Messaggio del 2 marzo 1997:Cari figli! Pregate per i vostri fratelli e sorelle che non hanno conosciuto l’amore di Dio Padre e per quelli per i quali è più importante la vita sulla terra. Aprite i vostri cuori a loro e vedete in loro mio Figlio che li ama. Dovete essere la mia luce: illuminate tutte le anime in cui regna il buio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Donna, ecco tuo figlio! - di Don Gabriele Amorth
Ai piedi della Croce, Maria si associa con animo materno al
Sacrificio di Gesù, "amorevolmente consenziente
all’immolazione della Vittima da lei generata" .
Il
mese di Marzo ci porta alla Pasqua del Signore; ma prima viviamo il
mistero della Passione e Morte di Gesù, attraverso la "Via
Crucis", fino al Calvario.
Maria – nella sua
"compassio Matris" – è l’Addolorata che
ci accompagna ai piedi della Croce, prima che possiamo cantare
"Regina Coeli, laetare!" per la Risurrezione del Signore.
Noi vogliamo sostare sotto la Croce con l’Addolorata,
consegnataci da Gesù morente come madre: "Presso la Croce
di Gesù stavano sua madre, la sorella di sua madre Maria di
Cleofa e Maria Maddalena. Gesù dunque, vista la madre e,
accanto a lei, il discepolo che amava, disse alla madre: "Donna,
ecco tuo figlio!". Quindi disse al discepolo: "Ecco tua
madre!". E da quell’ora il discepolo l’accolse tra i
suoi beni [di credente"] (Gv 19, 25-27).
È l’ora
di Gesù, l’ora per cui si è incarnato. E Maria
torna in primo piano: per lei è la seconda Annunciazione, in
cui viene proclamata Madre di tutti gli uomini. Come suo solito,
Giovanni, non la chiama per nome, ma conforme al suo ruolo. Qui il
ruolo di Maria è ben scandito da una parola che abbiamo
sottolineato [in corsivo] perché viene ripetuta cinque volte
in tre soli versetti: madre.
Da quell’ora la madre di
Gesù è proclamata anche nostra madre: "Donna, ecco
tuo figlio!". Per Gesù questo è il compimento
della sua azione messianica terrena: la morte seguirà subito.
Per Maria è l’inizio di una nuova maternità.
Maria, un bene necessario alla salvezza
"Ecco tua madre!". A questo punto il discepolo che Gesù
amava compie un gesto di grande significato, un gesto che indica
comprensione e accettazione del nuovo rapporto creato da Cristo.
Questa volta non c’era bisogno del consenso di Maria; essa era
già interamente votata a Gesù e alla sua opera: il suo
consenso era già stato pronunciato pieno e definitivo, senza
condizioni o limiti, con il fiat detto all’Angelo Gabriele.
A
questo punto era il credente in Cristo, il discepolo amato, che
doveva esprimere l’accettazione: " Da quell’ora il
discepolo l’accolse tra i suoi beni". Abbiamo aggiunto:
tra i suoi beni di credente, perché Giovanni rappresenta i
discepoli che hanno creduto in Gesù e hanno ricevuto i beni
necessari alla salvezza: la fede, l’Eucaristia, lo Spirito
Santo, Maria. Giovanni comprende che Maria è un bene
necessario alla salvezza, e l’accoglie come tale.
"Si
può essere cristiani se non si è mariani?" –
si chiederà Paolo VI al Santuario di Bonaria, il 24 Aprile
1970. Dio ha voluto darci Gesù per mezzo di Maria: non si può
mai prescindere da questa scelta operata dal Padre. Se non
comprendiamo il ruolo di Maria verso Gesù, non capiremo mai il
ruolo di Maria verso ciascuno di noi. Insisteremo ancora su questo
accoglimento, che sta alla base della consacrazione a Maria e della
maternità di Maria sulla Chiesa.
Ci preme soffermarci
anche su un argomento che, a nostro avviso, ha grande importanza, e
su cui in genere si sorvola: i sentimenti di Maria in quel momento.
È evidente il suo immenso dolore. La Liturgia applica
alla Vergine il passo delle Lamentazioni: "O voi tutti che
passate per via, fermatevi e vedete se c’è un dolore
simile al mio dolore" (Lam 1, 12); quasi a dirci che non c’è
mai stato un dolore come quello.
I poeti ci hanno tramandato
lo Stabat Mater, i vari "lamenti" di Maria sul figlio
morto, il Pianto di Jacopone da Todi; pittori e scultori hanno
riprodotto la Pietà e l’ "Addolorata", davanti
alle quali il popolo prega con fervore. Tutto questo è molto
vero; ma ci sono altri sentimenti su cui è importante
riflettere, perché ci danno la misura della fede eroica di
Maria. Il Concilio Vaticano II ci dice – quasi riassumendoli
tutti – che essa si associava con animo materno al sacrificio
di Gesù, "amorevolmente consenziente all’immolazione
della vittima da lei generata" (LG 58).
Amorevolmente
consenziente: è la parola più forte e più nuova
del mirabile capitolo mariano della "Lumen gentium". Perché
è nel mistero della Redenzione accettato con fede eroica che
la Vergine Madre riconosce la ragione stessa della sua maternità
divina e della conseguente maternità universale donatale da
Gesù morente sulla Croce.
Don Gabriele Amorth