UNA MORTE FECONDA - Eco di Maria nr. 155
Nessuno di noi può dire di non essere stato colto di sorpresa dalla morte di padre Slavko, tanto che abbiamo faticato ad accettare
l’idea che la sua scomparsa corrispondesse ad un preciso progetto di Maria. Le parole che la Madonna ha riferito a Marija
Pavlovic ci hanno consolato e immerso nel mistero della morte davanti al quale, ogni uno di noi, si sente un po’ straniero e
confuso. Questo è un enigma che nessuna filosofia umana è riuscito a penetrare, ed è lo stesso che anche i discepoli di Gesù
rifiutarono, attraverso le parole di Pietro, sino a rinnegarlo tre volte. Non solo il cuore dell’uomo desidera però vivere; anche
Gesù stesso - ci dice l’apostolo Giovanni - fu turbato nell’anima davanti alla tomba di Lazzaro e pianse, in modo tale da
convincere i giudei dell’amore che Cristo provava per quell’uomo (cfr. ).
La morte del nostro caro padre Slavko se, da una parte, ci priva dell’affetto di una persona dalla quale tutti ci sentivamo amati,
dall’altra porta con sé tanti frutti; è lui stesso, infatti, il grano che muore e, come conseguenza, dona una messe abbondante (cfr.
). Parlando con diversi amici che hanno vissuto intensamente la sua "partenza" abbiamo convenuto che stiamo vivendo una
nuova conversione; una amica mi ha detto: "Mi sembra come se ci fosse un velo in meno", vediamo ancora nel riflesso ma un
po’ più chiaramente.
In questo senso abbiamo compreso che stavamo incontrando il misterium mortis; stavamo vivendo la "luminosa" morte di un
altro che è stato non solo obbediente fino alla morte come un fine, ma anche come parte integrante del progetto che Dio ha
avuto su di lui. La sua morte ci ricorda in alcuni tratti quella di Cristo. Come il suo Signore Slavko aveva appena terminato una
via crucis ed e morto come Lui verso le tre, nell’ora della Sua misericordia.
Quindi questa morte cristiana si incorpora nella nostra vita interiore. L’abbiamo vissuta come necessaria, e non causale.
Nessuno di noi, anche so lo possiamo pensare, sarà una eccezione dato che essa è parte integrante della sequela Cristi. È da
sottolineare che non è solo un passaggio alla nuova vita, che in un certo senso abbiamo già vissuto nel nostro battesimo e nei
sacramenti, ma fa parte della prova dell’amore in un doppio senso.
Ognuno di noi vive già questa morte, direi, anche nel corpo; basta vedere le nostre malattie che sono una sorta di morte, anche se
non piena. Il Signore ci invita a deporre del tutto l’uomo vecchio e non risparmia il corpo al quale siamo cosi affezionati, forse
perché è la nostra casa, la nostra cella, e lo viviamo in maniera cosi immediata. Ci chiede quindi non solo di passare
passivamente alla nuova vita, ma di consegnare a Lui ciò che abbiamo ricevuto per averlo in pienezza.
Tutto ciò lo possiamo già vivere intensamente anche nello spirito che viene toccato dalla separazione del corpo e, in qualche
modo, soffre finché non sarà riunito ad esso nella forma "gloriosa". Però vivere la morte di Cristo dentro di noi significa
soprattutto diventare semplici e orientarsi verso l’essenziale. La nostra vita è davvero e un "soffio". Dio ci può chiamare nel
pieno della nostra attività come ha chiamato padre Slavko, per un dono totale di sé. Quindi non permettiamo al nostro spirito di
diventare aggravato dalle preoccupazioni superficiali; pensiamo solo alla carità, perché è l’unica cosa che alla fine resterà.
Questa vita ci è data per conquistare il cielo, la vita eterna è il premio che ci aspetta. Dobbiamo quindi stare attenti a non
lasciarsi incatenare dalle debolezze degli uomini, dal loro giudizio e dal loro dominio.
La morte è il segno che ognuno di noi appartiene solo a Cristo e che il giudizio finale spetta solo a lui. Per anticipare questo
momento e per prepararsi a questo esame ci può aiutare l’esame di coscienza ogni sera prima di andare al letto come un piccolo
giudizio universale. Infine la morte la troviamo che pende nelle nostre case sul crocifisso. Quel corpo è il corpo morto di Cristo,
sotto il quale la Madonna ci a chiesto di meditare i misteri gloriosi, perché il vangelo - ci dice il Padre - ha glorificato il Figlio
sua croce, la morte è stata vinta. Uniti a questo mistero, che è anche nostro, perché alla fine si rivelerà anche la nostra gloria sino
ad allora nascosta in Cristo. Adoriamo la Croce come la Madonna ci chiede e preghiamo per la virtù della pazienza che, dice
l’apostolo, genera la speranza e, da questa, l’oggetto della vita beata. Chiediamo infine alla Madonna di pregare per noi adesso e
nell’ora della nostra morte.
Jelena Vasilj