Intervista con Ivan
«“Vivete il Vangelo”, è questo il messaggio»
Hai raccontato che voi veggenti prima delle apparizioni neppure vi frequentavate.
Che rapporto si è creato in seguito?
Sì, noi sei abbiamo caratteri diversi, davvero molto differenti, e all’inizio
e prima delle apparizioni in molti casi neppure ci frequentavamo. Tra l’altro,
in cinque eravamo adolescenti, ma Jakov era solo un bambino.
Ma, dal momento che la Madonna ci ha messi insieme, questa storia ci ha uniti
e si è nel tempo stabilito un rapporto intimo tra di noi. E va da sé
che siamo uniti non solo per il fatto che la Madonna ci appare, ma in tutte
le situazioni concrete della nostra vita; e condividiamo le difficoltà
quotidiane che si presentano nella conduzione di una famiglia, nell’educazione
dei figli... Parliamo tra noi delle cose che ci attraggono, delle tentazioni
che ci colgono, perché anche noi sentiamo a volte i richiami del mondo;
le nostre debolezze rimangono e vanno combattute. E il condividerle ci aiuta
a rialzarci, a rinsaldare la nostra fede, a rimanere semplici, a sostenerci
vicendevolmente e a vedere con maggiore chiarezza ciò che la Madonna
ci chiede. E comunque singolare questo legame, perché restiamo persone
con caratteri molto diversi gli uni da gli altri, con una visione del mondo
marcata e peculiare che riguarda anche gli aspetti più spiccioli e domestici.
Come avvengono gli incontri tra di voi? Le apparizioni raramente le
avete insieme e la vita vi ha portato in luoghi anche molto lontani...
Quando siamo tutti qui o, comunque, con chi è qui ci incontriamo anche
un paio di volte alla settimana, ma a volte di meno perché ciascuno ha
una sua famiglia e molti impegni verso i pellegrini. Però lo facciamo,
specie nei periodi di grande affollamento, e cerchiamo di tenerci aggiornati
gli uni con gli altri e di meditare su quello che la nostra Madre celeste dice
a ciascuno. Ci è molto utile confrontarci sui suoi insegna menti, perché
quattro occhi vedono meglio di due e possiamo così cogliere sfumature
diverse.
È importante, perché noi per primi dobbiamo sforzarci di capire
e soprattutto di vivere ciò che la Madonna dice e chiede. Non è
perché siamo i veggenti che dobbiamo sentirci a posto.
Siete comunque dei punti di riferimento, dei maestri di fede per la
parrocchia di Medjugorje.
Ciascuno di noi segue dei gruppi di preghiera. Io quando sono qui riprendo la
vita della parrocchia, e personalmente guido un gruppo di preghiera di trenta
persone che si è formato nel 1983. Per i primi sette anni ci incontravamo
al lunedì, al mercoledì e al venerdì, mentre adesso ci
troviamo solo due volte alla settimana, per tre ore di preghiera insieme che
comprendono anche il momento dell’ apparizione. Per il resto lodiamo il
Signore, lo preghiamo con spontaneità, leggiamo le Scritture, cantiamo
e meditiamo insieme. A volte ci troviamo a porte chiuse da me, mentre in altri
casi ci raduniamo sulla collina delle apparizioni accogliendo tutti coloro che
desiderano partecipare. Ma si deve considerare che poi, in inverno, sono a Boston...
Medjugorje-Boston: che lavoro fai?
Non ho un lavoro particolare, perché passo molta parte dell’anno
a dare la mia testimonianza nelle diocesi e nelle parrocchie che mi invitano.
L’inverno passato, per esempio, ho visitato quasi un centinaio di chiese;
e così spendo il mio tempo, al servizio dei vescovi, dei parroci e dei
gruppi di preghiera che lo richiedono. Ho girato in lungo e in largo le due
Americhe, ma sono stato anche in Australia e in Nuova Zelanda. Come fonte di
reddito la mia famiglia possiede a Medjugorje alcuni appartamenti per ospitare
i pellegrini.
Anche tu hai un compito particolare?
