Messaggio del 2 agosto 2009:Cari figli,
vengo per mostrarvi con amore materno la strada per la quale dovete andare per essere quanto più simili a mio Figlio, e con ciò stesso più vicini e più graditi a Dio.
Non rifiutate il mio amore.
Non rinunciate alla salvezza ed alla vita eterna a causa della caducità e della vanità di questa vita.
Sono in mezzo a voi per guidarvi e come madre vi ammonisco.
Venite con me. Mirjana ha visto il sole dietro la Madonna durante l'apparizione, la veggente pensa che significhi che Gesù ci illumina. Mirjana ha detto che il sole diventava più luminoso quando la Madonna diceva "mio Figlio" e "Dio". Il valore dell'attesa di Jelena Vasilj - Eco di Maria nr. 166
Nella vita attendiamo soprattutto che essa si realizzi e, se siamo generosi, attendiamo anche la realizzazione della vita altrui. Per i genitori questo consiste nella cooperazione diretta con Dio nella creazione di una vita, mentre per i consacrati nel partorire un’altra volta la creatura alla vita eterna. Pensiamo a S. Pio: quanta sofferenza per la salvezza delle anime; o a madre Teresa, che come motto del proprio apostolato ha preso le stesse parole di Gesù sulla croce: Ho sete. Delle anime, naturalmente. Tutta la creazione è dunque in attesa della vita, della quale S. Giovanni ci dice che è Dio stesso (Cf. Gv 1,4). È una vita che ora non possediamo in pienezza e la cui realizzazione aspettiamo nella vita futura. Di essa l'apostolo Paolo scrive: Vediamo ora come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. (1Cor 13,12). Ma ci chiediamo perché l’attesa? Perché il Signore si fa attendere, o meglio, perché il Signore ci priva di questa visione nascondendosi? È chiaro che la risposta sta dalla nostra parte, dato che Dio vuole prepararci all'incontro con Lui. Ricordo alcune parole di S. Ignazio d’Antiochia molto impressionanti.
Martire ormai cosciente del suo futuro martirio, diceva:
"Voglio essere tritato e macinato come il grano", ovvero:
anch'io voglio morire per diventare Corpo di Cristo. Dunque la
risposta, esigente ma anche semplice, è la seguente: dobbiamo
essere preparati per la vita eterna. È come ci prepara il
Signore? Togliendosi di mezzo... Visto che noi non siamo ancora
pronti a godere interamente del bene che è Lui, Egli si fa da
parte per suscitare in noi il desidero di possederLo. Un desiderio
che ci prepara al futuro possesso di Dio. Un desiderio che, come dice
s. Agostino, è il frutto della fede, perché ciò
che è veduto è posseduto e quindi non è più
desiderato: "Vada dunque il Signore a preparare il posto; vada
per sottrarsi al nostro sguardo, si nasconda per essere creduto.
Viene preparato il posto se si vive di fede. Dalla fede nasce il
desiderio, il desiderio prepara al possesso, poiché la
preparazione della celeste dimora consiste nel desiderio, frutto
dell'amore" (Io.eu.tr. 68,3). Agostino ci spiega in che consiste
questo frutto: "…a questo frutto della contemplazione è
ordinato tutto l'impegno dell'azione; …viene cercato per se
stesso, e non è subordinato ad altro. …Esso, dunque,
rappresenta il fine che soddisfa tutte le nostre aspirazioni. Sarà
perciò un fine eterno, perché non ci potrà
bastare che un fine senza fine. … È precisamente di
questa gioia, che sazierà ogni nostro desiderio, che il
Signore ha voluto parlarci dicendo: La vostra gioia nessuno ve la
potrà rapire" (Io.eu.tr. 101,5).
È molto importante sapere attendere questo frutto. I
santi infatti si distinguono dalla capacità di sapere
attendere, di credere. D'altronde potremmo dire che non sapere
attendere è la malattia della nostra società.
Attendiamo quando ci viene imposto d’attendere e spesso, invece
di attendere, pretendiamo causando così numerose e talvolta
atroci sofferenze a chi ci sta accanto. Direi che questa è la
dinamica del peccato dove l’uomo, quasi indotto ad agire, non è
capace di posporre il suo desiderio del possesso. Veniamo spinti
quasi da una fretta ad agire, come Gesù stesso ci fa capire
quando dice a Giuda: Quello che devi fare, fallo subito (Gv 13,27).
L’attesa invece di possedere il frutto del desiderio spesso
provoca lacrime, proprio come dice il Salmo: Pane sono diventate per
me le mie lacrime, giorno e notte, quando dicono a me tutto il
giorno: "Dov'è il tuo Dio?" (Sal 42,4). L'attesa
provoca gemiti e vere doglie spirituali… Questo che è
il frutto del suo travaglio, la Chiesa lo partorisce al presente nel
desiderio, allora lo partorirà nella visione; ora gemendo,
allora esultando; ora pregando, allora lodando Dio (Ibid). Sono
infatti, le sofferenze che ci preparano ad accogliere Cristo; esse
allargano la nostra anima e la rendono capace di accogliere la vita.
Perciò abbracciati alla croce arriviamo al totale godimento
della vita eterna, come dice s. Agostino: "È come se uno
vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede
dove arrivare, ma non ha come arrivarvi… Ora, affinché
avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là
colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato
il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può
attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla
croce di Cristo. Anche se uno ha gli occhi malati, può
attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano
la meta del suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo
porterà. (Io.eu.tr. 2,2).