Da bambina ho pregato tanto... di Jelena Vasilj - Eco di Medjugorje nr. 159
Avevo dieci anni quando cominciò in me qualcosa di nuovo, un dono di Dio che
mi
rendeva capace di ascoltare e di vedere interiormente la Madonna e Gesù. Forse
non tutti
sanno che anche la nostra anima è dotata di una vista e di un udito e che Dio
si manifesta ad
essa proprio attraverso questi sensi interiori. Egli è un mistero per i nostri
sensi fisici, ma si rivela a tutti quelli che pregano e credono. Da bambina ho
pregato tanto; oggi mia madre mi
dice che ero migliore quando ero piccola, vuol dire che anche oggi devo cercare
Dio con lo stesso ardore, altrimenti corro il pericolo di dimenticarLo. Il dono
che ho ricevuto non era
niente di nuovo né di strano; ci sono molte persone "spirituali", vecchi e giovani,
che nella
storia lo hanno avuto. Ricordiamo una s. Teresa D’Avila o un s. Giovanni della
Croce che lo
interpreta superbamente definendolo "una teologia ispirata". L'averlo ricevuto
personalmente non mi pone in una categoria particolare, al contrario, sono i
malati ad aver
bisogno del medico, però lo devono anche cercare, devono sapere che ne hanno
bisogno.
Come ho già detto, questa esperienza non era destinata solo a me, ma a tutto
il gruppo di preghiera che la Madonna guidava a Medjugorje. La Vergine Maria
desiderava
che i giovani della
parrocchia si riunissero e rimanessero a sua completa disposizione per 4 anni.
Devo dire che la Madonna era molto esigente: ci dettava delle condizioni precise
per favorire la nostra
crescita comunitaria. S. Agostino dice "dammi un uomo che ama ed egli mi capirà"...E
noi amavamo veramente la Madonna, per questo avevamo fiducia in lei, anche se
ci chiedeva
davvero tutto: di non sprecare tempo davanti alla televisione, di rinunciare
ai diversi vizi... Ricordo di quando ci ha detto persino: non preoccupatevi del
vestito, tutto questo vi sarà dato.
Allora ha chiesto una libertà interiore, ci ha detto che la ragione principale della nostra
chiusura è la nostra preoccupazione mondana, ed anche Gesù ci dice questo: "ci sono quelli
che ricevono con gioia ma poi le preoccupazioni temporali facilmente soffocano il seme",
perché il seme è già stato seminato e se non sappiamo chiudere il nostro cuore di fronte
all’attacco del male e custodire gelosamente la purezza e la pace, ben presto arrivano gli
uccelli e portano via il seme. Possiamo pensare a noi stessi come alla terra che l’aratro apre
affinché vi cada il seme ma che, allo stesso modo, chiude perché possa produrre frutto.
Questo significa che dobbiamo aprirci davanti a Dio, ascoltare la sua parola, ma quando ci
assalgono parole di egoismo dobbiamo chiudere le orecchie. Così abbiamo passato ore in
preghiera, insieme abbiamo partecipato all’Eucaristia, siamo andati alle veglie, siamo saliti
sul Krizevac. La Madonna ci ha chiesto di pregare ogni giorno tre ore comprensive della S.
Messa. Insieme al gruppo pregavamo tre volte insieme ed inoltre tre ore con la famiglia.
La Madonna ci seguiva ogni giorno, Marijana si ritirava personalmente in preghiera e
riceveva il messaggio per il gruppo di preghiera, a me spesso la voce si manifestava durante
la preghiera comunitaria. Che cosa ci ha insegnato? Ci ha insegnato a pregare, a pregare
col cuore. Pregare sinceramente ed ininterrottamente. Ci ha insegnato che la preghiera è il
desiderio ardente di Dio, perché Dio è la nostra pienezza. Non ci ha dato nuove forme di
preghiera, è chiaro che è la preghiera a rinnovare noi. Non ci ha insegnato a pregare per
ricevere la pace o per risolvere i nostri problemi, ci ha insegnato piuttosto a cambiare noi
stessi. Per questo la preghiera non è soltanto un’esperienza che finisce quando
viene meno la
dolcezza della preghiera.
La preghiera è un cammino e, spesso, un cammino faticoso. Il primo passo consiste
sempre nella sincerità di fronte a Dio, e ci ha detto persino che il fatto che la nostra
preghiera venga esaudita dipende dalla nostra sincerità. Quando entriamo nella preghiera, e
questo lo facciamo all’inizio di ogni S. Messa, dobbiamo manifestare a Dio le nostre
debolezze. Ci rivolgiamo a Dio perché siamo consapevoli della nostra pochezza, ma anche
della sua grandezza. Naturalmente non è sufficiente che guardiamo soltanto alle nostre
debolezze, Dio è molto più grande delle nostre debolezze, e non dobbiamo permettere
che le nostre piccole debolezze nascondano la grandezza di Dio. Allora il Signore
fascia e
rimargina le nostre ferite, con la sua parola e poi con il suo corpo.
