La vita dell'anima è la Carità di Jelena Vasilj
La morte è la più antica angoscia dell'uomo, anche se poi è il motivo stesso
della venuta
di Dio sulla terra, venuto a darci quell'acqua che ci fa vivere in eterno.
Nella sua conversazione con la donna samaritana, Gesù svela il progetto della
vita eterna che il Padre ha per i suoi figli, pervenutaci per mezzo della sua
incarnazione, dicendo di sé: "L'acqua che
io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna" [Gv
4,14]. La vita comincia quindi con la fede in Lui, che ci unisce al suo Corpo
Mistico vivificato dal suo
Santo Spirito che è la sua Chiesa. Di conseguenza, se ci distacchiamo dalla
fonte, ripiombiamo anche noi nella cultura della morte che sta invadendo la
nostra società, che
giustifica la morte di migliaia di feti a causa di tante coscienze addormentate,
e promuove la contraccezione e l'eutanasia. Oltre a difendere pienamente la
sacralità nel suo fatto, questa
breve riflessione vuole considerare la natura della vita, poiché essa non è solo
l'aria che inspiriamo ed espiriamo, ma ha una sua qualità sia nell'esistenza
naturale, sia nella partecipazione alla stessa vita di Dio, che divenne uno
di noi. Attraverso l'Incarnazione Dio
ci rivela la vera dignità dell'uomo quale figlio suo offertaci nel battesimo,
dove riceviamo da Lui la sua vita che è lo Spirito Santo: "poiché l'amore di
Dio è stato riversato nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo datoci in dono" [Rm 5,5]. Da ciò comprendiamo
che la vita della nostra anima è la Carità; senza di essa l'anima comincia
a morire per via dei peccati che distruggono l'Amore di Dio dentro di noi.
Se l'anima dovesse mancare di Carità, essa viene inevitabilmente pervasa dal
timore di altro. Invece: "il perfetto amore scaccia il timore, perché il timore
suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell'amore" [1Gv 4,18]. Questo
disagio oggi lo chiamiamo stress, che se persiste ha il suo culmine nella depressione,
ovvero: il massimo restringersi della vita dentro
di noi. Tali sentimenti possono però sicuramente essere vinti dall'amore verso
gli altri, ossia dalla virtù della magnanimità che fa espandere lo spazio della
nostra anima, bisognosa di accogliere [cf. 2 Cor 6,12]. Recentemente sono rimasta
colpita dal commento di una santa
donna, madre di quattro figli, a cui era stata affidata una ragazzina con delle
difficoltà.
Cercando di togliere la famiglia dall'imbarazzo quella mamma ha detto: "Per
me lei non è un
problema, ma solo una bambina", vale a dire: non ho paura delle sue sofferenze
poiché le
voglio bene.
La vita della Carità è dinamica e ci fa sempre protendere verso l'altro, verso
una persona, divina o umana che sia. Anche il corpo ha i suoi impulsi, che
però devono essere in armonia
con la vita dello spirito, il quale, a sua volta, ha la capacità di discernimento
perché l'uomo
possa veramente amare e non rendere ingiustizia all'altro. A questo proposito
sant'Agostino afferma: I cinque sensi, invece, non ci indirizzano all'eternità,
ma solo a ricercare o a fuggire le cose temporali. Quando, poi, l'intelletto
[nel linguaggio suo intelletto comprende anche
l'amore] iniziato alla sapienza, comincerà a guidare l'anima, " non soltanto
saprà godere voci
armoniose rifiutando quelle stonate; o dilettarsi di odori gradevoli rifiutando
quelli sgradevoli; o ancora lasciarsi prendere da ciò che è dolce, offesa da
ciò che è amaro; o
lasciarsi accarezzare da ciò che è morbido difendendosi da ciò che è ruvido".
Quale sarà,
invece, la funzione dell'intelletto? Non insegnerà a discernere il bianco dal
nero, ma il giusto dall'ingiusto, il bene dal male, l'utile dall'inutile, la
castità dall'impudicizia, perché ami
quella ed eviti questa; la carità dall'odio, perché coltivi quella e rifugga
da questo [Io.eu.tr. 15,21].
Dalle parole di Agostino comprendiamo che l'anima si nutre della giustizia,
della purezza e del bene, tutte cose che fanno vivere l'anima. Quella giustizia
che però non è diversa
dalla misericordia divina che sperimentiamo nel sacramento della confessione.
Quel bene che è Dio stesso nell'Eucaristia e nella sua
Parola. Quella purezza che è: Una fede integra,
una speranza solida, una carità sincera [Io. eu. tr. 13, 12]. Preghiamo Maria,
Sede della Vita divina [Lc 1,25] affinché ci insegni e interceda per noi perché si
avveri in noi ciò che si
è avverato anche in lei; poiché sta scritto: "Chi crede in me, come ha detto
la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva. Or egli disse
questo dello Spirito, che
avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui". [Gv 7, 38- 39].