"Beati gli afflitti" di Jelena Vasilj - Eco di Medjugorje nr. 158
Quando meditiamo sulla sofferenza umana dobbiamo partire sempre dal fatto che ci
troviamo davanti a un mistero inesauribile. Essa infatti è parte dell’uomo, che è mistero a se
stesso ed è conosciuto in profondità solo dal suo autore. La sua vita, dice San Paolo, è
nascosta e verrà rivelata nella sua gloria con la venuta di Cristo (cfr. Col 3,4).
La sofferenza è la più forte testimonianza che l’uomo non è solo, che egli ha la sua origine
altrove, cioè in Dio. L’uomo è stato affascinato dall’idea di possedere la propria vita sin
dall’inizio, quando ancora egli si trovava nel giardino dell’Eden, appropriandosi delle
prerogative che la vita porta in sé. E non solo della sua, ma anche di quella degli altri. Dio
gli fa tuttavia presto comprendere che tale decisione avrebbe avuto gravi conseguenze, tali
da portarlo a conoscere la morte (cfr. Gen 2,17).
Con il peccato l’uomo viene infatti soggetto alla morte e, insieme ad essa, anche alla
sofferenza, che va considerata come una specie di morte o di assenza di quel bene di cui
l’uomo godeva all’inizio della sua creazione. E’ da rilevare che l’essere umano già allora era
esposto al lavoro e all’azione, è quindi errato pensare che la sua unica occupazione fosse
quella di mangiare la frutta dell’Eden! Si sa però che egli non conosceva ancora la fatica che
accompagna il lavoro, perché essa diventò una maledizione conseguente al peccato; perciò
Dio gli disse: "Il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i
giorni della tua vita "(Gen 3,17). Per rimediare a questa assenza del bene, l’uomo deve
essere ricondotto da Dio; ed è proprio la sofferenza a ricordargli che egli deve affidare la
propria vita all’altro; che egli non è autosufficiente, e che più si distacca da Dio e dagli altri,
più la sua lacuna interiore cresce.
Il peccato del nostro progenitore ci ha fatto ereditare una natura inferma, soggetta alle
sofferenze materiali e morali. La vera maturità non consiste nel saper controllare la propria
vita, altrimenti commettiamo l’antico errore, ma nell’accorgersi che la ferita che sanguina ha
bisogno di un Medico, che è venuto per curare i malati e che, come agli Apostoli dice anche
a noi : "Perché avete paura?" (Mt 8,26),... potremmo aggiungere, della vostra sofferenza!
Avere fiducia di Gesù e seguire il suo esempio sono i due atteggiamenti fondamentali che
l’uomo deve avere quando si trova davanti alla sofferenza. La fede è necessaria perché la
Croce di Cristo è il vincolo della nuova alleanza, per essa siamo di nuovo legati alla Divinità
nel sangue di Cristo. Imitando invece il modo in cui Cristo stesso si è comportato ci viene
rivelata la sua volontà eucaristica: "Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e
portare a compimento la sua opera" (Gv 4,34).
Anche noi nell’Eucaristia siamo nutriti da questa volontà; ma spesso dimentichiamo che in
essa ci viene data tutta la persona di Cristo. Nella sofferenza è quindi necessario unire la
nostra volontà di ringraziamento e di offerta a quella della SS. Trinità, e vivere con piena
coscienza che siamo continuamente avvolti dall’abbraccio della Famiglia Divina. Possiamo
dedurre, che la sofferenza più profonda si sperimenta quando non si è alla continua presenza
di Dio. Come il bimbo che, pur soffrendo, in presenza della mamma ritrova la calma, così
anche noi nel seno del Padre, troviamo il nostro riposo. Non ci dobbiamo mai staccare da
Cristo di cui siamo corpo. Proprio in quanto tali, nella sua Ascensione egli ci fa già riposare
in cielo; così, per la stessa ragione, il Cristo soffre con quella parte del suo corpo che è
ancora sulla terra.
Dobbiamo pregare lo Spirito Santo, il Consolatore degli afflitti, colui che è la vita e la forza
di Dio. Ma una tale consolazione nasce solamente dalla speranza, che è generata dalla virtù
della pazienza e che, a sua volta, è frutto della sofferenza (cfr. 2Cor 1,6). Ci affidiamo alla
sua Sposa Maria, consolatrice degli afflitti, affinché il suo cuore trafitto, possa essere per noi
fonte di consolazione.