La Parola di Dio è un tesoro che dobbiamo portare nel nostro intimo, questa parola ci nutre
e crea dal di dentro. Essa deve allora riempire la nostra anima, i nostri sensi, la nostra
memoria, deve diventare nostra. Dobbiamo spesso esaminarci su quali parole abitano in noi,
spesso si tratta solo delle nostre parole. Sappiamo dire no ai pensieri negativi e al male o ci
chiudiamo in un monologo continuo? Siamo uniti a Gesù nei nostri pensieri oppure
scegliamo continuamente i nostri pensieri che poi alla fine sono solo pensieri? Dio sta nel
nostro intimo ma solo la Parola di Dio ci può insegnare ad ascoltare la sua voce.
Subito dopo l’ascolto la Madonna ci ha insegnato a chiedere, davvero noi dobbiamo
imparare a chiedere, la Sacra Scrittura ci insegna a chiedere, cioè a cercare innanzitutto la
volontà di Dio.
Infine e al di sopra di tutto, ci ha insegnato a ringraziare, ogni nostro incontro
con Dio deve trasformarsi in un grazie, in un incessante ringraziamento. Ringraziamento
che è
davvero un segno di maturità spirituale, segno che la nostra vista spirituale guarisce, che il
vangelo si è già radicato in noi, segno che comprendiamo che questo sole caldo non deve
splendere domani solo perché splende oggi, ma che splende in quanto Egli lo vuole e lo
permette. Per questo la Madonna ci ha insegnato a benedire il Signore, a non dimenticare
mai che le sue opere sono buone e più grandi del male che possiamo incontrare.
Come vedete oggi non parlo più, né comprendo come una bambina, vedo chiaramente il
tesoro che Maria ci ha donato, e che ugualmente dona anche oggi qui a noi e a voi. A partire
da questa consapevolezza si risveglia la gratitudine e la sicurezza interiore, perché so che
abbiamo trovato il regno di Dio e che davvero vale la pena di vendere tutto e di comprare
questa perla preziosa ed essere così veramente saggi. Davvero non bisogna aspettare la
vecchiaia per entrare nel mistero della vita divina, al contrario il tempo della gioventù è il
tempo più adatto per donarci a Gesù. E la Madonna stessa lo conferma, Lei sceglie
i giovani
e i bambini.
Noi diciamo popolarmente "chiedi alla vecchiaia ciò che ha fatto la giovinezza" posso
aggiungere, non solo alla vecchiaia ma anche all’eternità, e perciò non dobbiamo permettere
a noi stessi di pensare come persone che si rapportano da sole con le difficoltà di questa vita,
dobbiamo guardare oltre, dobbiamo vivere la realtà che la pienezza non è qui, i mai lo
sarà per quanto viviamo nell’errore che sia qui. Essa comincia qui ma non si realizza qui.
Perciò è un bene se oggi ci sentiamo delusi, se abbiamo scoperto infine che non possiamo
contare solo sugli altri o su noi stessi, anche questo è segno che siamo sulla strada buona. Il
nostro Dio è un Dio geloso e cerca il suo posto nel nostro essere e nulla può cambiare
questo, per quanto siamo di dura cervice. Confidiamo nel Signore e comprendiamo
umilmente che la sua provvidenza ci guida. Siamo gioiosi perché Egli è più grande di noi, e
perché la sua sapienza oltrepassa la nostra, rallegriamoci perché siamo vasi
di creta che la
sua tenerezza conosce molto bene.
La Madonna ci parla spesso del tempo della grazia, e penso che la nostra giovinezza
sia
questo tempo di grazia perché Dio ci ha elargito molti doni e soprattutto il dono
dell’amore. L'amore è quella cosa che il giovane conosce e desidera, gli amici sono tutto per
lui, è totalmente aperto all'amore. per questo è bello essere giovane ma è anche pericoloso,
perché il mondo cambia un cuore giovane, di conseguenza il cuore può ferirsi come anche
guarire. S. Agostino dice: "dimmi che cosa ami e ti dirò chi sei". Dobbiamo chiederci
seriamente: dov'è il nostro amore. Scegliamo sempre la linea che offre minori problemi,
meno contrarietà? Così invecchiamo prima del tempo, ma con la fede in Gesù bisogna
avere
il coraggio di innalzarsi al di sopra di tutto.
Noi giovani possiamo farcela, non siamo creati per accontentarci delle briciole
di questo tempo, siamo invece creati per l'eroismo. Non dobbiamo permettere che
il peso del tempo
ci soffochi. Naturalmente la solitudine e la sofferenza sono solo una parte del
cammino.
Gesù ci dà anche il cibo per camminare, cioè il suo corpo; la medicina per quando sulla
strada ci feriamo; cioè la confessione e poi la comunione, che nasce quando tutti siamo in
Lui, ovvero nella preghiera con la famiglia, con gli amici... Ma Gesù deve essere
sempre il
centro, altrimenti tutte le nostre iniziative cadranno.