Insieme con il gruppo di preghiera, la missione che la Madonna mi ha affidato
è quella di lavorare con e per i giovani. Pregare per i giovani significa
anche avere un occhio per le famiglie e per i giovani sacerdoti e consacrati.
Dove vanno i giovani oggi?
E un grande tema questo. Ci sarebbe molto da dire, ma c’è molto
di più da fare e da pregare. Il bisogno di cui la Madonna molte volte
parla nei messaggi è quello di riportare la preghiera in seno alle famiglie.
Occorrono famiglie sante. Molti invece si affacciano al matrimonio senza preparare
le fondamenta della loro unione. La vita di oggi non è certo di aiuto,
con le sue distrazioni, dovute ai ritmi di lavoro stressanti che non favoriscono
la riflessione su che cosa si sta facendo, su dove si sta andando, o alle false
promesse di un’esistenza facile a misura propria e del materialismo. Sono
tutti questi specchietti per allodole esterni alla famiglia che finiscono per
distruggerne molte, per spezzare i rapporti.
Purtroppo oggi le famiglie trovano nemici, anziché aiuto, anche nella
scuola e nei compagni dei figli, o negli ambienti di lavoro dei genitori. Ecco
alcuni agguerriti nemici della famiglia: la droga, l’alcol, molto spesso
i giornali, la televisione e persino il cinema.
Come si può essere testimoni fra i giovani?
Testimoniare è un dovere, ma nel rispetto di chi si vuole raggiungere,
nel rispetto dell’età e di come parla, di chi è e da dove
viene. Alcune volte siamo presi dalla fretta, e finiamo per forzare le coscienze,
rischiando di imporre agli altri la nostra visione delle cose. E invece dobbiamo
imparare a essere dei buoni esempi e lasciare che la nostra proposta maturi
piano piano. C’è un tempo prima della mietitura che va curato.
Un esempio mi riguarda direttamente. La Madonna ci invita a pregare tre ore
al giorno: molti dicono «è molto», e anche tanti giovani,
tanti nostri figli la pensano così. Io ho diviso questo tempo tra il
mattino il mezzogiorno e la sera — includendo in questo tempo la Messa,
il Rosa rio, la Sacra Scrittura e la meditazione — e sono giunto alla
conclusione che non è molto.
Ma i miei figli possono pensarla diversamente, e possono ritenere la corona
del Rosario un esercizio monotono. In questo caso, se voglio avvicinarli alla
preghiera e a Maria, dovrò spiegare loro che cosa è il Rosario
e, al tempo stesso, mostrare loro con la mia vita quanto per me è importante
e salutare; ma eviterò di imporglielo, per aspettare che la preghiera
cresca dentro di loro. E così, in principio, proporrò loro un
diverso modo di pregare, ci affideremo ad altre formule, più consone
al loro attuale stato di crescita, al loro modo di vivere e di pensare.
Perché nella preghiera, per loro e per noi, non è importante la
quantità, se manca la qualità. Una preghiera di qualità
unisce i membri di una famiglia, produce un’ adesione consapevole alla
fede e a Dio.
Molti giovani si sentono soli, abbandonati, non amati: come aiutarli? Sì,
è vero: il problema è la famiglia malata che genera figli malati.
Ma la tua domanda non può essere liquidata in poche battute: un ragazzo
che si droga è diverso da un ragazzo caduto in depressione; o un ragazzo
depresso magari anche si droga. Ogni persona ha bisogno di essere avvicinata
nel modo giusto e non c’è un’unica ricetta, eccezion fatta
per la preghiera e l’amore che tu devi mettere nel tuo servizio a loro.
Non è strano che proprio a te, che di indole sei —
ma da quel che si vede «eri» — molto timido, sia chiesto di
evangelizzare i giovani, che certo non sono un pubblico facile?
È sicuro che in questi vent’ anni, guardando la Madonna, ascoltandola
e cercando di mettere in pratica che cosa Lei chiede, sono profondamente cambiato,
sono diventato più coraggioso; la mia testimonianza si è fatta
più ricca, più profonda. Tuttavia la timidezza ancora rimane e
ti assicuro che è per me molto più facile, per la confidenza che
si è creata nel tempo, affrontare la Madonna, che affacciarmi su una
sala piena di giovani, piena di pellegrini.
