Vergine, madre e donna feconda di Jelena Vasilj - Eco
di Maria nr.157
La contemplazione di Maria è il frutto dell'incontro con la Madre di Gesù, con la persona
umana. Meditare su di lei non rappresenta unicamente la scelta di un tema di particolare
rilevanza per la nostra vita spirituale, bensì la ricerca da parte del cuore umano di esprimere
ciò che è nato nell'animo dopo averla accettata come madre propria. In quanto persona
Maria è un mistero che Dio ci pone dinanzi come inesauribile e perciò richiede la nostra
umiltà e fede per poterne fare parte.
Maria ci è stata rivelata nel suo essere come madre e vergine ed è di questa verità che il
nostro cuore si nutre nell'incontrarla, e sulla sua persona deve essere basata ogni spiritualità
di tipo mariano. Oggi c'è il rischio che la devozione mariana ci porti ad un numero di azioni
esterne senza mai contemplare l'interiorità di Maria, ed in base ad essa essere i suoi figli
nella somiglianza dell'anima, ciò nella nostra integrità della fede e nella fecondità.
Cos'è la fecondità di Maria e cos'è la nostra fecondità? Maria è caratterizzata da due tipi
di fecondità, quella fisica, che si attua offrendo della sua sostanza materiale dal momento
dell'incarnazione di Dio, durante la sua passione e fino alla sua risurrezione. Però
l'affidamento che Maria ha fatto di sé non è solo esterno e dato una volta, visto che la
madre non è madre solo nel momento del parto ma continua a nutrire il suo al figlio
anche dopo il parto; ma questo gesto esterno è soprattutto accompagnato da un gesto
interiore molto più importante per noi dato che non tutti sono disposti alla maternità fisica.
Questo atteggiamento interiore di Maria è il fondamento di una spiritualità al femminile. Un
atteggiamento non solo riservato alle donne ma, in un certo qual modo, tutti siamo chiamati
ad essere la Madre di Dio (cf. Lc. 8,21). Maria ha portato nel grembo Gesù ma nel suo cuore
ha portato la Parola. Con la sua fecondità esterna la Madonna è un esempio di chi partorisce
in maniera fisica ma soprattutto di chi deve partorire nella sua interiorità. Quindi tutti siamo
invitati ad essere gravidi della Parola di Dio, ad essere pieni di grazia. (cf. Lc. 2,51).
Cosa è questa maternità in senso pratico, come si attua? Il verbo greco diatereo di s.
Luca ci illumina a tale proposito; il suo significato è "tenere con cura come un tesoro",
quindi lasciare che la Parola sia un tesoro nel nostro cuore. Nel battesimo Dio ha seminato
nel nostro cuore il Verbo, il seme che richiede la nostra cura, il nostro si quotidiano perché
Egli possa portare frutto nella nostra anima. Un si alla stessa vita di Dio in noi non solo ad
un compito specifico della mia missione, ma un si che sarà alla base di una qualsiasi azione;
è un si soprattutto all'Eucaristia, a quello stesso Gesù che Maria ha portato nel suo cuore, ai
sacramenti, alla parola di Dio mediante la lettura quotidiana; un si non solo presente nei
gesti ma attraverso la fede. La fede è la adesione necessaria interiore che purifica il cuore
dalle nostre parole dalle nostre fantasticherie su Dio e quella che ci conserva integri nella
interiorità e vergini nel nostro cuore.
La distinzione tra interiorità e esteriorità non deve dare l'idea che i nostri gesti esterni
non hanno importanza. L'analisi, la separazione ci deve far comprendere come l'esteriorità e
l'interiorità lavorano insieme. Se volessimo dare importanza solo allo spirito ci sfuggirebbe
il mistero della incarnazione stessa. Ed è la spiritualità mariana che ci ripropone un tale
equilibrio ed una spiritualità umana dato che non solo è un dono portarlo nella interiorità ma
per Maria lo è stato anche nella esteriorità. Lo stesso avviene per noi nel mistero
dell'Eucaristia, la portiamo anche fisicamente per circa 10 minuti nel nostro corpo però ci è
di beneficio solo se la portiamo nella nostra interiorità, e perciò Elisabetta disse a Maria
"beata perché hai creduto" (cf. Lc. 1,45).