Messaggio del 2 giugno 1984:Figli cari! Dovreste rinnovare le vostre preghiere allo Spirito Santo. Partecipate alla messa! E, dopo la messa, fareste bene a pregare in chiesa il Credo e i sette Pater Ave Gloria come si fa per Pentecoste.
L’angoscia di una madre di Don Gabriele Amorth
L’episodio dello "smarrimento di Gesù nel
Tempio" sconcerta Maria e Giuseppe che lo cercano "straziati"
per giorni e "non comprendono" la spiegazione del Figlio
ritrovato.
L'episodio dello "smarrimento e ritrovamento
di Gesù nel Tempio" di Gerusalemme è oggetto della
riflessione del quinto "Mistero della gioia", così
presentato da Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Rosarium
Virginis Mariae: "Gioioso e insieme drammatico è
l’episodio di Gesù dodicenne al Tempio. Egli qui appare
nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e
sostanzialmente nella veste di colui che ‘insegna’. La
rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del
Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che
pone in crisi anche i legami più cari dell’uomo, di
fronte alle esigenze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria,
trepidanti e angosciati, "non compresero le sue parole" (Lc
2, 50)".
È l’unico episodio che i Vangeli
ci narrano sugli anni passati da Gesù a Nazareth, quasi
interrompendo il lungo silenzio. Ciò dice peraltro come questo
sia un avvenimento di grande importanza profetica, proprio perché
– benché non appaia a prima vista – il riferimento
al mistero pasquale di Cristo è implicito.
Lo
smarrimento di Gesù e la sua scomparsa, infatti, è un
indice di quella che sarà la sua morte. I tre giorni
angosciati di ricerca, con l’ansia di rivederlo, si addicono ai
tre giorni passati da Gesù nel sepolcro; come il gioioso
ritrovamento è un preannuncio della gloriosa risurrezione.
Forse il fatto che Gesù adolescente sia rimasto in
città senza che i genitori se ne accorgessero si spiega
pensando a come allora si compivano i viaggi in carovana, partendo a
scaglioni, con i ragazzi che potevano andare dove volevano… Ma
l’importanza dell’episodio qui si accresce per la domanda
di Maria, posta in primo piano: "Figlio, perché ci hai
fatto questo? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato straziati!" (Lc
2, 48). Ed è da notare che qui Luca usa lo stesso termine di
cui si servirà per indicare le pene dell’Inferno,
nell’episodio del ricco e di Lazzaro: "…questa
fiamma mi tortura" (cfr. Lc 16, 25). E l’importanza
dell’episodio si accresce per la risposta di Gesù:
"Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi
del Padre mio?" (Lc 2, 49).
Si tratta del Figlio di Dio,
d’accordo; ma non è facile capire una domanda che
risponde ad una domanda. Forse nella risposta-domanda di Gesù
c’è un riferimento a quando i genitori l’avevano
offerto al Padre, con un’oblazione a cui Maria si era
pienamente associata. Comunque, è una risposta che resta
oscura a Maria e a Giuseppe, tanto che il Vangelo lo nota
esplicitamente: "Ma essi non compresero le sue parole"(Lc
2, 50).
Maria, "madre dei dolori"
Maria e Giuseppe hanno la gioia del "ritrovamento" [si
tratta di un Mistero della gioia!], che è preludio alla gioia
pasquale. Ma viene spontaneo pensare alla considerazione di Isaia:
"Tu sei un Dio misterioso" (Is 45, 15). Ed è forse
una velata preparazione alle tante sofferenze che Maria subirà
senza capirle subito. Anche per lei ci sono dei ‘perché’
che non hanno risposta su questa terra, come del resto ci saranno per
lo stesso Gesù, quando griderà dalla Croce: "Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27, 46).
La risposta verrà solo dopo, e la darà Gesù
stesso ai discepoli di Emmaus: "Non era forse necessario che
Cristo patisse tutto questo, per entrare nella sua gloria?" (Lc
24, 26). La risposta non viene dalla Croce e dalla morte di Gesù,
ma dalla sua risurrezione.
A conclusione dell’episodio
dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel Tempio notiamo
che i santi sposi Maria e Giuseppe non chiedono altro; si fidano di
Dio e tornano a casa, dove Gesù si comporterà da figlio
obbedientissimo: "[Gesù] partì con loro e tornò
a Nazareth e stava loro sottomesso" (Lc 2, 51).
L’episodio
dello smarrimento di Gesù ribadisce il primato assoluto di
Dio, anche nei confronti delle persone e degli affetti più
cari. Ma, intanto, il Signore non ha risparmiato a sua madre né
il dolore né il tormento di non capire, poiché è
sempre penoso per una madre non comprendere il proprio figliolo.
Maria, però, è colei che si è sempre
fidata di Dio ad occhi chiusi, senza neppure la pretesa di avere
spiegazioni: le ragioni della fede l’hanno sorretta; anzi,
questa prova è stata per lei un dono, una necessaria
preparazione alle sofferenze più grandi che avrebbero
contrassegnato tutta la sua esistenza di "madre dei dolori".
Don Gabriele Amorth