Messaggio del 25 luglio:Cari figli, oggi, nel giorno del patrono della vostra parrocchia, vi invito ad imitare la vita dei santi. Che essi vi siano di esempio e di stimolo alla vita di santità. Che la preghiera sia per voi come l’aria che respirate e non un peso. Figlioli, Dio vi rivelerà il suo amore e voi sperimenterete la gioia di essere miei prediletti. Dio vi benedirà e vi darà l’abbondanza della grazia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "Tuttasanta sei, Maria!" di p. GABRIELE AMORTH - tratto dalla rivista Madre di Dio
L’Immacolata è un ideale che ci attira e ci avvicina
a Maria nella ricerca dell’imitazione, sorretti dalla grazia e
dall’impegno di una vita purificata.
Dio ha pensato a
ciascuno di noi da tutta l’eternità, ci ha assegnato un
compito e ci ha fatti nascere al momento giusto e nel luogo giusto,
fornendoci di quelle doti che sono necessarie per lo svolgimento del
nostro ruolo.
Così ha fatto anche con Maria, che ha
preparata a dovere, volendole affidare un compito straordinario:
possiamo riassumere tale preparazione anzitutto nella parola
Immacolata.
Il primo dono, il grande regalo che Dio ha fatto a
Maria nell’istante del suo concepimento, è stato quello
di renderla immacolata, applicandole in anticipo i meriti della
Redenzione di Cristo. Doveva diventare madre di Colui che veniva per
distruggere le opere di Satana, ossia il peccato con tutte le sue
conseguenze. Così Maria, concepita immacolata, dimostra la sua
uguaglianza con noi, perché anch’essa ha avuto bisogno
di essere redenta dal sacrificio della Croce; d’altra parte, la
sua immacolatezza la predispone all’altissima missione che le è
poi offerta.
Uno dei titoli mariani più antichi, rimasto
particolarmente caro agli Ortodossi, è Tuttasanta. Termine che
esprime bene i due aspetti contenuti nell’invocazione a Maria
Immacolata: il primo aspetto è il puro privilegio di esenzione
dal peccato originale, in vista della divina maternità; il
secondo aspetto è l’affermazione che Maria non è
mai stata soggetta alla minima colpa attuale, pur essendo una
creatura libera.
Sottolineando questo secondo aspetto, tocchiamo
con mano limitabilità di Maria, che tanto può incidere
nella nostra formazione cristiana: vediamo in Maria la bellezza della
natura umana pervasa dalla grazia.
Per questo, l’Immacolata
è un ideale che ci attira, anziché allontanarci dalla
figura di Maria – quasi fosse qualcosa di assolutamente
inaccessibile –, ce l’avvicina nella ricerca
dell’imitazione, sorretti dalla grazia del Battesimo, dalle
grazie attuali e dall’impegno di vita ascetica.
L’Immacolata, modello da imitare
Una delle più gravi colpe della mentalità moderna è
quella di voler eliminare il senso del peccato e della tremenda
presenza di Satana nel mondo. Così si misconosce la
Redenzione, che è la vittoria di Cristo sul Demonio e sul
peccato; così si lascia l’uomo decaduto nella sua
miseria e non lo si aiuta a risollevarsi, a diventare migliore, a
riacquistare la sua bellezza originale di creatura fatta ad immagine
di Dio.
L’Immacolata ci dice, invece: io sono così
per la grazia di Cristo e per la mia corrispondenza; anche tu devi
tendere, corrispondendo alla grazia, a vincere il male e a
purificarti sempre più. Per questo, l’Immacolata non è
un ideale astratto da contemplare, ma un modello da imitare.
Riflettendo sul senso della definizione del dogma dell’Immacolata
Concezione di Maria [giusto 150 anni orsono, per opera del Beato Papa
Pio IX] pensiamo come il popolo cristiano abbia da sempre intuito che
la totale santità della Vergine [= Tuttasanta] sia stata
incompatibile con la colpa originale, per cui questa doveva essere
esclusa; anche se tale verità ha avuto bisogno di
approfondimento biblico e teologico, appunto fino alla definizione
dogmatica dell’8 Dicembre 1854.
In passato si è
discusso anche sulla ‘impossibilità morale di peccare’
della Madonna, anche se lei pure fosse stata tentata da Satana, come
del resto lo è stato Gesù. Come creatura umana, la
Vergine avrà certo avuto le sue tribolazioni e tentazioni;
anche se la Scrittura non ne parla. Oggi, però, si insiste
meno sui doni straordinari che la Vergine ebbe [compreso,
eventualmente, quello dell’"impeccabilità"], e
si preferisce porre in luce gli aspetti più umani di Maria: il
suo duro cammino di fede, la sue prove e le sue continue sofferenze
[= "Mater doloris"]. Su questa linea, ad esempio, insiste
l’enciclica "Redemptoris Mater" di Papa Giovanni
Paolo II. Sicché – in conclusione – noi ci
specchiamo in Maria Immacolata, la "Tuttasanta", "umile
e alta più che creatura" (Par XXXIII, 2), convinti come
siamo di essere stati anche noi pensati da Dio fin dall'eternità,
con doni di natura e di grazia che ci abilitano, corrispondendovi, a
compiere "cose grandi" (cfr. Lc 1, 49) per la salvezza
nostra e del mondo intero.
Don Gabriele Amorth