo hanno obbligato a
scrivere tutto quello che gli accade al suo confessore e al suo
direttore spirituale. Ma a Satana questo non piace. Il Maligno non
vuole che si «smascheri» la sua attività, i suoi
attacchi, le sue persecuzioni e cerca di impedire che il Padre
scriva. Mette in atto tutta una serie di stratagemmi per ottenere
questo scopo: insinuazioni,minacce, ma anche interventi fisici sulle
lettere come macchie d’inchiostro e cancellature.
«Era
già da tempo che desideravo di scrivervi ma Barbablù me
l’ha impedito. Ho detto che me l’ha impedito? Perché
ogni volta che mi determinavo a scrivervi ecco che un fortissimo
dolore di testa mi assaliva che sembrava che lì per lì
si fosse per spezzare. Accompagnato da un acutissimo dolore nel
braccio destro che mi impediva di tenere la penna in mano.» A
padre Agostino.
«Sapete dove si è appigliato il
diavolo? Egli non voleva che nell’ultima mia lettera inviatavi
vi tenessi informato sulla guerra che lui mi muove. E siccome io,
secondo il mio solito, non volli dargli ascolto, cominciò
subito a suggerirmi: “Come piaceresti di più a Gesù
se tu rompessi ogni relazione con il padre tuo. Egli è per te
un essere assai pericoloso, è un oggetto di grande distrazione
per te. Il tempo è assai prezioso, non sprecano in queste
pericolose corrispondenze col padre tuo. Impiega questo prezioso
tempo nel pregare per la tua salute, che è molto in pericolo.
Se tu seguiti in questo stato, sappi che l’inferno sta sempre
aperto per te”.
«A tale diabolica suggestione, io
risposi in modo evidentemente sarcastico: “Debbo confessarvi il
mio torto. Fino al presente, sono stato in un falso supposto. Non vi
credevo tanto bravo nella direzione di spirito. Mi duole non potervi
assumere come mio direttore, poiché il padre mio esercita
questa carica da molto tempo e le nostre relazioni sono giunte a tal
punto che troncarle così di colpo non mi riesce. Girate,
girate che troverete delle anime che vi assumeranno a direttore del
loro spirito essendo voi bravo in tale materia”.
«Questa
non fu mai risposta per essi. Dico per essi perché erano più
di uno, sebbene uno solo parlasse. Poiché mi si buttarono
addosso maledicendomi e picchiandomi fortemente minacciando di
distruggermi se non mi decidevo a mutare idea riguardo alle nostre
relazioni. E mi minacciò che se mi ostinerò a non
dargli retta, farà cose con me che mente umana non potrà
immaginare giammai.» A padre Agostino.
«Il nemico
non vuole quasi abbandonarmi più. Mi bussa continuamente. Egli
cerca di avvelenarmi la vita con le sue infernali insidie. Si
dispiace sommamente perché io ve le racconto. Mi va suggerendo
di tralasciare di narrarvi ciò che passa tra me e lui e mi
insinua di narrarvi piuttosto le buone visite essendo, dice lui, le
sole che possono piacervi... L’arciprete, reso consapevole
della battaglia di quegli impuri apostati, intorno a ciò che
riguarda le vostre lettere, mi consigliò che, alla prima
vostra lettera pervenutami, l’andassi ad aprire da lui. Ma
aperta che l’ebbimo, la trovammo tutta imbrattata d’inchiostro.
Sarà stata anche questa una vendetta di Barbablù? Non
potrò mai credere che me l’abbiate spedita così.
Anche perché sapete che ho la vista debole. Le parole scritte
ci sembravano in principio illeggibili. Ma dopo che vi abbiamo posto
sopra il crocifisso, si è fatta un po’ di luce e abbiamo
potuto leggere sia pure a stento.» A padre Agostino.
«La
vostra ultima lettera, pervenutami il 29 ultimo scorso, ebbe una fine
non tanto bella. Anch’essa venne aperta alla presenza
dell’arciprete, ma cosa vi trovammo? Un foglietto da lettera in
bianco. Se ignorassi la strana guerra di quel cosaccio, sarei a
domandarvi se vi fosse stato un errore da parte vostra.» A
padre Agostino.
«Con l’aiuto del buon angiolino
si è trionfato questa volta sul perfido disegno di quel
cosaccio. La vostra lettera è stata letta. L’angiolino
mi aveva suggerito che all’arrivo di una vostra lettera
l’aspergessi con l’acqua benedetta prima di aprirla. Così
feci. Ma chi potrà dire la rabbia provata da Barbablù?
Egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue
diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L’angiolino me
lo assicura e il paradiso è con noi.» A padre Agostino.
«Barbablù si arrabbia di più quando
scrivete in francese. Si è manifestato. A dispetto suo,
scrivetemi più spesso in questa lingua.» A padre
Agostino.
«Quei cosacci, ultimamente, quando ho
ricevuto la vostra lettera, mi dissero di strapparla prima di aprirla
e poi di buttarla nel fuoco. Se l’avessi fatto, si sarebbero
ritirati per sempre e non mi avrebbero più molestato. Io sono
stato muto, pur disprezzandoli in cuor mio. Allora aggiunsero: “Noi
questo lo vogliamo come una condizione per la nostra ritirata. Tu,
nel fare questo, non io fai come disprezzo a qualcuno”. Risposi
loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio proposito. Mi si
scagliarono addosso come tigri affamate, maledicendomi e
minacciandomi che me l’avrebbero fatta pagare. Padre mio, hanno
mantenuto la parola. Da quel giorno mi hanno quotidianamente
percosso, ma non mi atterrisco: non ho io in Gesù un padre?»
A padre Agostino.
«Riceveste l’ultima mia del 18
ultimo scorso? Per carità non mi negate il vostro soccorso.
Non mi negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio più
che mai va infierendo contro la navicella del mio povero spirito.
Padre mio, non ne posso proprio più. Mi sento venir meno tutte
le forze. La battaglia è proprio al suo ultimo stadio. Da un
momento all’altro mi sembra di rimanere soffocato dalle acque
della tribolazione. Sono solo a combattere e di giorno e di notte
contro un nemico sì forte e potente.» A padre Benedetto.
«Eccovi padre la lettera per quell’anima di
Barletta. Troppo mi costa aver scritto quella lettera: il demonio,
arrabbiatissimo contro di me, non ha smesso nessuna mala arte per ciò
impedire. Egli mi ha martirizzato sotto ogni aspetto. Due lunghissimi
giorni ho dovuto sostenere tutto il suo furore per poter scrivere
quello che pure, con l’aiuto di Gesù, sono riuscito a
scrivere. Egli non vuoi darsi proprio per vinto. Mi guardi il Signore
dal dargli ascolto e dal cedere alle sue vergognose mire. Veramente
vi sono dei momenti, e questi non sono troppo rari, nei quali mi
sento come schiacciato sotto la potente forza di questo triste
Cosaccio.» A padre Benedetto.