In cammino verso il Signore di Jelena Vasilj (Eco di Maria nr. 161)
All'inizio di questo nuovo anno è bello e utile tracciare un programma per la
nostra vita interiore e invocare il dono dello Spirito Santo, affinché quello
che Dio ci dona come strumento di grazia possa portare abbondante frutto. Personalmente
ho ricevuto un dono di luce e di sapienza tramite il quale i misteri della fede
mi diventano chiari attraverso l'intervento di Dio, per una sua libera volontà,
senza dover "lavorare a tavolino". Non si deve però confondere questo dono con
delle esperienze paranormali di predizione o altro; esso è infatti una grazia
data a un'anima innamorata di Dio, che lo cerca e alla quale Egli si comunica
senza riserve.
Naturalmente non è un privilegio riservato soltanto a me, ma è ciò che Gesù
desidera per ognuno di noi. Lo dice chiaramente nel Vangelo di Giovanni: "Se
uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui
e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Ogni uomo è dunque dimora dello
Spirito Santo, ogni anima rinata nel battesimo è abitata dalla SS. Trinità,
dal Dio che viene a noi, che viene sulla terra ma che soprattutto viene dentro
di noi.
All'inizio dell'anno che è appena iniziato apriamoci al flusso della grazia
divina affinché lo Spirito ci faccia sempre gustare la vita come vuole Dio,
come Egli ha previsto da sempre, secondo l'ordine che il Signore ha voluto per
ognuno di noi e che avrà poi pieno compimento con la visione beatifica del suo
Volto.
Quali sono gli strumenti utili per percorrere la luminosa strada della fede?
Innanzitutto la preghiera, perché la grazia la dobbiamo chiedere. Certamente
è utile anche conoscere, informarsi, studiare, ma c'è un tipo di conoscenza
che arriva solamente attraverso la fede (talvolta la ragione può essere d'impedimento
all'incontro con il Signore). S. Agostino affermava la necessità di "pensare
secondo la fede", proprio perché essa ci permette di arrivare a certe verità
che altrimenti non potremo conoscere con la nostra ragione umana. E' la preghiera
dunque che ci permette di conoscere il Signore attraverso la fede. Ma cosa dobbiamo
fare nella preghiera? E' semplice: meditare, riflettere sui grandissimi misteri
che coinvolgono la nostra vita di figli di Dio. Questo, in fondo, è il vero
senso del Rosario, poiché ogni cristiano desidera imitare Gesù, diventare come
lui. E' necessario quindi interiorizzare nella preghiera i misteri della sua
vita per poterli trasformare in realtà quotidianamente vissuta. Questi misteri
devono, insomma, "diventare noi".
E chiaro che la Sacra Scrittura deve occupare un posto centrale nella vita spirituale,
perché la nostra mentalità deve essere purificata, l'uomo vecchio deve morire,
e ciò è possibile solamente attraverso un cambiamento di mentalità (la parola
greca metanoia - conversione - significa proprio: cambiamento di mentalità).
Noi che viviamo nel mondo, che guardiamo alla televisione tante pubblicità,
che ascoltiamo notizie di vario genere, non ci accorgiamo che possiamo essere
formati non secondo il cuore di Dio. Ecco allora che ci viene in soccorso la
sua Parola, nella quale troviamo ogni verità: se la leggiamo, se la meditiamo,
se la interiorizziamo, ci accorgeremo che questa Parola man mano diverrà nostra
e comincerà a parlare nel nostro cuore. Direi che proprio questo è lo scopo
della preghiera.
Ovviamente la Santa Messa rimane sempre il cuore della nostra vita spirituale,
perché è l'Eucaristia che ci fa rinascere dal di dentro, è l'Eucaristia il pane
vivo di cui abbiamo bisogno per vivere. Spesso ci aggiriamo affamanti alla ricerca
di un qualche nutrimento e magari non andiamo neanche a Messa la domenica...
Ma è impossibile avere una vita spirituale senza il cibo divino! Ecco perché
Gesù ci propone questo nutrimento imparando a offrire noi stessi, poiché anche
noi siamo Eucaristia, siamo un sacrificio attraverso le nostre fatiche, attraverso
tutta la nostra esistenza che dobbiamo offrire insieme al sacrificio di Gesù.
Infine il dialogo con Dio, un dialogo che nasce soprattutto da una nostra necessità
interiore, da un desiderio profondo di Dio. Le nostre passioni, i nostri desideri
devono tendere verso l'alto, come il fuoco (secondo quanto ci suggerisce s.
Agostino). devono essere una preghiera incessante che poi non è altro che il
continuo desiderio di Dio.
E' la preghiera quindi che ci apre a questo mondo che oserei definire "avventuroso",
che ci dona la fede, la santa speranza e naturalmente la carità. Ma alla preghiera
vorrei accostare il digiuno - altrettanto importante - poiché non si può pensare
a una crescita spirituale senza il sacrificio. La nostra natura ci conduce costantemente
verso il peccato, mentre il digiuno ci aiuta "a riprenderci" e a dirigere le
nostre forze interiori verso Dio.
Il digiuno ha in sé anche una forza positiva che ci fa comprendere che saremo
sazi soltanto in Cielo. Spesso corriamo dietro alle cose o facilmente dipendiamo
dalle persone nella speranza che esse possano darci una felicità piena. E allora
il digiuno, la fame che avvertiamo quando digiuniamo, ci aiutano a capire che
non raggiungeremo mai la sazietà sulla terra e che ci sono cose che Dio ha preparato
per coloro che lo amano che "occhio umano mai vide né orecchio mai udì".
E per fare tutto questo chiediamo l'aiuto di Maria! La spiritualità mariana,
così come mi è dato di comprenderla, è molto semplice, fatta di una semplicità
che ci guida verso la nostra anima, verso la nostra interiorità, perché solo
prendendo coscienza di noi stessi, del nostro essere, possiamo da lì iniziare
il nostro cammino verso il Signore.