Tu viaggi specialmente in America: hai un ‘idea di
quanti gruppi di preghiera ispirati a Medjugorje vi si sono formati?
Dagli ultimi dati che mi hanno comunicato siamo a circa 4.500 gruppi.
Viaggi con la tua famiglia o da solo?
Da solo.
Mi sembra che più degli altri veggenti tu abbia una
missione specifica nel portare il messaggio di Medjugorje nel mondo. Ma è
la Madonna che te lo chiede?
Sì, la Madonna me lo chiede; io parlo molto con Lei, le dico tutto, cammino
con Lei. E forse è vero che dedico più tempo degli altri ai viaggi,
me ne viene effettivamente richiesto molto per l’apostolato. È
importante viaggiare, specie per raggiungere tutti quei poveri che conoscono
Medjugorje, ma per i quali un pellegrinaggio comporta sacrifici enormi. Gente
che in molti casi già vive i messaggi di Medjugorje e molto meglio di
me.
L’iniziativa di ogni viaggio deve comunque venire sempre dai sacerdoti,
non sono io che mi propongo per una giornata di preghiera, per la testimonianza.
Sono più contento quando i parroci mi invitano nelle chiese, perché
si crea un clima di preghiera che favorisce l’annuncio dei messaggi della
Madonna; mentre nelle conferenze con tanti relatori si rischia di essere più
dispersivi.
Tu prima hai parlato anche di vescovi: ce ne sono tanti favorevoli
a Medjugorje? Che pensi di questo Papa?
Ho incontrato moltissimi vescovi là dove sono stato invitato; e in diversi
casi mi hanno fatto chiamare per loro stessa iniziativa. E tutti i sacerdoti
che mi hanno invitato nelle loro chiese è perché riconoscono nei
messaggi della Madonna il messaggio del Vangelo. Nei messaggi della Madonna
vedono ripetersi la stessa richiesta del Santo Padre per una rievangelizzazione
del mondo.
Molti vescovi mi hanno testimoniato la particolare devozione di Giovanni Paolo
II per Maria, che trova conferma lungo tutto il pontificato. Ricordo sempre
quel 25 agosto 1994, in cui il Santo Padre era in Croazia e la Vergine si è
riferita a lui, testualmente, come a un suo strumento: «Cari figli, oggi
sono vicina a voi in modo speciale, per pregare per il dono della presenza del
mio amato figlio nel vostro Paese. Pregate figlioli per la salute del mio adorato
figlio che soffre e che io ho scelto per questo tempo». Viene quasi da
pensare che la consacrazione del mondo alla Madonna sia dipesa da un mandato
dato da Lei stessa.
Qui a Medjugorje sono fonte molte comunità, immagine
viva della ricchezza di movimenti nella Chiesa contemporanea: sei d’accordo?
Quando giro non ho modo di chiedere a chi incontro di che movimento faccia parte.
Vedendo tutta quella gente che prega, che siede nelle panche delle chiese, mi
dico che tutti quanti facciamo parte della medesima Chiesa, della medesima comunità.
Non conosco i carismi specifici dei singoli movimenti, ma sono con vinto che
sono strumenti molto utili per la salvezza di chi li frequenta purché
siano nella Chiesa, amino la Chiesa e operino per la sua unità; e perché
questo avvenga è necessario che li guidino dei sacerdoti o per lo meno
dei consacrati. Se alla testa ci sono dei laici sarà importante che ci
sia sempre un legame stretto con la Chiesa e i sacerdoti locali, perché
in questa condizione risiede una maggiore garanzia di crescita spirituale secondo
il Vangelo.
In caso contrario aumenta il pericolo di pericolosi sbandamenti, il rischio
di finire fuori strada lontani dall’insegnamento di Gesù Cristo.
E questo vale anche per le nuove comunità, che anche a Medjugorje fioriscono
con straordinaria spontaneità. Sono sicuro che Maria sia contenta che
in tanti desiderino di consacrarsi a Dio o di intraprendere uno stile di vita
imperniato maggiormente sulla preghiera, tuttavia occorre vigilare e operare
tutti nella stessa direzione. E alle comunità che sono qui, per esempio,
chiedo una particolare attenzione alle direttive della parrocchia e del vescovo,
che rappresenta a Medjugorje l’autorità della Chiesa cattolica.
Il rischio, altrimenti, è che ognuno cada nella solita vecchia tentazione
di fare parrocchia a sé.
Del resto proprio voi veggenti, per primi, avete sottolineato il legame vostro
come fedeli, e della Madonna come maestra di preghiera, con la parrocchia di
Medjugorje...
Nella Chiesa e per la Chiesa.
Nella Chiesa trapela qualche tensione di carattere teologico:
si vuole per esempio ridiscutere il primato del Papa, ci sono posizioni divergenti
su tematiche come l‘ecumenismo, la scienza, la bioetica, l’etica...
Ma anche a livello dottrinale e devozionale si è arrivati a rimettere
in dubbio la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, si è
perso il valore del Rosario comunitario... Maria è preoccupata? Tu che
ne pensi?
Io non sono un teologo, non vorrei sconfinare in un campo che non è il
mio; posso dire qual è la mia opinione personale. Ho detto che i sacerdoti
sono le guide naturali del gregge a cui bisogna affidarsi. Ma con questo non
voglio dire che loro non debbano guardare alla Chiesa, ai vescovi, al Papa,
perché davvero grande è la loro responsabilità. Viviamo
un momento difficile per le comunità e per i sacerdoti e personalmente
soffro molto nel vedere tanti sacerdoti che si allontanano dalla loro comunità.
È pericoloso che i sacerdoti si lascino lusingare dalla mentalità
di questo mondo: il mondo è di Dio, ma nel mondo è entrato anche
il male che ci distrae dalla verità della nostra vita.
Sia chiaro: entrare in dialogo con chi la pensa in modo differente da noi è
un bene, ma senza rinunciare a ciò che caratterizza la nostra fede, che
in definitiva caratterizza il nostro io. Voglio confidare che dove ve do sacerdoti
che pregano tanto, e in particolare devoti alla Madonna, la comunità
è più sana, è più viva, c’è più
trasporto spirituale; si crea maggiore comunione tra il sacerdote e le famiglie,
e la comunità parrocchiale ripropone a sua volta un’immagine di
famiglia.
Se il tuo parroco tiene posizioni al limite rispetto al magistero della Chiesa,
che fare? Lo segui, lo accompagni o, per il bene dei figli, passi a un ‘altra
comunità?
Senza l’aiuto degli uni agli altri non possiamo andare avanti. Senz’altro
dobbiamo pregare per i nostri sacerdoti, perché lo Spirito Santo rinnovi
le nostre comunità. Se mi chiedeste qual è il segno più
grande delle apparizioni di Medjugorje, direi che sta nei milioni di Comunioni
che so no state amministrate in questi anni in San Giacomo, e in tutte le testimonianze
che arrivano da ogni parte del mondo di gente che quando torna a casa cambia
la sua vita. Ma ne basterebbe uno su mille che cambia il suo cuore dopo essere
stato qui, perché tutto quanto è accaduto e accade abbia senso.
Tutte le tue risposte sono nella tradizione e nella fedeltà
alla Chiesa, al Vangelo...
In questi vent’anni la Madonna non ci ha detto nulla che non si trovi
già nel Vangelo, L’ha solo richiamato in mille modi alla memoria
perché in molti se ne erano dimenticati, perché oggi non si guarda
più al Vangelo. Ma lì c’è tutto quello che serve,
e al Vangelo bisogna restare, al Vangelo che ci indica la Chiesa, ci indica
i Sacramenti. «Come mai?», mi hanno chiesto, «da vent’anni
la Madonna non fa che parlare, mentre nel Vangelo resta quasi sempre zitta?».
Perché nel Vangelo abbiamo tutto ciò che ci serve, ma non ci servirà
a nulla se non incominciamo a viverlo. E la Madonna parla tanto perché
vuole che viviamo il Vangelo e spera, così facendo, di raggiungere tutti
e di convincere il più grande numero di persone possibile.